venerdì 21 dicembre 2007

Pakistan, attentato contro ex ministro Sherpao

Messo in onda su Radio Svizzera

Si sarebbe mescolato tra le centinaia di fedeli che stavano celebrando la festa di Eid al Adha l’attentatore suicida sospettato della strage di stamattina in un villaggio nei pressi di Peshawar, il capoluogo della provincia di frontiera nordoccidentale. L’esplosione di un ordigno riempito con sfere e schegge di metallo ha provocato una vera carneficina. Secondo l’ultimo bilancio sarebbero almeno 50 i morti e un centinaio di feriti. L’obiettivo dell’attacco sarebbe stato l’ex ministro degli interni Iftab Sherpao che è ora candidato alle prossime elezioni generali dell’8 gennaio. La moschea si trova vicino a un complesso residenziale appartenente al noto politico che in quel momento stava incontrando parenti e simpatizzanti in occasione della festa religiosa. Sherpao e i suoi due figli sono rimasti illesi.
Per la sua immagine pubblica di strenuo oppositore del fondamentalismo islamico, l’ex ministro era nel mirino degli integralisti. Lo scorso aprile era sopravissuto ad un altro attentato nello stesso luogo dove erano morte 28 persone. Il massacro giunge a meno di una settimana dalla revoca dello stato di emergenza da parte del presidente Pervez Musharraf e secondo le autorità potrebbe essere l’ennesimo atto di ritorsione dei militanti talebani e di Al Qaeda contro l’esercito pachistano impegnato nell’ultimo mese a riconquistare le roccaforti degli insorti nella valle di Swat nel nord del Paese.

giovedì 20 dicembre 2007

Taslima Nasreen lascerà l'India, Calcutta ha detto di no al suo ritorno

Pubblicato su Apcom

La scrittrice bangladese Taslima Nasreen potrebbe presto lasciare l’India. Dopo una riunione con i responsabili dei servizi segreti, il governo indiano ha deciso di dare un “ultimatum” all’intellettuale anti velo islamico che da oltre un mese si trova sotto stretta sorveglianza in una località segreta alle porte di Nuova Delhi. La Nasreen non potrà tornare a Calcutta dove ha trascorso gli ultimi tre anni del suo lungo esilio, ma potrà rimanere nella capitale in una condizione simile agli arresti domiciliari oppure lasciare l’India. Toccherà alla scrittrice decidere, ma è molto probabile che sceglierà di ritornare in Europa, probabilmente in un Paese scandinavo dove si trovava prima di rifugiarsi a Calcutta, una città che considera come “la sua seconda casa”.
A nulla sarebbe servito la decisione di Taslima di “epurare” alcuni passaggi del libro “Dwikhandito” considerati offensivi per la religione islamica. L’autocensura non avrebbe accontentato le frange dei fondamentalisti mussulmani che chiedono al governo indiano di non rinnovare più il suo visto (che tra l’altro scade solo a febbraio).
Circa un mese fa a Calcutta erano scoppiati violenti disordini dopo le proteste di uno sconosciuto gruppo islamico. Per timore di alimentare la tensione con la minoranza mussulmana, il governo del Bengala Occidentale, che è guidato dai comunisti, aveva deciso il “trasferimento” della Nasreen nella città di Jaipur. Ma anche in quel caso il governo dello stato nord occidentale del Rajasthan si era rifiutato di accoglierla e l’intellettuale era stata scortata a Nuova Delhi prima in una guest-house nei pressi della zona diplomatica e poi, per evitare il clamore dei mass media, in una residenza governativa in periferia.
La sua “espulsione” rischia di alimentare un’ondata di critiche contro il governo di Manmohan Singh che, secondo alcuni commentatori, non sarebbe stato disposto a scontentare l’elettorato mussulmano alla vigilia di probabili elezioni generali anticipate nel 2008.

mercoledì 19 dicembre 2007

India e Cina, per la prima volta gli eserciti impegnati in "wargames"

Pubblicato su Apcom

Gli eserciti di India e Cina saranno da oggi impegnati in una serie di esercitazioni militari nei pressi di Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, che confina con il subcontinente indiano. E’ la prima volta che i due giganti asiatici organizzano “war games” congiunti. Finora la cooperazione militare era limitata alle rispettive marine. L’operazione è chiamata “Hand in Hand 2007” ed era stata decisa dopo la visita del presidente Hu Jintao a Nuova Delhi nel novembre di un anno fa. Sarà concentrata su operazioni antiterrorismo e coinvolgerà alcuni reparti speciali dell’Armata Rossa e truppe indiane d’elite dislocate nella travagliata regione del Kashmir. “L’esercitazioni congiunta tra i due eserciti – si legge in un comunicato del governo indiano – riflette il progressivo avvicinamento di India e Cina nel settore della difesa. All’inizio dell’anno due unità navali della marina indiana erano attraccate al porto di Qingdao per partecipare ad una esercitazione congiunta con la marina del People Liberation Army. Lo scorso novembre i due Paesi hanno anche tenuto il loro primo “Annual Defence Dialogue” in Cina”.
Le esercitazioni coincidono con l’annuncio della visita a Pechino del primo ministro indiano Manmohan Singh fissata per il prossimo 13 gennaio. E’ un momento delicato per le relazioni indo cinesi a causa di recenti tensioni emerse sulla vecchia questione dei confini. La delimitazione della lunga frontiera di oltre 3000 km attraverso l’Himalaya rimane ancora un contenzioso irrisolto, nonostante i round di negoziati avviati nel 2005 durante la missione del premier Wen Jiabao a Nuova Delhi. Le trattative sono in fase di stallo. Mentre l’India rivendica migliaia di chilometri quadrati di un altipiano deserto nella regione del Kashmir (in parte ceduto da Islamabad a Pechino), la Cina non ha mai abbandonato le pretese sulla regione di Tawang (dove sorgono importanti centri di culto tibetani) nello stato indiano dell’Arunachal Pradesh, nel settore centrale della frontiera.
Un ulteriore disgelo era avvenuto lo scorso ottobre quando la presidente del partiti del Congresso, Sonia Gandhi, si era recata a Pechino. Significativamente era stata la prima personalità straniera a incontrare la nuova leadership appena riconfermata dal congresso del partito comunista cinese.
“Questa visita di Singh a gennaio potrebbe essere la prima dopo tanti anni a non produrre alcun significativo passo avanti sulla questione dei confini – ha scritto ieri in un editoriale sul quotidiano “The Indian Express” l’esperto di affari internazionali Raja Mohan, ricordando come gli ex premier Rajiv Gandhi nell’1988, P.V. Narasimha Rao nel 1993 e Atal Behari Vajpayee nel 2003 avevano invece ottenuto risultati positivi. Vajpayee per esempio era riuscito a convincere i cinesi a riconoscere la sovranità indiana sull’ex regno himalayano del Sikkim, annesso dall’India nel 1975. Dopo aver combattuto una miniguerra sui confini nel 1962, le relazioni tra India e Cina hanno fatto enormi passi in avanti soprattutto in materia di relazioni commerciali, ma lungo i confini la tensione tra i due eserciti rimane sempre alta.

Sarkozy alla parata del 26 gennaio, ma si porterà anche Carla Bruni?

Pubblicato su Apcom

La rituale parata militare del 26 gennaio, Giorno della Repubblica indiana, quest’anno potrebbe riservare qualche elemento di sorpresa oltre ai missili balistici di nuova generazione o alle piroette della flotta acrobatica sopra l’arco di India Gate, simbolo di Nuova Delhi. L’ospite di onore sarà il presidente francese Nicolas Sarkozy in visita di stato per la prima volta in India. La stampa indiana stamattina, con ironia e forse anche con invidia, si chiedeva se al suo fianco ci sarà l’ex top model franco-italiana Carla Bruni, diventata da ieri ufficialmente la sua nuova fiamma.
Ma anche se non porterà la sua “First Date”, il leader francese avrà in serbo per l’India una ricca agenda diplomatica. In un editoriale oggi il quotidiano “The Indian Express” elogiava il suo attivismo internazionale e la capacità di esercitare quel “soft power” che ha ricucito le relazioni tra la Francia e la superpotenza americana. Il governo di Nuova Delhi cercherà di sfruttare questo revival diplomatico di Parigi per promuovere il dossier dell’accordo nucleare con gli Usa, che è diventato ormai da molti mesi il perno della politica estera indiana. Come è emerso chiaramente durante il recente summit indo-europeo, i Venticinque non hanno ancora una posizione comune sul patto promosso da Washington e che pone fine a oltre 30 anni di isolamento dell’India come potenza nucleare. Sembra che i paesi Scandinavi abbiano qualche riserva ad accettare l’India nell’esclusivo club dei Paesi Fornitori di Tecnologia Nucleare (Nuclear Suppliers Group) in deroga all’attuale regime giuridico internazionale della non proliferazione. La diplomazia di Nuova Delhi, che da poco ha iniziato le trattative a Vienna con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica per mettere a punto delle clausole di salvaguardia da applicare alle centrali nucleari, non mancherà l’occasione di utilizzare l’influenza di Sarkozy per convincere i Paesi europei. La Francia, unico Paese europeo a non condannare gli ultimi test nucleari indiani nel 1998, ha ovviamente tutto l’interesse a vendere tecnologia atomica e “dual use” al ricco e promettente mercato indiano.
A fare da apripista alla visita di Sarkozy sarà il ministro degli esteri Bernard Kouchner, che domani inizia una missione di due giorni dedicata a preparare il terreno alla visita ufficiale di gennaio. L’ex co-fondatore di Medecins Sens Frontiers incontrerà nella capitale il suo omologo Pranab Mukerjee. Il dossier dell’energia nucleare sarà al primo punto nell’agenda di discussione. In cantiere ci sarebbero anche una serie di contratti nel settore della difesa che potrebbero essere annunciati durante la visita presidenziale.
Le relazioni tra India e Francia avevano subito una forte débacle agli inizi del mese quando il Ministero della Difesa indiano aveva cancellato l’appalto per la fornitura di 197 elicotteri leggeri prodotti dal consorzio europeo Eurocopter (Francia, Spagna e Germania) per un valore di circa 600 milioni di dollari. Non era stata fornita alcuna ragione per la revoca del bando, ma è probabile che ci siano state irregolarità nella selezione dell’azienda europea. Parigi aveva fatto la voce grossa per un po’ di giorni, ma ora la disputa sembra essere stata messa a tacere. Proprio in questi giorni si è tenuta a Nuova Delhi la riunione dell’organismo bilaterale indo-francese che coordina la cooperazione militare e l’affare “Eurocopter” non è stato sollevato dalla delegazione di Parigi.

martedì 18 dicembre 2007

India, caro denaro e elezioni rallentano la crescita 2007-08

Pubblicato su Apcom

Dopo quattro anni di corsa ininterrotta la locomotiva indiana mostra segni di rallentamento. La crescita prevista per quest’anno si fermerà all’8,5%, quasi un punto percentuale in meno rispetto al 2006. L’andamento economico del secondo quadrimestre aveva già evidenziato segni di cedimento soprattutto sul fronte dell’industria manifatturiera.
Secondo uno studio pubblicato dal centro di ricerche Oxford Analytica, a frenare l’espansione sarebbero la stretta monetaria attuata dalla Banca Centrale per tenere a bada l’inflazione e la rupia forte, ma anche le elezioni politiche previste nel 2009. Il partito del Congresso di Sonia Gandhi, salito al potere nel 2004 con un’agenda populista, difficilmente sarà propenso in questi anni di fine legislatura ad introdurre riforme economiche che rischiano di scontentare la sua base elettorale. Come ha riconosciuto lo stesso ministro delle finanze P.Chidambaram, in un recente convegno organizzato dal World Economic Forum, il governo già in questi anni è stato incapace di introdurre le liberalizzazioni nei settori del mercato dei capitali, delle banche e delle assicurazioni. La coalizione di centro-sinistra guidata dal premier Manmohan Singh, economista oxfordiano, avrebbe ottenuto risultati deludenti anche sul fronte della modernizzazione agricola, istruzione e sanità, che sono i pilastri del programma politico del Congresso.
In base al rapporto, che fissa a 8,4-8,6% l’incremento del pil per l’anno fiscale che termina a marzo 2008 (contro il 9,4% del 2006-2007), l’aumento del costo del denaro sarebbe stato uno dei principali fattori di “raffreddamento” del tasso di espansione. Dopo la fiammata dell’inflazione che, all’inizio dell’anno, aveva toccato il 6% (prezzi all’ingrosso) la Reserve Bank of India (Rbi) era intervenuta in un paio di occasioni aumentando i tassi. Ora il pericolo sembra essere stato scongiurato e l’aumento dei prezzi è contenuto al 3-4%. La stretta creditizia ha avuto però immediate ripercussioni sulla produzione manifatturiera che è scesa all’8,6% nel secondo quadrimestre (dal 12,7% dello stesso periodo dello scorso anno). Per l’anno fiscale in corso si prevede una crescita industriale dimezzata al 6% (dal 12% del 2006-2007). Un altro fattore “frenante”, soprattutto per le esportazioni, è l’apprezzamento della rupia sul dollaro (oltre il 15% dall’inizio dell’anno). A causa del caro petrolio (l’India importa il 70% del suo fabbisogno energetico) e del rincaro delle materia prime, la bilancia commerciale indiana rischia di aumentare il suo deficit al 6-7% del prodotto nazionale lordo.
Ci sono però anche degli aspetti positivi elencati dagli esperti di Oxford Analytica. Il primo è che le abbondanti piogge monsoniche di questa estate potrebbero portare ad un’annata di buoni raccolti per l’agricoltura che occupa oltre il 60% della popolazione indiana e che è finora rimasta la “cenerentola” del boom indiano trainato dal settore dell’high-tech. Il comparto dell’outsourcing potrebbe poi “beneficiare” della recessione in corso negli Stati Uniti che costringerebbe molte industrie americane a delocalizzare oltreoceano per ridurre i costi operativi. D’altra parte però le “Silicon valleys” indiane cominciano a soffrire della concorrenza di altri Paesi emergenti, come quelli dell’Europa centrale, e hanno gravi problemi infrastrutturali e di carenza di mano d’opera qualificata. A sottolineare queste deficienze è l’Economist in un articolo dove si interroga sulla sostenibilità del boom tecnologico di Bangalore e degli altri poli informatici. C’è poi un altro punto a favore, ovvero il crescente flusso di investimenti diretti dall’estero (Fdi) che dovrebbe raggiungere il livello record di 8 miliardi di dollari e il livello delle rimesse degli emigrati (tra 25 e 28 miliardi di dollari) che potrebbero compensare il rallentamento dell’export.

domenica 16 dicembre 2007

Elezioni in Gujarat, Bjp perde terreno, avanza Il Congresso

In onda su Radio Vaticana

Il leader indu-nazionalista Narendra Modi potrebbe essere riconfermato alla guida del Gujarat secondo gli exit polls condotti da alcuni canali televisivi. La seconda tornata di elezioni nello stato nord occidentale, lacerato da forti tensioni interreligiose, si è svolta ieri senza incidenti di rilievo. La partecipazione al voto dei 18 milioni di elettori è stata del 62%, all’incirca la stessa di quella registrati nella prima fase del voto martedì scorso. Per i risultati dello spoglio occorrerà aspettare una settimana.
Da quanto emerge dai sondaggi, il partito del Bjp, che è al potere da 12 anni in Gujarat, avrebbe subito un’erosione di consenso. La vittoria per Modi, accusato di complicità nei sanguinosi disordini del 2002 contro i mussulmani, sarebbe sicura, ma con un margine percentuale decisamente inferiore sul partito rivale del Congresso. Nelle ultime elezioni del 2002, il Bjp, il Bharatya Janata Party o Partito Popolare Indiano, aveva trionfato aggiudicandosi 127 seggi del parlamento su un totale di 182. Gli exit polls mostrerebbero ora una perdita di 20-25 seggi che sarebbero confluiti nel Congresso. Il Partito di Sonia Gandhi, al potere a New Delhi, avrebbe quindi migliorato la sua performance con questo voto che era considerato un test importante in vista di probabili elezioni generali anticipate.

Pakistan, revocata l'emergenza, ma giudici e media rimangono imbavagliati

In onda su Radio Svizzera

Mantenendo fede alla promessa fatta circa due settimane fa, Pervez Musharraf ha revocato lo stato di emergenza introdotto agli inizi di novembre in una svolta autoritaria duramente criticata dagli Stati Uniti e dalle comunità internazionale. Con il ritorno alla legalità costituzionale, il presidente pachistano intende mostrare l’impegno a garantire il corretto svolgimento delle elezioni generali fissate per l’8 gennaio. I due principiali leader dell’opposizione e rivali politici Benazir Bhutto e Nawaz Sharif, parteciperanno al voto che sarà cruciale per verificare la popolarità di Musharraf che sarebbe in forte declino. Secondo un sondaggio pubblicato dal “New York Times” due terzi dei pachistani vogliono le dimissioni dell’ex generale che stasera si rivolgerà alla nazione in un messaggio radio televisivo. Va anche ricordato che la revoca dello stato di emergenza non implica di fatto nessun cambiamento concreto soprattutto per l’indipendenza del sistema giudiziario e per la libertà di informazione. Di recente il governo ha imposto nuove restrizioni sui talk show e sui programmi in diretta televisiva, mentre metà dei giudici della Corte Suprema sono stati esautorati dopo il 3 novembre. L’ex capo dei giudici Iftikar Chaudry è ancora agli arresti domiciliari. “C’è ancora molto da fare per instaurare una vera democrazia” ha reagito la signora Bhutto dalla città di Quetta dove si trova per la sua campagna elettorale. La presidente del Partito Popolare Pachistano, che è stata premier per due volte in passato, ha molte chance di vittoria nel voto di gennaio, ma non potrà diventare primo ministro, se non sarà modificata una norma costituzionale che vieta un terzo mandato per incarichi di governo.

Gujarat, si chiudono le urne. Narendra Modi rimane favorito nei sondaggi

In onda su Radio Vaticana

Lo spoglio è previsto per la prossima domenica, ma secondo i sondaggi Narendra Modi, il leader del partito indu nazionalista del Bjp, dovrebbe essere ri confermato alla guida del Gujarat dove è al potere da 12 anni. Alle urne, per la seconda fase delle elezioni nel prospero stato nord occidentale, sono stati chiamati 18 milioni di elettori. Lo scorso martedì la partecipazione al voto era stata del 60%. Secondo alcune previsioni il Bjp potrebbe conquistare 115 seggi nel parlamento locale su un totale di 182 assicurandosi cosi una netta maggioranza sul partito rivale del Congresso che considera queste elezioni come un test importante per la tenuta del governo di New Delhi.
La campagna elettorale è stata caratterizzata da un acceso duello verbale tra il carismatico e controverso Modi e la presidente del Congresso, Sonia Gandhi, che lo aveva accusato di creare un clima di terrore nello stato dove esistono forti tensioni tra la maggioranza induista e la minoranza mussulmana. Il leader del Gujarat era stato accusato di complicità nei violenti disordini avvenuti cinque anni fa quando circa 2000 persone, la maggior parte mussulmani, furono barbaramente uccise o arse vive.
Anche le altre minoranze religiose del Gujarat si troverebbero nel mirino del fanatismo indù. I cattolici, che rappresentano circa l’1% della popolazione, temono che la vittoria del Bjp possa portare ad ulteriori restrizioni e discriminazioni soprattutto per quanto riguarda la gestione delle scuole e istituti scolastici cristiani.
Alla vigilia del voto i quattro vescovi del Gujarat avevano lanciato un forte appello per un impegno responsabile dei cattolici in politica. “Chi si sottrae ai propri diritti-doveri sociali rinnega il Signore” avevano scritto in una lettera aperta. Nel 2006 il governo aveva lanciato la proposta di una legge anticonversione, simile a quella in vigore in altri stati indiani, che era stata però bloccata dalle proteste dei leader religiosi e delle associazioni di diritti umani.

mercoledì 12 dicembre 2007

Esame di guida per i risciò a pedali di New Delhi


Pubblicato su Apcom


Anche i risciò a pedali dovranno avere una targa e per guidarli ci vorrà la patente. A deciderlo è il Municipio di Nuova Delhi impegnato da qualche anno nello sforzo di trasformare la capitale indiana in una moderna metropoli.
Dopo aver dichiarato guerra all’abusivismo edilizio e tentato di rimuovere dalle strade le vacche, macachi e cani randagi, le autorità comunali puntano ora il mirino contro le migliaia di “pedalatori” di risciò che affollano il centro storico e i principali quartieri rionali. La maggior parte di loro sono poveri immigrati in cerca di fortuna che finiscono nelle rapaci grinfie delle cosiddette “mafie” dei risciò.
Secondo il nuovo regolamento comunale, i “risciowalla”, come sono chiamati familiarmente, dovranno richiedere una “patente” per esercitare il proprio mestiere che sarà rilasciata dopo un test per accertare la conoscenza della segnaletica e la normativa sulla viabilità. Dovranno inoltre essere proprietari del mezzo ed esibire un certificato di residenza di almeno un anno a Nuova Delhi. L’ordinanza prevede anche un’assicurazione malattia e un check-up medico.
Insomma si tratta di una vera rivoluzione – che se veramente vedrà la luce - rischia di rendere disoccupati la maggior parte dei “risciowalla” che di solito sono analfabeti e nullatenenti.
L’ambizioso piano del Municipio, da realizzare in tempo per i Giochi Olimpici del Commonwealth del 2010, prevede addirittura un chip da installare sul risciò contenente il numero di licenza e il nome del proprietario. Secondo un funzionario comunale “la nuova politica disincentiverà coloro che vengono a Delhi solo per un breve periodo e non conoscono le regole del traffico cittadino”.
Accusati di sostare in doppia o tripla fila creando ingorghi stradali, i risciò a pedali erano stati messi al bando dalla Corte Suprema un anno fa dal popolare bazar di Chandni Chowk, di fronte al Forte Rosso. Ma il divieto è rimasto sulla carta per l’impossibilità pratica di rimuovere i pedalatori che sono un indispensabile (oltre che economico) mezzo di trasporto per la maggior parte dei cittadini che abitano il caotico centro storico della capitale.

martedì 11 dicembre 2007

Elezioni in Gujarat, duello tra Sonia Gandhi e Narendra Modi

Pubblicato su Apcom

Si sono aperte stamattina le urne in Gujarat, lo stato nord occidentale che è uno dei più prosperi dell’India, ma anche il più controverso per i pogrom anti mussulmani scoppiati nel febbraio 2002. A questa prima fase delle elezioni per il rinnovo del parlamento locale partecipano 18 milioni di elettori provenienti dalle aree tribali a ovest, vicino al confine pachistano, e dalla ricca parte meridionale dove sorge il polo dei diamanti di Surat. La seconda tornata è prevista per sabato, mentre lo spoglio avverrà il 23 di questo mese.
Da 12 anni il Gujarat, che è anche lo stato dove è nato e in parte vissuto il Mahatma Gandhi, è guidato dal partito indu nazionalista del Bjp (Partito Popolare Indiano) e dal suo “uomo immagine” Narendra Modi che secondo i sondaggi potrebbe essere riconfermato alla guida dello stato. Il partito rivale del Congresso, che è al governo a Nuova Delhi, ha ingaggiato una dura battaglia con il Bjp. Queste elezioni rappresentano un importante test per il partito di Sonia Gandhi dopo la sconfitta negli stati del Punjab e Uttarakand, aggravata dagli scarsi risultati elettorali nel popoloso Uttar Pradesh.
Assediato dagli alleati comunisti sulla questione dell’accordo nucleare India-Usa, il Congresso starebbe pensando di anticipare di un anno le elezioni legislative nazionali. Secondo alcuni commentatori politici, i risultati del Gujarat saranno determinanti per verificare la “tenuta” della coalizione di centro-sinistra di Manmohan Singh. Ma saranno anche un banco di prova per l’opposizione del Bjp che proprio oggi ha presentato il suo candidato a primo ministro, l’anziano e navigato leader Lal Krishna Advani.
Il “falco” Modi, accusato di “complicità” nel massacro dei mussulmani, è uno dei più strenui oppositori della Gandhi e in particolare delle sue “origini” italiane. In passato è stato protagonista di virulenti attacchi personali contro la vedova di Rajiv Gandhi che durante questa campagna elettorale ha sempre definito ironicamente come “Soniaben” (“sorella” Sonia, in gujarati). Forte del successo economico del Gujarat - da cui proviene il 20% del totale dell’export e che è uno “stato modello” per la politica di incentivazione degli investimenti stranieri - il 52enne carismatico “chief minister” nei suoi comizi ha puntato sulla carta dell’identità induista e dei sentimenti anti mussulmani. In particolare, avrebbe giustificato l’uccisione di un sospetto militante islamico durante un “finto” scontro a fuoco con la polizia due anni fa. La dichiarazione avrebbe provocato la reazione della Gandhi che lo ha bollato come “mercante di morte” durante un suo intervento pubblico. Il duello verbale è ora sotto esame della Commissione Elettorale che ha accusato entrambi i leader di violare il codice condotta elettorale che proibisce ai candidati politici di alimentare tensioni etniche o religiose durante la campagna elettorale.

lunedì 10 dicembre 2007

In aumento del 25% i turisti indiani in Italia, ma chiusura rotte Alitalia sarà penalizzante

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Anche se una vacanza nel Belpaese è ancora un lusso che pochi si possono permettere, il numero di turisti indiani che scelgono di visitare l’Italia è in netto aumento. La vendita di pacchetti turistici è cresciuta quest’anno del 25% secondo dati ancora parziali dell’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo) che è impegnato in un road show a Nuova Delhi, Mumbai e Bangalore per presentare la “destinazione Italia” ai principali tour operator indiani. Il trend è stato positivo anche nel 2006 quando i turisti indiani arrivati in Italia sono stati in totale 130.000, in aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un risultato dovuto in parte all’emergere di “nuovi ricchi”, “ma anche alla capillare attività di promozione e collaborazione con i tour operator” spiega Eugenio Magnani, direttore generale dell’Enit che oggi nella capitale indiana ha inaugurato il seminario “Fascinating Italy” in cui è stata presentata anche l’edizione in lingua hindi del “Little Book of Italy”, una guida turistica dedicata all’Italia e scritta dalla giornalista e fashion guru indiana Bandana Tewari.
L’Italia è tra le mete europee preferite dagli indiani insieme alla Francia e Svizzera e ovviamente al Regno Unito, dove è concentrata la diaspora indiana . Solo da pochi anni però il Belpaese è “venduto” come destinazione unica con una selezione di itinerari concentrati soprattutto sulle città d’arte di Roma, Firenze, Milano e Venezia. “Da quest’anno altri tre operatori indiani hanno dedicato una brochure esclusiva all’Italia e per la prima volta il più grande tour operator, Kuoni, ha realizzato un catalogo di 80 pagine suddiviso per le diverse regioni italiane” spiega Salvatore Iannello, responsabile in India dell’Enit che ha sede a Mumbai.
Ci sono però alcuni ostacoli che potrebbero frenare la crescita del turismo indiano in Italia. Il principale è la carenza del trasporto aereo. La decisione dell’Alitalia di chiudere le sue rotte verso Cina e India a metà del prossimo anno rischia di penalizzare il traffico turistico. “Anche se si tratta di un ridimensionamento necessario per l’azienda, la mancanza di voli diretti tra India e Italia è una chiara debolezza per l’aumento dei flussi turistici” aggiunge Magnani precisando “che comunque esiste già un’avviata collaborazione con altre compagnie aeree come Air France o Lufthansa” che con una sosta a Parigi o Francoforte garantiscono le rotte su Milano o Roma”.
La complessità del rilascio dei visti d’ingresso può essere un altro fattore frenante. Rispetto al passato le procedure sono state semplificate e accelerate grazie all’outsourcing dei servizi consolari di raccolta e selezione delle domande all’azienda indiana VFS. Esiste in particolare una “corsia di preferenza” per i tour operator indiani che vendono i “pacchetti tutto compreso”. Tuttavia un turista individuale “fai-da-te” ha ancora molte difficoltà ad ottenere un visto per l’Italia.

sabato 8 dicembre 2007

INDIA, DONNE POTRANNO LAVORARE COME BARISTE

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Dopo anni di discriminazione “dietro il bancone”, le donne indiane potranno finalmente lavorare come bariste. Accogliendo un principio di pari opportunità sul lavoro, la Corte Suprema indiana ha dichiarato incostituzionale la norma che impediva alle donne di servire alcolici nei locali pubblici. La richiesta era già stata avanzata nel 2006 dal tribunale di Nuova Delhi fa che aveva contestato la restrizione contro le bariste in quanto contrario ai principi della costituzione indiana che stabiliscono l’ eguaglianza dei sessi.
Il divieto era stato imposto dopo una recrudescenza di violenze e molestie sessuali da parte di clienti ubriachi e in particolare, dopo l’uccisione della barista e modella part-time Jessica Lal avvenuto nel 1999 in un bar-ristorante frequentato dai rampolli dell’alta società di Delhi. Una serie di petizioni presentate da studenti delle scuole alberghiere avevano di recente sollevato un dibattito sulla vecchia legge considerata discriminante.
Nella sentenza i giudici della Corte Suprema hanno scritto che “negli ultimi 60 anni le donne sono entrate in ogni sfera della vita pubblica in India” e citano il caso di donne che sono camioniste, pilota, manager, poliziotte e ufficiali dell’esercito.
Il massimo organo giudiziario indiano ha anche abbassato l’età minima per i baristi maschi che prima era fissata a 25 anni.

BODHI TREE, LO SCANDALO DEI RAMI TAGLIATI FINISCE IN TRIBUNALE


Alcuni monaci del tempio buddista di Bodhgaya, nello stato settentrionale del Bihar, sono sospettati di aver tagliato diversi rami del sacro albero di Buddha per venderli come souvenir a ricchi turisti giapponesi e tailandesi. Un tribunale locale avrebbe aperto ieri un’inchiesta contro due responsabili del luogo sacro che erano stati denunciati da un monaco indù, Arup Brahmachari, che da alcuni mesi ha lanciato una campagna anticorruzione contro i monaci e le numerose associazioni caritative che operano a Bodhgaya.
Gli indiziati sono il “chief priest”, il monaco superiore del tempio Maha Bodhy e un suo ex collaboratore. La prossima udienza è fissata tra una settimana.
Lo scandalo, scoppiato lo scorso giugno, aveva provocato un grande scalpore. L'albero della Bodhi, il Risveglio", dove Siddhartha Gautama raggiunse l'illuminazione 2550 anni fa, è venerato da milioni di fedeli e il tempio Mahabodhi è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti per i buddisti. L’incidente era avvenuto oltre un anno e mezzo fa quando un giardiniere del tempio, Deepak Malakar, "aveva reciso con una sega un ramo di due metri circa su ordine del monaco responsabile del comitato di gestione del Mahabodhi Temple" spiega Arup Bramhachari, il monaco indù di 35 anni che è a capo di un'associazione anti-corruzione che ha anche denunciato alcune delle 600 organizzazioni non governative di Bodhgaya. Secondo lui, le foglie dell'albero sacro, anche quelle che cadono in modo naturale, sono vendute dai 10 ai 100 dollari l'una, mentre per un tronchetto "si può anche ricavare 1000 dollari". Ci sarebbero anche alcuni negozi pronti a vendere su ordinazione piccoli Buddha ricavati dal sacro legno soprattutto a turisti del Giappone, Thailandia e Taiwan. Dopo aver raccolto per otto mesi le prove del traffico illegale e scattato le foto di una decina di rami tagliati, Bramhachari ha denunciato i responsabili del tempio al tribunale del distretto di Gaya il 22 giugno scorso per danni alla proprietà pubblica. "Non li lascerò vivere in pace, questo è un crimine che non può passare impunito e se loro useranno la loro forza fisica o politica per fermarmi, io sono pronto a fare lo stesso" ha detto il battagliero monaco che ha anche lanciato via e-mail una campagna di Sos per "salvare l'albero della Bodhi".
Il complesso sacro del tempio Mahabodhi, che consiste in un ampio giardino con al centro una massiccia stupa e altre reliquie, è gestito da un comitato formato da quattro buddisti e quattro induisti, nominati ogni tre anni dal governo locale del Bihar. Quando il 20 luglio del 2006 si venne a sapere della recisione, le autorità locali inviarono alcuni campioni ad un laboratorio di Pune, vicino a Mumbai, per verificare l'autenticità e anche la data delle incisioni. Ma i risultati del test non sarebbero mai stati resi noti. Se però si osserva a occhio nudo la chioma dell’albero, si nota che alcuni rami più bassi sono stati tagliati di recente.
"L'albero, che è alla quarta generazione rispetto a quello originale, è stato potato nel 1977 per alleggerire parte della chioma" è la versione di Bhikku Bodhipala, il monaco responsabile del tempio e che si trova ora nell'occhio del ciclone. "Le accuse sono del tutto infondate - aggiunge - si tratta solo di una lotta di potere tra gruppi politici che cercano di screditare il comitato di gestione prima delle elezioni di agosto. Chi avrebbe il coraggio di danneggiare un albero che ha un immenso significato religioso per i buddisti?". Secondo gli accusatori, inoltre, l'albero sarebbe anche malato e qualche mese fa avrebbe perso moltissime foglie. "Anche questo non è vero - risponde - un virus molto comune per gli alberi Banyan lo aveva attaccato nel 2002 ma è stato curato e ora è in perfetta salute".

mercoledì 5 dicembre 2007

Italia "partner" al Summit sul Design di Bangalore

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L’Italia sarà la protagonista della settima edizione del Summit sul Design 2007, la rassegna annuale che si tiene a Bangalore il 12 e 13 dicembre e che è organizzata dalla CII, la Confindustria indiana, insieme al National Institute of Design (NID). Il Belpaese sarà infatti “country partner” dell’evento che rappresenta un appuntamento importante per l’industria indiana.
La partecipazione italiana prevede in particolare l’allestimento della mostra permanente della Triennale di Milano dedicata ai 100 oggetti- simbolo del “Made in Italy” disegnati nell’arco degli ultimi 50 anni e già presentata a Nuova Delhi in occasione della missione di Massimo D’Alema. Sarà poi organizzato un seminario sul tema del design urbano e della conservazione dei monumenti storici dove è previsto un intervento di Giorgio Croci, il restauratore della basilica di San Francesco ad Assisi. Tra i relatori del convegno ci sono Andrea Pininfarina, Claudio Moderini della Domus Academy e Arturo dell’Acqua Bellavitis del Politecnico di Milano.
Per far fronte alla domanda di innovazione della sua industria emergente, da alcuni anni l’India sta coltivando un “vivaio” di giovani designer con l’aiuto e la collaborazione di università e aziende italiane interessate al vasto potenziale indiano di risorse umane. Lo scorso settembre un giovane laureando del NID di Ahmedabad, Mahan Ghoose, è stato uno dei vincitori di un concorso organizzato dalla Fiat a Torino per il migliore modello di Alfa Romeo.

lunedì 3 dicembre 2007

India, dopo 23 anni i veleni di Bhopal uccidono ancora

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Sono passati esattamente 23 anni dal più grave disastro industriale della storia moderna, ma la gente di Bhopal continua a morire per i veleni usciti dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide nella notte tra il 2 e 3 dicembre. Per ricordare le vittime della tragedia ambientale e denunciare la mancata decontaminazione del sito della multinazionale americana, ieri è stata organizzata una fiaccolata nella città dell’India centrale. Circa 25 mila abitanti delle bidonville vicine all’impianto bevono ancora l’acqua dei pozzi inquinati. Secondo i volontari del Bhopal Group for Information and Action, una delle miriadi di associazioni che si occupano della riabilitazione delle vittime, c’è un’intera generazione nata dopo il 1984 che porta i segni della catastrofe sotto forma di malattie genetiche, malformazioni e vari disturbi psico-psichici. Secondo alcune fonti, almeno 100 mila persone soffrirebbero in diversa misura degli effetti devastanti causati dalla fuga di sostanze tossiche, di cui 20 mila hanno bisogno di cure permanenti.
L’Union Carbide, che ora appartiene al gruppo Dow Chemicals (che di recente è ritornato in India dove ha aperto un centro di ricerca) aveva accettato la responsabilità dell’incidente e aveva creato un fondo di 100 milioni di dollari destinato a costruire un ospedale per le vittime. Dopo una lunga battaglia legale, la questione degli indennizzi venne liquidata nel 1989 quando il governo locale accettò un rimborso totale di 470 milioni (che significò 500 dollari per malato e 2000 dollari per vittima). Ma nessuno pensò agli effetti di lungo periodo dei veleni finiti nel sottosuolo. I sopravissuti ora chiedono al governo di Nuova Delhi che istituisca una commissione nazionale d’inchiesta per lanciare un piano d’azione trentennale per le cure mediche e la decontaminazione dell’area.

Alcolici sul voli interni? Sì, ma non se si sorvola il Gujarat

In diretta su programma Orizzonti della Radio Svizzera Italiana

Alcuni deputati indiani hanno proposto di abolire una vecchia legge che proibisce di servire alcolici a bordo dei voli interni. L’obiettivo è di aiutare i viticoltori indiani, ma l'ipotesi ha sollevato molte perplessità soprattutto tra i seguaci dei principi gandhiani. Ne parliamo con....

Lugano: Buongiorno, innanzitutto perchè questo divieto di servire alcolici sui voli domestici?
Delhi: si tratta di una legge arcaica introdotta dopo alcuni imbarazzati incidenti causati da passeggeri ubriachi. Da allora per evitare problemi del genere sono stati vietati gli alcolici sulle rotte interne, mentre sui voli internazionali sono consentiti. Ora però con l’apertura dei cieli sono arrivate numerose compagnie aeree private in competizione tra loro e che vogliono migliorare l’offerta dei servizi a bordo. Vorrebbero poter servire almeno gli alcolici leggeri, come vino e birra. Facendosi portavoce dei viticoltori dello stato del Maharastra, dove sorge Mumbai e dove è concentrata la produzione vinicola, alcuni parlamentari hanno proposto di recente di liberalizzare il consumo e la vendita di birra e vino. Per molte compagnie cosiddette “low cost” che forniscono i pasti a pagamento a bordo, si tratta di allargare l’offerta di bevande e quindi avere un introito in più.
Lugano: però la proposta è stata contestata…
Delhi: sì è vero, alcuni ambienti, diciamo “tradizionalisti” hanno sollevato immediatamente delle obiezioni. Una è stata veramente curiosa e riguarda lo stato nord occidentale del Gujarat, dove, come è forse noto, è nato e - in parte - vissuto il Mahatma Gandhi. Per rispetto ai suoi insegnamenti questo stato è uno “dry state”. come dicono qui, ovvero proibizionista, dove è vietato il consumo e la vendita di alcol. Qualcuno ha detto che se la proposta di ammettere alcolici sui voli interni viene accettata, si deve creare un’eccezione per gli aerei in partenza o in arrivo in Gujarat e addirittura per quelli che sorvolano il suo territorio per rispetto alla tradizione gandhiana.
Lugano: Immagino però che i passeggeri siano d’accordo…
New Delhi: si c’è un consenso generale sulla proposta di servire gli alcolici in volo. Ricordo che nonostante i precetti gandhiani, molti dei quali sono oggi ormai soltanto sulla carta, gli indiani sono degli amanti del buon bere, soprattutto di whisky e superalcolici. Di recente c’è stata un’esplosione di consumo di vino che comincia a essere abbastanza diffuso nei ristoranti nonostante i costi molto alti di una bottiglia, almeno per i livelli medi del reddito indiano. Ci sono però molte limitazioni. Per esempio è vietato per molti locali pubblici servire alcolici dopo la mezzanotte e mezza, le licenze commerciali sono molto difficili da ottenere e la vendita al pubblico di alcolici è ancora monopolio di Stato, anche se, di recente, alcuni supermercati hanno ottenuto il permesso di vendere birra. Tra l’altro la liberalizzazione degli alcolici sui voli interni è una delle richieste di lunga data della compagnia aerea Kingfisher, che appartiene al gruppo UB di Vijay Mallya, produttore della omonima birra in India e diventato dopo una serie di acquisizioni straniere, il terzo produttore di alcolici al mondo.

India, economia a rischio di frenata secondo un rapporto del Forum di Davos

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L’India potrebbe non mantenere il ritmo di crescita dell’8% nei prossimi anni a causa di alcuni ostacoli di natura politica, sociale ed economica che potrebbero frenare la sua espansione. A gettare un’ombra sul roseo futuro della potenza emergente asiatica è l’India Economic Forum che si è aperto ieri a Nuova Delhi e che ogni anno serve a “misurare il polso” dell’economia indiana. In un rapporto intitolato “India@Risk” e presentato ieri, gli economisti di Davos hanno messo in luce sei fattori che rischiano di rallentare o arrestare la corsa dell’elefante indiano. I primi tre, che possono essere controllati dall’azione del governo, sono l’impatto della crescita demografica, la carenza di acqua pulita e il conseguente dilagare di epidemie infettive. Il secondo trio di minacce è invece esogeno: il caro petrolio, gli effetti della globalizzazione e i disastri naturali derivanti dal cambiamento del clima.
Per una nazione di un miliardo e oltre 100 milioni di abitanti, metà dei quali sotto i 25 anni, il “dividendo” demografico può diventare un’opportunità in un mondo che invecchia solo se si garantisce una adeguata istruzione e formazione professionale ai giovani di oggi. Tra dieci anni la forza lavoro indiana sarà di 800 milioni di persone e se si vuole dare a tutti un’occupazione “sarà necessario un enorme sforzo di investimento in capitale umano” ha detto Shamser Mehta, direttore generale della CII, la Confindustria Indiana. La scarsità della mano d’opera qualificata è un problema che già oggi affligge e preoccupa le economie emergenti di India e Cina. Anche la globalizzazione, che è stata trainante per la “success story” delle Sylicon Valleys indiane, potrebbe rivelarsi una trappola soprattutto se non garantirà benefici per tutte le classi sociali. Le disuguaglianze sociali sono in aumento e - in una società interdipendente dove il flusso di informazioni è molto rapido - potrebbero essere fonti di tensione nel delicato equilibrio di caste, minoranze etniche e religiose che compone il tessuto sociale del subcontinente. La rivolta dei contadini contro le Zone Economiche Speciali e dei piccoli commercianti contro i centri commerciali, poi il caso degli espropri agrari di Nandigram e l’escalation della violenza dei gruppi maoisti nel Nord-Est sono alcuni segnali di allarme.
Il rapporto, compilato da un team di 40 esperti, mette in luce anche i pericoli derivanti dal rincaro della bolletta petrolifera (l’India importa il 70% del suo fabbisogno energetico), della sopravalutazione della rupia che ha toccato i massimi contro il dollaro e di un eventuale collasso dei prezzi immobiliari nelle metropoli che sono ora a livelli record.
A frenare gli entusiasmi sulla “speranza indiana” è stato lo stesso ministro delle finanze Palaniappan Chidambaram, un fautore delle riforme, della stessa scuola del premier Manmohan Singh. Inaugurando il Forum, ha riconosciuto l’emergere di un nuovo polo economico asiatico “con India e Cina che ora contribuiscono a oltre il 60% del prodotto mondiale”, ma “ciò non significa che il centro del potere economico si sia spostato. I Paesi sviluppati continuano a detenere le risorse della conoscenza, finanziarie e materiali”. Chidambaram ha anche detto che “le riforme del settore finanziario, come le banche, assicurazioni e pensioni sono in ritardo” e ha espresso delusione “per i risultati del governo nel campo della sanità, scuola e irrigazione” nonostante il raddoppio degli stanziamenti pubblici in questi settori. L’agricoltura, in particolare, rimane ancora una “cenerentola” largamente dipendente dalla stagione monsonica. La coalizione di centro sinistra guidata dal partito del Congresso di Sonia Gandhi giungerà alla scadenza del mandato elettorale a fine del prossimo anno. “Abbiamo ancora 16 mesi davanti e forse possiamo progredire” ha detto Chidambaram che rimane però fiducioso sulla possibilità che l’India mantenga un tasso di cresciuta di oltre l8% nel prossimo decennio. Nel terzo trimestre, il Pil indiano ha subito uno scossone assestandosi all’8,5%, in calo rispetto allo stesso periodo del 2006, quando aveva registrato oltre il 10% di aumento. A frenare i consumi di beni durevoli (in particolare le automobili) sarebbero stati i tassi di interesse mantenuti alti dalla Banca Centrale per raffreddare le spinte sui prezzi.
Per la prima volta Chidambaram ha anche ammesso che l’India forse non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’agenda dei “Millennium Goals” delle Nazioni Unite entro la scadenza del 2015. Alcuni di questi obiettivi, come la riduzione della povertà e l’istruzione per tutti i bambini “potrebbero richiedere ancora qualche anno in più rispetto alla data fissata”.

domenica 2 dicembre 2007

Pakitstan, Nawaz Sharif "corteggia" Benazir Bhutto per boicottaggio delle elezioni di gennaio

Andato in onda sulla Radio Svizzera Italiana

Difficile prevedere se l’ex premier Nawaz Sharif riuscirà a convincere la rivale politica Benazir Bhutto a boicottare il voto dell’8 gennaio e ad unire le forze contro il comune nemico rappresentato da Pervez Musharraf. I due ex premier si incontreranno probabilmente già domani per cercare un’intesa su un fronte unico di opposizione che potrebbe coinvolgere anche i partiti islamici. Per ora la Bhutto non sembra essere d’accordo. Secondo lei boicottare il processo elettorale significa offrire una giustificazione allo stato di emergenza in vigore che dovrebbe essere revocato il prossimo 16 dicembre come promesso dal presidente Musharraf giovedì scorso quando ha prestato giuramento per un secondo mandato quinquennale questa volta in abiti civili. Parlando da Peshawar dove oggi ha iniziato la sua campagna elettorale, la presidente del Partito Popolare Pachistano ha detto che “il non partecipare alle elezioni significa regalare all’ex generale una maggioranza di due terzi dei seggi in parlamento”. Dalla città vicino al confine afgano che è la roccaforte degli estremisti islamici, la Bhutto ha però denunciato la possibilità di brogli e di manomissione delle schede elettorali.
Il suo incontro con Sharif, che contesta la rimozione dei giudici della Corte Suprema, sarebbe il primo da quando i due leader sono tornati dall’esilio. L’ex premier esautorato Musharraf dopo il golpe del 99 aveva duramente criticato Benazir per il suo controverso patto con il governo in carica, ma ora sembrerebbe pronto ad un riavvicinamento con la sua rivale numero uno.