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sabato 11 luglio 2015

India-Pakistan: riparte il dialogo dopo incontro tra Modi e Sharif in Russia

su ANSA

Il nuovo tentativo di disgelo tra New Delhi e Islamabad riparte dalla Russia dove oggi il premier indiano Narendra Modi e quello pachistano Nawaz Sharif si sono incontrati a margine del summit dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco), di cui entreranno a far parte. I due leader hanno deciso di riprendere il dialogo bloccato dopo le tensioni sul confine del Kashmir dello scorso anno e si sono dati appuntamento a Islamabad nel 2016 per il vertice dell'organizzazione economica dei Paesi dell'Asia meridionale (Saarc). E' il primo vero incontro bilaterale tra le due potenze nucleari asiatiche da quando oltre un anno fa è salito al potere il 'falco' Modi. Il primo ministro indiano aveva invitato Sharif al suo giuramento a New Delhi, un gesto che era stato considerato di buon auspicio per una distensione, ma poi ci sono stati nuovi attriti. Lo scorso agosto l'India aveva cancellato un round di colloqui dopo che l'ambasciatore pachistano aveva incontrato i leader separatisti del Kashmir. La tensione è anche salita al confine con l'uccisione di diversi militari e civili in sporadici bombardamenti. L'ultima tensione diplomatica risale ad aprile quando un tribunale pachistano ha scarcerato dietro cauzione il religioso islamico Zaki-ur-Rehman Lakhvi, presunta mente delle stragi di Mumbai del 2008 in cui morirono 166 persone. Nel comunicato congiunto reso noto nella città russa di Ufa dal Segretario agli esteri indiano S.Jaishankar e da quello pachistano Aizaz Ahmad Chaudhry, i due leader hanno condannato il terrorismo e concordato di "liberare il Sud dell'Asia da questa minaccia". In particolare, è stato deciso un incontro a New Delhi tra i responsabili della sicurezza nazionale. Non è però stata fissata alcuna data. Modi e Sharif hanno deciso inoltre di accelerare il processo a carico dei responsabili dell'attentato di Mumbai e di liberare i pescatori indiani che si trovano sotto custodia pachistana. Tuttavia, il vero nodo tra i due Paesi, che hanno combattuto quattro guerre, rimane sempre la regione contesa del Kashmir. Lungo il fronte, chiamato 'Linea di Controllo', è in vigore un cessate il fuoco dal 2003 che però è sistematicamente violato dagli eserciti che non perdono occasione per mostrare i muscoli nonostante gli sforzi di dialogo dei governi. Si deve constatare, per esempio, che l'impegno profuso da Sharif per consolidare una formula di dialogo con New Delhi non riceve un appoggio entusiasta da parte dei militari pachistani. Intervistato da GEO Tv, il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, ha di recente accusato l'India di "condurre una guerra indiretta in Pakistan alimentando direttamente o indirettamente il terrorismo". Ed ha chiarito che "il nostro potenziale nucleare non è per bellezza" e "siamo pronti ad usarlo "se viene messa in gioco la nostra sopravvivenza"

giovedì 14 maggio 2015

Pakistan: strage sull'autobus degli ismaeiliti, 45 morti

Su ANSA

 ISLAMABAD, 13 MAG - Ancora una volta una minoranza religiosa è stata vittima di un'orrenda carneficina in Pakistan, dove 45 sciiti sono stati massacrati in pieno giorno a bordo di un autobus nella metropoli di Karachi. Un gruppo di uomini armati, alcuni dei quali camuffati da poliziotti, sono saliti sul veicolo appartenente alla piccola setta degli ismaeliti e ha 'giustiziato' i passeggeri uno per uno con un colpo alla testa. Solo alcune delle circa 60 persone a bordo sono riuscite a scampare al brutale massacro. La strage, una delle più gravi dopo quella di gennaio contro una moschea sciita nella provincia del Sindh costata la vita a 55 persone, è stata rivendicata dall'Isis con un volantino trovato dalla polizia sul posto. Il messaggio scritto in urdu, di cui l'ANSA ha preso visione, spiega che l'attacco "è stato compiuto per vendetta". Ma i media locali ipotizzano che dietro ci potrebbe essere anche il gruppo Jandullah ('Soldati di Dio'), autore in passato di molte altre azioni violente contro la minoranza sciita. Il movimento, che si è staccato dai talebani del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp) lo scorso anno, si era schierato con il Califfato. La dinamica dell'attacco indica che è stato pianificato con precisione e compiuto da uomini ben addestrati. Secondo un rapporto preliminare della polizia del Sindh, un gruppo di 12 assalitori (ma altre fonti riportano sei) ha intercettato verso le 9.40 ora locale nell'area di Safoora Chowrangi l'autobus di colore rosa appartenente a una comunità ismaelita e usato ogni giorno per portare al lavoro i residenti del quartiere di Rozana Scheme 33. Il conducente ha cercato di accelerare quando ha sentito i primi spari, ma i militanti sono riusciti a fermare il mezzo e a salire a bordo. Con delle pistole calibro 9 hanno sparato alla testa e al collo dei passeggeri. Poi, ha raccontato un poliziotto, "hanno controllato che non ci fosse più nessuno da colpire". Alcune foto pubblicate dai media pachistani mostrano il veicolo con delle chiazze di sangue sui sedili e sulle fiancate. Dei testimoni hanno poi riferito che gli assalitori sono scappati a bordo di motociclette, mentre un sopravvissuto si è messo al volante e ha guidato per sette chilometri fino all'ospedale più vicino. La piccola comunità ismaelita, che già in passato era stata nel mirino di fondamentalisti sunniti, è sotto shock. Il leader spirituale della setta, il magnate e filantropo Karim Agha Khan, ha detto che l'attacco "è una violenza senza alcuna ragione di essere contro una comunità pacifica". La strage è stata condannata anche dal segretario generale dell'Onu Ban Ki moon e da diversi leader, tra cui il premier indiano Narendra Modi. A causa del massacro, il capo dell'esercito, il generale Raheel Sharif, ha annullato una visita in Sri Lanka e si è precipitato a Karachi per seguire le indagini. In una telefonata con l'Agha Khan ha promesso "di trovare i responsabili a ogni costo". Negli ultimi due anni la violenza nella città portuale era diminuita grazie al dispiegamento di reparti paramilitari. In serata Geo tv riferiva che le forze dei Rangers avevano condotto una serie di retate nell'area dell'attacco e arrestato 18 persone. Con l'emergere dell'Isis e di nuovi gruppi islamici locali come Jandullah sono aumentati gli attacchi contro gli sciiti a Karachi, Quetta e anche nelle aree del nord ovest, dove ci sono le roccaforti dei talebani. Si stima che negli ultimi due anni, circa mille appartenenti a questa minoranza sono stati uccisi in attentati di gruppi militanti sunniti che considerano queste sette come 'eretiche'.(ANSA).

giovedì 9 aprile 2015

Pakistan: scarcerato 'ideologo' strage Mumbai, India protesta

 Su ANSA
Il Pakistan ha scarcerato oggi un leader islamico, Zakiur Rehman Lakhvi, considerato dall'India come il 'macellaio di Mumbai' per il suo coinvolgimento nelle stragi del novembre 2008 nella metropoli indiana, in cui morirono 166 persone, tra cui anche un italiano. Il 55enne comandante della Lashkar-e-Taiba (Armata dei Puri o LeT), uno dei gruppi armati più attivi in Pakistan, ha lasciato la prigione di Rawalpindi dopo che un tribunale di Lahore ieri ha disposto la liberazione per insufficienza di prove. La notizia ha mandato su tutte le furie New Delhi che da anni chiede che Lakhvi e altri sette sospetti siano processati. Il governo indiano ha contattato in serata il ministero degli Esteri pachistano per esprimere la sua 'grave preoccupazione'. Il ministro degli Interni, Rajnath Singh, ha definito come "increscioso e deludente" la decisione di liberare il leader della LeT. Per ora il premier Narendra Modi, impegnato in una visita a Parigi, prima tappa di un lungo tour che comprende Francia, Germania e Canada, non si è pronunciato. Un commento è invece arrivato dal presidente francese Francois Hollande secondo il quale la scarcerazione "non è una buona notizia per il mondo". C'è il rischio che la decisione della giustizia pachistana possa creare una nuova crisi tra le due potenze nucleari che dopo le tensioni sul confine del Kashmir dello scorso anno hanno nuovamente sospeso i negoziati di pace. In realtà, i giudici gli avevano concesso a Lakhvi la libertà provvisoria il 10 dicembre, ma le autorità locali della provincia del Punjab avevano deciso di trattenerlo in carcere per ragioni di ordine pubblico. Il 14 marzo era stato arrestato nuovamente, ma la detenzione è stata impugnata dai suoi legali presso l'Alta Corte di Lahore che l'ha dichiarata illegittima. Il militante era stato catturato in un raid delle forze di sicurezza una settimana dopo il grave attentato definito come 'l'11 settembre indiano'. Secondo gli inquirenti indiani, Lakhvi sarebbe stato l'ideatore e l'organizzatore dell'assalto compiuto da un commando di 10 terroristi giunti via mare da Karachi. Nei tre giorni dell'assedio i militanti sarebbero stati in collegamento con telefonini satellitari con i vertici della LeT. Uno degli assalitori, catturato vivo e poi condannato a morte (e impiccato nel 2012), avrebbe anche confessato il coinvolgimento del gruppo jihadista pachistano. Alla dura reazione di New Delhi, Islamabad ha risposto che "il caso dell'attacco di Mumbai è all'attenzione della giustizia pachistana" e che "i ritardi della magistratura indiana nel cooperare nell'inchiesta ha complicato la vicenda e indebolito l'accusa". Il portavoce governativo indiano Syed Akbaruddin ha accusato il Pakistan di usare due pesi e due misure relativamente al terrorismo, riferendosi al pugno di ferro contro i militanti islamici deciso dal presidente Nawaz Sharif dopo la strage alla scuola militare di Peshawar. (ANSA)

mercoledì 27 novembre 2013

Pakistan: nominato generale Raheed Sharif a capo esercito


E’ giunta abbastanza a sorpresa la nomina del generale Raheel Sharif a capo dell’esercito pachistano, un’istituzione che ha sempre avuto un ruolo determinante negli oltre 60 anni di storia del Paese. Sharif non e’ considerato un uomo di azione, ma uno interno all’apparato militare. Il suo ultimo incarico e’ stato negli uffici del quartiere generale di Rawalpindi dove si occupava di ispezioni e di addestramento delle truppe. Non sembra avere il carisma del suo predecessore, Ashfaq Kayani, descritto come un amico degli Stati Uniti e vicino alla ex premier Benazir Bhutto assassinata nel 2007.  Anche Kayani, negli ultimi sei anni in cui e’ stato in carica, ha tenuto un basso profilo.  Ma e’ riuscito a prolungare il suo pensionamento nel 2010 quando in via eccezionale ottenne il rinnovo del posto sembra dietro  pressione di Washington.

Il cambio della guardia ai vertici delle forze armate avviene in un periodo delicato per il Pakistan per la tensione con l’India sul Kashmir e la nuova crisi con gli Stati Uniti per via dei droni della Cia. Il governo di Islamabad e’ impegnato a cercare un dialogo con il Tehrik-e-taleban Pakistan, il potente movimento talebano del Waziristan e di sicuro vorrebbe avere un parte anche degli sforzi di riconciliazione in Afghanistan . In questo quadro l’esercito ha sicuramente un ruolo determinante da giocare anche se dopo l’uscita di scena di Pervez Musharraf e le prime elezioni democratiche del 2008 il suo potere si e’ notevolmente  affievolito.

sabato 23 novembre 2013

Pakistan: talebani contro anti polio, rapiti undici insegnanti

Torna a scatenarsi la furia dei talebani contro la campagna anti polio in Pakistan, fondamentale per sradicare questa terribile malattia. A finire nel mirino sono stati oggi 11 insegnanti, sequestrati dai fondamentalisti in una scuola dove si somministravano i vaccini ai bambini. L'episodio, l'ennesimo di una lunga scia di violenze contro gli operatori sanitari, e' avvenuto nel distretto di Khyber, vicino al confine afghano, dove di recente c'e' stata una recrudescenza del contagio con 16 nuovi casi quest'anno. Il Pakistan e' uno dei pochi Paesi al mondo, oltre ad Afghanistan e Nigeria, dove non e' ancora stata sradicata la poliomielite, tornata di recente a far capolino pure in Siria. Le vaccinazioni sono fortemente osteggiate dai gruppi di talebani che controllano il nord ovest e che non hanno mai dimenticato che ad identificare Osama bin Laden nel suo covo di Abbottabad, a nord di Islamabad, fu proprio un team anti poliomielite guidato dal medico Shakeel Afridi sospettato di lavorare per la Cia. Dopo la condanna a 33 anni di prigione del presunto 'delatore', contro il dottor Afridi si e' aggiunta oggi una nuova denuncia presentata alla giustizia pachistana dalla madre di un ragazzo morto sotto i ferri per una operazione di appendicite eseguita nel 2007 nella sua clinica privata della Khyber Agency. Il medico e' stato incriminato per omicidio e truffa, in quanto gli viene negata la qualifica di chirurgo. Ma potrebbe essere una vendetta nei confronti di un uomo bollato in ambienti islamici del Paese come un ''traditore''. Il luogo del rapimento degli insegnanti, impiegati in una scuola privata dove era appena terminata la somministrazione dei vaccini, e' situato nell'area di Bara, una delle piu' turbolente del Pakistan, dove i talebani avevano messo al bando la vaccinazione e minacciato di morte i volontari impegnati nelle campagne sanitarie condotte insieme con l'Onu. Secondo quanto si e' appreso, il sequestro e' avvenuto al termine dei tre giorni di attività mediche, quando gli addetti sanitari e la loro scorta armata erano partiti. Finora non e' giunta alcuna rivendicazione, ma si sospetta che dietro l'incursione ci sia Lashkar-e-Islam, sigla che appoggia i talebani. Potrebbero essere stati portati in una località controllata dai militanti, inaccessibile alle autorità. Da quando e' partita la campagna antipolio nel 2012, ben 22 persone sono state uccise dai jihadisti. L'ultimo caso di violenza e' dello scorso maggio, quando vicino a Peshawar un commando armato aveva aperto il fuoco contro due volontarie che stavano somministrando il vaccino ad alcuni bambini uccidendone una sul colpo e ferendone gravemente la seconda. Secondo dati diffusi il 24 ottobre in occasione del ''World Polio Day 2013'', indetto dall'Onu, da gennaio sono stati segnalati in Pakistan 49 casi di malattia, un numero superiore a quello dello stesso periodo del 2012. Di questi, ben 43 sono censiti nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa e soprattutto nei territori tribali (Fata) dove tradizioni e militanza sono piu' forti. Lo scorso anno il comandante Hafiz Gul Bahadar, che guida una fazione dei talebani del Nord Waziristan, aveva vietato le vaccinazioni per protesta contro i raid dei droni (aerei senza pilota) americani diretti contro i covi di sospetti terroristi, ma che spesso colpiscono accidentalmente bersagli civili.

martedì 20 agosto 2013

Pakistan/Pervez Musharraf incriminato per omicidio di Benazir Bhutto

Un tribunale ha incriminato oggi l'ex generale e presidente pachistano Pervez Musharraf per l'assassinio della leader dell'opposizione Benazir Bhutto, riaprendo cosi' una delle tante ferite del Paese che per la maggior parte della sua storia e' stato sotto il giogo della dittatura militare. L'ex ''uomo forte'' di Islamabad, che ha appena compiuto 70 anni e che da aprile si trova agli arresti domiciliari, e' stato incriminato da una corte speciale antiterrorismo insieme ad altri sei imputati, tra cui due poliziotti, per i reati di omicidio, complotto e favoreggiamento nella strage del 27 dicembre 2007 nella quale fu uccisa la leader dell'opposizione. Nell'udienza, che si e' tenuta a porte chiuse, Musharraf ha respinto le accuse definendole ''inventate'' e ''con fini politici''. Il processo e' stato aggiornato al 27 agosto. L'ex generale era salito al potere con un golpe ''bianco'' nel 1999 dopo aver esautorato l'allora premier Nawaz Sharif, ritornato al potere lo scorso maggio dopo aver sconfitto lo storico partito della famiglia Bhutto. I commentatori pachistani sottolineano che e' la prima volta che un capo dell'esercito viene processato in Pakistan e che cio' e' stato possibile con l'uscita di scena di Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir, salito al potere dopo la sua uccisione. Ma altri ricordano che Musharraf si era inimicato il potere giudiziario quando nel 2007 aveva tentato di mettere il bavaglio alla potente Corte Suprema a lui ostile. Secondo la tesi dell'accusa, basata anche sulla testimonianza del giornalista americano Mark Segal, l'ex presidente non avrebbe garantito adeguata protezione alla leader impegnata nella campagna elettorale dopo il ritorno dall'esilio. La Bhutto fu assassinata al termine di un comizio in un parco di Rawalpindi mentre era su una jeep scoperta. Fu colpita da proiettili sparati da un uomo che poi si fece esplodere uccidendo 24 persone. Le indagini avevano portato all'incriminazione di alcuni responsabili della polizia locale e, in seguito, lo stesso Musharraf aveva rivelato che l'assassinio era stato ordinato dai talebani. Ma una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite, voluta da Zardari nel 2009, aveva accusato l'allora governo di Musharraf di gravi carenze nell'assicurare la sicurezza alla sua rivale politica. Nell'ottobre del 2007, dopo il suo trionfale arrivo a Karachi, macchiato da un sanguinoso attentato che aveva causato oltre 130 morti, la Bhutto, leader del Partito popolare pachistano (Ppp) aveva rivelato ai giornalisti di essere nel mirino dei talebani, Al Qaida e di altri gruppi estremisti e di aver avvertito il governo di queste minacce. Musharraf, a capo di un nuovo partito, era tornato lo scorso marzo dopo quattro anni trascorsi tra Londra e Dubai. Aveva detto di ''voler salvare il Paese''. Ma probabilmente ha fatto male i suoi conti e ben presto sono iniziati i guai giudiziari. Un mese dopo e' stato messo agli arresti domiciliari nella sua villa fuori Islamabad. Si trova attualmente sotto processo per l'esautorazione dei giudici della Corte Suprema durante le leggi di emergenza da lui imposte nel 2007 e per l'assassinio di un leader separatista del Baluchistan nel 2006.

martedì 30 luglio 2013

Pakistan, programma di Geo TV ''regala'' bebe' a coppie senza figli

Pubblicato su ANSA

Un noto presentatore televisivo pachistano e' al centro di una polemica per aver ''regalato'' un neonato abbandonato nella spazzatura a una coppia senza figli durante una popolare trasmissione d'intrattenimento durante il mese sacro del Ramadan. Amir Liaqat, 41 anni, ex politico e ex ministro per gli Affari religiosi, e' considerato una sorta di ''Pippo Baudo'' nel Paese asiatico di 180 milioni di abitanti e ogni sua apparizione televisiva fa schizzare l'audience alle stelle. Ma nella puntata di una settimana fa, andata in onda sul Geo Tv, una delle piu' seguite emittenti private, ha forse esagerato con il sensazionalismo, anche se in nome di una buona causa. Durante un programma-contenitore che si chiama Amaan Ramzan (''Ramadan di pace'') e che va in onda tutti i pomeriggi con talk-show e quiz a premi, Liquat ha mostrato ai telespettatori una neonata su uno scintillante cuscino rosso spiegando che era stata abbandonata in una discarica e che grazie a una organizzazione non governativa aveva trovato nuovi genitori. Il bebe' era stato portato in studio da Muhammad Ramzan Chhipa, un attivista che e' a capo di un'associazione che porta lo stesso nome e che ha un programma per l'affidamento di orfani. La bambina, a cui il presentatore ha messo il nome di Zainab, e' stata poi ''regalata' a una coppia sterile da diversi anni. Secondo il quotidiano The News, che ha raccontato la puntata, il momento della ''consegna'' e' stato molto commovente e molti dei presenti in studio ''avevano le lacrime agli occhi'' dopo aver visto la felicita' della coppia di genitori per la piccolina. Liaquat, noto anche come ''tele-evangelista islamico'', ha poi rivolto un appello ai genitori ''che non possono mantenere i figli'' perche' ''non li buttino nei cassonetti ma li affidino a dei centri di adozione''. Nel website della ong e' spiegato in dettaglio il programma ''Chhipa Palna" (le culle di Chhipa) che prevede di affidare i neonati a coppie senza figli ''in occasioni speciali'', come il Ramadan dove e' tradizione fare dei regali. Non e' escluso che altri neonati siano consegnati in ''diretta'' in altre puntate. Parte della trasmissione e' sempre dedicata a beneficienza o a collette a favore di persone sofferenti o vittime di incidenti. La star televisiva, che e' anche un idolo delle donne per la sua bella presenza, non e' nuovo a controversie del genere. Nel 2008 fu accusato di incitare odio contro la minoranza religiosa degli Ahmadi, mentre due anni fa un filmato ''dietro lo quinte'' lo sorprendeva in atteggiamenti poco ortodossi. La sua carriera di parlamentare si e' incrinata nel 2005 quando si e' scoperto che aveva presentato una laurea falsa. Ma secondo alcuni commentatori, il suo ultimo scoop televisivo della consegna in diretta dei trovatelli a coppie senza figli fa parte di una buona causa in un Paese che non ha leggi sull'adozione e dove l'abbandono o l'eliminazione di neonati e' molto frequente soprattutto quando si tratta di difendere l'onore della famiglia.

venerdì 19 luglio 2013

Pakistan, ''jirga'' vieta lo shopping a donne non accompagnate da famiglia

Pubblicato su Ansa
di Tahir Ali
Un consiglio di anziani ('jirgà) nel nord ovest del Pakistan ha proibito alle donne di andare a fare shopping "da sole" perché è considerato "un comportamento volgare" soprattutto nel mese sacro del Ramadan. La decisione è stata presa da una comunità tribale del distretto di Karak, nella provincia di Khyber Pakhtunkwa dove è molto forte la presenza di gruppi fondamentalisti. In una riunione, convocata oggi da un'associazione islamica chiamata Khattak Ittehad, gli anziani hanno decretato che "soltanto le donne accompagnate da un familiare, per esempio il marito, un fratello, un figlio o il padre, sono autorizzate ad andare al bazar". Le donne che escono di casa da sole "compiono un atto contro le norme della società pashtun e anche contro l'Islam" hanno sentenziato. Tra i partecipanti alla jirga c'erano Hafiz Abne Aminm, leader locale del partito islamico della Jamait Ulema, e Islam e Maulana Mir Zaqeem che è a capo della Khattak Ittehad. "La decisione è stata presa perché riteniamo che le donne non accompagnate siano un motivo di indecenza per la nostra società - ha detto quest'ultimo e anche perché gruppi di donne da sole sono state coinvolte in furti e rapine". La 'jirga' ha invitato la polizia e l'amministrazione locale a mettere in atto il divieto. E poi ha chiesto ai commercianti di "non vendere la merce" a donne non accompagnate da uomini della propria famiglia. La controversa iniziativa ha scatenato la reazione delle femministe pachistane. "E' chiaramente un'ingiustizia nei confronti delle donne - ha detto all'ANSA l'attivista Samar Minullah aggiungendo che "purtroppo queste discriminazioni sono molto comuni nelle regioni a maggioranza pashtun e quindi in tutta la provincia di Khyber e Pakhtunkhwa". Ma sottolinea che di recente "ci sono stati segnali positivi che indicano l'inizio di una presa di coscienza delle donne". Per esempio, la vicenda di Malala Yousufzai, la ragazza coraggio che ha sfidato i talebani, "sta ispirando molte donne delle aree tribali". Un altro segno sul cammino dell'emancipazione è la presenza per la prima volta di tre donne candidate alle elezioni di maggio provenienti dal distretto tribale di Bajuar e da quello di Tank, dove sono attivi i gruppi talebani. Un'altra candidata, Aisha Gulalai, è diventata la prima donna del Sud Waziristan a entrare nell'assemblea legislativa nazionale per il partito dell'ex campione di cricket Imran Khan. Tuttavia ci sono molte ancora molte resistenze e "il caso di Karak è l'esempio lampante che non c'é ancora nessun progresso per la libertà delle donne" ha commentato Gulnaz Beghum, una delle poche attiviste che si batte per i diritti femminili a Peshawar. Nelle aree controllate dai talebani ovviamente vige un severissimo codice morale. Una settimana fa, nel Sud Waziristan, un gruppo talebano appartenente alla tribù del Mullah Nazir (ucciso da un drone Usa a gennaio) ha messo il bando i "pantaloni attillati" sia per gli uomini che per le donne durante il mese di Ramadan. In un volantino, distribuito dopo la convocazione di una "shura", ha minacciato una multa salata per i sarti e i negozi di abbigliamento che non rispetteranno il divieto.

martedì 9 luglio 2013

Pakistan, rapporto segreto su Bin Laden svela fallimento servizi segreti

Pubblicato su ANSA

A distanza di oltre due anni dall'uccisione di Osama Bib Laden, lo spettro del capo di Al Qaida ricompare in un rapporto segreto di una commissione pachistana d'inchiesta creata dopo il clamoroso blitz americano del 2 maggio 2011 nel covo di Abbottabad. Il documento di oltre 330 pagine è basato sull'interrogatorio di circa 200 testimoni, tra cui quello delle tre vedove dello sceicco saudita e dei vertici dei servizi segreti. La versione integrale è stata pubblicata sul sito di Al Jazeera dopo uno scoop del quotidiano pachistano The Dawn. Tra le chicche emerse dai racconti delle donne sopravvissute al raid, c'è quella di una multa per eccesso di velocità presa quando era appena fuggito dall'Afghanistan. Lo sceicco era nella valle di Swat ed era in auto con uno dei suoi fedelissimi, il "corriere" pachistano Ibrahim Saeed Ahmed, detto Al Kuwaiti (perché i suoi genitori erano emigrati in Kuwait). Nel racconto alla commissione, Maryam (moglie di Ibrahim) rivela che non aveva capito chi era "quell'arabo alto e senza barba" e che il consorte aveva subito pagato l'ammenda dopo essere stato fermato dalla polizia. Un altro dettaglio riguarda la vita di Bin Laden come padre e nonno, attento all'istruzione della nidiata di figli e nipoti che abitavano con lui. "OBL (Osama Bin Laden) si occupava personalmente dell'istruzione religiosa dei bambini - si legge - e li sorvegliava quando giocavano". Tra le attività c'era quella di coltivare degli ortaggi "con la messa in palio di semplici premi per chi otteneva il miglior prodotto". I bambini non potevano uscire dal complesso e non potevano giocare con i figli dei due 'corrieri' che abitavano in una parte separata della villa. Un'altra curiosità è che indossava un cappello da cow-boy quando usciva in giardino per la paura di essere intercettato dai satelliti spia. Ma il suo guardaroba era estremamente povero: appena sei "shalwar kamiz" (completo tradizionale pachistano), tre per l'estate e tre per l'inverno. Il resto del rapporto è dedicato a esaminare nel dettaglio la clamorosa "incompetenza" dei vari organismi statali e delle varie intelligence, tra cui il potente servizio segreto militare Isi, che non si è mai accorto della presenza di Bin Laden nella città guarnigione di Islamabad. La commissione d'inchiesta, presieduta dal giudice Javed Iqbal, si chiede come è possibile che il 'corriere' Ibrahim abbia potuto comprare un terreno e costruire una casa (con terzo piano abusivo) con documenti falsi. Il rapporto solleva poi altri quesiti, per esempio sul network di complici legati a Ibrahim e di suo fratello (entrambi uccisi nel blitz Usa) che erano gli unici ad avere accesso a Bin Laden e che lo hanno assistito per diversi anni. Non sono mai stati localizzati, per esempio, gli altri covi a Quetta, Peshawar, Wana, Swat e Karachi usati prima del 2005 dal capo di Al Qaida e dalla sua famiglia e menzionati dalla giovane moglie Amal "detenuta" insieme alle altre per cinque mesi dai servizi pachistani. Sono pesanti interrogativi che probabilmente spiegano perché il governo di Islamabad non abbia voluto rendere pubblico il documento consegnato alla fine dello scorso anno e che solo ora, con un nuovo esecutivo, sia riaffiorato sulla stampa locale

sabato 6 luglio 2013

Pakistan, 700 mila bambini non vaccinati, islamici contro campagne anti polio

Pubblicato su ANSA

In Pakistan c'é il rischio di una ripresa della poliomielite, un terribile flagello che sopravvive solo in tre Paesi al mondo, a causa delle minacce dei talebani contro le vaccinazioni e della loro fobia anti americana. Quasi 700 mila bambini non sono stati vaccinati nell'ultima operazione sanitaria degli inizi di luglio. Nonostante gli sforzi del governo di Islamabad, delle Nazioni Unite e di benefattori come la Fondazione di Bill e Melinda Gates, la somministrazione dei vaccini anti polio nelle zone più a rischio di contagio, come quelle lungo la frontiera con l'Afghanistan, è in forte ritardo. Oggi un quotidiano, citando cifre governative, ha rivelato che i volontari non sono riusciti a raggiungere il 40% dei bambini che dovevano essere immunizzati dal primo al 3 luglio in 90 distretti. I volontari non hanno infatti accesso ad alcuni dei distretti tribali pashtun considerati altamente pericolosi per il rischio di attacchi, l'ostilità della popolazione e anche le offensive militari di Islamabad. Intere aree come il Nord e Sud Waziristan, dove ci sono le roccaforti dei talebani e di altri gruppi islamici, sono 'off limits' per gli operatori anche se scortati dall'esercito. Dall'inizio dell'anno si stima che 24 volontari siano stati uccisi. L'ultimo incidente è del 16 giugno nel nord-ovest quando uomini armati hanno assassinato due infermieri impegnati in vaccinazioni "porta a porta" in un remoto villaggio del distretto di Swabi. A fine maggio un team era stato attaccato vicino a Peshawar e una donna aveva perso la vita. E a dicembre, cinque volontarie sono state uccise a Karachi e a Peshawar in azioni coordinate. Questo stillicidio di sangue ha causato frequenti sospensioni delle campagne e la difficoltà di reperire i volontari. L'epidemia nel frattempo è dilagata. A metà giugno, un caso di infezione di un neonato di 15 mesi (mai vaccinato) nel distretto di Khyber, ha portato a 17 i nuovi contagi registrati nel 2013. Ben sei di questi provengono da questa regione, dove sorge il famoso valico con l'Afghanistan, e che è inaccessibile agli operatori sanitari per la nutrita presenza dei gruppi islamici. Altra preoccupazione è in Nord Waziristan dove a maggio era stato segnalato un contagio da Poliovirus P1 in un piccolo di nove mesi. Nel 2012 il Pakistan, l'unica nazione ancora colpita oltre all'Afghanistan e alla Nigeria, aveva registrato 58 infezioni, in diminuzione rispetto ai 198 dell'anno prima. Il decremento aveva riacceso le speranze di debellare presto il virus come è successo in India, dove da oltre due anni non sono stati segnalati nuovi casi. Lo scorso anno, i talebani del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp) e altri gruppi attivi in Waziristan avevano proibito le vaccinazioni perché "anti islamiche" e anche perché ritenute dei tentativi di spionaggio della Cia. E' ancora vivo nei territori tribali il ricordo del medico pachistano Shakeel Afridi, condannato a 33 anni di carcere, arruolato dall'intelligence Usa per prelevare il dna della famiglia di Osama bin Laden e identificare così il suo covo nella città-guarnigione di Abbottabad, dove è poi stato ucciso nel maggio 2011. E' inoltre diffusa un'assurda credenza secondo la quale i vaccini avrebbero conseguenze sulla fertilità maschile. Ma ci sono voci di dissenso tra i fondamentalisti. Qualche giorno fa, una importante congregazione religiosa di leader spirituali che si chiama Sunni Ittehad Council ha emesso una 'fatwa' (decreto) a favore delle campagne anti polio in cui si dice che i vaccini "non sono sostanze proibite" dal Coranò

lunedì 25 marzo 2013

Pakistan, Musharraf ritorna nonostante minacce dei talebani

L'ex presidente e "uomo forte" di Islamabad, Pervez Musharraf, è pronto a sfidare le minacce dei talebani di "mandarlo all'inferno" se domani tornerà in Pakistan per partecipare alle elezioni parlamentari dell'11 maggio come ha annunciato. "I mujaheddin dell'Islam hanno preparato una squadra speciale. Ci sono kamikaze, cecchini, squadre d'assalto" ha detto un portavoce del principale gruppo armato islamico del Ttp (Tekrik-e-taleban Pakistan) in un video di sei minuti intitolato "Nishano par nigah Rakhna" ("tieni l'occhio sull'obiettivo") ricevuto dall'ANSA. Nonostante gli avvertimenti, l'ex generale golpista di 69 anni ha dichiarato oggi in un'intervista da Dubai di "non essere intimorito dalle minacce" e "di averci fatto l'abitudine negli ultimi dieci anni". Durante i suoi nove anni di potere, dopo il golpe bianco del 1999, Musharraf ha subito due attentati alla vita da cui è uscito illeso. Nel filmato del Ttp, il portavoce talebano Ihsanullah Ihsan e l'ex militare ed evaso Adnan Rashid accusano l'ex presidente di "aver trasformato il Paese in un campo di battaglia in nome dei dollari degli americani" aggiungendo di "non perdonarlo mai". Nel video si vedono dei kamikaze pronti a entrare in azione sotto la guida dello stesso Rashid, condannato all'impiccagione per un fallito attentato allo stesso Musharraf e rinchiuso nel braccio della morte nel carcere di Bannu da cui è scappato lo scorso anno insieme a centinaia di prigionieri grazie a una spettacolare azione dei talebani. Lo scorso primo marzo, l'ex "rais di Islamabad" aveva annunciato la decisione di ritornare in patria dopo quattro anni di esilio volontario per sostenere la Lega musulmana di tutto il Pakistan (Apml) partito da lui fondato. Ha però escluso una sua candidatura. L'ex militare è indagato in diverse inchieste giudiziarie, tra cui quella dell'assassinio della statista Benazir Bhutto nel 2007. A questo proposito il leader ha ricevuto assicurazioni dalle autorità giudiziarie che non sarà arrestato al suo arrivo a Karachi ma che beneficerà del regime di libertà provvisoria richiesta oggi dalla figlia a un tribunale. Per Human Rights Watch, tuttavia, "l'ex dittatore militare deve essere imprigionato per via dei numerosi abusi commessi quando era al potere" tra cui le leggi speciali del 2007 per soffocare la rivolta dei giudici della Corte Suprema. Oltre alla sua "bestia nera" Nawaz Sharif (ex premier che ha deposto), Musharraf avrà come rivale anche l'ex campione di cricket e latin lover Imran Khan, che proprio oggi a Lahore ha portato in piazza centomila manifestanti in una dimostrazione contro la corruzione.

mercoledì 21 novembre 2012

L’Indro: India, giustiziato il terrorista pachistano delle stragi di Mumbai

India, Human Rights Watch critica esecuzione terrorista pachistano

L'associazione per i diritti umani, Human Rights Watch, ha criticato oggi l'India per aver rotto la moratoria volontaria sulle esecuzioni delle condanne a morte con l'impiccagione del terrorista pachistano Ajmal Amir Kasab avvenuta ieri mattina in un carcere di Pune. In un comunicato l'associazione chiede a New Delhi di ristabilire la sospensione delle condanne al patibolo che durava dal 2004, data dell'ultima esecuzione. "L'impiccagione di Ajmal Kasab è un passo indietro per la giustizia indiana", ha detto Meenakshi Ganguly, responsabile per il sud dell'Asia aggiungendo che il governo dovrebbe "prendere azioni per abolire definitivamente la pena di morte". Human Rights Watch ha ricordato che l'esecuzione di Kasab, l'unico militante superstite del commando terroristico responsabile degli attentati di Mumbai nel 2008, giunge due giorni dopo che New Delhi si è espressa contro un progetto di risoluzione delle Nazioni Unite sulla moratoria delle pene capitali. Il documento è stato adottato con il voto di 110 Paesi a favore e 39 contrari, tra cui l'India.

sabato 22 settembre 2012

Pakistan, ministro pachistano offre 100 mila dollari per chi uccider autore film blasfemo in Usa

Dopo il venerdi' di sangue, il mondo islamico ha vissuto un'altra giornata di proteste e tensione culminata con la scioccante proposta di un ministro del Pakistan di piazzare una taglia di 100 mila dollari sulla testa dell'autore del film anti-Islam diffuso su YouTube. E se anche i killer provenissero dalle file dei talebani o di Al Qaida, e' stato il suo appello, sarebbero i benvenuti. Nonostante il coro di denunce contro la pellicola blasfema, non si calma la rabbia dei musulmani, che anche oggi sono scesi in piazza in Nigeria, Pakistan, Gerusalemme est, Francia, Germania e Svizzera, ma per fortuna senza la violenza che ha caratterizzato la giornata festiva di ieri. E' rimasta ovunque la massima allerta per le ambasciate e sedi diplomatiche statunitensi e francesi. In particolare, nella citta' nigeriana settentrionale di Kano, a maggioranza musulmana, migliaia di manifestanti hanno marciato scandendo slogan del tipo ''Morte all'America, a Israele e ai nemici dell'Islam''. Cortei anche nella citta' pachistana di Lahore e nella capitale Islamabad, dove per il terzo giorno consecutivo i dimostranti hanno cercato di entrare nella ''zona rossa''. Proprio dal Pakistan, dove ieri sono morte 26 persone negli scontri, e' arrivato oggi l'annuncio shock del ministro delle Ferrovie, il controverso politico pashtun Ghulam Ahmed Bilour, pronto a dare una ricca ricompensa (soprattutto per gli standard di vita pachistani) a chi uccidera' il produttore del film amatoriale ''L'innocenza dei musulmani''. Da quanto si e' capito, ma il caso e' ancora avvolto dal mistero, uno dei produttori sarebbe un copto cristiano, Nakoula Basseley Nakoula, che vive in California. Il ministro, da tempo al centro delle polemiche per la disastrosa gestione della rete ferroviaria pachistana, ha annunciato la taglia durante una conferenza stampa a Peshawar. ''Voglio mostrare che non siamo disposti a tollerare queste cose'', ha tuonato, aggiungendo che ''puo' servire anche da monito per coloro che commettono blasfemie''. ''E chiedo anche ai talebani o ai fratelli di Al Qaida di partecipare a questa nobile azione'', sono state le farneticanti parole del ministro, che ha assicurato che se solo ne avesse l'occasione ucciderebbe con le sue stesse mani il responsabile di una tale blasfemia. La dichiarazione ha creato scompiglio nel suo partito, il secolare Awami National Party (ANP) al potere nella provincia pashtun di Khyber-Pakhtunkhwa, e che e' di solito nel mirino di quegli stessi talebani ai quali si e' appellato Bilour. Subito dopo la scoperta del video blasfemo, due comunita' tribali in Afghanistan avevano annunciato una taglia sulla testa del produttore di cinque milioni di afghani, ovvero 72 mila euro.

sabato 8 settembre 2012

India e Pakistan aprono frontiera, liberalizzati visti per turismo

India e Pakistan hanno deciso per la prima volta di aprire le frontiere ai turisti dei loro Paesi in una mossa che è vista come una "pietra miliare" nel processo di pace tra le due nazioni rivali. La concessione, per ora ristretta ai gruppi di 10-15 persone, é frutto di un accordo più ampio sulla liberalizzazione dei visti raggiunto oggi a Islamabad tra il ministro degli Esteri indiano S.N. Krishna e la sua controparte Hina Rabbani Khar, secondo quanto riportano i media locali. In base alla nuova intesa, i cittadini indiani e pachistani di oltre 65 anni potranno ottenere un visto all'ingresso nell'unico valico di frontiera di Wagah/Attari. Le nuove norme sulla libertà di circolazione, già annunciate qualche mese fa, permetteranno a milioni di persone di tornare nei Paesi da cui erano fuggiti nella tragica Spartizione del subcontinente indiano nel 1947 dopo la dissoluzione dell'impero coloniale britannico. La distensione tra Islamabad e New Delhi, che hanno combattuto tre guerre sulla questione del Kashmir, è iniziata lo scorso anno dopo un lungo stallo nelle relazioni diplomatiche causato dall'attacco terroristico di Mumbai nel novembre 2008.

lunedì 16 luglio 2012

India-pakistan: riprenderanno partite cricket dopo 4 anni

L'India riprendera' gli incontri di cricket con il Pakistan sospesi dopo l'attacco terroristico agli hotel di Mumbai nel 2008. Lo si apprende da un comunicato diffuso dalla Federazione nazionale cricket (Bcci). ''E' stato deciso di ricucire le relazioni con il Pakistan invitando la squadra per un breve torneo tra dicembre e gennaio'', si legge nella nota. La Federazione ha aggiunto che saranno presto messi a punto i dettagli degli incontri. L'ultima trasferta dei giocatori pachistani in India risale a una serie di match nel 2007/08. Le due Nazionali si erano poi affrontate nella semifinale del Campionato Mondiale all'inizio del 2011 e di recente in un torneo asiatico in Bangladesh. La ripresa delle trasferte per il cricket, uno sport popolarissimo in entrambi i Paesi, rientra nell'ambito del processo di pace tra le due potenze nucleari, ripartito lo scorso anno. Nell'ultima serie di negoziati bilaterali a New Delhi, le due delegazioni diplomatiche avevano deciso di rafforzare gli scambi nel settore sportivo come ulteriore misura di distensione.

mercoledì 23 maggio 2012

PAKISTAN, CONDANNATO 'MEDICO' DI BIN LADEN

Il medico pachistano che, con lo stratagemma di una vaccinazione, aiutò la Cia a identificare Osama Bin Laden nel suo covo di Abbottabad, è stato condannato oggi a 33 anni d carcere per "alto tradimento". La sentenza contro Shakil Afridi, pronunciata da un tribunale del distretto tribale di Khyber in base al severo codice penale in vigore nelle aree pashtun, giunge come un'ennesima doccia fredda per gli Stati Uniti, che avevano chiesto il rilascio del chirurgo, ingaggiato dalla Cia per verificare la sospetta presenza del leader di Al Qaida nella cittadella militare a 100 chilometri da Islamabad, dove un anno fa è scattato il raid dei Navy Seals. Lo scorso gennaio era stato lo stesso segretario americano alla Difesa ed ex capo della Cia, Leon Panetta, ad ammettere che Afridi aveva aiutato l'intelligence americana e contribuito alla causa comune di sconfiggere il terrorismo. Ma per Islamabad, che lo aveva incarcerato subito dopo il blitz e sottoposto a un duro interrogatorio, il medico è un "traditore", e come tale è stato giudicato oggi dai giudici, che gli hanno anche inflitto una multa di 320 mila rupie (circa 3.500 dollari). Lo scorso anno la commissione speciale che indaga sull'uccisione di Bin Laden aveva già raccomandato la condanna di Afridi per spionaggio. Dopo diversi anni di carriera nel servizio sanitario nel distretto di Khyber, è stato esonerato un paio di mesi fa insieme a 17 collaboratori che avevano partecipato alla falsa campagna di vaccinazione. Subito dopo il verdetto, pronunciato in sua assenza, Afridi é stato trasferito nella prigione principale di Peshawar. Oltre all'imputazione di alto tradimento, è stato incriminato per cospirazione contro lo Stato e di attentato alla sovranità nazionale. La condanna potrà essere impugnata presso una corte di grado superiore. Da quanto era emerso da indiscrezioni di stampa, il medico aveva organizzato una falsa campagna di vaccinazione per l'epatite B nell'area dove viveva la famiglia di Bin Laden, composta da tre mogli e oltre una decina di figli di tutte le età. Una infermiera del suo team era entrata nella villa-bunker per somministrare i vaccini a bambini e ad adulti. Ma non è mai stato chiaro se in quella occasione è stato effettivamente prelevato il Dna dello sceicco saudita, utile per il suo riconoscimento. Sembra che la casa Bianca non fosse del tutto sicura che ci fosse il capo di Al Qaida nel complesso quando il presidente Barack Obama decise di condurre il raid, lo scorso 2 maggio. Nel corso di una intervista alla rete tv Cbs, Panetta aveva rivelato che Afridi aveva "aiutato a fornire informazioni che sono state molto utili all'operazione di eliminazione del capo di Al Qaida" e proprio per questo "non ha mai e in nessun caso tradito il Pakistan".

mercoledì 2 maggio 2012

Bin Laden un anno dopo tra misteri e crisi con Usa

La presenza inosservata di Bin Laden nella villa bunker di Abbottadab, vicino a una prestigiosa accademia militare e in altre cinque case dove ha abitato per diverso tempo dopo la fuga dall'Afghanistan, rimangono ancora un mistero. Una commissione speciale, formata dal governo pachistano lo scorso giugno per fare luce sul caso, non e' ancora arrivata ad alcuna conclusione. Dopo aver interrogato diversi leader politici, vertici militari e le stesse vedove del capo di Al Qaida, non c'e' ancora un indicazione chiara su quando sara' pubblicato un rapporto finale.


Il blizt di un anno fa anche aperto una profonda frattura nelle relazioni con gli Stati Uniti che non si e' ancora ricucita, anzi si e' aggravata dopo un raid della Nato lo scorso novembre e l'intenzione di Washington di proseguire con i lanci di droni.

Mentre tra i pachistani c'e' ancora chi crede che Bin Laden sia vivo, la paura di attentati continua a tenere d'assedio il Paese. Oggi e' allerta generale per l'anniversario.

Al Qaida non sembra essersi indebolita , ma semplicemente si e' saldata con i gruppi estremisti che controllano le zone di frontiera. E' di pochi giorni la notizia, filtrata sulla stampa pachistana che al Qaida ha nominato un nuovo leader, Farman Shinwari, un pashtun originario della regione di Khyber.

Intanto di Bin laden non rimangono piu' tracce. La grande casa, dove la famiglia ha vissuto indisturbata per 5 anni , e' stata rasa al suolo e le macerie sono state portate via. Le tre vedove e oltre dieci figli di diversa eta' sono state deportati in Arabia Saudita dopo quasi un anno di reclusione in una localita' segreta.

venerdì 27 aprile 2012

Bin Laden, le tre vedove e i bambini in Arabia Saudita con i loro segreti

A un anno dal raid nella villa bunker di Abbottabad, la numerosa famiglia di Osama Bin Laden ha lasciato il Pakistan dove era sotto la sorveglianza speciale dei servizi segreti portandosi con se' i misteri ancora irrisolti della cattura del leader di Al Qaida e dei lunghi anni di permanenza nel Paese alleato degli Usa nella lotta al terrorismo islamico.

Le tre vedove, due saudite e una yemenica, e una nidiata di figli di ogni eta' sono partiti nella nottata da Islamabad con un aereo speciale saudita e sono gia' arrivati a destinazione. Il governo saudita, che inizialmente si era opposto ad accogliere le mogli, ha mantenuto il piu' stretto riserbo sul trasferimento. Ad accompagnare i familiari c'era solo il fratello della giovane moglie yemenita, la ''favorita'' dello sceicco del terrore, che sara' presto rimpatriata in Yemen, con i suoi cinque figli, di cui quattro nati durante la ''clandestinita'' in Pakistan.

La partenza delle tre donne era stata ritardata da un vero e proprio giallo sulla mancanza di un nulla osta da parte delle autorita' pachistane che avevano ordinato la deportazione al termine di 45 giorni di reclusione per mancanza di permessi di soggiorno. In quell'occasione, la famiglia era stata trasferita dalla localita' segreta dei servizi segreti in un alloggio di Islamabad.

Da un verbale della polizia sull'interrogatorio della yemenita Amal Ahmed Abdul Fateh, avvenuto lo scorso 19 gennaio a Islamabda, emergono nuovi particolari sulla vita della famiglia. La donna di 30 anni racconta di essere arrivata a Karachi nel 2000 con un visto per cure mediche che e' scaduto dopo tre mesi. Si e' quindi recata a Kandahar, attraverso il confine del Baluchistan, dove qui ha sposato Bin Laden (che gia' viveva con due mogli) e ha avuto la prima figlia, Sania. ''Il mio desiderio era di sposare un mujahiddin'' di legge.

Dopo quello che viene definito ''l'incidente'' dell'11 settembre 2001, la famiglia si disperde. Amal e la neonata tornano a Karachi dove cambiano diverse case nel giro di 8 o 9 mesi grazie all'aiuto di una famiglia pachistana e al figlio maggiore dello sceicco, Saad. Ma dopo poco tempo, incontra di nuovo il marito a Peshawar, nel nord ovest, e da qui inizia un periodo di continui spostamenti. Prima nella valle di Swat, a nord di Islamabad, che all'epoca era controllata dai talebani del Mullah Fazlullah, e poi per due anni a Haripur, cittadina ad appena 65 chilometri da Islamabad. In questo tempo, nascono Aasia (2003) e Ibrahim (2004) in un ospedale governativo. ''In entrambe i casi sono stata soltanto due o tre ore per il parto'' racconta la vedova. Nel 2005 quindi traslocano a poca distanza nella grande villa di Abbottabad (ora demolita), con le due famiglie di ''corrieri'' che, anche in precedenza li avevano assistiti. Qui nasce nel 2006 un'altra figlia, Zainab e poi nel 2008 l'ultimo bambino, Hussein. La vedova fa sapere inoltre che durante il raid, gli americani hanno ucciso i due ''corrieri'' Ibrahim e Abrar, la moglie di quest'ultimo Busha e il figlio 20 enne di Bib Laden che si chiamava Khalid.

giovedì 26 aprile 2012

Pakistan, premier Gilani condannato da Corte Suprema

‘’Non sono necessarie le dimissioni’’. Cosi’ e’ stato deciso nel vertice di maggioranza convocato oggi dal presidente Zardari subito dopo il verdetto della Corte Suprema, una sentenza prevedibile per molti, ma decisamente ammorbidita perche’ non prevede l’esonero automatico dalla carica di primo ministro.


Subito dopo la condanna, l’opposizione aveva chiesto le dimissioni di Gilani e le elezioni anticipato. Il suo rivale politico,l’ex premier Nawaz Shari, ha detto che il verdetto e’ basato un su fatto incontrovertibile, cioe’ il rifiuto del premier di eseguire un ordine dei giudici. Il massimo organo giudiziario aveva chiesto due anni fa a Gilani - come capo del governo di scrivere alle autorita’ elvetiche per la riapertura dei vecchi cassi di corruzione contro il presidente Asif Al Zardari. Ma il premier non ha mai obbedito alla richiesta in quanto – come ha detto lui stesso in aula quando e’ iniziato il processo, - il vedovo di Benazir Bhutto e’ protetto da immunita’ presidenziale e quindi non puo’ essere sottoposto a un inchiesta giudiziaria da parte di Berna.

Da qui l’accusa per oltraggio alla Corte Suprema che pero’ ha avuto un occhio di riguardo per Gilani condannandolo soltanto a una detenzione simbolica, invece che alla pena massima di sei mesi di carcere come prevede la legge in questi casi.

Ovviamente sara’ pero’ difficile per Gilani gestire il grave colpo alal sua imagine e la carica dell’opposizione. Piu’ indebolita appare anche la condizione di Zardari gia’ nella bufera per uno scandalo su un presunto memorandum segreto in cui chiedeva aiuto agli Stati uniti nell’eventualita’ di un golpe militare dopo il raid contro la villa bunker di Osama Bin Laden.