lunedì 31 agosto 2009

Sri Lanka, 20 anni di lavori forzati a giornalista tamil

Ha sollevato dure critiche, anche da parte della Casa Bianca, la condanna a 20 anni di lavori forzati inflitta al giornalista tamil Tissainayagam da un tribunale srilankese per violazione a mezzo stampa delle leggi antiterrorismo. In particolare, i giudici lo hanno accusato di aver alimentato l’odio razziale con articoli pubblicati nel 2006 su un settimanale diffuso nel nord est e di aver ricevuto denaro dalle Tigri Tamil per il suo sito internet. Tissainayagam era stato arrestato un anno e mezzo fa quando si era recato dalla polizia antiterrorismo per avere notizie su due colleghi scomparsi. Il suo caso era salito alla ribalta internazionale. Lo scorso primo maggio il presidente americano Barak Obama lo aveva citato come esempio di giornalista perseguitato in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa. Poche ore prima della sentenza, aveva ricevuto un premio dall’associazione francese Giornalisti Senza Frontiere.
La dura condanna non fa che confermare la politica di repressione della stampa seguita dal governo di Mahinda Rajapaksa anche ora dopo la vittoria sui ribelli tamil. Il direttore di una pubblicazione antigovernativa, Lasantha Wikrematunga, era stato assassinato a gennaio. Altri nove giornalisti sono stati uccisi negli ultimi tre anni, mentre numerosi sono stati i casi di aggressione e intimidazione. Continua anche la censura governativa sulla sorte dei 300 mila sfollati tamil rinchiusi nei campi di detenzione nel nord dell’isola .

domenica 30 agosto 2009

India, per le caramelle Perfetti non c’è crisi

Ogni giorno in India si mangiano 30 milioni di caramelle e gomme da masticare con il marchio Perfetti Van Melle. L’azienda fondata da Augusto Perfetti è una delle poche vere "success story" nel subcontinente indiano dove il settore del commercio al dettaglio è ancora chiuso agli stranieri. Paradossalmente le caramelle sono un prodotto "anticiclico" che non ha quindi risentito degli effetti della recessione globale. Secondo Stefano Pelle, manager della Perfetti e responsabile per l’Asia, "caramelle e gomme sono indulgenze a prezzi molto ragionevoli di cui difficilmente ci si priva, anche in tempi di crisi. Anzi, quando l'umore è mesto e si ha bisogno di regalarsi un attimo di rilassamento, una gomma, una caramella o un lollipop aiutano a ridurre la tensione e sono alla portata di tutte le tasche". Non stupisce quindi che nei Paesi emergenti, la Perfetti "ha continuato a registrare tassi di crescita delle vendite a due cifre".
Secondo Pelle i mercati emergenti BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) hanno reagito in modo differente alla crisi: "Cina e l'India sono quelli che hanno sofferto di meno, seppure per motivazioni molto diverse. La prima, grande esportatrice nei paesi fortemente colpiti dalla crisi come gli Usa, ha inizialmente sofferto, ma nel giro di pochi mesi è riuscita a recuperare. Ha sostituito la domanda per l’export con la domanda interna e con esportazioni più a buon mercato in paesi meno ricchi. L'India invece, essendo solo marginalmente dipendente dalle esportazioni, ha sofferto per la mancanza di liquidità, soprattutto nel settore immobiliare e per la diminuzione degli investimenti stranieri. Tuttavia le misure prese dal governo hanno adeguatamente stimolato gli investimenti interni e i consumi riportando i tassi di crescita a un livello non lontano dal periodo pre-crisi. Il Brasile, partendo da tassi più modesti, ma contando anch'esso notevolmente su esportazioni, seppure più di commodoties che di prodotti finiti, ha comunque sofferto, ma non drammaticamente. Il Paese che ha maggiormente accusato il colpo è stato invece la Russia, particolarmente nel 2008 ed inizio 2009. Oltre all'effetto del calo dei prezzi e delle esportazioni di gas e petrolio, da cui l'economia del Paese dipende fortemente, l'alta svalutazione del Rublo ha provocato inflazione importata e ridotto notevolmente i redditi reali e consumi".
Pelle, autore di un libro sulle opportunità di investimento nei Paesi Bric ("Understanding Emerging Markets", Hoepli, 2007) è convinto che India e Cina rimangano "sicuramente appetibili". I tassi di crescita previsti, ben al di sopra del 5% "provano che questi Paesi hanno ancora potenziali di medio-lungo termine decisamente più attraenti rispetto ai paesi dell'Ovest Europeo e USA. Inoltre le loro borse sono drasticamente risalite durante il 2009, registrando eccellenti prestazioni ". In particolare l'India, conclude Pelle, "anche grazie al forte mandato ricevuto nelle recenti elezioni, ha enormi potenziali ed ha visto il proprio mercato azionario quasi raddoppiare il valore dal picco negativo raggiunto durante il 2008".

India, pmi italiane in difficoltà a causa della crisi

La recessione mondiale ha colpito in particolare le piccole medie imprese italiane che non hanno più la forza di investire nei mercati emergenti come l’India, dove la ripresa dei consumi è già partita e il mercato è ancora da conquistare. “Questo è un paese che ha bisogno di 100 milioni di paia di scarpe all’anno, miliardi di cioccolatini, di costruire case e infrastrutture” – dice Roney Simon, rappresentante in Italia della Ficci (Federation of India Chambers of Commerce and Industry) - Ci sono immense opportunità per le pmi italiane che possono vendere e guadagnare immediatamente dal loro know how, ma non hanno più la forza di gettare un ponte dall’Italia all’India”.
La recessione globale ha tarpato le ali alla piccola impresa che è sempre stata il motore del successo del Made in Italy. Mentre i grandi gruppi come Piaggio o Ferrero hanno la forza sufficiente e il sostegno del sistema creditizio di navigare nella bufera, i piccoli non ce la fanno e sono costretti ad abbandonare i progetti di internazionalizzazione. Jacob Rose è uno dei pionieri della consulenza aziendale per ditte italiane: “Purtroppo molte pmi dopo la crisi di ottobre hanno bloccato gli investimenti. Hanno subito un crollo di vendite in Italia, non hanno più liquidità e stanno concentrando i loro sforzi per sopravvivere sul mercato italiano. Non hanno avuto nessun sostegno statale come è avvenuto negli Stati Uniti”. Rose, che è a capo della società Italtec Consulting con sede a Noida, vicino a Nuova Delhi, cita due esempi: una ditta specializzata in paste abrasivi che voleva avviare la produzione in India, ma che ha bloccato i progetti e ha deciso per ora di importare i propri prodotti da Italia e Cina. E un secondo caso di un’azienda di sedie e poltrone che ha anch’essa rinunciato a insediarsi sul mercato indiano. “Le aziende italiane sono deluse dalla Cina, soprattutto per la protezione dei brevetti, e vorrebbero trasferirsi in India” dice Rose che “non vede nubi nere all’orizzonte della crescita indiana” soprattutto per le garanzie di continuità offerte dal governo bis di Manmohan Singh riconfermato a maggio.
Dello stesso avviso è Simon, secondo il quale “c’è una finestra da qui al 2012 per entrare sul mercato indiano e occupare gli spazi aperti. Le imprese italiane non devono perdere questo treno”.
C’è chi però ha dei dubbi sulla capacità di ripresa della locomotiva indiana: “da circa 3 mesi gli ordini sono ripresi, ma non sono tornati ai livelli precedenti – dice Gabriele Checchini, ceo di Itema India, colosso delle macchine tessili, che da due anni ha aperto un impianto a Coimbatore, nello stato meridionale del Tamil Nadu. Le previsioni per quest’anno dovranno essere riviste al ribasso per il 30 o 40%, ma l’India e anche la Cina sono “gli unici mercati possibili dove vendere”. “Siccome i nostri telai costano in media 150 mila euro – conclude - le aziende tessili indiane hanno bisogno dei prestiti delle banche e quindi è necessario che il governo lanci una nuova politica di finanziamento alle imprese”.

India, la ripresa è in anticipo di 4 mesi

Con una previsione di crescita di circa il 6% l’India continua a rimanere in mercato appetibile per il Made in Italy. Mentre Europa e Stati Uniti annaspano ancora nell’onda lunga della crisi finanziaria dello scorso ottobre, la locomotiva indiana ha ricominciato di nuovo a correre grazie alla ripresa della domanda interna e ai prestiti bancari agevolati. “L’India è in anticipo di 4 mesi rispetto alla ripresa degli altri Paesi – spiega Nicolò Tassoni, addetto commerciale della nostra ambasciata a Nuova Delhi – anche se ora sulle stime di crescita pesa l’incognita della produzione agricola seriamente compromessa dalle scarse piogge monsoniche di questa stagione”. Il settore dei beni durevoli, come auto e veicoli commerciali, che avevano patito di più la crisi dei consumi e la stretta creditizia, hanno cominciato a dare segnali di ripresa in primavera. Le grandi aziende italiane come Fiat, Piaggio, Carraro, New Holland hanno tirato un respiro di sollievo. L’inversione di tendenza è coincisa con le elezioni legislative che hanno dato ampio mandato al partito del Congresso e all’economista premier Mahmohan Singh escludendo dalla maggioranza le sinistre contrarie alle politiche di liberalizzazione economica. A luglio la produzione industriale ha registrato un aumento del 7% dopo un’accelerazione record di giugno del 7,8%. Il settore dell’informatica ha tenuto bene nonostante lo spauracchio di tagli dell’outsourcing americano.
In questo quadro l’ottimismo sull’India rimane intatto, anzi i mercati emergenti a Est sembrano essere sempre più l’unica ancora di salvezza per le nostre imprese “che anche nel picco della crisi hanno portato avanti i loro progetti” aggiunge Tassoni. Lo scorso aprile il gruppo Verlicchi, componentistica per moto, ha annunciato una joint venture con l’indiano Hema per realizzare uno stabilimento vicino a Bangalore. All’inizio dell’anno Bay Forge (gruppo Fomas) ha deciso di raddoppiare l’acciaieria a Chennai. Fiat ha lanciato a giugno la Grande Punto prodotta nel grande stabilimento congiunto con Tata Motors che sorge a Ranjangaon.
Gli indiani hanno ripreso a continuato a comprare il Made in Italy anche se c’è stato un quasi azzeramento delle esportazioni italiane in India tra dicembre e marzo che va a ridimensionare il boom del 2008.
Per quanto riguarda le firme della moda, da pochissimo presenti in India, il quadro ha molte luci e ombre. La “middle class” indiana ha ancora le gambe fragili ed è stata spaventata dalla crisi. Solo ora i nuovi centri commerciali cominciano di nuovo a riempirsi di acquirenti. “L’India è uno dei mercati più piccoli in tutta l’Asia per il lusso, ma con il tasso di crescita più elevata anche durante questo periodo di rallentamento della crescita – dicono da Luxottica, una realtà moto radicata in India, - Ciò significa che per un’azienda del lusso che viole entrare in India, ora ci vuole più tempo per raggiungere una massa critica e generare profitti visti gli investimenti iniziali molto elevati”.

Nuovo saggio dell'ambasciatore Toscano: “Il terrorismo non ha giustificazioni”


La premessa è che la società umana è dominata dal principio hobbesiano di “homo homini lupus” e che solo obbedendo alle regole di una “global governance” si possono vincere il terrorismo, il genocidio e la tortura, le tre forme di violenza che il mondo moderno dovrebbe assolutamente eliminare. Non ci sono giustificazioni ideologiche per chi ricorre alla violenza anche per una “giusta causa” secondo Roberto Toscano, ambasciatore italiano a Nuova Delhi e autore di un saggio intitolato “Between Terrorism and Global Governance” pubblicato dalla società di edizioni indiana Har-Anand Publications. Respingendo il presupposto dogmatico dello scontro di civiltà, il diplomatico italiano affronta i dilemmi del nuovo ordine mondiale post 11 settembre con un approccio estremamente pragmatico. “Se non è possibile vietare la guerra, allora introduciamo dei divieti nella guerra” dice citando il principio della Croce Rossa Internazionale. A questo proposito il ruolo del diritto internazionale è fondamentale e ne sa qualcosa Shashi Tharoor, ex funzionario delle Nazioni Unite, saggista e oggi sottosegretario indiano agli esteri, che è stato invitato a presentare il libro di Toscano ieri sera in un centro conferenze della capitale indiana. L’ambasciatore italiano, un esperto di diritto internazionale umanitario, è alla sua seconda pubblicazione da quando ha assunto servizio a Nuova Delhi un anno fa proveniente dalla sede diplomatica di Teheran. E’ dello scorso gennaio l’uscita del saggio “Beyond Violence. Principles for an Open Century” scritto insieme a Ramin Jahabengloo, l’intellettuale iraniano perseguitato dal regime di Teheran che vive in Canada.

martedì 25 agosto 2009

Pakistan, talebani annunciano morte di Baitullah Mehsud

Dopo la girandola di annunci e smentite durata una ventina di giorni, si è risolto ieri il giallo sulla morte di Baitullah Mehsud, il capo tribale Waziristan meridionale ritenuto responsabile delle più sanguinose stragi degli ultimi anni in Pakistan. Due suoi vicecomandanti hanno annunciato ieri con una telefonata all’agenzia di stampa AP che Mehsud è morto domenica scorsa in seguito alle ferite riportate nell’attacco missilistico americano del 5 agosto che ha colpito la casa del suocero in cui si trovava in compagnia della sua seconda moglie. La dichiarazione, che di sicuro è stata accolta con soddisfazione dal governo di Zardari, mette a tacere anche un'altra ridda di voci sulla lotta alla successione al vertice del movimento Tehrik e Taleban Pakistan, formato da gruppi estremisti del confine nord occidentale e da militanti Al Qaeda. La notizia del decesso di Mehsud è stata data congiuntamente dal suo giovane vice comandante e appartenente allo stesso gruppo tribale Hakimullah Mehsud, che avrebbe preso il suo posto e dal più anziano Waliur Rehman, che ora guida le milizie del Waziristan meridionale. Sono state cosi smentite le divergenze che sarebbero sorte tra i due candidati alla successione nel consiglio degli anziani convocato all’indomani del ferimento di Mehsud.

lunedì 24 agosto 2009

Pakistan, giornalista afghano ucciso e faide tra talebani

Un giornalista afghano freddato con quattro colpi di pistola, un attacco suicida a Peshawar contro un leader estremista e nuove voci contraddittorie sul successore del capo talebano Baitullah Mehsud. Se si mettono insieme queste notizie emerse negli ultimi due giorni in Pakistan, si potrebbe forse immaginare l’inizio di un nuovo scenario nella battaglia tra l’esercito e gli estremisti islamici. L’uccisione, smentita da alcuni capi talebani, del potente Mehsud, centrato da un missile della Cia il 5 agosto, avrebbe scatenato una faida all’interno del suo variegato gruppo che comprende capi tribali e militanti di Al Qaeda. L’attacco avvenuto domenica in un quartiere di Peshawar che ha ucciso tre passanti ne è un esempio. Un kamikaze si è fatto esplodere nella casa del fratello di Mubin Afridi, il portavoce di un gruppo islamico estremista ucciso il giorno prima da una bomba piazzata nella sua auto. Secondo alcuni analisti sarebbe in atto una sorta di guerra di mafia tra i vari capi tribali pashtun che lottano per la supremazia della regione e il controllo di diversi traffici illegali. Non è però chiaro se in questo quadro si possa collocare anche la bruta le esecuzione di Janullah Hashimzada, corrispondente dal Pakistan di una televisione afghana, avvenuta nel distretto di Kyber, mentre stava viaggiando a bordo di un pulmino.