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lunedì 22 settembre 2014

INCHIESTA / Il bazar delle spose in India

Migliaia di ragazze dai 12 ai 21 anni sono vendute come mogli nel nord dell'India con la complicità di intermediari senza scrupoli che le rapiscono o le 'comprano' per pochi soldi da famiglie povere. Il prezzo di una sposa vergine, scrive l'ultimo numero del settimanale 'The Week' in un'inchiesta dal titolo "Il grande bazar delle spose indiane", va dalle 15 alle 50 mila rupie (da circa 200 a 640 euro) a seconda delle esigenze e dell'età del marito. Ma se viene rivenduta, come spesso capita, "il prezzo scende come tutte le altre merci" spiega un mediatore di un villaggio del Rajasthan. La ragione del fenomeno è nello squilibrio demografico tra i sessi che in alcuni stati nord occidentali come Rajasthan e Haryana è molto elevato a causa della pratica del feticidio femminile. Il villaggio di Mewat, a una cinquantina di chilometri da Gurgaon, il polo dell'high tech di New Delhi, è tradizionalmente considerato un fiorente mercato per il commercio di "paro" (come sono chiamate le mogli 'comprate' da fuori). Il settimanale ha raccolto diverse testimonianze scioccanti di donne, provenienti in maggior parte dal nord est dell'India, che sono state cedute a uomini disabili o anziani in cerca di mogli come 'schiave del sesso' oppure semplicemente per svolgere le mansioni domestiche. Jamila, che ora ha 60 anni e che è originaria dell'Assam, ricorda che la prima volta è stata venduta a un 'marito padrone' che l'ha barattata per una mucca. Ora vive con il terzo marito, un guidatore di risciò e ha sette figli. Sanija, 25 anni, era stata condotta a New Delhi da uno 'zio' con la scusa di una gita allo storico Forte Rosso. Ma poi è stata venduta a un padre di sei figli in un villaggio dell'Haryana. "Sono stata stuprata e picchiata - racconta - e poi costretta a duri lavori nei campi e in casa" finché l'uomo non ha recuperato le 30 mila rupie che aveva speso. "L'80% delle donne vittime del traffico - spiega un responsabile dell'ong Empower People - non ha nessun tipo di documento o status sociale. Sono vendute e comprate diverse volte per procreare figli o per lavorare in casa o nei campi". Siccome sono sposate legalmente, continua, "i mediatori non possono essere accusati di traffico o di sfruttamento della prostituzione". In Madya Pradesh, nell'India centrale, ogni giorno scompaiono 15 ragazze soprattutto quelle provenienti dalle aree tribali che sono le più povere e arretrate. Secondo la polizia, il fenomeno della compravendita delle spose è in aumento per via della pressione sociale sui giovani indiani che non trovano un numero sufficiente di ragazze da marito e che non possono sposare donne di caste inferiori. I trafficanti hanno allora escogitato un sistema per soddisfare la domanda di spose da parte delle famiglie appartenenti alla casta dei brahmini o altre classi sociali. Dopo aver "comprato" le ragazze nei villaggi tribali le "istruiscono" in base all'etichetta e alle usanze delle classi benestanti e le "vendono" come spose di casta elevata. Per rendere più credibile l'appartenenza a una famiglia di brahmini o jainista, le costringono a cambiare anche il cognome. "Anche se sono a conoscenza delle origini delle spose, molte famiglie - scrive The Week - non sono interessate a denunciare i trafficanti perché non vogliono far sapere di aver pagato per trovare moglie ai loro figli e anche perché le stesse donne magari sono diventate madri e quindi sono state accettate dalla comunità". 

mercoledì 18 gennaio 2012

India, convivenza coppie non sposate ''immorale'' per tribunale di New Delhi

Nonostante una sentenza a favore della Corte Suprema, il sesso extramatrimoniale e la convivenza tra coppie non sposate e' ancora un argomento tabu' in India a tal punto da essere considerato ''immorale'' come ha sentenziato un giudice oggi a New Delhi. Nella rigida societa' patriarcale indiana, dove la quasi totalita' delle unioni sono ancora combinate dai genitori, la convivenza "more uxorio" e' ancora molto rara, anche se e' in aumento, soprattutto tra le giovani coppie benestanti che vivono nelle metropoli, dove da alcuni anni si stanno velocemente affermando modi di vita occidentali. Non stupisce quindi il duro commento del giudice di un tribunale di New Delhi, Surinder S.Sathi, chiamato a pronunciarsi su un delitto commesso tre anni fa da una donna di 28 anni che ha ucciso il convivente nigeriano. ''La convivenza e' un vergognoso prodotto della cultura occidentale'' ed ''e' una moda seguita solo nei centri urbani'', sono state le sue parole riprese con scalpore dalla stampa indiana. Il giudizio contrasta con una sentenza della Corte Suprema di circa un anno fa in cui si riconosceva il diritto alla coabitazione. ''Se un uomo e una donna adulti decidono di vivere insieme non commettono alcuna trasgressione della legge'', aveva detto il presidente del massimo organo giudiziario indiano, K.G. Balakrishnan, citando l'articolo 21 della Costituzione indiana, che garantisce la liberta' personale dei cittadini e perfino la mitologia indu' che esalta l'amore tra Krishna e Radha