martedì 3 maggio 2016

Rientro del marò Girone, le reazioni dall'India

>ANSA-FOCUS/ Caso marò esplode su media indiani e spiazza Delhi
Decisione Aja presentata come 'sconfitta',poi interviene governo
NEW DELHI
(di Maria Grazia Coggiola) (ANSA) - NEW DELHI, 2 MAG - La decisione del tribunale dell'Aja sul rientro in Italia del marò Salvatore Girone ha creato non poca confusione oggi in India, costringendo il governo di New Delhi in serata ad intervenire con un lungo comunicato in cui pianta paletti precisi.     Quasi tutte le tv all news indiane hanno posto la notizia sui banner delle loro breaking news lasciando intendere che si trattava di una "sconfitta per l'India" e che la corte aveva ordinato il "rilascio" del 'sargeant' Girone.
   "Così acerrima è la contesa tra Italia e India - ha scritto la tv Ndtv in un commento - che i due Paesi non sono in grado oggi di essere d'accordo neppure su cosa ha ordinato il tribunale. L'Italia ritiene che il tribunale all'Aja ha detto che Delhi deve liberare Salvatore Girone al più presto, ma fonti del governo ribattono che non è un'interpretazione corretta della sentenza, che invece dice che la Corte Suprema deve decidere sulla sua libertà".
   Il verdetto dell'Aja giunge in un momento delicato per il governo di Narendra Modi, impegnato in difficili elezioni in alcuni Stati indiani, tra cui in Kerala, dove i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati arrestati quattro anni fa con l'accusa di aver ucciso due pescatori. Coincide anche con una furiosa polemica con l'opposizione del partito del Congresso sullo scandalo delle presunte tangenti per la commessa degli elicotteri AgustaWestland, che ha coinvolto anche la leader italo-indiana Sonia Gandhi.
   Si può quindi pensare che la destra del Bjp, al potere da due anni, non voglia dare l'impressione di aver "perso" una battaglia all'Aja e che per questo ha voluto sottolineare che sarà la Corte Suprema ad avere l'ultima parola. La lunga e complessa disputa ha danneggiato le relazioni tra i due Paesi e per i prossimi due o tre anni, quanto durerà l'arbitrato, è difficile prevedere un completo 'disgelo'.
   "Sia l'Italia che l'India - ha detto all'ANSA l'ex ambasciatore indiano KP Fabian - hanno una parte di colpa per non aver trovato una soluzione". Secondo il diplomatico, che è originario del Kerala e che è stato a capo della sede diplomatica di Roma dal 1997 al 2000, "l'Italia non doveva negare che fossero stati i marines a sparare e la petroliera non doveva andarsene costringendo l'India ad inviare degli aerei per portarla indietro".
    Il governo italiano, ha aggiunto, "ha poi avuto l'opportunità di risolvere il caso grazie a una mia proposta, che il Kerala aveva accettato". Per quanto riguarda l'India, invece, il diplomatico riconosce che "un atteggiamento più dinamico a livello diplomatico poteva contribuire a una soluzione". E poi c'è stata la giustizia indiana che "ha creato molti pasticci". "Spero ancora - ha concluso Fabian - che le parti cerchino il dialogo e che trovino un accordo piuttosto che intraprendere una lunga maratona legale".

lunedì 25 aprile 2016

India: antica moschea in Kerala 'apre' alle donne

Su Ansa

Per la prima volta un'antica moschea nel sud dell'India permetterà l'ingresso alle donne sull'onda delle proteste di associazioni femministe contro le discriminazioni praticate nei templi induisti. Lo riferisce l'emittente privata Ndtv. La decisione è stata presa dalle autorità della Juma Masjid, costruita nell'VIII secolo a Thazhathangadi, nel distretto di Kattayam e che è considerata una delle più antiche dell'India. La moschea è nota sia ai fedeli che ai turisti per la sua architettura, gli intarsi in legno e le decorazioni degli interni. Da tempo alcuni comitati locali avevano fatto pressione per abolire l'antiquato divieto che vieta alle donne di entrare nel luogo sacro. Il permesso sarà per ora limitato alle due prossime domeniche e non riguarda il rituale religioso. "Non permetteremo che donne e uomini preghino insieme - ha detto alla televisione il responsabile Maulavi Siraj-ud-din Hassan -. Per quello c'è un'area separata all'interno della moschea per le fedeli donne". "Ma le coppie di turisti che arrivano da tutto il mondo - ha continuato - potranno ora visitare la moschea e ammirare le sue bellezze". Una ventina di giorni fa alcune attiviste, dopo mesi di battaglie legali e proteste pubbliche, erano entrate per la prima volta in un tempio induista in Maharashtra rompendo così un tabù plurisecolare.(ANSA).

sabato 23 aprile 2016

L'Isis uccide un professore universitario in Bangladesh

Su Ansa

 DACCA, 23 APR - Gli estremisti islamici hanno colpito ancora in Bangladesh, dove un professore universitario è stato ucciso a colpi di machete da sospetti militanti dell'Isis. "Faceva proselitismo ateo", è stata la rivendicazione dello Stato islamico attraverso il network jihadista Amaaq. Rezaul Karim Siddiquee, 58 anni, era docente di lingua inglese dal 1983 all'università pubblica di Rajshahi, un grosso centro urbano nel nord del Paese. E' stato attaccato in strada a circa 150 metri dalla sua abitazione, mentre stava aspettando il bus dell'ateneo. Lo hanno colpito alla schiena e poi si sono dileguati. E' stato trovato morto con la faccia riversa in una pozza di sangue. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto due uomini scappare a bordo di una motocicletta. Secondo la polizia, la dinamica è simile a quella dell'uccisione di quattro blogger laici avvenuta lo scorso anno e attribuita a fondamentalisti islamici. Tuttavia nella vita del docente non c'era nulla che potesse far pensare a delle attività in contrasto con i precetti dell'Islam. Un collega lo ha definito una "persona pacifica, che non aveva nemici". Oltre alla cattedra universitaria, gestiva due associazioni culturali e nel tempo libero amava suonare il sitar e altri strumenti a corda tradizionali. La notizia dell'uccisione ha scatenato le proteste degli studenti che hanno organizzato delle manifestazioni nel campus e bloccato la strada che lo collega alla capitale Dacca. Negli ultimi sette mesi nel nord del Bangladesh si sono verificati diversi incidenti legati ai gruppi jihadisti che hanno causato due morti, tra cui un giapponese ucciso a Rangpur a ottobre. Ci sono stati anche degli attacchi con bombe a due tempi hindi a Dinajpur e il ferimento del missionario italiano Piero Parolari, anche questo rivendicato dall'Isis. Con una dinamica molto simile, agli inizi di aprile era stato ucciso a Dacca uno studente che aveva lanciato su Facebook una campagna contro la radicalizzazione dell'Islam. L'azione, in quel caso, era stata rivendicato da Al Qaida. Lo scorso anno, invece, quattro blogger sono stati uccisi in Bangladesh. I loro nomi erano un una lista di "atei" che circolava negli ambienti del fondamentalismo islamico. E' invece del 28 settembre l'assassinio del cooperante Cesare Tavella, crivellato da colpi di pistola mentre faceva jogging in una strada di Dacca. Il governo bengalese ha più volte escluso la presenza di cellule del Califfato nel Paese e ha invece puntato il dito contro i gruppi islamici locali, collegati al partito dell'Opposizione. Ma nell'ultimo numero della pubblicazione propagandistica 'Dabiq' dell'Isis, molto spazio è dedicato alle operazioni in Bangladesh, un Paese considerato "strategico" per espandere la guerra santa nell'Asia meridionale.(ANSA).

lunedì 11 aprile 2016

Strage in Kerala per un incendio al tempio, 110 morti Esplode deposito illegale fuochi d'artificio. Altri 400 feriti


Su Ansa
Un fuoco di artificio che come una stella cadente cade su un magazzino pieno di altri giochi pirotecnici e lo fa esplodere, poi un rogo pauroso e una pioggia di detriti sulla folla che cerca di scappare al buio in una gigantesca ressa mortale. E' finita in una carneficina una notte di festa in un tempio induista del Kerala, nell'India del sud, dove sono morte 110 persone e altre 384 sono rimaste ferite secondo gli ultimi aggiornamenti. La notte scorsa c'erano 15mila fedeli al Puttingal Devi Temple, vicino a Kollam, a 70 km dal capoluogo di Trivandrum, per assistere ad una competizione di giochi pirotecnici. Uno spettacolo seguitissimo nella zona che si tiene ogni anno in occasione di una festa religiosa. Per ironia della sorte, è una celebrazione dedicata a Kali, la dea della distruzione. La gravità della tragedia sarebbe dovuta a incredibili leggerezze da parte degli organizzatori che hanno realizzato lo spettacolo pirotecnico nonostante l'assenza di un'autorizzazione. Secondo le autorità keralesi, non avevano avuto il permesso di tenere l'evento e tanto meno di immagazzinare una vasta quantità di materiale esplosivo in un deposito all'interno del complesso sacro a contatto con il pubblico. Da una prima ricostruzione, la potente deflagrazione, che si è udita a un chilometro di distanza è stata causata da un fuoco di artificio che è caduto sul magazzino dove c'erano circa 150 kg tra petardi e altri giochi pirotecnici. E' stata una scena apocalittica. L'esplosione ha causato l'interruzione della corrente e la folla non sapeva dove scappare. Diversi sono stati calpestati nella fuga, ma molti sono stati colpiti dai pezzi del magazzino che è crollato avvolto dalle fiamme. Sono stati trovati circa 40 corpi completamente carbonizzati a tal punto da non essere identificabili. I sopravvissuti hanno raccontato che la maggior parte della gente non ha avuto il tempo di scappare dai petardi che esplodevano e dall'enorme rogo che si è sviluppato dal deposito. Per il Kerala, "lo Stato che appartiene a Dio" come recita uno slogan turistico che esalta le sue bellezze naturalistiche, è stata una delle peggiori tragedie. Il premier Narendra Modi, arrivato da New Delhi con un team di medici specializzati, ha detto "che non ci sono parole per descrivere la catastrofe". Anche il vicepresidente del Congresso Rahul Gandhi e il collega di partito e 'chief minister' Oommen Chandy (noto in Italia per la vicenda dei marò) hanno fatto un sopralluogo e si sono recati a visitare i feriti e a confortare le vittime. La tragedia è successa in piena campagna elettorale in vista delle elezioni di metà maggio per il rinnovo dell'assemblea legislativa. Come vuole la prassi, per ogni vittima è stato stanziato un risarcimento che ammonta a 1,2 milioni di rupie (oltre 15mila euro) tra quello concesso dallo Stato centrale e quello delle autorità keralesi. Il 'chief minister' Chandy ha inoltre annunciato una commissione di inchiesta che dovrà riferire entro sei mesi. Intanto la polizia punta il dito contro gli organizzatori dello spettacolo pirotecnico che non avevano avuto i permessi. Si tratta di una società composta da padre e figlio. Entrambi sono all'ospedale. Alcuni responsabili del tempio sarebbero invece scappati dopo la tragedia, secondo l'agenzia di stampa Ians. La polizia ha aperto un'inchiesta contro di loro.

sabato 9 aprile 2016

REPORTAGE/ Sfregiate da acido, nasce centro aiuto a Delhi Finanziato da Magneti Marelli. In India 1000 vittime all'anno

Su Ansa

NEW DELHI, 7 APR - Anu Mukherjee racconta di come è stata sfregiata dall'acido una sera di 12 anni fa a New Delhi e grosse lacrime le scendono da piccoli buchi nelle cavità dove prima c'erano gli occhi. "Ero bella, vero?" chiede mentre mostra all'ANSA una foto di lei che la ritrae radiosa seduta in un parco poco prima dell'incidente. Ora ha 35 anni e i medici le hanno appena ricostruito il naso, con il 22esimo intervento di chirurgia plastica sul suo viso martoriato. "Ma per gli occhi non c'è niente da fare - spiega -. Sono stata negli ospedali di mezza India, sono venuti anche dei medici dagli Stati Uniti a visitarmi". Anu è una delle circa 60 vittime assistite in un centro di riabilitazione di un'organizzazione non governativa, 'Make Love Not Scars', sponsorizzata da Magneti Marelli Powertrain, una delle joint venture dell'azienda torinese in India.
L'associazione è nata appena due anni fa, ma ha già fatto parlare molto di sé per via di una petizione online contro la vendita libera dell'acido che ha raccolto 350 mila firme e che a marzo è stata presentata al premier Narendra Modi. "Grazie alla donazione italiana e al crowdfunding - dice la fondatrice Ria Sharma - abbiamo inaugurato questo centro dove teniamo corsi di inglese, informatica e altre attività di qualificazione che consentono alle sopravvissute di diventare indipendenti economicamente e anche di avere fiducia in se stesse". Una fotocopia del bonifico di 2 milioni di rupie (circa 26 mila euro), ricevuto dalla società italiana, è orgogliosamente esibita sulla parete del suo ufficio. Sharma, tornata in India dopo una laurea a Londra, ha appena 24 anni, ma è animata da una grande passione e determinazione. "Il mio obiettivo - sostiene - è di non avere più bisogno di un centro del genere tra dieci anni, perché spero non ci saranno più vittime di questa barbarie". Nonostante gli interventi della Corte Suprema e pene più severe contro la violenza sulle donne introdotte dopo lo stupro della ragazza coraggio soprannominata 'Nirbhaya', gli attacchi con l'acido sono ancora molto frequenti. Si stima che ogni anno in India circa mille donne vengano sfigurate. Una cifra che è però sottostimata, secondo molti esperti, perché molti casi non sono denunciati per paura o perché la polizia è corrotta. "L'acido è facilmente reperibile in commercio - dice Misha Mavani, che fa parte del team dell'ong -, è quello che si usa per pulire i gabinetti e costa pochissimo".
Lo scorso anno 'Make Love Not Scars', in collaborazione con il colosso della pubblicità Ogilvy & Mather, ha lanciato una famosa campagna su YouTube, "Beauty Tips with Reshma" dove Reshma, una giovane di Mumbai con il viso sfregiato, fornisce lezioni di trucco e poi invita a firmare la petizione contro la vendita al pubblico di acido. Grazie alle pressioni delle organizzazioni non governative, lo scorso anno la Corte Suprema ha obbligato gli ospedali pubblici e anche privati a fornire cure gratuite alle vittime. La coordinatrice del centro, la 23enne Sapna, sfregiata ad una guancia nel 2013 da un uomo che si era rifiutata di sposare, ha ottenuto i risarcimenti delle spese mediche, ma soltanto dopo aver lottato contro la burocrazia.
"Questa sentenza è la nostra arma - aggiunge Sharma sventolando la copia di un verdetto del massimo organismo giudiziario indiano - per ottenere giustizia e le cure di cui hanno diritto le vittime". Ma per i casi più datati come quello di Anu, orfana e all'epoca dell'incidente con un fratello di 13 anni a carico, purtroppo la giustizia non è mai arrivata. I suoi aggressori sono usciti dopo cinque mesi di carcere e lei ha dovuto indebitarsi per pagare le fatture degli ospedali. "Ho scritto al governo, a Sonia Gandhi e a Narendra Modi, ma non ho ottenuto nulla. Prego che qualcuno mi aiuti a pagare i debiti".

venerdì 1 aprile 2016

India: metropolitana Lucknow finanziata da Banca Europea Bei

Accordo siglato ieri a summit Ue. Attivato telescopio indo-belga

(ANSA) - NEW DELHI, 31 MAR - L'India ha firmato un accordo con la Banca Europea degli Investimenti (Bei) per la costruzione della metropolitana di Lucknow, nello stato settentrionale dell'Uttar Pradesh. Lo ha detto il portavoce governativo Vikas Swaroop in un conferenza stampa dopo il summit tra India e la Ue che si è tenuto ieri sera a Bruxelles. In base all'intesa la Bei si impegna a erogare un prestito di 200 milioni di euro per finanziare l'opera pubblica che ha un costo totale di 450 milioni di euro. Secondo la fonte, il primo ministro Narendra Modi ha discusso con i vertici della Ue della possibilità che la Bei investa nel vasto programma di opere infrastrutturali promosso dal governo di New Delhi. Nel settore della collaborazione scientifica tra India e Belgio, invece, è stato inaugurato un telescopio ottico di 3,6 metri istallato nel centro di ricerca astronomica Aryabhatta Research Institute of Observational Sciences (Aries) sulle montagne di Deosthal, nello stato himalayano dell'Uttarakhand. Lo strumento scientifico, si legge in un comunicato del Ministero dell'Informazione, è stato attivato a distanza ieri da Modi e dal premier belga Charles Michel. E' frutto di una collaborazione tra gli astronomi indiani di Aries e dell'azienda belga Amos (Advanced Mechanical and Optical Systems). Secondo la stampa indiana, si tratta del più grande telescopio ottico in Asia.

Cavalcavia si schianta sulla folla a Kolkata 21 corpi recuperati, 80 i feriti,ma i dispersi sono un centinaio

NEW DELHI
(ANSA) - NEW DELHI, 31 MAR - E' una lotta contro il tempo a Kolkata, la vecchia Calcutta, per salvare decine di persone sepolte sotto un cavalcavia in costruzione che oggi si è schiantato su una affollata strada della caotica metropoli indiana. Finora sono stati trovati 21 corpi senza vita, mentre oltre 80 persone sono state estratte vive e ricoverate all'ospedale. Ma secondo la tv Cnn Ibn, sono almeno 100 persone siano ancora intrappolate sotto le massicce lastre di cemento armato e le putrelle di acciaio. Almeno 300 soldati insieme a vigili del fuoco, polizia e Protezione civile sono al lavoro con macchinari pesanti per sollevare la struttura. La sopraelevata di 2,2 km era stata progettata per collegare la zona di Girish Park con Howrah Bridge in una zona molto congestionata nel nord della metropoli bengalese dove sorgono uffici e mercati. L'incidente è avvenuto dopo le 12 ora locali. Una porzione di circa 100 metri si è accasciata sulla strada sottostante. Il crollo è stato ripreso in diretta da una telecamera a circuito interno. Si vede la strada sopraelevata travolgere diverse auto, moto, biciclette e alcuni ambulanti fermi in un incrocio. In quel momento c'erano anche cinque vigili urbani in servizio. Poche ore dopo la tragedia, le autorità hanno denunciato la società edilizia di Bangalore che nel 2009 aveva vinto l'appalto ma che non era mai riuscita a terminare i lavori nonostante nove proroghe dei termini, l'ultima volta lo scorso novembre. Dopo sette anni infatti il cavalcavia era ancora incompiuto. Parlando con un giornalista, un responsabile della ditta IVRCL Construction ha escluso che il cedimento sia stato causato da un difetto strutturale sostenendo invece che si è trattato di "volontà divina". La dichiarazione ha sollevato un'ondata di indignazione sui social. Il premier Narendra Modi, che si trova a Washington per un vertice nucleare, ha detto in un tweet di seguire personalmente le operazioni di soccorso. Intanto la tragedia ha innescato una polemica tra le forze politiche locali. La 'chief minister' del Bengala Occidentale, Mamata Banerjee, ha puntato il dito contro il partito comunista che era al potere quando è stato aggiudicato il contratto. E' poi emerso che la IVRCL Construction era stata messa al bando nello stato dell'Uttar Pradesh per uso di materiali scadenti e che era stata sull'orlo della bancarotta.

mercoledì 30 marzo 2016

Il marò Salvatore Girone firma al commissariato di polizia

(ANSA) - NEW DELHI, 30 MAR - Come ogni settimana, il marò Salvatore Girone si è presentato puntuale stamattina al commissariato di polizia di Chanakyapuri, nei pressi dell'ambasciata d'Italia a New Delhi dove risiede da oltre tre anni. Lo ha constatato l'ANSA sul posto.
Il Fuciliere di Marina era accompagnato dall'addetto militare Roberto Tomsi. Si è trattenuto negli uffici circa 15 minuti per espletare le formalità relative all'obbligo della firma settimanale stabilito dal regime di libertà provvisoria dietro cauzione in cui si trova dopo l'incidente del febbraio 2012 in cui sono morti due pescatori keralesi. All'uscita Girone, in giacca e cravatta, è sembrato disteso, ma non ha rilasciato dichiarazioni. Il suo caso sarà oggi all'esame del tribunale arbitrale dell'Aja. Sempre oggi la vicenda dei due militari italiani arrestati in India sarà al centro delle discussioni tra i vertici dell'Unione Europea e il premier Narendra Modi in visita a Bruxelles.(ANSA).

Giallo scomparsa pinnacolo Taj Mahal, "è in restauro"

(ANSA) - NEW DELHI, 30 MAR - Dopo un giallo di alcuni giorni sulla presunta scomparsa di un pinnacolo del famoso monumento del Taj Mahal, le autorità indiane hanno detto oggi che "era stato rimosso per un intervento di restauro". Lo riferisce l'agenzia di stampa Pti. I media locali avevano rivelato ieri che l'elemento architettonico in ottone che sormonta la cupola di uno dei quattro minareti della tomba era 'caduto e si era danneggiato' durante dei lavori di consolidamento. Ma un responsabile dell'Archaeological Survey of India (ASI) ha smentito precisando che la base del pinnacolo doveva essere riparata perché si era indebolita a causa delle intemperie atmosferiche. Il funzionario ha poi assicurato che sarà risistemato al suo posto tra circa una settimana in tempo per la visita del principe William e della moglie Kate al celebre 'monumento dell'amore' (24 anni dopo la principessa Diana) prevista per metà aprile. Da alcuni mesi i quattro minareti sono sottoposti a una 'cura di bellezza' a base di argilla, succo di limone e sostanze naturali per ripulire e sbiancare la superficie marmorea. (ANSA).

sabato 26 marzo 2016

India: ministro dello Yoga, "possibile curare i tumori"

(ANSA) - NEW DELHI, 26 MAR - Il ministro indiano dello Yoga e delle medicine naturali, il nuovo dicastero nato un anno e mezzo fa, ha detto oggi che "i tumori possono essere curati con lo yoga". Lo riporta l'agenzia di stampa Pti. Intervenendo a un convegno nel sud dell'India, il ministro Shripad Naik ha svelato che "un istituto di Bangalore ha provato con evidenze scientifiche che alcune gravi malattie come i tumori possono essere trattati con lo yoga". Il politico ha inaugurato oggi nell'ex colonia portoghese di Goa un evento chiamato 'National Arogya' dedicato a promuovere i benefici di terapie naturali come yoga, naturopatia, omeopatia, ayurveda e altre antiche pratiche. Naik non ha rivelato il nome del laboratorio, ma ha assicurato che "ci sono le prove" dei benefici dello yoga in caso di malattie tumorali. Il ministero dell'Ayush (acronimo per ayurveda, yoga, unani, siddha e omeopatia) è stato voluto dal premier della destra Narendra Modi, lui stesso un praticante di questa millenaria filosofia. Il responsabile ha poi annunciato di aver siglato un accordo di collaborazione con gli Usa per la ricerca oncologica e di aver intenzione di aprire in ogni Stato dei policlinici esclusivamente basati sulla medicina alternativa. (ANSA).

domenica 13 marzo 2016

REPORTAGE - La casa di Tiziano Terzani a Binsar, nell'Uttarakhand

Questo reportage è stato scritto per La Stampa quasi un anno fa ma non è mai stato pubblicato


Almora (Uttarakhand)

“La casa di Tissiano? Certo che so dove è! E’ a Binsar, a una ventina di chilometri da qui, si arriva in auto fino a un tempietto e poi si sale a piedi per mezzora”. Sono passati 12 anni da quando Tiziano Terzani ha lasciato l’Himalaya ma il suo amico indiano Tara ne parla come se lui fosse ancora seduto nella sua trattoria lungo la strada a bere un tè. L’albergatore era uno dei suoi punti di riferimento quando veniva quassù nella valle di Almora, a circa 350 km a nord-ovest di New Delhi, un posto speciale dato che in passato ha attirato frotte di intellettuali e artisti, dal mistico indiano Swami Vivekananda fino a Bob Dylan.
   Da questi strapiombi e pinete, ora ingiallite dal sole cocente, “poteva guardare le montagne senza il desiderio di scalarle” (Lettera dall’Himalaya, “Che fare?” del 17 gennaio 2002). Qui era scappato da una India che non gli piaceva più e qui aveva imparato ad accettare la sua malattia mortale.
    “Arrivava con la sua Ambassador con la scritta ‘Press’ – racconta – e si fermava sempre da me a prendere un chai (il tipico tè al latte zuccherato)”. All’epoca, siamo alla fine degli anni Novanta, lo spaccio di Tara e dei suoi due fratelli era l’unico posto dove fare la spesa, telefonare e anche scambiare due parole per chi arrivava dal villaggio di Binsar. Ci sono ancora la cabina telefonica e la macchina del fax dove Terzani “spediva decine di pagine” alla moglie Angela.
    Come molte altre località himalayane, Almora è deturpata da casermoni di cemento, dal traffico disordinato e chiassoso e da cumuli di spazzatura. Ma il vecchio Lal Bazar, con i suoi templi e i bassorilievi del Kamasutra, è ancora rimasto intatto come ai tempi di Terzani quando veniva qua a comprare le ’thulma’, le pesanti trapunte tibetane.
    “Tiziano aveva conosciuto mio padre grazie a un comune amico, Richard Wheeler, proprietario della guest house Deodars – ricorda Mukti Datta, una energica attivista che si occupa dell’emancipazione femminile e della tutela delle foreste – e da allora tra di loro è nato un forte connubio intellettuale”. Vivek Datta, spesso citato come “Il Vecchio”, era un raffinato studioso di filosofia indiana che si era ritirato con la moglie Marie Therese, una musicologa belga, su un cocuzzolo di una foresta diventata poi nel 1988 il Parco Nazionale di Binsar. La coppia aveva comprato nel 1956 una storica e bellissima casa circondata da un vasto appezzamento di terra coltivabile e da allora i Datta avevano deciso di viverci come eremiti.
   “Mio padre aveva proposto a Tiziano di stare da loro per scrivere il suo nuovo libro – prosegue - e all’inizio gli aveva offerto una piccola baita, poi una nuova casa che era stata costruita per lui dove prima c’era un vecchio fienile. Quando venivo a trovare i miei lo incontravo. Me lo ricordo girare in tondo nel giardino imprecando perché aveva il blocco dello scrittore. ‘Fuck, fuck’ ripeteva come un matto e poi improvvisamente gli veniva qualche idea e tornava a scrivere”. Mukti, che ha creato Panchachuli, una cooperativa dove 600 donne producono scialli su dei telai di legno, vive ancora nella stessa proprietà insieme al figlio Arjun e per finanziarsi affitta “la casa dello scrittore”. “Ma oggi è molto più comodo – dice ridendo – i pannelli solari funzionano e abbiano anche internet”.
    Però ci si arriva sempre a piedi, o con una Royal Enfield come quella del giovane Arjun, attraverso una mulattiera di circa due chilometri. Prima però occorre superare la barriera del Binsar Sanctuary (l’ingresso per i visitatori stranieri è di 600 rupie ovvero circa 8 euro). Si va un po’ a tentoni perché non ci sono indicazioni, ma per fortuna tutti i guardaparco conoscono la “Datta’s house”. Il sentiero si snoda in un bosco di querce e cedri che ai tempi di Terzani era popolato anche una pantera ‘mangiauomini.
   All’ingresso del “Nanda Devi Estate” c’è un vecchio cancello arrugginito aperto. Il sentiero si inerpica ancora per per un po’ fino a sboccare in un avvallamento dove ci sono delle coltivazioni a terrazza e diversi edifici in stile coloniale. Siamo a circa 2.200 mila metri di quota e quando l’orizzonte e’ sereno, a febbraio o marzo, da qui si vedono i picchi dei ‘Settemila’ che sorgono a circa 300 km, compresa la montagna sacra del Nanda Devi, oggi chiusa alle spedizioni alpinistiche e che all’epoca della Guerra fredda fu usata, senza successo, dalla Cia per spiare i test nucleari cinesi. Qui vicino abitava anche l’ex ministro della Difesa Arun Singh, che era in carica una trentina di anni fa all’epoca di un clamoroso scandalo di corruzione per una fornitura di cannoni che coinvolse il manager italiano Ottavo Quattrocchi e che costrinse alle dimissioni l’allora premier Rajiv Gandhi.
    La villa dove Terzani ha abitato per due anni dalla fine del 2000 e che lui aveva battezzato “il rifugio di Anaam” (“Anaam Sheranam” o il Rifugio del Senza Nome), sorge su un’altura con un bel prato davanti e un grande leccio. Ci sono dei giardinieri che falciano l’erba e sistemano la veranda in attesa di una famiglia indiana del Rajasthan che l’ha affittata per un breve periodo. Uno e’ Govind, il giovane tuttofare, spesso citato nei diari pubblicati lo scorso anno (‘Un Idea di Destino’, Longanesi) e dove ci sono ampie descrizioni di questo posto, del massiccio del Nanda Devi, dei corvi e delle lunghe colazioni con il suo ‘guru’ e padrone di casa Vivek.
   Govind mostra orgoglioso il soppalco al primo piano dove Terzani si sedeva per leggere o scrivere davanti a delle grandi vetrate. Si vede il paesaggio che ha ispirato i suoi acquarelli e anche molti dei suoi scritti. "L'esistenza qui è semplicissima – raccontava sempre nella lettera dall’Himalaya -. Scrivo seduto sul pavimento di legno, un pannello solare alimenta il mio piccolo computer; uso l'acqua di una sorgente a cui si abbeverano gli animali del bosco - a volte anche un leopardo -, faccio cuocere riso e verdure su una bombola a gas, attento a non buttar via il fiammifero usato. Qui tutto è all'osso, non ci sono sprechi e presto si impara a ridare valore ad ogni piccola cosa. La semplicità è un enorme aiuto nel fare ordine".
   Il pian terreno è un open space, con un salotto davanti a un grande caminetto, un tavolo da pranzo e la cucina, mentre sopra ci sono due stanze da letto con un arredo spartano.
    Non c’è più alcun oggetto che lo ricorda, a parte quel ‘sacro silenzio’ di cui parla nei diari e che lo ha convinto che “la cura di tutte le cure, la vera medicina per tutti i mali consiste nel cambiare vita, cambiare noi stessi e con questa rivoluzione interiore dare il proprio contributo alla speranza in un mondo migliore”.
   L’abitazione del “Vecchio’’, spesso paragonato a un “Vaso di Pandora” per le sue conoscenze, è a qualche centinaio di metri, tra cespugli di rose e rododendri ormai sfioriti e un grande orto con ogni tipo di verdura. Ci sono anche delle pecore, qualche mucca e un cavallo. Durante la sua permanenza fino alla primavera 2003 (quando ha lasciato definitivamente l’India per tornare a Orsigna) gli insegnamenti di Datta, il “maestro che compare quando l’allievo e’ pronto”, sono stati molto importanti per il suo cammino spirituale raccontato in ‘Un Altro Giro di Giostra’. “Dal vecchio – scriveva - imparo a passare ore dinanzi a una candela nel tentativo di sentire l’armonia degli opposti, quell’Uno in cui tutto si integra”.
   Ma secondo Tara in queste vallate c’è una ‘magia’ che fa sì che gli stranieri si fermino per anni. Il villaggio di Kasar Devi, ribattezzato il “crinale degli strambi”, era una destinazione degli hippy negli anni Settanta e, prima di intellettuali come il mistico danese Alfred Sorensen e il monaco buddista tedesco Lama Anagarika Govinda. E forse anche “Tissiano” era stato stregato dall’energia di questo luogo.
   Prima di partire gli ha regalato una copia in inglese di “Lettere contro la guerra” in cui lo ringrazia per i “chai” senza i quali “non sarebbe stato possibile scrivere questo libro” . Firmato, con l’alfabeto hindi, Anaam di Binsar.

sabato 12 marzo 2016

Via a festival Art of Living, anche 100 italiani

  Su Ansa (versione integrale senza tagli)
 
 Quasi un centinaio di italiani sono arrivati in India per partecipare al 'World Culture Festival', il mega raduno organizzato dal guru indiano Sri Sri Ravi Shankar (Fondazione Art of Living) inaugurato stasera a New Delhi.
   "Siamo qui - ha detto all'ANSA la coordinatrice Jaya Silvia Speranza - per festeggiare insieme i 35 anni della fondazione e per celebrare gli insegnamenti di Sri Sri che sono fondamentali per trasformare la nostra societa'". La maggior parte degli italiani, presenti con la bandiera nazionale, proviene dalla Toscana. Dopo il festival molti di loro andranno a Bangalore dove sorge la sede internazionale dell'organizzazione spirituale che conta in Italia circa 5 mila adepti.
   A rappresentare l'Italia e' presente anche l'imprenditrice Fulvia Ferragamo che terra' un intervento domani.
   L'evento, che e' stato preceduto da diverse polemiche per l'impatto ambientale delle strutture costruite sulle rive del fiume Yamuna, e' stato aperto dal primo ministro Narendra Modi su un palco separato voluto per garantire la sua sicurezza.
   Nonostante la pioggia del pomeriggio che ha trasformato la mega area da 100 mila persone in un lago di fango, decine di migliaia di seguaci indiani e stranieri hanno assistito agli spettacoli folcloristici di artisti provenienti da tutti i continenti e che si sono esibiti su un palcoscenico record di 500 metri. Il maltempo ha purtroppo danneggiato alcuni megaschermi che dovevano proiettare le performances.
   Nel suo discorso Modi ha definito la manifestazione che dura tre giorni come una "Kumbh Mela della cultura", riferendosi al popolare happening induista. Ha poi aggiunto che grazie ad Art of Living "il mondo intero conosce l'India".
   "Modi e' un appassionato di yoga - ha spiegato Speranza - e segue le tecniche anti stress e di meditazione di Ravi Shankar che gli permettono di essere un leader molto vicino alla gente e ammirato in tutto il mondo".

giovedì 3 marzo 2016

Intervista - Simone Moro, primo al mondo a espugnare il Nanga Parbat d'inverno

Su ANSA
"L'ho sentito fin dal primo giorno che ce l'avrei fatta, avevo una grande spinta dentro, mi sono massacrato la schiena e allenato come se dovessi fare le Olimpiadi...". L'alpinista bergamasco Simone Moro, il primo al mondo a salire d'inverno sulla montagna pachistana del Nanga Parbat (8.126 metri), parla con l'ANSA della sua impresa che ha realizzato il 26 febbraio insieme allo spagnolo Alex Txicon, al basco Alì Sadpara e all'altoatesina Tamar Lunger. Stasera lo sportivo è ospite dell'ambasciatore d'Italia a Islamabad, Stefano Pontecorvo, e domani pomeriggio torna in Italia dove è atteso da una calorosa accoglienza. "E' proprio vero che quando hai un sogno grande - spiega - nulla ti può fermare e così è stato. L'insegnamento che ne ho tratto è che non bisogna mai credere nell'esistenza dell'impossibile". L''impossibile' è stato conquistare nella stagione invernale, quindi con condizioni proibitive per il freddo fino a meno 60 gradi (temperatura percepita) e per i venti, la vetta della 'montagna assassina', come è stato ribattezzato il Nanga Parbat per l'elevata mortalità. "Prima di noi - racconta Moro che oggi ha tenuto una conferenza stampa a Islamabad organizzata dal club alpino locale - ci sono stati negli ultimi tre o quattro decenni circa trenta tentativi di alpinisti che sono tra i migliori al mondo". Per lui è stato il terzo tentativo e ci sono voluti tre mesi di pazienza. "Il problema dell'inverno è proprio questo - spiega - che devi aspettare in una tenda per giorni e giorni a temperature di meno 20 gradi o oltre in attesa di una finestra di bel tempo che può non arrivare mai". All'eccezionalità dell'impresa, si aggiunge il fatto che è stata una 'scalata di altri tempi', in puro stile alpinistico, ovvero senza ossigeno, senza portatori di alta quota e senza nessuna comunicazione digitale. "Non ho voluto neppure usare gli scarponi con la suola riscaldata - aggiunge - e per questo non ho ancora ripreso del tutto la sensibilità di alcune dita dei piedi". Nell'immediato futuro Moro, che è anche pilota di elicotteri, ha in serbo di tornare in Nepal portando "un elicottero italiano" da donare al servizio di soccorso montano. "Tra un mese - conclude - sarò a Kathmandu per le pratiche burocratiche. Mi piacerebbe tanto da italiano pilotare un elicottero italiano e spero che questa impresa mi aiuti a realizzare questo sogno". (ANSA).

giovedì 25 febbraio 2016

New Delhi lancia campagna "Free the Tree" per salvare alberi

Su ANSA

Le autorità di New Delhi hanno lanciato una campagna ecologica "Free The Tree" ('libera l'albero') per evitare il danneggiamento del patrimonio verde della capitale indiana diventata dallo scorso anno la metropoli più inquinata al mondo per il livello di polveri sottili. Il ministro del Turismo di Delhi Kapil Mishra ha ordinato la rimozione di "cartelli pubblicitari, pannelli segnaletici, cavi dell'elettricità e altri oggetti dannosi" per la corteccia o i rami. Spesso gli alberi nei viali e agli incroci sono usati da barbieri, calzolai, tassisti e meccanici per le loro attività. Molti sono attraversati da grovigli di fili del telefono o della corrente, oppure reggono la segnaletica stradale, compresi i semafori. Il ministro ha anche chiesto di assicurarsi che le piante abbiamo sufficiente spazio intorno al tronco e non siano circondate dal cemento dei marciapiedi o dall'asfalto. Il politico, che appartiene al partito anti-corrotti dell'Aam Admi Party (Partito dell'Uomo Comune), ha detto che l'operazione dovrà essere condotta entro un mese. Con un tweet ha invitato i cittadini a segnalare le violazioni. "Gli alberi - ha dichiarato - hanno un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista estetico, ma servono a ripulire l'aria". Era stato nel 2013 il Tribunale verde nazionale, organismo giudiziario che si occupa di problemi ambientali, a chiedere al governo locale di prevenire il danneggiamento degli alberi cittadini. La megalopoli di 17 milioni di abitanti è una delle città più 'verdi' dell'India grazie alla presenza di numerosi parchi e 'polmoni verdi'. Secondo una statistica ufficiale (Economic Survey of Delhi) nel 2014-2015 oltre il 20% della superficie urbana è ricoperta da alberi. Ma di recente il patrimonio arboreo pubblico e privato è a rischio a causa dello sviluppo edilizio selvaggio, della ristrutturazione di interi quartieri e anche dei lavori di espansione della metropolitana. Spesso gli alberi al ciglio delle strade vengono rimossi per far spazio a parcheggi o a nuovi edifici più grandi. Secondo gli obiettivi dell'anno finanziario 2015-16, che si conclude a fine marzo, l'amministrazione comunale doveva piantare 1,3 milioni di alberi, ma è stato raggiunto solo il 60% dell'obiettivo. Lo scorso anno, le autorità cittadine hanno avviato l'ambizioso progetto di un 'censimento' degli alberi per catalogare le varietà e per prevenire tagli abusivi o danneggiamenti. (ANSA).

giovedì 11 febbraio 2016

Volontariato/ La storia di Paola Clodoveo, da dieci anni al fianco delle donne del Karnataka

ANSA-LA STORIA/ La manager torinese che aiuta le vedove indiane
Paola Clodoveo gestisce da 10 anni un centro in Karnataka

(di Maria Grazia Coggiola) (ANSA) - KATGAL (KARNATAKA), 8 FEB - "Sono convinta che bastano piccole azioni per produrre dei grandi cambiamenti anche in un Paese complesso e problematico come l'India". Cosi' Paola Clodoveo, ex direttrice marketing torinese, racconta all'ANSA la sua attivita' di volontariato nel centro "Go eco India" che gestisce dal 2006 in un villaggio dello stato meridionale del Karnataka. La sua e' stata una scelta radicale: da un lavoro ben pagato a una vita 'essenziale' al servizio dei piu' poveri e piu' deboli. In questi dieci anni ha aiutato centinaia di donne delle comunita' locali del sud dell'India insegnando loro come diventare autosufficienti o integrare il reddito familiare. Per esempio ha creato delle 'sarte pescatrici', donne che vendono le loro creazioni per diversificare il lavoro in mare. "Ora ci stiamo concentrando - spiega dal suo centro sociale 'Vaijayanti Nilaya' che sorge a Katgal, a circa 45 minuti di strada dalla citta' sacra di Gokarna - sulle vedove che sono una delle categorie piu' vulnerabili in India perchè sono abbandonate dalle famiglie del marito dove sono andate a vivere. Abbiamo finanziato grazie ai nostri sponsor italiani 15 vedove con 28 figlie femmine e ora vogliamo fare lo stesso con altre 12 ma che hanno dei figli maschi adolescenti". Le donne provengono dai villaggi agricoli dell'Uttar Kannada (il Nord Karnataka) e sono seguite personalmente dalla Clodoveo e da due giovani volontari italiani che si occupano dei progetti e programmi di Go eco India. Altre iniziative riguardano invece l'adozione a distanza di 60 scuole per e-learning nei prossimi tre anni e una campagna per proteggere l'acqua attraverso la pubblicazione di 365 disegni ecologici di bambini sul dio elefante Ganesh e sul burattino Pinocchio raccolti in un libro. In calendario per i prossimi mesi c'e' anche l'apertura di una scuola di musica per bambine povere a Khajuraho, una delle piu' famose mete turistiche dell'India settentrionale. "Ognuno nasce con un compito - prosegue - e io penso di essere venuta al mondo per essere una madre e per rendermi utile alla societa'". Paola e' approdata in India per una vacanza nel 1981 dopo tre anni di viaggi che sono stati la sua 'universita' della strada" e si e' subito "sentita come a casa". Dopo diverse esperienze lavorative nel settore manageriale e turistico (e dopo aver cresciuto una figlia), ha quindi deciso di trasferirsi in Karnataka e dedicare al volontariato la sua vita e i suoi risparmi. "Ma torno spesso in Italia - dice ancora - per l'attivita' di found raising e anche per alcuni progetti ecologici, come quello degli orti biologici in Sicilia". Nonostante la crisi, la generosita' degli Italiani e' in aumento. "In questi periodi di incertezza - conclude - aumenta la solidarieta' e l'interesse verso i problemi della disparita' sociale e dell'ambiente". (ANSA).