La figlia di Sonia Gandhi, Priyanka ha sospeso la campagna elettorale a favore del partito del Congresso dopo il suicidio del suocero in un sobborgo di Nuova Delhi. Rajendra Vadra, di circa 60 anni, è stato trovato ieri mattina nella camera di una guest-house dove si trovava da circa due settimane per seguire un trattamento medico per curare una malattia al fegato. Alla cremazione, già avvenuta ieri, erano presenti oltre Priyanka e il marito Robert, anche il fratello Rahul e la madre Sonia Gandhi, presidente del Congresso.
Secondo quanto scrivono i quotidiani indiani, Rajendra Vadra non aveva ormai da anni rapporti con il figlio e con la famiglia dei Gandhi a causa di una vecchia disputa in cui era stato accusato di promettere posti di lavoro e altri favori in nome del Congresso nello stato dell’Uttar Pradesh. Sette anni fa il figlio Robert aveva pubblicato un annuncio sui giornali diffidando pubblicamente il padre e il fratello maggiore Richard dallo sfruttare i suoi legami di parentela con i Gandhi. In un’intervista aveva rivelato di essersi opposto al matrimonio con la figlia di Sonia. Nel 2003 Richard Vadra era stato trovato senza vita nel suo appartamento di Sud Delhi in circostanze misteriose, mentre la sorella Michelle è morta in un incidente stradale nel 2001.
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domenica 12 aprile 2009
martedì 24 marzo 2009
India, duello elettorale tra i nipoti di Indira Gandhi
Su Apcom
A tre settimane dall’apertura delle urne si infiamma il clima elettorale in India con una nuova faida all’interno della famiglia Gandhi. A incrociare le lame sono due nipoti dell’ex premier Indira Gandhi che siedono sui lati opposti dello schieramento politico: Varun Gandhi, il giovane ribelle della dinastia passato nelle file della destra indù e Priyanka Gandhi, la figlia di Sonia, che pur avendo scelto di rimanere nell’ombra del Congresso, gode di un forte carisma politico, che sembra invece mancare al fratello e delfino designato Rahul. L’oggetto del contendere sono le frasi razziste e anti mussulmane pronunciate durante un comizio in Uttar Pradesh da Varun, candidato del partito indù-nazionalista Bharatiya Janata Party (Bjp, Partito del Popolo Indiano) trasmesse da alcune televisioni. Dopo aver verificato l’autenticità dei filmati, la Commissione Elettorale ha chiesto ieri al Bjp di rimuovere Varun dalla lista dei candidati in lizza nel collegio di Pilibhit, un piccolo centro dell’influente stato settentrionale dell’Uttar Pradesh e roccaforte elettorale della madre Maneka Gandhi, parlamentare e nota attivista per la difesa degli animali. Ai tempi del governo di Indira Gandhi, le due cognate, l’italiana Sonia (docile sposa di Rajiv Gandhi) e la battagliera Maneka (moglie di Sanjay Gandhi, morto mentre pilotava il suo aereo nel 1980) avevano già ingaggiato una feroce battaglia per conquistarsi i favori della famosa suocera. Da quando Maneka, rimasta vedova con il neonato Varun, se ne andò dalla storica residenza del numero 10 di Janpath sbattendo la porta, le due donne non si sono mai più rivolte la parola.
A dissotterrare l’ascia di guerra sono ora i cugini. Durante una visita oggi al collegio elettorale della madre di Rae Bareli, sempre in Uttar Pradesh, la trentasettenne Priyanka, ha accusato il cugino di tradire “i principi e i valori della famiglia” e di disonorare “coloro che sono vissuti e morti” per difendere questi valori. E’ stato uno dei rarissimi commenti di Priyanka davanti alla stampa a cui ha anche confidato di non avere alcuna ambizione di presentarsi alle elezioni di aprile-maggio, ma solo di sostenere la campagna della madre e del fratello, come aveva già fatto nel 2004. Criticando il cugino Varun che aveva giurato sui libri sacri dell’induismo di “tagliare le mani” ai mussulmani che avrebbero alzato le mani sugli indù, la figlia di Sonia ha affondato il coltello: “Gli consiglierei prima di leggere i libri della Gita (le antiche scritture filosofiche) e cercare di capirli a fondo” prima di parlare.
Il partito del Bjp ha finora difeso il suo candidato e nel pomeriggio un portavoce ha ribattuto di “non essere disposto a prendere lezioni di induismo da Priyanka”. Il duello è appena iniziato.
A tre settimane dall’apertura delle urne si infiamma il clima elettorale in India con una nuova faida all’interno della famiglia Gandhi. A incrociare le lame sono due nipoti dell’ex premier Indira Gandhi che siedono sui lati opposti dello schieramento politico: Varun Gandhi, il giovane ribelle della dinastia passato nelle file della destra indù e Priyanka Gandhi, la figlia di Sonia, che pur avendo scelto di rimanere nell’ombra del Congresso, gode di un forte carisma politico, che sembra invece mancare al fratello e delfino designato Rahul. L’oggetto del contendere sono le frasi razziste e anti mussulmane pronunciate durante un comizio in Uttar Pradesh da Varun, candidato del partito indù-nazionalista Bharatiya Janata Party (Bjp, Partito del Popolo Indiano) trasmesse da alcune televisioni. Dopo aver verificato l’autenticità dei filmati, la Commissione Elettorale ha chiesto ieri al Bjp di rimuovere Varun dalla lista dei candidati in lizza nel collegio di Pilibhit, un piccolo centro dell’influente stato settentrionale dell’Uttar Pradesh e roccaforte elettorale della madre Maneka Gandhi, parlamentare e nota attivista per la difesa degli animali. Ai tempi del governo di Indira Gandhi, le due cognate, l’italiana Sonia (docile sposa di Rajiv Gandhi) e la battagliera Maneka (moglie di Sanjay Gandhi, morto mentre pilotava il suo aereo nel 1980) avevano già ingaggiato una feroce battaglia per conquistarsi i favori della famosa suocera. Da quando Maneka, rimasta vedova con il neonato Varun, se ne andò dalla storica residenza del numero 10 di Janpath sbattendo la porta, le due donne non si sono mai più rivolte la parola.
A dissotterrare l’ascia di guerra sono ora i cugini. Durante una visita oggi al collegio elettorale della madre di Rae Bareli, sempre in Uttar Pradesh, la trentasettenne Priyanka, ha accusato il cugino di tradire “i principi e i valori della famiglia” e di disonorare “coloro che sono vissuti e morti” per difendere questi valori. E’ stato uno dei rarissimi commenti di Priyanka davanti alla stampa a cui ha anche confidato di non avere alcuna ambizione di presentarsi alle elezioni di aprile-maggio, ma solo di sostenere la campagna della madre e del fratello, come aveva già fatto nel 2004. Criticando il cugino Varun che aveva giurato sui libri sacri dell’induismo di “tagliare le mani” ai mussulmani che avrebbero alzato le mani sugli indù, la figlia di Sonia ha affondato il coltello: “Gli consiglierei prima di leggere i libri della Gita (le antiche scritture filosofiche) e cercare di capirli a fondo” prima di parlare.
Il partito del Bjp ha finora difeso il suo candidato e nel pomeriggio un portavoce ha ribattuto di “non essere disposto a prendere lezioni di induismo da Priyanka”. Il duello è appena iniziato.
martedì 15 aprile 2008
Priyanka Gandhi incontra in carcere complice killer del padre Rajiv
Su Apcom
“Ho voluto vedere in faccia gli assassini di mio padre. Ho bisogno di fare pace con me stessa per superare la violenza che è entrata nella mia vita”. Così Priyanka Gandhi, la figlia di Sonia, ha motivato il suo incontro con l’ergastolana Nalini Shriharan, una complice del commando suicida delle Tigri Tamil che nel 1991 uccise il padre Rajiv mentre si trovava in un comizio elettorale nello stato meridionale del Tamil Nadu. A quel tempo Priyanka aveva 19 anni e aveva ancora negli occhi l’assassinio della nonna Indira nel 1984.
“E’ stata una visita privata – ha detto a un canale televisivo privato indiano – di cui non voglio parlare”. Ma oggi il quotidiano “The Times of India” svelava alcuni particolari riportati dai due avvocati di Nalini che hanno organizzato l’incontro avvenuto lo scorso 19 marzo nella prigione di Vallore dove la militante tamil sta scontando l’ergastolo. Era stata condannata a morte, ma nel 1989 Sonia Gandhi chiese di commutare la pena capitale in carcere a vita su “basi umanitarie” considerato che Nalini era madre di una bambina di 5 anni nata in carcere. Secondo quanto riportato dal giornale, Priyanka avrebbe voluto conoscere come e perché è stato ucciso il padre. “Era una brava persona. Si poteva trovare una soluzione attraverso il dialogo – avrebbe detto a Nalini che all’epoca dell’attentato aveva 26 anni ed era la moglie di un ribelle delle Tigri Tamil. La coppia fu utilizzata come “copertura” dai quattro militanti responsabili dell’attacco che avvenne il 21 maggio 1991. A farsi esplodere davanti a Rajiv era stata una kamikaze, Dhanu, che si era inchinata davanti al leader del Congresso con un mazzo di fiori. Sosteneva di essere stata una vittima di atrocità commesse dall’esercito indiano inviato come forza di pace in Sri Lanka nel 1987 dallo stesso Gandhi per garantire il processo di pace tra governo cingalese e i ribelli tamil. La “mente” del commando, Sivarasan, e gli altri complici furono sorpresi qualche mese dopo nella città di Bangalore, ma si suicidarono con una capsula di cianuro per sfuggire alla cattura. Nalini e suo marito Murugan (anche lui condannato a morte) furono arrestati in una seconda operazione e sono oggi gli unici sopravissuti della cellula suicida.
“E’ stata una visita privata – ha detto a un canale televisivo privato indiano – di cui non voglio parlare”. Ma oggi il quotidiano “The Times of India” svelava alcuni particolari riportati dai due avvocati di Nalini che hanno organizzato l’incontro avvenuto lo scorso 19 marzo nella prigione di Vallore dove la militante tamil sta scontando l’ergastolo. Era stata condannata a morte, ma nel 1989 Sonia Gandhi chiese di commutare la pena capitale in carcere a vita su “basi umanitarie” considerato che Nalini era madre di una bambina di 5 anni nata in carcere. Secondo quanto riportato dal giornale, Priyanka avrebbe voluto conoscere come e perché è stato ucciso il padre. “Era una brava persona. Si poteva trovare una soluzione attraverso il dialogo – avrebbe detto a Nalini che all’epoca dell’attentato aveva 26 anni ed era la moglie di un ribelle delle Tigri Tamil. La coppia fu utilizzata come “copertura” dai quattro militanti responsabili dell’attacco che avvenne il 21 maggio 1991. A farsi esplodere davanti a Rajiv era stata una kamikaze, Dhanu, che si era inchinata davanti al leader del Congresso con un mazzo di fiori. Sosteneva di essere stata una vittima di atrocità commesse dall’esercito indiano inviato come forza di pace in Sri Lanka nel 1987 dallo stesso Gandhi per garantire il processo di pace tra governo cingalese e i ribelli tamil. La “mente” del commando, Sivarasan, e gli altri complici furono sorpresi qualche mese dopo nella città di Bangalore, ma si suicidarono con una capsula di cianuro per sfuggire alla cattura. Nalini e suo marito Murugan (anche lui condannato a morte) furono arrestati in una seconda operazione e sono oggi gli unici sopravissuti della cellula suicida.
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