venerdì 21 dicembre 2007

Pakistan, attentato contro ex ministro Sherpao

Messo in onda su Radio Svizzera

Si sarebbe mescolato tra le centinaia di fedeli che stavano celebrando la festa di Eid al Adha l’attentatore suicida sospettato della strage di stamattina in un villaggio nei pressi di Peshawar, il capoluogo della provincia di frontiera nordoccidentale. L’esplosione di un ordigno riempito con sfere e schegge di metallo ha provocato una vera carneficina. Secondo l’ultimo bilancio sarebbero almeno 50 i morti e un centinaio di feriti. L’obiettivo dell’attacco sarebbe stato l’ex ministro degli interni Iftab Sherpao che è ora candidato alle prossime elezioni generali dell’8 gennaio. La moschea si trova vicino a un complesso residenziale appartenente al noto politico che in quel momento stava incontrando parenti e simpatizzanti in occasione della festa religiosa. Sherpao e i suoi due figli sono rimasti illesi.
Per la sua immagine pubblica di strenuo oppositore del fondamentalismo islamico, l’ex ministro era nel mirino degli integralisti. Lo scorso aprile era sopravissuto ad un altro attentato nello stesso luogo dove erano morte 28 persone. Il massacro giunge a meno di una settimana dalla revoca dello stato di emergenza da parte del presidente Pervez Musharraf e secondo le autorità potrebbe essere l’ennesimo atto di ritorsione dei militanti talebani e di Al Qaeda contro l’esercito pachistano impegnato nell’ultimo mese a riconquistare le roccaforti degli insorti nella valle di Swat nel nord del Paese.

giovedì 20 dicembre 2007

Taslima Nasreen lascerà l'India, Calcutta ha detto di no al suo ritorno

Pubblicato su Apcom

La scrittrice bangladese Taslima Nasreen potrebbe presto lasciare l’India. Dopo una riunione con i responsabili dei servizi segreti, il governo indiano ha deciso di dare un “ultimatum” all’intellettuale anti velo islamico che da oltre un mese si trova sotto stretta sorveglianza in una località segreta alle porte di Nuova Delhi. La Nasreen non potrà tornare a Calcutta dove ha trascorso gli ultimi tre anni del suo lungo esilio, ma potrà rimanere nella capitale in una condizione simile agli arresti domiciliari oppure lasciare l’India. Toccherà alla scrittrice decidere, ma è molto probabile che sceglierà di ritornare in Europa, probabilmente in un Paese scandinavo dove si trovava prima di rifugiarsi a Calcutta, una città che considera come “la sua seconda casa”.
A nulla sarebbe servito la decisione di Taslima di “epurare” alcuni passaggi del libro “Dwikhandito” considerati offensivi per la religione islamica. L’autocensura non avrebbe accontentato le frange dei fondamentalisti mussulmani che chiedono al governo indiano di non rinnovare più il suo visto (che tra l’altro scade solo a febbraio).
Circa un mese fa a Calcutta erano scoppiati violenti disordini dopo le proteste di uno sconosciuto gruppo islamico. Per timore di alimentare la tensione con la minoranza mussulmana, il governo del Bengala Occidentale, che è guidato dai comunisti, aveva deciso il “trasferimento” della Nasreen nella città di Jaipur. Ma anche in quel caso il governo dello stato nord occidentale del Rajasthan si era rifiutato di accoglierla e l’intellettuale era stata scortata a Nuova Delhi prima in una guest-house nei pressi della zona diplomatica e poi, per evitare il clamore dei mass media, in una residenza governativa in periferia.
La sua “espulsione” rischia di alimentare un’ondata di critiche contro il governo di Manmohan Singh che, secondo alcuni commentatori, non sarebbe stato disposto a scontentare l’elettorato mussulmano alla vigilia di probabili elezioni generali anticipate nel 2008.

mercoledì 19 dicembre 2007

India e Cina, per la prima volta gli eserciti impegnati in "wargames"

Pubblicato su Apcom

Gli eserciti di India e Cina saranno da oggi impegnati in una serie di esercitazioni militari nei pressi di Kunming, capoluogo della provincia dello Yunnan, che confina con il subcontinente indiano. E’ la prima volta che i due giganti asiatici organizzano “war games” congiunti. Finora la cooperazione militare era limitata alle rispettive marine. L’operazione è chiamata “Hand in Hand 2007” ed era stata decisa dopo la visita del presidente Hu Jintao a Nuova Delhi nel novembre di un anno fa. Sarà concentrata su operazioni antiterrorismo e coinvolgerà alcuni reparti speciali dell’Armata Rossa e truppe indiane d’elite dislocate nella travagliata regione del Kashmir. “L’esercitazioni congiunta tra i due eserciti – si legge in un comunicato del governo indiano – riflette il progressivo avvicinamento di India e Cina nel settore della difesa. All’inizio dell’anno due unità navali della marina indiana erano attraccate al porto di Qingdao per partecipare ad una esercitazione congiunta con la marina del People Liberation Army. Lo scorso novembre i due Paesi hanno anche tenuto il loro primo “Annual Defence Dialogue” in Cina”.
Le esercitazioni coincidono con l’annuncio della visita a Pechino del primo ministro indiano Manmohan Singh fissata per il prossimo 13 gennaio. E’ un momento delicato per le relazioni indo cinesi a causa di recenti tensioni emerse sulla vecchia questione dei confini. La delimitazione della lunga frontiera di oltre 3000 km attraverso l’Himalaya rimane ancora un contenzioso irrisolto, nonostante i round di negoziati avviati nel 2005 durante la missione del premier Wen Jiabao a Nuova Delhi. Le trattative sono in fase di stallo. Mentre l’India rivendica migliaia di chilometri quadrati di un altipiano deserto nella regione del Kashmir (in parte ceduto da Islamabad a Pechino), la Cina non ha mai abbandonato le pretese sulla regione di Tawang (dove sorgono importanti centri di culto tibetani) nello stato indiano dell’Arunachal Pradesh, nel settore centrale della frontiera.
Un ulteriore disgelo era avvenuto lo scorso ottobre quando la presidente del partiti del Congresso, Sonia Gandhi, si era recata a Pechino. Significativamente era stata la prima personalità straniera a incontrare la nuova leadership appena riconfermata dal congresso del partito comunista cinese.
“Questa visita di Singh a gennaio potrebbe essere la prima dopo tanti anni a non produrre alcun significativo passo avanti sulla questione dei confini – ha scritto ieri in un editoriale sul quotidiano “The Indian Express” l’esperto di affari internazionali Raja Mohan, ricordando come gli ex premier Rajiv Gandhi nell’1988, P.V. Narasimha Rao nel 1993 e Atal Behari Vajpayee nel 2003 avevano invece ottenuto risultati positivi. Vajpayee per esempio era riuscito a convincere i cinesi a riconoscere la sovranità indiana sull’ex regno himalayano del Sikkim, annesso dall’India nel 1975. Dopo aver combattuto una miniguerra sui confini nel 1962, le relazioni tra India e Cina hanno fatto enormi passi in avanti soprattutto in materia di relazioni commerciali, ma lungo i confini la tensione tra i due eserciti rimane sempre alta.

Sarkozy alla parata del 26 gennaio, ma si porterà anche Carla Bruni?

Pubblicato su Apcom

La rituale parata militare del 26 gennaio, Giorno della Repubblica indiana, quest’anno potrebbe riservare qualche elemento di sorpresa oltre ai missili balistici di nuova generazione o alle piroette della flotta acrobatica sopra l’arco di India Gate, simbolo di Nuova Delhi. L’ospite di onore sarà il presidente francese Nicolas Sarkozy in visita di stato per la prima volta in India. La stampa indiana stamattina, con ironia e forse anche con invidia, si chiedeva se al suo fianco ci sarà l’ex top model franco-italiana Carla Bruni, diventata da ieri ufficialmente la sua nuova fiamma.
Ma anche se non porterà la sua “First Date”, il leader francese avrà in serbo per l’India una ricca agenda diplomatica. In un editoriale oggi il quotidiano “The Indian Express” elogiava il suo attivismo internazionale e la capacità di esercitare quel “soft power” che ha ricucito le relazioni tra la Francia e la superpotenza americana. Il governo di Nuova Delhi cercherà di sfruttare questo revival diplomatico di Parigi per promuovere il dossier dell’accordo nucleare con gli Usa, che è diventato ormai da molti mesi il perno della politica estera indiana. Come è emerso chiaramente durante il recente summit indo-europeo, i Venticinque non hanno ancora una posizione comune sul patto promosso da Washington e che pone fine a oltre 30 anni di isolamento dell’India come potenza nucleare. Sembra che i paesi Scandinavi abbiano qualche riserva ad accettare l’India nell’esclusivo club dei Paesi Fornitori di Tecnologia Nucleare (Nuclear Suppliers Group) in deroga all’attuale regime giuridico internazionale della non proliferazione. La diplomazia di Nuova Delhi, che da poco ha iniziato le trattative a Vienna con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica per mettere a punto delle clausole di salvaguardia da applicare alle centrali nucleari, non mancherà l’occasione di utilizzare l’influenza di Sarkozy per convincere i Paesi europei. La Francia, unico Paese europeo a non condannare gli ultimi test nucleari indiani nel 1998, ha ovviamente tutto l’interesse a vendere tecnologia atomica e “dual use” al ricco e promettente mercato indiano.
A fare da apripista alla visita di Sarkozy sarà il ministro degli esteri Bernard Kouchner, che domani inizia una missione di due giorni dedicata a preparare il terreno alla visita ufficiale di gennaio. L’ex co-fondatore di Medecins Sens Frontiers incontrerà nella capitale il suo omologo Pranab Mukerjee. Il dossier dell’energia nucleare sarà al primo punto nell’agenda di discussione. In cantiere ci sarebbero anche una serie di contratti nel settore della difesa che potrebbero essere annunciati durante la visita presidenziale.
Le relazioni tra India e Francia avevano subito una forte débacle agli inizi del mese quando il Ministero della Difesa indiano aveva cancellato l’appalto per la fornitura di 197 elicotteri leggeri prodotti dal consorzio europeo Eurocopter (Francia, Spagna e Germania) per un valore di circa 600 milioni di dollari. Non era stata fornita alcuna ragione per la revoca del bando, ma è probabile che ci siano state irregolarità nella selezione dell’azienda europea. Parigi aveva fatto la voce grossa per un po’ di giorni, ma ora la disputa sembra essere stata messa a tacere. Proprio in questi giorni si è tenuta a Nuova Delhi la riunione dell’organismo bilaterale indo-francese che coordina la cooperazione militare e l’affare “Eurocopter” non è stato sollevato dalla delegazione di Parigi.

martedì 18 dicembre 2007

India, caro denaro e elezioni rallentano la crescita 2007-08

Pubblicato su Apcom

Dopo quattro anni di corsa ininterrotta la locomotiva indiana mostra segni di rallentamento. La crescita prevista per quest’anno si fermerà all’8,5%, quasi un punto percentuale in meno rispetto al 2006. L’andamento economico del secondo quadrimestre aveva già evidenziato segni di cedimento soprattutto sul fronte dell’industria manifatturiera.
Secondo uno studio pubblicato dal centro di ricerche Oxford Analytica, a frenare l’espansione sarebbero la stretta monetaria attuata dalla Banca Centrale per tenere a bada l’inflazione e la rupia forte, ma anche le elezioni politiche previste nel 2009. Il partito del Congresso di Sonia Gandhi, salito al potere nel 2004 con un’agenda populista, difficilmente sarà propenso in questi anni di fine legislatura ad introdurre riforme economiche che rischiano di scontentare la sua base elettorale. Come ha riconosciuto lo stesso ministro delle finanze P.Chidambaram, in un recente convegno organizzato dal World Economic Forum, il governo già in questi anni è stato incapace di introdurre le liberalizzazioni nei settori del mercato dei capitali, delle banche e delle assicurazioni. La coalizione di centro-sinistra guidata dal premier Manmohan Singh, economista oxfordiano, avrebbe ottenuto risultati deludenti anche sul fronte della modernizzazione agricola, istruzione e sanità, che sono i pilastri del programma politico del Congresso.
In base al rapporto, che fissa a 8,4-8,6% l’incremento del pil per l’anno fiscale che termina a marzo 2008 (contro il 9,4% del 2006-2007), l’aumento del costo del denaro sarebbe stato uno dei principali fattori di “raffreddamento” del tasso di espansione. Dopo la fiammata dell’inflazione che, all’inizio dell’anno, aveva toccato il 6% (prezzi all’ingrosso) la Reserve Bank of India (Rbi) era intervenuta in un paio di occasioni aumentando i tassi. Ora il pericolo sembra essere stato scongiurato e l’aumento dei prezzi è contenuto al 3-4%. La stretta creditizia ha avuto però immediate ripercussioni sulla produzione manifatturiera che è scesa all’8,6% nel secondo quadrimestre (dal 12,7% dello stesso periodo dello scorso anno). Per l’anno fiscale in corso si prevede una crescita industriale dimezzata al 6% (dal 12% del 2006-2007). Un altro fattore “frenante”, soprattutto per le esportazioni, è l’apprezzamento della rupia sul dollaro (oltre il 15% dall’inizio dell’anno). A causa del caro petrolio (l’India importa il 70% del suo fabbisogno energetico) e del rincaro delle materia prime, la bilancia commerciale indiana rischia di aumentare il suo deficit al 6-7% del prodotto nazionale lordo.
Ci sono però anche degli aspetti positivi elencati dagli esperti di Oxford Analytica. Il primo è che le abbondanti piogge monsoniche di questa estate potrebbero portare ad un’annata di buoni raccolti per l’agricoltura che occupa oltre il 60% della popolazione indiana e che è finora rimasta la “cenerentola” del boom indiano trainato dal settore dell’high-tech. Il comparto dell’outsourcing potrebbe poi “beneficiare” della recessione in corso negli Stati Uniti che costringerebbe molte industrie americane a delocalizzare oltreoceano per ridurre i costi operativi. D’altra parte però le “Silicon valleys” indiane cominciano a soffrire della concorrenza di altri Paesi emergenti, come quelli dell’Europa centrale, e hanno gravi problemi infrastrutturali e di carenza di mano d’opera qualificata. A sottolineare queste deficienze è l’Economist in un articolo dove si interroga sulla sostenibilità del boom tecnologico di Bangalore e degli altri poli informatici. C’è poi un altro punto a favore, ovvero il crescente flusso di investimenti diretti dall’estero (Fdi) che dovrebbe raggiungere il livello record di 8 miliardi di dollari e il livello delle rimesse degli emigrati (tra 25 e 28 miliardi di dollari) che potrebbero compensare il rallentamento dell’export.

domenica 16 dicembre 2007

Elezioni in Gujarat, Bjp perde terreno, avanza Il Congresso

In onda su Radio Vaticana

Il leader indu-nazionalista Narendra Modi potrebbe essere riconfermato alla guida del Gujarat secondo gli exit polls condotti da alcuni canali televisivi. La seconda tornata di elezioni nello stato nord occidentale, lacerato da forti tensioni interreligiose, si è svolta ieri senza incidenti di rilievo. La partecipazione al voto dei 18 milioni di elettori è stata del 62%, all’incirca la stessa di quella registrati nella prima fase del voto martedì scorso. Per i risultati dello spoglio occorrerà aspettare una settimana.
Da quanto emerge dai sondaggi, il partito del Bjp, che è al potere da 12 anni in Gujarat, avrebbe subito un’erosione di consenso. La vittoria per Modi, accusato di complicità nei sanguinosi disordini del 2002 contro i mussulmani, sarebbe sicura, ma con un margine percentuale decisamente inferiore sul partito rivale del Congresso. Nelle ultime elezioni del 2002, il Bjp, il Bharatya Janata Party o Partito Popolare Indiano, aveva trionfato aggiudicandosi 127 seggi del parlamento su un totale di 182. Gli exit polls mostrerebbero ora una perdita di 20-25 seggi che sarebbero confluiti nel Congresso. Il Partito di Sonia Gandhi, al potere a New Delhi, avrebbe quindi migliorato la sua performance con questo voto che era considerato un test importante in vista di probabili elezioni generali anticipate.

Pakistan, revocata l'emergenza, ma giudici e media rimangono imbavagliati

In onda su Radio Svizzera

Mantenendo fede alla promessa fatta circa due settimane fa, Pervez Musharraf ha revocato lo stato di emergenza introdotto agli inizi di novembre in una svolta autoritaria duramente criticata dagli Stati Uniti e dalle comunità internazionale. Con il ritorno alla legalità costituzionale, il presidente pachistano intende mostrare l’impegno a garantire il corretto svolgimento delle elezioni generali fissate per l’8 gennaio. I due principiali leader dell’opposizione e rivali politici Benazir Bhutto e Nawaz Sharif, parteciperanno al voto che sarà cruciale per verificare la popolarità di Musharraf che sarebbe in forte declino. Secondo un sondaggio pubblicato dal “New York Times” due terzi dei pachistani vogliono le dimissioni dell’ex generale che stasera si rivolgerà alla nazione in un messaggio radio televisivo. Va anche ricordato che la revoca dello stato di emergenza non implica di fatto nessun cambiamento concreto soprattutto per l’indipendenza del sistema giudiziario e per la libertà di informazione. Di recente il governo ha imposto nuove restrizioni sui talk show e sui programmi in diretta televisiva, mentre metà dei giudici della Corte Suprema sono stati esautorati dopo il 3 novembre. L’ex capo dei giudici Iftikar Chaudry è ancora agli arresti domiciliari. “C’è ancora molto da fare per instaurare una vera democrazia” ha reagito la signora Bhutto dalla città di Quetta dove si trova per la sua campagna elettorale. La presidente del Partito Popolare Pachistano, che è stata premier per due volte in passato, ha molte chance di vittoria nel voto di gennaio, ma non potrà diventare primo ministro, se non sarà modificata una norma costituzionale che vieta un terzo mandato per incarichi di governo.

Gujarat, si chiudono le urne. Narendra Modi rimane favorito nei sondaggi

In onda su Radio Vaticana

Lo spoglio è previsto per la prossima domenica, ma secondo i sondaggi Narendra Modi, il leader del partito indu nazionalista del Bjp, dovrebbe essere ri confermato alla guida del Gujarat dove è al potere da 12 anni. Alle urne, per la seconda fase delle elezioni nel prospero stato nord occidentale, sono stati chiamati 18 milioni di elettori. Lo scorso martedì la partecipazione al voto era stata del 60%. Secondo alcune previsioni il Bjp potrebbe conquistare 115 seggi nel parlamento locale su un totale di 182 assicurandosi cosi una netta maggioranza sul partito rivale del Congresso che considera queste elezioni come un test importante per la tenuta del governo di New Delhi.
La campagna elettorale è stata caratterizzata da un acceso duello verbale tra il carismatico e controverso Modi e la presidente del Congresso, Sonia Gandhi, che lo aveva accusato di creare un clima di terrore nello stato dove esistono forti tensioni tra la maggioranza induista e la minoranza mussulmana. Il leader del Gujarat era stato accusato di complicità nei violenti disordini avvenuti cinque anni fa quando circa 2000 persone, la maggior parte mussulmani, furono barbaramente uccise o arse vive.
Anche le altre minoranze religiose del Gujarat si troverebbero nel mirino del fanatismo indù. I cattolici, che rappresentano circa l’1% della popolazione, temono che la vittoria del Bjp possa portare ad ulteriori restrizioni e discriminazioni soprattutto per quanto riguarda la gestione delle scuole e istituti scolastici cristiani.
Alla vigilia del voto i quattro vescovi del Gujarat avevano lanciato un forte appello per un impegno responsabile dei cattolici in politica. “Chi si sottrae ai propri diritti-doveri sociali rinnega il Signore” avevano scritto in una lettera aperta. Nel 2006 il governo aveva lanciato la proposta di una legge anticonversione, simile a quella in vigore in altri stati indiani, che era stata però bloccata dalle proteste dei leader religiosi e delle associazioni di diritti umani.

mercoledì 12 dicembre 2007

Esame di guida per i risciò a pedali di New Delhi


Pubblicato su Apcom


Anche i risciò a pedali dovranno avere una targa e per guidarli ci vorrà la patente. A deciderlo è il Municipio di Nuova Delhi impegnato da qualche anno nello sforzo di trasformare la capitale indiana in una moderna metropoli.
Dopo aver dichiarato guerra all’abusivismo edilizio e tentato di rimuovere dalle strade le vacche, macachi e cani randagi, le autorità comunali puntano ora il mirino contro le migliaia di “pedalatori” di risciò che affollano il centro storico e i principali quartieri rionali. La maggior parte di loro sono poveri immigrati in cerca di fortuna che finiscono nelle rapaci grinfie delle cosiddette “mafie” dei risciò.
Secondo il nuovo regolamento comunale, i “risciowalla”, come sono chiamati familiarmente, dovranno richiedere una “patente” per esercitare il proprio mestiere che sarà rilasciata dopo un test per accertare la conoscenza della segnaletica e la normativa sulla viabilità. Dovranno inoltre essere proprietari del mezzo ed esibire un certificato di residenza di almeno un anno a Nuova Delhi. L’ordinanza prevede anche un’assicurazione malattia e un check-up medico.
Insomma si tratta di una vera rivoluzione – che se veramente vedrà la luce - rischia di rendere disoccupati la maggior parte dei “risciowalla” che di solito sono analfabeti e nullatenenti.
L’ambizioso piano del Municipio, da realizzare in tempo per i Giochi Olimpici del Commonwealth del 2010, prevede addirittura un chip da installare sul risciò contenente il numero di licenza e il nome del proprietario. Secondo un funzionario comunale “la nuova politica disincentiverà coloro che vengono a Delhi solo per un breve periodo e non conoscono le regole del traffico cittadino”.
Accusati di sostare in doppia o tripla fila creando ingorghi stradali, i risciò a pedali erano stati messi al bando dalla Corte Suprema un anno fa dal popolare bazar di Chandni Chowk, di fronte al Forte Rosso. Ma il divieto è rimasto sulla carta per l’impossibilità pratica di rimuovere i pedalatori che sono un indispensabile (oltre che economico) mezzo di trasporto per la maggior parte dei cittadini che abitano il caotico centro storico della capitale.

martedì 11 dicembre 2007

Elezioni in Gujarat, duello tra Sonia Gandhi e Narendra Modi

Pubblicato su Apcom

Si sono aperte stamattina le urne in Gujarat, lo stato nord occidentale che è uno dei più prosperi dell’India, ma anche il più controverso per i pogrom anti mussulmani scoppiati nel febbraio 2002. A questa prima fase delle elezioni per il rinnovo del parlamento locale partecipano 18 milioni di elettori provenienti dalle aree tribali a ovest, vicino al confine pachistano, e dalla ricca parte meridionale dove sorge il polo dei diamanti di Surat. La seconda tornata è prevista per sabato, mentre lo spoglio avverrà il 23 di questo mese.
Da 12 anni il Gujarat, che è anche lo stato dove è nato e in parte vissuto il Mahatma Gandhi, è guidato dal partito indu nazionalista del Bjp (Partito Popolare Indiano) e dal suo “uomo immagine” Narendra Modi che secondo i sondaggi potrebbe essere riconfermato alla guida dello stato. Il partito rivale del Congresso, che è al governo a Nuova Delhi, ha ingaggiato una dura battaglia con il Bjp. Queste elezioni rappresentano un importante test per il partito di Sonia Gandhi dopo la sconfitta negli stati del Punjab e Uttarakand, aggravata dagli scarsi risultati elettorali nel popoloso Uttar Pradesh.
Assediato dagli alleati comunisti sulla questione dell’accordo nucleare India-Usa, il Congresso starebbe pensando di anticipare di un anno le elezioni legislative nazionali. Secondo alcuni commentatori politici, i risultati del Gujarat saranno determinanti per verificare la “tenuta” della coalizione di centro-sinistra di Manmohan Singh. Ma saranno anche un banco di prova per l’opposizione del Bjp che proprio oggi ha presentato il suo candidato a primo ministro, l’anziano e navigato leader Lal Krishna Advani.
Il “falco” Modi, accusato di “complicità” nel massacro dei mussulmani, è uno dei più strenui oppositori della Gandhi e in particolare delle sue “origini” italiane. In passato è stato protagonista di virulenti attacchi personali contro la vedova di Rajiv Gandhi che durante questa campagna elettorale ha sempre definito ironicamente come “Soniaben” (“sorella” Sonia, in gujarati). Forte del successo economico del Gujarat - da cui proviene il 20% del totale dell’export e che è uno “stato modello” per la politica di incentivazione degli investimenti stranieri - il 52enne carismatico “chief minister” nei suoi comizi ha puntato sulla carta dell’identità induista e dei sentimenti anti mussulmani. In particolare, avrebbe giustificato l’uccisione di un sospetto militante islamico durante un “finto” scontro a fuoco con la polizia due anni fa. La dichiarazione avrebbe provocato la reazione della Gandhi che lo ha bollato come “mercante di morte” durante un suo intervento pubblico. Il duello verbale è ora sotto esame della Commissione Elettorale che ha accusato entrambi i leader di violare il codice condotta elettorale che proibisce ai candidati politici di alimentare tensioni etniche o religiose durante la campagna elettorale.

lunedì 10 dicembre 2007

In aumento del 25% i turisti indiani in Italia, ma chiusura rotte Alitalia sarà penalizzante

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Anche se una vacanza nel Belpaese è ancora un lusso che pochi si possono permettere, il numero di turisti indiani che scelgono di visitare l’Italia è in netto aumento. La vendita di pacchetti turistici è cresciuta quest’anno del 25% secondo dati ancora parziali dell’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo) che è impegnato in un road show a Nuova Delhi, Mumbai e Bangalore per presentare la “destinazione Italia” ai principali tour operator indiani. Il trend è stato positivo anche nel 2006 quando i turisti indiani arrivati in Italia sono stati in totale 130.000, in aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un risultato dovuto in parte all’emergere di “nuovi ricchi”, “ma anche alla capillare attività di promozione e collaborazione con i tour operator” spiega Eugenio Magnani, direttore generale dell’Enit che oggi nella capitale indiana ha inaugurato il seminario “Fascinating Italy” in cui è stata presentata anche l’edizione in lingua hindi del “Little Book of Italy”, una guida turistica dedicata all’Italia e scritta dalla giornalista e fashion guru indiana Bandana Tewari.
L’Italia è tra le mete europee preferite dagli indiani insieme alla Francia e Svizzera e ovviamente al Regno Unito, dove è concentrata la diaspora indiana . Solo da pochi anni però il Belpaese è “venduto” come destinazione unica con una selezione di itinerari concentrati soprattutto sulle città d’arte di Roma, Firenze, Milano e Venezia. “Da quest’anno altri tre operatori indiani hanno dedicato una brochure esclusiva all’Italia e per la prima volta il più grande tour operator, Kuoni, ha realizzato un catalogo di 80 pagine suddiviso per le diverse regioni italiane” spiega Salvatore Iannello, responsabile in India dell’Enit che ha sede a Mumbai.
Ci sono però alcuni ostacoli che potrebbero frenare la crescita del turismo indiano in Italia. Il principale è la carenza del trasporto aereo. La decisione dell’Alitalia di chiudere le sue rotte verso Cina e India a metà del prossimo anno rischia di penalizzare il traffico turistico. “Anche se si tratta di un ridimensionamento necessario per l’azienda, la mancanza di voli diretti tra India e Italia è una chiara debolezza per l’aumento dei flussi turistici” aggiunge Magnani precisando “che comunque esiste già un’avviata collaborazione con altre compagnie aeree come Air France o Lufthansa” che con una sosta a Parigi o Francoforte garantiscono le rotte su Milano o Roma”.
La complessità del rilascio dei visti d’ingresso può essere un altro fattore frenante. Rispetto al passato le procedure sono state semplificate e accelerate grazie all’outsourcing dei servizi consolari di raccolta e selezione delle domande all’azienda indiana VFS. Esiste in particolare una “corsia di preferenza” per i tour operator indiani che vendono i “pacchetti tutto compreso”. Tuttavia un turista individuale “fai-da-te” ha ancora molte difficoltà ad ottenere un visto per l’Italia.

sabato 8 dicembre 2007

INDIA, DONNE POTRANNO LAVORARE COME BARISTE

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Dopo anni di discriminazione “dietro il bancone”, le donne indiane potranno finalmente lavorare come bariste. Accogliendo un principio di pari opportunità sul lavoro, la Corte Suprema indiana ha dichiarato incostituzionale la norma che impediva alle donne di servire alcolici nei locali pubblici. La richiesta era già stata avanzata nel 2006 dal tribunale di Nuova Delhi fa che aveva contestato la restrizione contro le bariste in quanto contrario ai principi della costituzione indiana che stabiliscono l’ eguaglianza dei sessi.
Il divieto era stato imposto dopo una recrudescenza di violenze e molestie sessuali da parte di clienti ubriachi e in particolare, dopo l’uccisione della barista e modella part-time Jessica Lal avvenuto nel 1999 in un bar-ristorante frequentato dai rampolli dell’alta società di Delhi. Una serie di petizioni presentate da studenti delle scuole alberghiere avevano di recente sollevato un dibattito sulla vecchia legge considerata discriminante.
Nella sentenza i giudici della Corte Suprema hanno scritto che “negli ultimi 60 anni le donne sono entrate in ogni sfera della vita pubblica in India” e citano il caso di donne che sono camioniste, pilota, manager, poliziotte e ufficiali dell’esercito.
Il massimo organo giudiziario indiano ha anche abbassato l’età minima per i baristi maschi che prima era fissata a 25 anni.

BODHI TREE, LO SCANDALO DEI RAMI TAGLIATI FINISCE IN TRIBUNALE


Alcuni monaci del tempio buddista di Bodhgaya, nello stato settentrionale del Bihar, sono sospettati di aver tagliato diversi rami del sacro albero di Buddha per venderli come souvenir a ricchi turisti giapponesi e tailandesi. Un tribunale locale avrebbe aperto ieri un’inchiesta contro due responsabili del luogo sacro che erano stati denunciati da un monaco indù, Arup Brahmachari, che da alcuni mesi ha lanciato una campagna anticorruzione contro i monaci e le numerose associazioni caritative che operano a Bodhgaya.
Gli indiziati sono il “chief priest”, il monaco superiore del tempio Maha Bodhy e un suo ex collaboratore. La prossima udienza è fissata tra una settimana.
Lo scandalo, scoppiato lo scorso giugno, aveva provocato un grande scalpore. L'albero della Bodhi, il Risveglio", dove Siddhartha Gautama raggiunse l'illuminazione 2550 anni fa, è venerato da milioni di fedeli e il tempio Mahabodhi è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti per i buddisti. L’incidente era avvenuto oltre un anno e mezzo fa quando un giardiniere del tempio, Deepak Malakar, "aveva reciso con una sega un ramo di due metri circa su ordine del monaco responsabile del comitato di gestione del Mahabodhi Temple" spiega Arup Bramhachari, il monaco indù di 35 anni che è a capo di un'associazione anti-corruzione che ha anche denunciato alcune delle 600 organizzazioni non governative di Bodhgaya. Secondo lui, le foglie dell'albero sacro, anche quelle che cadono in modo naturale, sono vendute dai 10 ai 100 dollari l'una, mentre per un tronchetto "si può anche ricavare 1000 dollari". Ci sarebbero anche alcuni negozi pronti a vendere su ordinazione piccoli Buddha ricavati dal sacro legno soprattutto a turisti del Giappone, Thailandia e Taiwan. Dopo aver raccolto per otto mesi le prove del traffico illegale e scattato le foto di una decina di rami tagliati, Bramhachari ha denunciato i responsabili del tempio al tribunale del distretto di Gaya il 22 giugno scorso per danni alla proprietà pubblica. "Non li lascerò vivere in pace, questo è un crimine che non può passare impunito e se loro useranno la loro forza fisica o politica per fermarmi, io sono pronto a fare lo stesso" ha detto il battagliero monaco che ha anche lanciato via e-mail una campagna di Sos per "salvare l'albero della Bodhi".
Il complesso sacro del tempio Mahabodhi, che consiste in un ampio giardino con al centro una massiccia stupa e altre reliquie, è gestito da un comitato formato da quattro buddisti e quattro induisti, nominati ogni tre anni dal governo locale del Bihar. Quando il 20 luglio del 2006 si venne a sapere della recisione, le autorità locali inviarono alcuni campioni ad un laboratorio di Pune, vicino a Mumbai, per verificare l'autenticità e anche la data delle incisioni. Ma i risultati del test non sarebbero mai stati resi noti. Se però si osserva a occhio nudo la chioma dell’albero, si nota che alcuni rami più bassi sono stati tagliati di recente.
"L'albero, che è alla quarta generazione rispetto a quello originale, è stato potato nel 1977 per alleggerire parte della chioma" è la versione di Bhikku Bodhipala, il monaco responsabile del tempio e che si trova ora nell'occhio del ciclone. "Le accuse sono del tutto infondate - aggiunge - si tratta solo di una lotta di potere tra gruppi politici che cercano di screditare il comitato di gestione prima delle elezioni di agosto. Chi avrebbe il coraggio di danneggiare un albero che ha un immenso significato religioso per i buddisti?". Secondo gli accusatori, inoltre, l'albero sarebbe anche malato e qualche mese fa avrebbe perso moltissime foglie. "Anche questo non è vero - risponde - un virus molto comune per gli alberi Banyan lo aveva attaccato nel 2002 ma è stato curato e ora è in perfetta salute".

mercoledì 5 dicembre 2007

Italia "partner" al Summit sul Design di Bangalore

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L’Italia sarà la protagonista della settima edizione del Summit sul Design 2007, la rassegna annuale che si tiene a Bangalore il 12 e 13 dicembre e che è organizzata dalla CII, la Confindustria indiana, insieme al National Institute of Design (NID). Il Belpaese sarà infatti “country partner” dell’evento che rappresenta un appuntamento importante per l’industria indiana.
La partecipazione italiana prevede in particolare l’allestimento della mostra permanente della Triennale di Milano dedicata ai 100 oggetti- simbolo del “Made in Italy” disegnati nell’arco degli ultimi 50 anni e già presentata a Nuova Delhi in occasione della missione di Massimo D’Alema. Sarà poi organizzato un seminario sul tema del design urbano e della conservazione dei monumenti storici dove è previsto un intervento di Giorgio Croci, il restauratore della basilica di San Francesco ad Assisi. Tra i relatori del convegno ci sono Andrea Pininfarina, Claudio Moderini della Domus Academy e Arturo dell’Acqua Bellavitis del Politecnico di Milano.
Per far fronte alla domanda di innovazione della sua industria emergente, da alcuni anni l’India sta coltivando un “vivaio” di giovani designer con l’aiuto e la collaborazione di università e aziende italiane interessate al vasto potenziale indiano di risorse umane. Lo scorso settembre un giovane laureando del NID di Ahmedabad, Mahan Ghoose, è stato uno dei vincitori di un concorso organizzato dalla Fiat a Torino per il migliore modello di Alfa Romeo.

lunedì 3 dicembre 2007

India, dopo 23 anni i veleni di Bhopal uccidono ancora

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Sono passati esattamente 23 anni dal più grave disastro industriale della storia moderna, ma la gente di Bhopal continua a morire per i veleni usciti dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide nella notte tra il 2 e 3 dicembre. Per ricordare le vittime della tragedia ambientale e denunciare la mancata decontaminazione del sito della multinazionale americana, ieri è stata organizzata una fiaccolata nella città dell’India centrale. Circa 25 mila abitanti delle bidonville vicine all’impianto bevono ancora l’acqua dei pozzi inquinati. Secondo i volontari del Bhopal Group for Information and Action, una delle miriadi di associazioni che si occupano della riabilitazione delle vittime, c’è un’intera generazione nata dopo il 1984 che porta i segni della catastrofe sotto forma di malattie genetiche, malformazioni e vari disturbi psico-psichici. Secondo alcune fonti, almeno 100 mila persone soffrirebbero in diversa misura degli effetti devastanti causati dalla fuga di sostanze tossiche, di cui 20 mila hanno bisogno di cure permanenti.
L’Union Carbide, che ora appartiene al gruppo Dow Chemicals (che di recente è ritornato in India dove ha aperto un centro di ricerca) aveva accettato la responsabilità dell’incidente e aveva creato un fondo di 100 milioni di dollari destinato a costruire un ospedale per le vittime. Dopo una lunga battaglia legale, la questione degli indennizzi venne liquidata nel 1989 quando il governo locale accettò un rimborso totale di 470 milioni (che significò 500 dollari per malato e 2000 dollari per vittima). Ma nessuno pensò agli effetti di lungo periodo dei veleni finiti nel sottosuolo. I sopravissuti ora chiedono al governo di Nuova Delhi che istituisca una commissione nazionale d’inchiesta per lanciare un piano d’azione trentennale per le cure mediche e la decontaminazione dell’area.

Alcolici sul voli interni? Sì, ma non se si sorvola il Gujarat

In diretta su programma Orizzonti della Radio Svizzera Italiana

Alcuni deputati indiani hanno proposto di abolire una vecchia legge che proibisce di servire alcolici a bordo dei voli interni. L’obiettivo è di aiutare i viticoltori indiani, ma l'ipotesi ha sollevato molte perplessità soprattutto tra i seguaci dei principi gandhiani. Ne parliamo con....

Lugano: Buongiorno, innanzitutto perchè questo divieto di servire alcolici sui voli domestici?
Delhi: si tratta di una legge arcaica introdotta dopo alcuni imbarazzati incidenti causati da passeggeri ubriachi. Da allora per evitare problemi del genere sono stati vietati gli alcolici sulle rotte interne, mentre sui voli internazionali sono consentiti. Ora però con l’apertura dei cieli sono arrivate numerose compagnie aeree private in competizione tra loro e che vogliono migliorare l’offerta dei servizi a bordo. Vorrebbero poter servire almeno gli alcolici leggeri, come vino e birra. Facendosi portavoce dei viticoltori dello stato del Maharastra, dove sorge Mumbai e dove è concentrata la produzione vinicola, alcuni parlamentari hanno proposto di recente di liberalizzare il consumo e la vendita di birra e vino. Per molte compagnie cosiddette “low cost” che forniscono i pasti a pagamento a bordo, si tratta di allargare l’offerta di bevande e quindi avere un introito in più.
Lugano: però la proposta è stata contestata…
Delhi: sì è vero, alcuni ambienti, diciamo “tradizionalisti” hanno sollevato immediatamente delle obiezioni. Una è stata veramente curiosa e riguarda lo stato nord occidentale del Gujarat, dove, come è forse noto, è nato e - in parte - vissuto il Mahatma Gandhi. Per rispetto ai suoi insegnamenti questo stato è uno “dry state”. come dicono qui, ovvero proibizionista, dove è vietato il consumo e la vendita di alcol. Qualcuno ha detto che se la proposta di ammettere alcolici sui voli interni viene accettata, si deve creare un’eccezione per gli aerei in partenza o in arrivo in Gujarat e addirittura per quelli che sorvolano il suo territorio per rispetto alla tradizione gandhiana.
Lugano: Immagino però che i passeggeri siano d’accordo…
New Delhi: si c’è un consenso generale sulla proposta di servire gli alcolici in volo. Ricordo che nonostante i precetti gandhiani, molti dei quali sono oggi ormai soltanto sulla carta, gli indiani sono degli amanti del buon bere, soprattutto di whisky e superalcolici. Di recente c’è stata un’esplosione di consumo di vino che comincia a essere abbastanza diffuso nei ristoranti nonostante i costi molto alti di una bottiglia, almeno per i livelli medi del reddito indiano. Ci sono però molte limitazioni. Per esempio è vietato per molti locali pubblici servire alcolici dopo la mezzanotte e mezza, le licenze commerciali sono molto difficili da ottenere e la vendita al pubblico di alcolici è ancora monopolio di Stato, anche se, di recente, alcuni supermercati hanno ottenuto il permesso di vendere birra. Tra l’altro la liberalizzazione degli alcolici sui voli interni è una delle richieste di lunga data della compagnia aerea Kingfisher, che appartiene al gruppo UB di Vijay Mallya, produttore della omonima birra in India e diventato dopo una serie di acquisizioni straniere, il terzo produttore di alcolici al mondo.

India, economia a rischio di frenata secondo un rapporto del Forum di Davos

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L’India potrebbe non mantenere il ritmo di crescita dell’8% nei prossimi anni a causa di alcuni ostacoli di natura politica, sociale ed economica che potrebbero frenare la sua espansione. A gettare un’ombra sul roseo futuro della potenza emergente asiatica è l’India Economic Forum che si è aperto ieri a Nuova Delhi e che ogni anno serve a “misurare il polso” dell’economia indiana. In un rapporto intitolato “India@Risk” e presentato ieri, gli economisti di Davos hanno messo in luce sei fattori che rischiano di rallentare o arrestare la corsa dell’elefante indiano. I primi tre, che possono essere controllati dall’azione del governo, sono l’impatto della crescita demografica, la carenza di acqua pulita e il conseguente dilagare di epidemie infettive. Il secondo trio di minacce è invece esogeno: il caro petrolio, gli effetti della globalizzazione e i disastri naturali derivanti dal cambiamento del clima.
Per una nazione di un miliardo e oltre 100 milioni di abitanti, metà dei quali sotto i 25 anni, il “dividendo” demografico può diventare un’opportunità in un mondo che invecchia solo se si garantisce una adeguata istruzione e formazione professionale ai giovani di oggi. Tra dieci anni la forza lavoro indiana sarà di 800 milioni di persone e se si vuole dare a tutti un’occupazione “sarà necessario un enorme sforzo di investimento in capitale umano” ha detto Shamser Mehta, direttore generale della CII, la Confindustria Indiana. La scarsità della mano d’opera qualificata è un problema che già oggi affligge e preoccupa le economie emergenti di India e Cina. Anche la globalizzazione, che è stata trainante per la “success story” delle Sylicon Valleys indiane, potrebbe rivelarsi una trappola soprattutto se non garantirà benefici per tutte le classi sociali. Le disuguaglianze sociali sono in aumento e - in una società interdipendente dove il flusso di informazioni è molto rapido - potrebbero essere fonti di tensione nel delicato equilibrio di caste, minoranze etniche e religiose che compone il tessuto sociale del subcontinente. La rivolta dei contadini contro le Zone Economiche Speciali e dei piccoli commercianti contro i centri commerciali, poi il caso degli espropri agrari di Nandigram e l’escalation della violenza dei gruppi maoisti nel Nord-Est sono alcuni segnali di allarme.
Il rapporto, compilato da un team di 40 esperti, mette in luce anche i pericoli derivanti dal rincaro della bolletta petrolifera (l’India importa il 70% del suo fabbisogno energetico), della sopravalutazione della rupia che ha toccato i massimi contro il dollaro e di un eventuale collasso dei prezzi immobiliari nelle metropoli che sono ora a livelli record.
A frenare gli entusiasmi sulla “speranza indiana” è stato lo stesso ministro delle finanze Palaniappan Chidambaram, un fautore delle riforme, della stessa scuola del premier Manmohan Singh. Inaugurando il Forum, ha riconosciuto l’emergere di un nuovo polo economico asiatico “con India e Cina che ora contribuiscono a oltre il 60% del prodotto mondiale”, ma “ciò non significa che il centro del potere economico si sia spostato. I Paesi sviluppati continuano a detenere le risorse della conoscenza, finanziarie e materiali”. Chidambaram ha anche detto che “le riforme del settore finanziario, come le banche, assicurazioni e pensioni sono in ritardo” e ha espresso delusione “per i risultati del governo nel campo della sanità, scuola e irrigazione” nonostante il raddoppio degli stanziamenti pubblici in questi settori. L’agricoltura, in particolare, rimane ancora una “cenerentola” largamente dipendente dalla stagione monsonica. La coalizione di centro sinistra guidata dal partito del Congresso di Sonia Gandhi giungerà alla scadenza del mandato elettorale a fine del prossimo anno. “Abbiamo ancora 16 mesi davanti e forse possiamo progredire” ha detto Chidambaram che rimane però fiducioso sulla possibilità che l’India mantenga un tasso di cresciuta di oltre l8% nel prossimo decennio. Nel terzo trimestre, il Pil indiano ha subito uno scossone assestandosi all’8,5%, in calo rispetto allo stesso periodo del 2006, quando aveva registrato oltre il 10% di aumento. A frenare i consumi di beni durevoli (in particolare le automobili) sarebbero stati i tassi di interesse mantenuti alti dalla Banca Centrale per raffreddare le spinte sui prezzi.
Per la prima volta Chidambaram ha anche ammesso che l’India forse non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’agenda dei “Millennium Goals” delle Nazioni Unite entro la scadenza del 2015. Alcuni di questi obiettivi, come la riduzione della povertà e l’istruzione per tutti i bambini “potrebbero richiedere ancora qualche anno in più rispetto alla data fissata”.

domenica 2 dicembre 2007

Pakitstan, Nawaz Sharif "corteggia" Benazir Bhutto per boicottaggio delle elezioni di gennaio

Andato in onda sulla Radio Svizzera Italiana

Difficile prevedere se l’ex premier Nawaz Sharif riuscirà a convincere la rivale politica Benazir Bhutto a boicottare il voto dell’8 gennaio e ad unire le forze contro il comune nemico rappresentato da Pervez Musharraf. I due ex premier si incontreranno probabilmente già domani per cercare un’intesa su un fronte unico di opposizione che potrebbe coinvolgere anche i partiti islamici. Per ora la Bhutto non sembra essere d’accordo. Secondo lei boicottare il processo elettorale significa offrire una giustificazione allo stato di emergenza in vigore che dovrebbe essere revocato il prossimo 16 dicembre come promesso dal presidente Musharraf giovedì scorso quando ha prestato giuramento per un secondo mandato quinquennale questa volta in abiti civili. Parlando da Peshawar dove oggi ha iniziato la sua campagna elettorale, la presidente del Partito Popolare Pachistano ha detto che “il non partecipare alle elezioni significa regalare all’ex generale una maggioranza di due terzi dei seggi in parlamento”. Dalla città vicino al confine afgano che è la roccaforte degli estremisti islamici, la Bhutto ha però denunciato la possibilità di brogli e di manomissione delle schede elettorali.
Il suo incontro con Sharif, che contesta la rimozione dei giudici della Corte Suprema, sarebbe il primo da quando i due leader sono tornati dall’esilio. L’ex premier esautorato Musharraf dopo il golpe del 99 aveva duramente criticato Benazir per il suo controverso patto con il governo in carica, ma ora sembrerebbe pronto ad un riavvicinamento con la sua rivale numero uno.

venerdì 30 novembre 2007

India, due morti per esplosione cannone durante una cerimonia di benvenuto

Pubblicato su Apcom

In un bizzarro incidente due persone sono morte nello stato indiano del Rajasthan uccise dallo scoppio di un cannone medioevale usato per sparare colpi a salve nella cerimonia di benvenuto a una personalità locale. E’ avvenuto due sere fa in un villaggio nei pressi di Wazirpur dove i rappresentati della comunità Meena avevano preparato per la visita del ministro rajasthano Kirori Lal Meena un’ accoglienza “regale” simile a quella riservata in passato ai maharaja del luogo. Secondo quanto riporta il quotidiano “The Times of India”, gli organizzatori “avevano riempito con polvere da sparo un cannone di circa 200 fa e acceso la miccia”. Ma qualcosa è andato storto o semplicemente il vecchio cannone non era in grado di funzionare. Il rudere bellico è esploso e la deflagrazione ha travolto due persone che si trovavano nelle immediate vicinanze e ferite altri sei. Secondo il quotidiano, l’incidente rischia di sollevare una polemica ai vertici delle autorità dello stato nord settentrionale del Rajasthan, in quanto sarebbe proibito per legge l’uso di colpi di cannone a salve per cerimonie a livello distrettuale.

India e Europa verso un accordo di libero scambio nel 2008

Pubblicato su Apcom


Un accordo di libero scambio alla fine del 2008 e una posizione comune sul cambiamento climatico. Sono questi i due principali risultati dell’ottavo vertice tra l’India e l’Unione Europea che si è svolto oggi a Nuova Delhi. Il primo ministro indiano Manmohan Singh, il presidente europeo di turno, il premier portoghese José Socrates e il responsabile della Commissione Europea Josè Manuel Barroso si sono impegnati a rafforzare le relazioni indo-europee soprattutto in ambito commerciale e in quello dell’energia pulita.
Il blocco dei 27 Paesi europei è il principale partner commerciale dell’India con 46 miliardi di euro di interscambio (assorbe un quinto dell’import-export indiano) ed è anche il più importante per il flusso di investimenti esteri. La conclusione di un Free Trade Agreement (Fta), i cui negoziati sono iniziati circa un anno fa, ”avranno l’effetto di dare un ulteriore impulso alle nostre relazioni” ha detto Barroso. Il premier Singh, nella conferenza stampa al termine degli incontri, si è augurato di arrivare all’accordo di libero scambio nel prossimo summit che si terrà in Francia tra un anno.
Tuttavia ci sarebbero ancora molti ostacoli per arrivare ad un’intesa sulla riduzione dei dazi doganali e delle barriere non tariffarie. Numerose divergenze sono emerse anche ieri al Summit Economico Indo-Europeo organizzato dalla CII, la Confindustria indiana. Il commissario europeo Peter Mandelson ha sottolineato che l’India deve liberalizzare i servizi e aprire agli stranieri il sistema degli appalti pubblici, mentre il governo indiano preme perché Bruxelles rimuova le barriere non tariffarie e gli ostacoli tecnici alle importazioni extracomunitarie. Si tratta dello stesso contenzioso che divide i Paesi industrializzati e il G20 dei Paesi emergenti guidati da India e Brasile in seno dei negoziati sul commercio multilaterale di Doha ora in stallo. Barroso ha sottolineato che l’accordo di libero scambio deve “essere ambizioso”, ma secondo le parole di Kamal Nath, il ministro indiano del commercio estero e strenuo negoziatore di Doha, l’India “vuole essere sicura di ottenere di più di quello che è disposta a concedere”.
L’altro punto di novità del summit è stata l’attenzione al cambiamento climatico. Dopo l’ultimo rapporto dell’IPCC (il Comitato Intergovernativo sul cambiamento del Clima, co-vincitore del Premio Nobel per la Pace di quest’anno) e alla vigilia della Conferenza dell’Onu a Bali, la questione ambientale ha assunto un ruolo primario per la diplomazia internazionale. “Uno dei principali risultati dei nostri incontri – ha detto il premier portoghese Socrates – è quella di aver raggiunto una posizione comune sulla necessità di un “buon compromesso” e di una precisa road-map per la riduzione delle emissioni inquinanti dopo il 2020. Questo compromesso deve essere ottenuto tenendo presente responsabilità comuni, ma diverse” tra Paesi Sviluppati e Paesi in via di Sviluppo.
L’India (e anche la Cina), che nei prossimi anni diventeranno i maggior i inquinatori mondiali, si rifiutano di accettare limiti alle emissioni di CO2 della loro nascente industria dopo la scadenza di Kyoto. “India ed Europa si impegnano a stabilizzare la concentrazione dei gas responsabili dell’effetto serra nell’atmosfera a un livello tale da evitare interferenze umane dannose per il sistema del clima” si legge nella Dichiarazione Comune di 9 pagine resa nota al termine del summit che sottolinea anche la necessità “di un’azione globale da parte di tutte le parti, secondo le comuni ma diverse responsabilità e rispettive capacità, con i Paesi sviluppati che guidano l’iniziativa”. Il “fardello” di ripulire l’aria rimane quindi sui Paesi ricchi e questa posizione è accettata dall’Unione Europea.
Tra gli altri risultati concreti c’è la creazione a Nuova Delhi di un European Business and Technology Center (Ebtc) che sarà finanziato inizialmente con la somma di 7 milioni di euro. E’ stato anche firmato un nuovo accordo di cooperazione triennale che prevede lo stanziamento di 260 milioni di euro nei settori della sanità, scuola, aviazione civile e per la cooperazione accademica e culturale.

Pakistan, Musgharaf revocherà lo stato di emergenza il 16 dicembre

Messo in onda da Radio Vaticana

E’ stata salutata positivamente dagli Stati Uniti la decisione di Pervez Musharraf di revocare lo stato di emergenza e di garantire il regolare svolgimento delle elezioni parlamentari fissate per il prossimo 8 gennaio. Cedendo alle pressioni della Casa Bianca, il presidente pachistano negli ultimi due giorni ha sbloccato lo stallo politico in cui era caduto il Paese dopo la sospensione dei diritti costituzionali decisa lo scorso 3 novembre per contrastare quello che Musharraf nel discorso di ieri sera alla nazione ha definito un “complotto contro la nazione”. La fine dello stato di emergenza, annunciata a partire dal 16 dicembre, non ha però convinto del tutto l’opposizione. L’ex premier Nawaz Sharif, ritornato dall’esilio una settimana fa ha annunciato che il suo partito boicotterà il voto e ha invitato la rivale politica Benazir Bhutto a fare lo stesso. Ma la leader del Partito Popolare per ora esclude il boicottaggio anche perché non sarebbe ancora del tutto tramontato il vecchio accordo di condivisione del potere con Musharraf che ha permesso il suo ritorno in patria lo scorso 18 ottobre.
Il giuramento dell’ex generale per un nuovo mandato presidenziale coincide anche con una dura offensiva dell’esercito pachistano nella valle di Swat al confine afghano dove sono state riconquistate le posizioni occupate dai guerriglieri islamici filotalebani.

mercoledì 28 novembre 2007

PAKISTAN, OGGI REVOCA STATO DI EMERGENZA?

In onda su Radio Svizzera Italiana
Potrebbe essere revocato presto lo stato di emergenza dichiarato lo scorso 3 novembre da Pervez Musharraf che ieri ha dato l’addio a 46 anni di carriera militare con una commovente cerimonia nel quartiere generale dell’esercito a Rawalpindi. Secondo il procuratore generale Malik Muhammed Qayyum, l’ex generale potrebbe decidere già nelle prossime 48 ore il ritorno alla legalità costituzionale e il rilascio dei prigionieri politici. Dopo aver passato il comando della forze armate al suo più fidato collaboratore, il generale Ashfaq Parvez Kayani, Musharraf ha prestato giuramento stamattina come presidente per un nuovo mandato di 5 anni. In serata quindi terrà un discorso alla nazione in cui potrebbe annunciare nuove misure per il ritorno alla normalità del Paese in vista delle elezioni parlamentari dell’8 gennaio.
A otto anni dal golpe, il Pakistan è entrato da ieri in una nuova era politica secondo un copione scritto con la regia degli Stati Uniti. Con il ritorno dall’esilio dei due ex premier e rivali politici, Benazir Bhutto e Nawaz Sharif, si sono aperti nuovi spazi per alleanze elettorali. Nei prossimi giorni i due leader muoveranno le loro pedine. Dopo aver espresso soddisfazione per Musharraf che ha mantenuto la sua promessa di indossare abiti civili, la signora Bhutto potrebbe riconsiderare l’ipotesi del patto di condivisione del potere. Ma nello stesso tempo, in un’intervista a una tv indiana, ha invitato Sharif a discutere l’ipotesi un fronte unico di opposizione.

L'India scende al 128esimo posto nel rapporto Undp su qualità della vita

Pubblicato su Apcom

Nonostante una crescita record di oltre l’8%, l’India è scivolata in basso nella classifica delle nazioni compilata in base all’“Indice di Sviluppo Umano”, un indicatore macroeconomico introdotto dalle Nazioni Unite oltre dieci anni fa e che tiene conto di fattori come la speranza di vita o il tasso di analfabetismo, oltre che il reddito pro capite. Nel rapporto dell’Undp presentato ieri anche a Nuova Delhi, è scesa al 128esimo posto perdendo due posizioni rispetto all’anno precedente. Nel 2006 aveva conquistato una posizione salendo al 126esimo posto sui 177 Paesi presi in considerazione, mentre nei due anni precedenti era rimasta stabile al 127 posto.
Tuttavia, secondo quanto hanno precisato i curatori del rapporto, il valore di HDI (Human Development Index) è leggermente più alto di quello dell’anno scorso grazie all’aumento del reddito pro capite e del tasso di scolarizzazione passato dal 62% al 63,8%. Il declino sarebbe quindi da mettere in relazione con i buoni risultati degli altri Paesi e anche con divergenze di calcolo della speranza media di vita della popolazione.
La qualità della vita in India rimane comunque molto distante dall’altro gigante asiatico, la Cina, che si trova all’81esimo posto. Per quanto riguarda gli altri Paesi del Sud dell’Asia anche Sri Lanka (91) e Maldive (100) godono di una condizione sociale ed economica migliore, mentre il piccolo regno del Bhutan (133), Pakistan (136), Bangladesh (140) e Nepal (142) sono alle spalle.
Tra le novità del rapporto dell’Undp c’è anche un forte richiamo a Cina e India sulla questione del cambiamento climatico. Gli esperti hanno “avvertito” che gli effetti dell’inquinamento atmosferico, se non saranno posti dei limiti, potranno compromettere il trend positivo di sviluppo nel settore della salute, scuola e riduzione della povertà. Il vice presidente della Commissione per la Pianificazione, Montek Singh Ahluwalia, che ha presentato il rapporto nella capitale, ha reagito duramente al suggerimento dell’Undp secondo il quale i Paesi in Via di Sviluppo dovrebbero impegnarsi a ridurre le loro emissioni dal 2020. L’ipotesi, che giunge alla vigilia del cruciale appuntamento con la conferenza mondiale sul clima di Bali, è stata nettamente respinta dall’economista indiano Ahluwalia perché non tiene conto della vasta popolazione. Secondo Ahluwalia il criterio per misurare le emissioni è quello pro capite. L’India è al quarto posto nel mondo per l’emissione di carbone nell’atmosfera con un totale di 1342 tonnellate cubiche di CO2 (dati 2004), ma se si tiene conto della vasta popolazione le emissioni inquinanti pro capite sono appena di 1,2 tonnellate di CO2. Se si fa il raffronto con gli Usa, un indiano inquina 17 volte di meno che un americano. Il criterio delle emissioni pro capite era stato anche indicato dal premier Manmohan Singh al recente vertice del G8 in Germania e avrebbe incontrato il supporto del cancelliere tedesco Angela Merkel.

martedì 27 novembre 2007

DALAI LAMA, I TIBETANI SCEGLIERANO IL SUCCESSORE

In onda su Radio Svizzera Italiana

Per la prima volta il Dalai Lama ha affrontato il delicato tema della successione parlando con dei giornalisti al margine di un convegno interreligioso organizzato ad Amritzar, la città sacra per la setta sikh, nel nord dell’India. Il leader religioso ha colto l’occasione per annunciare che sarò il popolo tibetano in esilio a scegliere con un referendum un successore prima della sua morte. Ha anche aggiunto che il nuovo Dalai Lama sarà scelto tra qualcuno fuori dal Tibet. “Se la mia morte giungerà quando saremo ancora tutti degli esuli la mia reincarnazione avverrà fuori dal Tibet” ha detto aggiungendo che il processo di selezione non è ancora iniziato. “Dai controlli medici a cui mi sottopongo regolarmente emerge che posso vivere ancora per qualche decennio” ha scherzato il premio Nobel per la pace che ha 72 anni e che dal 1959 vive in esilio in India nella località himalayana di Dharamsala. L’ipotesi di una consultazione popolare rappresenta una rottura con la tradizione secondo la quale il nuovo Dalai Lama è scelto dal clero buddista di Lhasa secondo un antico rituale dopo la morte del precedente. “E’ una manifesta violazione della pratica religiosa e della prassi storica” ha reagito il ministero degli esteri cinese con un comunicato dove ha duramente condannato la proposta del Dalai Lama che in questo modo vanifica le intenzioni del governo di Pechino di nominare direttamente un successore dopo la sua scomparsa.

lunedì 26 novembre 2007

Taslima Nasreen trasferita in località segreta sempre a Nuova Delhi

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Continua la saga della scrittrice anti-velo Taslima Nasreen “rifiutata” da alcuni stati indiani per paura delle reazioni dei gruppi mussulmani. L’intellettuale femminista bangladese da oltre dieci anni in esilio forzato dopo una fatwa contro un suo libro, dopo la mezzanotte è stata nuovamente “prelevata” dalla polizia indiana dalla guesthouse di Nuova Delhi e scortata in una località segreta “nel raggio di 20 o 30 minuti in auto”, secondo indiscrezioni della televisione.
La Nasreen aveva lasciato giovedì scorso la sua casa di Calcutta, dove risiedeva dal 2004, scorso in seguito ai violenti disordini sollevati da un gruppo mussulmano che chiedeva la cancellazione del suo visto semestrale in scadenza a febbraio. “Contro la sua volontà”, come ha dichiarato in un’intervista, era stata trasferita in aereo a Jaipur, nello stato nord-occidentale del Rajasthan dove è iniziata la sua odissea. Ufficialmente respinta dalle autorità locali per una questione burocratica, la scrittrice era stata scortata a Nuova Delhi e ospitata in una casa di rappresentanza del Rajasthan, nel sud della capitale, in attesa di nuove decisioni del governo. La sua presenza a Delhi aveva attirato l’attenzione delle televisioni e giornalisti accampati giorno e notte davanti alla guest-house e anche di numerosi curiosi. Probabilmente per evitare l’eccessivo clamore, le autorità indiane avrebbero quindi deciso il nuovo trasferimento che è avvenuto in piena notte.
Il caso della Nasreen sta diventando un dilemma politico per il governo indiano. La situazione è ormai sfuggita di mano. E’ iniziato un imbarazzante scaricabarile tra il governo comunista del Bengala Occidentale che avrebbe “espulso” la scrittrice per non perdere il favore dell’elettorato mussulmano e il governo federale che non si è ancora pronunciato sulla vicenda (che ricorda quella dell’artista mussulmano Husain, costretto a vivere all’estero dopo le condanne degli integralisti indù contro le sue opere giudicate blasfeme). Il silenzio di Sonia Gandhi e del premier Manmohan Singh hanno suscitato le critiche dei principali opinionisti indiani che hanno accusato il governo di piegarsi ai voleri degli estremisti islamici. L’opposizione indu nazionalista del Bjp ha preso la palla al balzo chiedendo a gran voce che sia concesso alla Nasreen lo status di rifugiato politico (ma sarebbe impossibile in quanto la scrittrice ha un passaporto svedese) e si è impegnato a sollevare un dibattito in Parlamento. I gruppi di difesa dei diritti umani vogliono che le sia data la cittadinanza indiana come lei stessa aveva richiesto. Il primo ministro dello stato del Gujarat (dove a dicembre si terranno le elezioni), Narendra Modi, si è offerto di ospitarla. Parlando ai giornalisti, la scrittrice aveva detto che non vuole lasciare l’India e considera Calcutta “la sua seconda patria”. “Se me lo permettono ci tornerei subito” ha aggiunto.

Musharraf, domani il congedo dall'esercito

Messo in onda da Radio Svizzera Italiana

Mantenendo fede alle promesse fatte alla comunità internazionale e all’opposizione, Pervez Musharraf si prepara a lasciate la sua carica di capo di stato maggiore dell’esercito che riveste dal suo golpe del 99. Il cambio delle consegne con il suo successore già designato, il generale Ashfaq Pervez Kiyani, dovrebbe avvenire domani con una funzione ufficiale nel quartiere generale di Rawalpindi. Il portavoce del presidente, Rashid Qureshi, ha detto che Musharraf oggi sarà impegnato in diverse cerimonie di congedo presso i comandi delle forze pachistane. Secondo il programma indicato, giovedì dovrebbe quindi prestare giuramento come presidente in abiti civili per un secondo mandato quinquennale. Musharraf era stato rieletto agli inizi di ottobre, ma la sua nomina era stata congelata dai giudici della Corte Suprema rimossi dopo lo stato di emergenza dichiarato il 3 novembre e ancora in vigore. Il presidente pachistano rimane capo supremo delle forze armate come prevede la Costituzione, ma la decisione di lasciare l’uniforme spunta le armi dell’opposizione che aveva minacciato di boicottare le elezioni parlamentari del prossimo 8 gennaio. I due maggior rivali Benazir Bhutto e il neo rimpatriato Nawaz Sharif hanno presentato le candidature entro la scadenza di ieri. Secondo indiscrezioni, ci sarebbero stati dei contatti tra i due ex premier per formare un’alleanza elettorale contro il partito di Musharraf che rischierebbe cosi di finire in minoranza del nuovo parlamento. Ma i giochi sono ancora aperti e non è ancora del tutto escluso un revival del vecchio accordo di condivisione del potere che aveva permesso l’amnistia e il ritorno dall’esilio della signora Bhutto a metà ottobre.

Anche l'India alla conferenza di Annapolis sulla pace mediorientale

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L’India parteciperà alla conferenza diplomatica di Annapolis sponsorizzata dagli Usa. E’ la prima volta che Nuova Delhi è invitata ad un evento internazionale dedicato al Medio Oriente e la sua presenza sarebbe “il riconoscimento della sua abilità di giocare un ruolo nella regione” secondo C.R. Gharekhan, l’inviato speciale del premier Manmohan Singh per il processo di pace arabo-israeliano. Ricordando la presenza “di una vitale democrazia e di una società multietnica, multiculturale e multiconfessionale”, il diplomatico ha detto che “l’India può costituire un modello per le società dell’Asia Occidentale” (come chiamano qui il Medio Oriente).
Il governo indiano invierà alla conferenza in Maryland, a cui partecipano 49 Paesi, una delegazione guidata dal ministro delle scienze e della tecnologia Kapil Sibal. Dopo aver sostenuto negli anni della Guerra Fredda la causa palestinese, Nuova Delhi ha rafforzato negli ultimi tempi i legami economici con Israele e ha assunto quindi un atteggiamento imparziale nei confronti del conflitto mediorientale. Il riavvicinamento con gli Stati Uniti, favorito da un patto sulla cooperazione in materia di energia nucleare, ha elevato lo status diplomatico dell’India nelle assise internazionali.

India-Ue, un summit dedicato a clima e energie pulite

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L’Unione Europea intende coinvolgere l’India nella ricerca e utilizzo di nuove fonti alternative di energia pulita come il biofuel e l’energia solare. La questione del cambiamento climatico sarà uno dei punti centrali del summit indo-europeo che si terrà venerdi a Nuova Delhi soprattutto in vista dell’appuntamento con la Conferenza di Bali agli inizi di dicembre.
Il presidente della commissione Manuele Barroso e il premier portoghese Jose Socrates incontreranno nella capitale il primo ministro Manmohan Singh per il loro ottavo vertice annuale finalizzato a rafforzare la loro cooperazione politica ed economica.
Nel 2004 Bruxelles e Nuova Delhi avevano elevato la loro relazione a “partnership strategica”, mentre due anni fa avevano adottato un “Piano di azione comune” che sarà ora rinnovato. In agenda c’è anche la discussione sul futuro accordo di libero scambio che “darà un nuovo impulso ai rapporti tra Ue e India” ha detto oggi ad una conferenza stampa Daniéle Smadja, la rappresentante della Commissione Europea a Delhi, senza però indicare delle previsioni per la conclusione del patto di “free trade” .
L’Unione Europea è il primo partner commerciale dell’India ed è anche una delle principali fonti di investimenti esteri. Un quinto dell’interscambio indiano è con i Paesi europei. Nel 2005-2006 il commercio bilaterale ha toccato i 46 miliardi di euro per le merci e di 10 miliardi di euro per i servizi. “Il flusso totale è di un miliardo di euro alla settimana – ha aggiunto – ma non penso abbia raggiunto il massimo potenziale”. Sulla strada di una liberalizzazione degli scambi tra le due aree ci sono ancora molti ostacoli, tra cui una disputa sui dazi indiani su vino e alcolici (parzialmente ridotti a luglio) e sugli standard europei per la sicurezza alimentare che costituiscono una forte barriera per i prodotti indiani. Ci sono poi le consuete divergenze di vedute nell’ambito del Doha round dove l’India, insieme al Brasile e Sudafrica, guida il fronte dei Paesi emergenti che si battono contro i sussidi agricoli. Il commissario europeo al commercio Peter Mandelson, che sarà presente al vertice, cercherà di limare le differenze e chiederà all’India di rimuovere le barriere protezionistiche alla libera circolazione dei servizi e alla partecipazione di industrie straniere agli appalti pubblici.
Alla vigilia dell’apertura della Conferenza sul cambiamento climatico di Bali, dal 3 al 14 dicembre, sarà però l’ambiente a dominare le discussioni di Delhi. L’Unione Europea cercherà di convincere l’India ad arrivare ad una “posizione costruttiva” sul protocollo di Kyoto. Finora India (e Cina) hanno sempre rifiutato l’adozione di limiti alle emissioni atmosferiche inquinanti in quanto penalizzerebbero il loro sviluppo industriale.

domenica 25 novembre 2007

Pakistan, ritorno trionfante per Nawaz Sharif

Messo in onda da Radio Svizzera Italiana

“Sono tornato per giocare il mio ruolo e anche per mettere fine alla dittatura”. E’ quanto ha dichiarato l’ex premier Nawaz Sharif in un’intervista sull’aereo che da Jeddah lo riportava in patria nella sua roccaforte di Lahore dove è atterrato nel tardo pomeriggio accolto da migliaia di simpatizzanti. Sono le stesse parole pronunciate lo scorso 10 settembre quando era ritornato dall’esilio la prima volta, in un’atmosfera cupa e carica di tensione, per essere espulso poche ore dopo. Sono in molti a chiedersi che cosa è cambiato da allora per Sharif, che dopo sette anni di confino, è ritornato oggi con tutti gli onori di un leader politico con il fratello e diversi famigliari. Accantonate le accuse di corruzione e di tradimento, Pervez Musharraf non solo non ha ostacolato il suo rimpatrio, ma lo ha fatto scortare dall’aeroporto al centro di Lahore ricoperto di bandiere e striscioni in suo onore. Il suo ritorno ricorda quello di Benazir Bhutto lo scorso 18 ottobre, che è stato però macchiato dall’attentato terroristico che ha ucciso 140 attivisti di partito. Questa volta la polizia ha impedito alla folla di organizzare un corteo di benvenuto. Sharif è arrivato appena in tempo per presentare la sua candidatura alle elezioni parlamentari dell’8 gennaio dove dovrà fronteggiare il Partito Popolare Pachistano guidato dalla rivale Bhutto che avrebbe deciso di non boicottare il voto. Intanto per Musharraf si avvicina la scadenza di fine mese indicata come data per abbandonare l’uniforme. Un portavoce del governo ha detto che il generale di Islamabad dovrebbe dimettersi da capo della forze armate gia martedì prima di prestare giuramento come presidente per un secondo mandato di 5 anni.

venerdì 23 novembre 2007

India, 13 morti nel triplice attacco in Uttar Pradesh

Messo in onda su Radio Vaticana

E’ salito a tredici morti il bilancio delle vittime del triplice attentato che nel primo pomeriggio di ieri ha colpito le tre città di Varanasi, Lucknoew e Faizabad nel popoloso stato settentrionale dell’Uttar Pradersh. Quasi simultaneamente sei ordigni azionati a distanza e nascosti in biciclette parcheggiate nei cortili interreni dei palazzi di giustizia sono esplose seminando il terrore tra avvocati e magistrati in pausa pranzo. A Varanasi, la città sacra sul Gange in passata già colpita da attacchi di matrice islamica, si è registrata la più potente delle esplosioni che ha ucciso nove avvocati e ferito gravemente altri 45. Gli investigatori puntano il dito contro i gruppi di militanti estremisti filo pachistani che cercano di alimentare la tensione tra gli induisti e la minoranza mussulmana. L’attentato sarebbe stato organizzato con precisione e avrebbe delle similarità con altri avvenuti in diverse città indiane negli ultimi anni. Potrebbe essere anche una vendetta nei confronti degli avvocati dell’Uttar Pradesh che una settimana fa avevano aggredito alcuni sospetti militanti mentre si recavano in tribunale. Tre estremisti della nota organizzazione Jaish-e-Mohammed erano stati arrestati. Avrebbero confessato di avere un piano per sequestrare Rahul Gandhi, il figlio dell’italiana Sonia che guida il partito del Congresso. Intanto la triplice strage di ieri è stata rivendicata da un gruppo abbastanza sconosciuto, Al Hind Mujahiddin.

Rawalpindi, nuovo attacco kamikaze contro militari

Messo in onda da Radio Svizzera

E’ il terzo attentato in poco tempo a Rawalpindi, città gemella di Islamabad, dove ha sorge il quartiere generale dell’esercito pachistano e anche la residenza di Pervez Musharraf. Due kamikaze, di cui uno con un’autobomba, hanno attaccato quasi simultaneamente un posto di blocco e un autobus diretto alla sede dei servizi segreti pachistani. C’è ancora confusione sul numero delle vittime che sarebbero almeno 15 secondo un portavoce militare, mente altre fonti indicano 35 morti. Ci sarebbero molti feriti gravi soprattutto tra il personale del ministero della difesa che si trovava a bordo del bus andato completamente distrutto secondo alcune testimonianze. La zona è stata chiusa ai giornalisti ed è quindi per ora difficile conoscere i dettagli di questo nuovo attentato che è l’ultimo di una lunga serie di sanguinosi attacchi contro l’esercito pachistano iniziata dall’assedio della Moschea Rossa di Islamabad lo scorso luglio.
Non sono giunte rivendicazioni, ma i sospetti ricadono ancora una volta sui gruppi estremismi filotalebani impegnati in un duro confronto con l’esercito pachistano nelle province autonome nord occidentali al confine afgano.
Questa ennesima strage coincide con un momento delicato per la politica pachistana in stallo dopo lo stato di emergenza dichiarato dal presidente Musharraf. Dall’Arabia Saudita l’ex premier Nawaz Sharif ha annunciato per domani il suo rientro dall’esilio per partecipare alle elezioni parlamentari di gennaio.

Taslima Nasreen scortata in una guesthouse di Delhi

Pubblicato su Apcom
Si è risolto il giallo sul nascondiglio della scrittrice bangladese Taslima Nasreen che giovedì pomeriggio era stata prelevata dalla sua casa di Calcutta dopo le violente proteste di un gruppo mussulmano contro la sua permanenza in India. L’intellettuale femminista si troverebbe a Nuova Delhi in una guesthouse nel sud della capitale. La Nasreen era stata trasferita in un primo tempo a Jaipur, la “città rosa” nello stato del Rajasthan, ma i suoi movimenti erano stati tenuti segreti evidentemente per ragioni di sicurezza. Una fonte dell’intelligence indiana citata dall’agenzia Ians ha affermato che “deve ancora essere deciso dove ospitarla. Stiamo valutando la situazione a Calcutta e c’è la possibilità che possa ritornare a casa una volta sia stata ristabilita la calma”.
La scrittrice, costretta a lasciare il suo Paese dopo una fatwa contro un suo libro all’inizio degli Anni Novanta, è stata scortata dalla polizia nel viaggio tra Jaipur e Delhi. Da ieri sera si troverebbe nella guesthouse della Rajasthan House, la casa di rappresentanza dello stato settentrionale, che sorge nei pressi dell’area diplomatica di Delhi dove esiste un alto livello di protezione.
Secondo l’agenzia di stampa indiana, la Nasreen era stata “rifiutata” da alcuni hotel di Jaipur con la scusa che non c’erano stanze disponibili. Inoltre alcuni gruppi islamici rajasthani avevano minacciato di inscenare proteste contro l’autrice diventata una paladina della battaglia per i diritti delle donne nei paesi islamici.

UTTAR PRADESH, USATE BICICLETTE PER TRIPLICE ATTENTATO

Pubblicato su Apcom

Avrebbero usato delle biciclette cariche di esplosivo i presunti attentatori che hanno colpito oggi quasi simultaneamente tre città dello stato indiano dell’Uttar Pradesh, Varanasi, Lucknow e Faizabad. Non è ancora chiaro il bilancio delle vittime che potrebbero essere oltre una decina. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di un attacco ben organizzato che fa pensare alla strategia usata dai gruppi estremisti islamici. Nel mirino in particolare c’erano i palazzi di giustizia. La polizia avrebbe trovato e rimosso altro esplosivo. Attualmente la situazione è tesa. Giudici e avvocati hanno inscenato una protesta contro le forze dell’ordine.
La triplice esplosione segue di una settimana l’arresto nell’Uttar Pradesh di tre militanti del gruppo estremista fuorilegge pachistano Jaish-e-Mohammed (JeM) che stavano per organizzare il sequestro di Rahul Gandhi, figlio di Sonia e neo segretario del partito del Congresso. Secondo l’interrogatorio, i tre sospettati arrestati a Lucknow volevano prendere il giovane politico in ostaggio per chiedere al governo indiano il rilascio di alcuni presunti terroristi che si trovano in carcere , tra cui Mohammed Afzal, accusato di aver organizzato l’attentato al Parlamento di Nuova Delhi nel 2001.

giovedì 22 novembre 2007

Taslima Nasreen trasferita in segreto da Calcutta

Pubblicato da Apcom

Per ragioni di sicurezza la scrittrice bangladese Taslima Nasreen è stata trasferita da Calcutta dove si trovava in esilio dal 2004. L’intellettuale femminista, minacciata di morte dai fondamentalisti islamici, era stata al centro di violenti disordini scoppiati mercoledì nella metropoli dello stato indiano del Bengala Occidentale. Un gruppo di dimostranti mussulmani aveva indetto un’agitazione sfociata nella violenza per protestare contro gli espropri agricoli dell’area industriale di Nandigram e per chiedere la cancellazione del visto indiano della Nasreen che scade a marzo. Biman Bose, un leader del CMP, il partito comunista indiano che guida lo stato bengalese, aveva detto ieri che “la sua presenza creava dei problemi e che la città sarebbe stata più sicura se lei se ne fosse andata”. Una dichiarazione che ha “scioccato” l’attivista bangladese che per ora ha scelto il silenzio ma che “si riserva di dire quello che pensa e chiarire la confusione quando sarà opportuno” secondo quanto riporta oggi il quotidiano “The Hindustan Times”.
Protetta dalla guardie del corpo messe a disposizione dal governo indiano e coperta dal burqa, la scrittrice “anti-velo” ha lasciato la sua casa ieri pomeriggio in segreto ed è stata trasportata con un aereo della compagnie di bandiera Indian Airlines a Jaipur, capoluogo dello stato nord occidentale Rajiasthan. Ha passato la notte in un hotel circondato da un massiccio cordone di sicurezza e ora si troverebbe in viaggio verso una nuova località. Non è chiaro perché sia stata nuovamente trasferita. Secondo quanto riporta un canale privato, Nasreen sta per arrivare a Nuova Delhi, probabilmente a causa di nuove minacce ricevute dai fondamentalisti. Lo scorso agosto era stata attaccata da una folla di manifestanti all’uscita del club della stampa di Bangalore dopo il lancio di uno dei suoi famosi libri Shodh (Vendetta) nella lingua locale, il telugo. Dopo un editoriale su un settimanale a favore dei diritti delle donne, un gruppo mussulmano indiano aveva messo sulla sua testa una taglia di 500 mila rupie. Nasreen, che ha 46 anni e una laurea in medicina, ha abbandonato il suo Paese negli anni Novanta dopo la fatwa contro il libro “Vergogna” (in bengalese “Lajja”) e si è rifugiata in Europa. Le sue opere sono bandite in Bangladesh. Da tre anni ha ottenuto l’ospitalità e la protezione dell’India e si è stabilita a Calcutta che considera come “la sua seconda casa”. Ha anche chiesto la cittadinanza indiana.

Bangladesh, continua la mobilitazione internazionale per vittime del ciclone Sidr

Messo in onda su Radio Vaticana


Nonostante gli sforzi dei soccorritori di consegnare cibo e viveri di emergenza ai senzatetto colpiti dal ciclone Sidr, molte aree della fascia costiera sarebbero ancora isolate. Le condizioni dei sopravvissuti e soprattutto dei bambini, che in molti casi hanno perso uno e entrambi genitori, sono sempre più drammatiche. La mancanza di acqua potabile e la scarsità di cibo rischiano di causare nuove vittime se gli aiuti non arriveranno al più presto. Secondo l’ultimo bilancio, diffuso ieri dal governo di Dacca, sono oltre 2.900 le persone morte, 1.724 quelle ufficialmente disperse e quasi 29.000 quelle ferite. Il numero di famiglie "colpite" dal passaggio del potente ciclone è salito a un milione e mezzo. Più di un milione sarebbero le case danneggiate, di cui metà completamente distrutte e quasi 650mila gli ettari di coltivazioni devastati dalla furia delle onde e dall’acqua salata. Secondo la stampa locale però il numero delle vittime potrebbe essere fino a tre o quattro volte di più. Le speranze per accelerare le operazioni di soccorse sono legate alla mobilitazione internazionale. Le Nazioni Unite hanno annunciato lo stanziamento di altri 4 milioni di dollari portando il totale degli aiuti a 15 milioni. Nei prossimi giorni arriveranno sulle coste della Baia del Bengala anche le due unità della marina statunitense dotate in totale di 40 elicotteri che saranno messi a disposizione delle autorità per trasportare aiuti e feriti e anche per la ricognizione delle aree sinistrate .

Pakistan, espulsione dal Commonwealth

Messo in onda da Radio Svizzera Italiana

Il rilascio di 3400 oppositori politici e la promessa di Musharraf di abbandonare l’uniforme tra pochi giorni quando presterà giuramento come presidente, non sono bastati a convincere il Commonwealth. Nella riunione in Uganda, le ex colonie britanniche hanno deciso per consenso di sospendere il Pakistan fino a quando non sarà ripristinata la democrazia e la legalità sospese con la dichiarazione dello stato di emergenza del 3 novembre. Anche se non ha nessun effetto concreto, la sospensione - la seconda in 8 anni - è un brutto colpo per il generale di Islamabad che, dopo le pressioni degli Stati Uniti, sta cercando di allentare il suo pugno di ferro e di trovare una via di uscita allo stallo con l’opposizione che minaccia di boicottare il voto di gennaio. Il Partito Popolare pachistano di Benazir Bhutto per adesso ha deciso di partecipare alle elezioni parlamentari e di presentare le candidature. Potrebbe rientrare in gioco anche l’altro ex premier, Nawaz Sharif, ora in esilio che avrebbe raggiunto un accordo con il governo saudita per il suo ritorno, forse già la prossima settimana. In sua visita a sorpresa a Ryad, Musharraf aveva tentato di riallacciare i rapporti con il suo maggiore rivale che aveva esautorato dopo il golpe del 99.
Il complesso risiko della politica pachistana è quindi ancora tutto da giocare. Gli occhi sono puntati ora su Musharraf che dopo aver ottenuto l’ultimo via libera dalla Corte Suprema per il rinnovo del suo mandato presidenziale, dovrebbe lasciare l’incarico di capo delle forze armate al generale Ashfaq Parvez Kayani, già designato come suo successore.

mercoledì 21 novembre 2007

Bangladesh, corsa contro il tempo per soccorrere i senzatetto

Messo in onda su Radio Svizzera

Ad una settimana dal passaggio del devastante ciclone Sidr le squadre di soccorso sono impegnate in una corsa contro il tempo per raggiungere centinaia di migliaia di sopravissuti disseminati nel vastissimo delta dei fiumi Bramaputra e Gange. La maggior parte delle strade di accesso ai villaggi sono state sgomberate dal fango e dagli alberi sradicati, ma la distribuzione di viveri e medicine va molto a rilento. Si teme l’insorgere di malattie tra i senzatetto ormai stremati per la fame e la mancanza di acqua pulita. Sono già stati denunciati i primi casi di dissenteria. Preoccupa soprattutto la salute di bambini e degli anziani che sono i più vulnerabili e che sono anche quelli che non sono riusciti a scappare in tempo nei rifugi di cemento anti uragano. Il bilancio delle vittime accertate rimane stabile a 3500 morti, ma i dispersi sono alcune migliaia. Molti di loro sarebbero pescatori travolti dal ciclone mentre si trovavano in mare o nella fitta rete di canali dove ci sono gli allevamenti di gamberetti. Difficile immaginare che saranno recuperati i corpi.
Di fronte alla gravità della catastrofe che ha colpito 3 milioni di persone in una zona di estrema povertà, la comunità internazionale ha allentato i cordoni della borsa. Gli stanziamenti totali sono 140 milioni di dollari, di cui solo 100 milioni offerti dall’Arabia Saudita. Ieri sono arrivate altre offerte di aiuto. La Spagna ha inviato otto tonnellate di generi di prima necessità, mentre la Banca Mondiale ha assicurato fino a 250 milioni per costituire un fondo per la ricostruzione post emergenza.

Calcutta, riesplode la battaglia anti espropri di Nandigram

Pubblicato da Apcom

E’ stato imposto il coprifuoco e dispiegato l’esercito nelle strade a Calcutta dopo i violenti disordini di oggi tra la polizia e dimostranti mussulmani. Per la moderna Kolkata, come si chiama oggi la metropoli del Bengala Occidentale dove gli scioperi e le rivendicazioni sindacali sono all’ordine del giorno, è stata una delle giornate più violente degli ultimi venti anni. Gli scontri hanno interessato larga parte del centro urbano, paralizzato i trasporti urbani e bloccato migliaia di pendolari e studenti. Il capo del governo locale, il leader comunista Buddhadeb Bhattacharjee, ha deciso stasera di schierare sei colonne di soldati, ma la situazione rimane tesa. Tutto sarebbe iniziato in mattinata quando un’associazione che rappresenta la minoranza mussulmana, Il Muslim All India Minority Front, ha indetto un’agitazione per protestare contro la brutale repressione nell’area industriale di Nandigram e anche contro la scrittrice femminista bangladese Taslima Nasreen, in esilio in India dopo una fatwa degli integralisti per sue dichiarazioni antiislamiche. Apparentemente si tratta di due argomenti separati, ma che oggi hanno catalizzato la rabbia dei musulmani sollevando antiche paure di scontri interreligiosi come quelli avvenuti in Gujarat nella primavera 2002. Secondo le autorità, i dimostranti avrebbero iniziato a prendere a sassate i poliziotti che hanno risposto con manganellate e gas lacrimogeni. E’ nata una guerriglia urbana con strade bloccate e auto e bus incendiati che si è estesa dal nord della megalopoli fino a Park Circus e Moulali. Sono stati arrestati un centinaio di attivisti, mente si contano 50 feriti.
E’ da qualche settimane che le vicende di Nandigram occupano le prime pagine dei quotidiani con storie di orrore e anche di stupri collettivi. Si tratta di una cittadina a 170 chilometri a sud est di Calcutta, in origine destinata a diventare un polo chimico. Il governo locale del Bengala Occidentale, una delle due storiche roccaforti comuniste indiane (l’altra è il Kerala) da tempo promuove una politica di industrializzazione e di liberalizzazione degli investimenti stranieri “alla cinese”. Vicino a Nandigram sorge anche un altro punto caldo, Singur, dove il colosso automobilistico Tata Motors sta costruendo la nuova fabbrica per la mini car da 2200 dollari. Entrambe queste località sono diventate le “ground zero” simbolo dello scontro tra contadini espropriati delle terre e grande industria appoggiata dalle autorità locali. Dopo la rivolta anti espropri degli agricoltori, la Zona Economica Speciale (Sez) di Nandigram è stata cancellata, ma il luogo è rimasto il terreno di scontro delle principali forze politiche bengalesi, in particolare tra i comunisti e il partito locale Trinamul appoggiato dal Congresso. Circa 11 mesi fa i contadini, sembrerebbe con l’aiuto armato dei maoisti indiani, hanno occupato l’intera zona sfidando il “Bhudda” rosso, il quale agli inizi di novembre ha lanciato un’operazione di “ricattura” conclusasi nel sangue. In pratica ha permesso alle squadre armate del suo partito, il CPI (M), il Partito comunista indiano marxista, di stanare casa per casa gli occupanti e di riprendere il controllo di Nandigram. L’assalto finale, tra l’indifferenza della polizia, è stato lanciato lo scorso 11 novembre. Le “Red Brigates” non hanno però usato i guanti di velluto. Alcuni degli attivisti sono stati accusato di stupro e diverse atrocità. In sei giorni di “pogrom” circa 1500 persone sono state costrette a lasciare le case bruciate e saccheggiate e a trasferirsi in tendopoli dove si trovano tuttora. Il governo locale si è giustificato che tra i contadini si erano infiltrati i guerriglieri maoisti. Per completare il quadro va aggiunto che la maggior parte delle vittime del “terrore rosso” sono musulmani. Dall’inizio dell’anno la violenza di Nandigram ha già causato 34 morti, ma solo ieri il primo ministro Manmohan Singh ha rotto il silenzio e ha criticato il governo bengalese (i partiti comunisti appoggiano dall’estero la coalizione di governo guidata dal Congresso). Il premier ha chiesto al governo di Battarcharjee di “ripristinare la legalità con un efficace dispiego delle forze dell’ordine”. Ma nessuno aveva previsto la violenta reazione dei mussulmani oggi nella “laica” Calcutta che potrebbe mettere a rischio la convivenza pacifica con la maggioranza dominante induista.

martedì 20 novembre 2007

Bangladesh, prime vittime tra i senzatetto del ciclone Sidr

Messo in onda su Radio Vaticana


Secondo un quotidiano di Dacca si sarebbero già registrate le prime vittime tra i sopravissuti del ciclone Sidr che dopo sei giorni senza cibo e acqua si trovano in condizioni disperate. Il giornale ha riferito della morte di due bambini a causa della dissenteria nel distretto di Pathuakali, uno dei più colpiti dalla calamità che potrebbe aver causato 10 mila vittime, anche se per ora i morti accertati sono circa 3500. L’esercito bangladese ha detto che un terzo dei villaggi sulla fascia costiera meridionale devono ancora essere raggiunti dai convogli degli aiuti di emergenza. Monta quindi il malcontento tra i senza tetto. Per molti di loro e soprattutto per i bambini che sono i più vulnerabili l’unica speranza sono i biscotti energetici lanciati dagli elicotteri, che sono pero insufficienti per far fronte alla tragedia. Il ciclone ha colpito un milione di famiglie in una vasta area del delta del Gange composta da una fitta rete di canali, fasce costiere e piccole isole. Il compito dei soccorsi è quindi particolarmente difficile. La comunità internazionale ha risposto con generosità finora stanziando la somma totale di 140 milioni di dollari, di cui 100 milioni sono arrivati dall’Arabia Saudita. Di fronte alla gravità della devastazioni il governo di Dacca ha però rivolto un nuovo appello umanitario. Le Nazioni Unite hanno nel frattempo ha approvato la somma di oltre 8 milioni di dollari destinati a soccorrere 3 milioni di persone con generi di prima necessità.

INDIA, VIA AI NEGOZIATI CON L'AIEA SUL NUCLEARE

Pubblicato da Apcom

La telenovela dell’approvazione dell’accordo indo-americano in materia di cooperazione nucleare civile si arricchisce domani di un’altra puntata quando l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica discuterà delle misure “eccezionali” per salvaguardare le centrali nucleari indiane. Il capo del dipartimento per l’energia atomica Anil kakodkar sarà a Vienna per mettere a punto le speciali clausole da applicare ad un Paese come l’India che non fa parte del Trattato di Non Proliferazione, ma che presto grazie al patto con Washington potrebbe importare tecnologia nucleare e a “doppio uso”.
Dopo la visita di Mohammed ElBaradei il mese scorso le ambizioni di Nuova Delhi per diventare una potenza atomica ufficiale erano state messe nel cassetto a causa della forte opposizione degli alleati comunisti contrari ad ingerenze esterne nel programma nucleare indiano e pronti a far cadere il governo guidato dal Congresso di Sonia Gandhi. Il ricatto aveva funzionato tanto che uno sconsolato Manmohan Singh a un certo punto aveva allargato le braccia ed accettato anche di fare una brutta figura con la Casa Bianca che vuole a tutti i costi approvare l’accordo prima della fine della legislatura. “Se l’accordo non si farà, non sarà la fine della vita” aveva detto il premier con una frase che passerà sicuramente agli annali delle cronache politiche.
Ora però le carte si sono mescolate. A far cambiare idea ai partiti comunisti sono stati gli eventi drammatici di Nandigram, la nuova area industriale vicino a Calcutta destinata a polo chimico, dove il governo locale, una roccaforte “rossa”, vorrebbe espropriare le terre agricole. La protesta dei contadini appoggiati da alcune forze politiche va avanti ormai da un anno, ma solo di recente ha preso una piega violenta ed è diventata guerriglia urbana con la partecipazione di gruppi armati, tra cui i maoisti. Un paio di settimane fa i quadri “armati” del Partito Comunista hanno terrorizzato la popolazione, incendiato le case e addirittura commesso stupri tra l’indifferenza della polizia. Il governo di Nuova Delhi non ha però sollevato troppo polverone, e secondo alcuni commentatori, il silenzio sarebbe stato ripagato dai comunisti con il via libera ai negoziati con l’AIEA.
Le clausole di salvaguardia in discussione a Vienna riguarderebbero i controlli da applicare su 14 siti nucleari “dichiarati” e sulla promessa di forniture perpetue di combustibile atomico. Prossimo passo sarà poi avere l’approvazione del Nuclear Suppliers Group, il club dei 45 Paesi fornitori di tecnologia nucleare che dovrà decidere per consenso se aprire le porte all’India. Molti dei Paesi industrializzati, ovviamente interessati ad esportare centrali nucleari, hanno già espresso parere favorevole.

BANGLADESH, "SOLO" UN MILIONE DI DOLLARI DALL'INDIA PER VITTIME CICLONE

Pubblicato da Apcom
L’India ha promesso “solo” un milione di dollari per aiutare le vittime del potente ciclone Sidr che si è abbattuto nel delta fluviale del Bangladesh cinque giorni fa. Un cifra con cui “si comprano un paio di appartamenti a Nuova Delhi” ha commentato con ironia il quotidiano “The Times of India” con un pezzo in prima pagina in cui denuncia la scarsa generosità da parte “della più grande e potente nazione del Sud dell’Asia che vorrebbe migliorare le relazioni con il suo povero vicino”. Il Bangladesh fa parte (anzi è stato il fondatore) dell’Associazione Economica dei Paesi del Sud Asiatico, la Saarc, un’organizzazione regionale che non è mai riuscita a diventare operativa a causa del conflitto indo-pachistano. I rapporti con l’India negli ultimi anni hanno toccato un minimo storico. Il governo di Nuova Delhi accusa Dacca di alimentare l’integralismo islamico che sarebbe sponsorizzato dai servizi segreti pachistani. L’India sta anche costruendo una “cortina” di ferro lungo il mega confine di oltre 4 mila chilometri per fermare le infiltrazioni dei militanti islamici e l’immigrazione clandestina.
Di fronte alla gravità della catastrofe, il ministro degli esteri Pranab Mukerjee aveva espresso la sua solidarietà con il governo provvisorio di Dacca, che è retto dai militari dopo la sospensione delle elezioni lo scorso gennaio, e aveva anche detto di “essere pronto a inviare squadre di soccorso e aiuti di emergenza” nelle zone sinistrate che confinano con lo stato del Bengala Occidentale” (dove era scattata anche l’evacuazione). Secondo quanto scrive il quotidiano, “l’India può fare molto” per raggiungere le aree colpite che sono ancora isolate dal resto del Paese”. Per esempio “può usare il suo network di comunicazioni, oppure può inviare elicotteri o navi militari”. Nel 2002 la marina corse in aiuto dell’Indonesia devastata dallo tsunami, una catastrofe che aveva colpito in larga misura anche le coste indiane del Tamil Nadu e l’arcipelago delle Andamane. Nel 2005 aveva inviato alcuni elicotteri militari per assistere i pachistani nelle operazioni di soccorso dei terremotati del sisma dell’8 ottobre che colpì il Kashmir e le province nord occidentali. Perfino per l’uragano Katrina gli indiani si mobilitarono inviando due aerei da trasporto con un valore di 5 milioni di dollari in beni di prima necessità. “Gli Stati Uniti – scrive ancora il Times of India – stanno inviando due unità navali che ci metteranno una settimana ad arrivare, mentre la marina indiana è già presente nel golfo del Bengala”. Il pacchetto di aiuti del governo consiste in viveri, medicine, latte in polvere, tende e coperte. “Questo non è il modo migliore per migliorare l’amicizia con un Paese confinante povero e colpito da una simile calamità naturale. In contrasto l’India ha invece puntato sulla diplomazia degli aiuti umanitari in Africa quando il primo ministro si è recato in Uganda portando aiuti per le vittime dell’alluvione di quest’anno”.

Bangladesh, primi aiuti per senzatetto colpiti da ciclone Sidr

Messo in onda da Radio Vaticana


Anche se a fatica, i primi camion di aiuti di emergenza stanno raggiungendo le aree colpite dal potente ciclone Sidr. A cinque giorni dalla catastrofe che ha messo in ginocchio una delle zone più povere del Bangladesh, molte delle strade di accesso ai villaggi colpiti sono state sgomberate dal fango, detriti e alberi sradicati dalle furia del vento e dalle alte ondate. Rimane ancora incerto il bilancio delle vittime che sono oltre 3100 quelle accertate, ma si tratta di un numero che non tiene conto dei dispersi, alcune migliaia, soprattutto pescatori che si trovavano in mare o nei canali interni al momento del passaggio del ciclone. La Mezzaluna Rossa e anche l’ong Save the Children ritiene che il bilancio della vittime possa situarsi tra i 5 e i 10 mila.
Ma a preoccupare ora è la sorte dei milioni di abitanti del delta che sono rimasti senza casa e senza mezzi di sussistenza come bestiame e i raccolti di riso andati in larga parte distrutti. La distribuzione degli aiuti nei prossimi giorni sarà essenziale per salvare la vita dei senza tetto. E’ confortante la risposta della comunità internazionale e in particolare dell’Arabia Saudita che ha promesso la maxi cifra di 100 milioni di dollari per venire in aiuto alle popolazioni sinistrate. Di fronte alla gravità della crisi, l’Unione Europa ha anche deciso di aumentare a oltre 7 milioni di dollari l’impegno per l’aiuto umanitario.

Pakistan, Sharif rifiuta incontro con Musharraf a Riyadh

Messo in onda da radio Svizzera Italiana

Come prevedibile, l’ex primo ministro Nawaz Sharif avrebbe rigettato l’ipotesi di un incontro con il presidente pachistano Pervez Musharraf che si trova oggi a Riyadh ufficialmente per colloqui con il re saudita Abdullah. In base a indiscrezioni, il generale di Islamabad avrebbe intenzione di avviare un dialogo con Sharif, suo rivale politico da lui stesso esiliato sette anni fa, probabilmente per cercare un supporto in vista delle elezioni che dovrebbero tenersi il prossimo 8 gennaio. Tramontato, sembra definitivamente l’accordo di condivisione del potere con l’altro ex primo ministro, Benazir Bhutto, Musharraf sta cercando ora di trovare uno sbocco allo stallo in cui si trova il Paese dopo la dichiarazione dello stato di emergenza il 3 novembre.
In un’intervista ad un agenzia di stampa Sharif ha affermato che non è disposto a venire a patti “con chi ha arrestato i giudici, imbavagliato la stampa e sospeso la costituzione”. Ha invece proposto di ritessere una vecchia intesa con la signora Bhutto saltata dopo che quest’ultima aveva iniziato i negoziati con il governo di Islamabad. Ha poi aggiunto che Musharraf lo aveva contattato ben tre volte negli ultimi mesi.
Grazie ad una sentenza favorevole dei giudici, lo scorso 10 settembre Sharif aveva tentato di ritornare dall’esilio, ma di fronte al rischio di essere incarcerato per accuse di corruzione, era ritornato a Dubai poche ore dopo il suo atterraggio.

lunedì 19 novembre 2007

Pakistan, giudici confermano la nomina di Musharraf a presidente

Messo in onda da Radio Svizzera Italiana


La Corte Suprema pachistana ha spianato la strada per la riconferma di Pervez Musharraf alla carica di presidente del Pakistan. Il massimo organo giudiziario ha respinto cinque dei sei ricorsi presentati contro la sua candidatura alle elezioni dello scorso 6 ottobre in quanto incompatibile con la carica di capo delle forze armate che Musharraf riveste fin dal suo golpe del 1999. L’ultima petizione sarà discussa nei prossimi giorni, ma è probabile che seguirà la stessa sorte. Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza del 3 novembre i giudici della Corte Suprema erano stati rimossi in quanto si erano rifiutati di prestare giuramento sotto le nuove leggi speciali. Erano stati sostituiti con giudici filo governativi. Era stato esautorato per la seconda volta anche il giudice Iftikar Mohammed Chaudry, protagonista delle dimostrazioni prodemocratiche di qualche mese fa e ora agli arresti domiciliari. Il via libera dei giudici ad un nuovo mandato quinquennale era stato indicato da Musharraf come la condizione per abbandonare l’uniforme. Un passo che avrebbe promesso di fare entro la fine del mese e che soddisferebbe una delle richieste più pressanti degli Stati Uniti, del Commonwealth e anche della rivale politica Benazr Bhutto. E’ significativo che la sentenza della Corte Suprema sia arrivata un giorno dopo la partenza di Jonh Negroponte, il vicesegretario di stato americano, che ha esortato Musharraf a revocare lo stato di emergenza per le elezioni parlamentari che il generale vorrebbe indire per l’8 gennaio.

domenica 18 novembre 2007

Ciclone Sidr, forse 10 mila vittime

Messo in onda da Radio Svizzera Italiana

Avanzando a fatica tra la spessa coltre di fango, detriti e alberi sradicati, le squadre di soccorso sono riuscite a raggiungere quasi tutti i villaggi colpiti dal passaggio del potente ciclone Sidr. E’ emerso un quadro agghiacciante dei danni. Quasi tutte le capanne di bambù e latta sono crollate o scoperchiate. Le onde provocate dal forte vento hanno spazzate strade, ponti e pali della luce. La fascia costiera è raggiungibile solo con traghetti e imbarcazioni private. Circondati dalle carcasse in putrefazione del bestiame e dai campi di riso devastati, rimangono i sopravvissuti, coloro che, quando è scattata l’allerta anti-uragano, non hanno abbandonare i villaggi e che ora rischiano di morire di fame o di malattie. La distribuzione degli aiuti, soprattutto cibo, acqua e tende, sta andando a rilento a causa dell’inagibilità delle strade, Gli elicotteri impiegati sono insufficienti per far fronte ai bisogni dei senza tetto sparpagliati in un’area vastissima e impraticabile .
Secondo le stime, un milione di famiglie sono toccate in diversa misura dalla catastrofe, il che significa sei o sette milioni di persone. Tuttavia, nessuno è in grado ancora di fornire dei dati precisi. Le autorità di Dacca continuano a ricevere informazioni dai distretti della provincia di Barguna, l’epicentro del disastro. Le vittime accertate sono 2300 secondo l’ultimo bilancio, ma come si temeva sarebbero molte di più. Un rappresentante della Mezzaluna Rossa locale parlava di 10 mila morti. Di fronte alla gravità dell’emergenza gli Stati Uniti hanno deciso di inviare due navi portaelicotteri, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha promesso di stanziare alcune somme dello speciale Fondo di emergenza Onu per le operazioni di soccorso e la ricostruzione.