Un famoso politico pachistano che si era battuto per la liberazione della cristiana Asia Bibi e per l'abolizione della crudele legge sulla blasfemia e' stato assassinato oggi nel pieno centro di Islamabad. Salman Taseer, governatore del Punjab e fedelissimo del presiodente Asif Ali zardari, e' stato crivellato di colpi da una sua guardia del corpo risentita per il suo atteggiamento troppo liberale nei confronti di coloro che insultano il nome di Maometto. L'uccisione e' coincisa con una gravissima crisi politica in cui da due giorni e' precipitato il Paese dopo il ritiro dal governo di un influente partito regionale al potere nella provincia del Sindh che ha lasciato il premier Yousuf Raza Gilani senza una maggioranza. Ma ogni disputa politica sara' sospesa nei prossimi tre giorni che sono stati dichiarati di lutto nazionale. L'attentato ha anche sollevato un'ondata di proteste di piazza da parte dei sostenitori del partito popolare pachistano (Ppp) a cui apparteneva la vittima. Lo stadi di allerta e scattato in diverse citta' del Punjab per il tuimore di disordini.
Il sessantacinquenne Taseer, ex ministro nel regome di Pervez Mushaffar e nel mirino degli estremisti islamici per le sue vedute liberali, si trovava nel pomeriggio in un popolare quartiere della capitale frequentato da diplomatici e turisti. Secondo la rcostrzuine dei media locali basata su testimonianze, era appena uscit dalla sua residenza e stava per salire i auto, quando uno dei bodyguard appartenente a un comando di elite ha estratto un mitragliatore AK47 e gli ha sparato nove colpi a distanza ravvicinata. Il governatore e' caduto in una pozza di sangue ed e stato trasportato un un vicino ospedale dove e' giunto cadavere. Subito dopo la sua azione, l'agente che si chiama Malik Muntaz Hussain Qadri (26 anni) ha gettato l'arma del delitto e si e' arreso ai colleghi. Dopo essere arrestato, ha confessato i motivi del suo gento, che secondo quanto ha raccontato il ministro dell'Intern Rehman Malik ai giornalisti, e' legato alle recenti polemiche nate sulla legge della blasfemia dopo la condanna a morte della Bibi. ''L'ho ucciso perche' ha definito la legge una ''kala kanoon'', un espressione che in urdu significa ''legge nera'' e che si intende per provvedimenti legislativi che hanno conseguenze negative. Ad una televisione, mentre lo portavano in caserma ha poi detto che Salman Taseer era un blasfema e che quelal era la punzione per i blasfemi''
La legge, introdotta all'epoca del dittatore Zia ul Haq, e' usata dalle frange radicali come strumento di persecuzione contro le minoranze religiose. Dopo il clamore della vicenda della Bibi, il governo ha promesso di volere introdurre alcuni emendamenti che sono pero' fortemente osteggiati dai partiti religiosi.
Era stato proprio il governatore Taseer a schierarsi al fianco della madre di cinque figli recandosi a trovarla in carcere, dove si trova da circa due anni. In quella occasione aveva dichiarato di aver presentato una domanda di grazia al presidente Zardari, di cui e' un uno stretto collaboratore. Proprio per questo e per una serie di interviste televisive, tra cui una ala Cnn in cui auspicava emendamenti, si era creato molti nemici tra le frange radicali islamiche. In un post su Twitter, venerdi' scorso, scriveva di ''essere sotto enorme pressione'' da parte della destra che voleva piegarlo e che si ''era rifiutato. Anche se sono l'ultimo a rimanere in piedi''. Parole profetiche che testimoniano il clima di tensione nel paese dovuto al dibattito in corso sull'obsoleta legge.
In un messaggio oggi, Zardari ha descritto l'uccisione come un crimine ''tra i piu' orrendi'' e ha promesso di fare giustizia.
Il brutale omicidio ha scosso l'intero paese che da mesi e' diviso proprio sulla riforma della controversa legge sulla blasfemia e richia anxche di aggravare la crisi politica in cui e'; precipitato il governo di Gilani, minacciato dall'opposizione che proprio ogi ha dato 72 ore di tempo per accettare alcune riforme fiscali e revocare l'impopolare aumento della benzina.
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martedì 4 gennaio 2011
martedì 23 febbraio 2010
Scontri in Punjab per immagine blasfema di Gesù
Rimane sempre tesa la situazione nella città di Batale, nello stato nord occidentale del Punjab, dove sono scoppiati violenti scontri tra estremisti indu e cristiani in seguito a un ritratto blasfemo di Gesù Cristo. Il coprifuoco imposto dalla polizia è stato in parte rimosso e la situazione sarebbe sotto controllo secondo le forze dell’ordine che pattugliano la cittadina che si trova a 40 chilometri da Amritsar, località sacra per la setta sikh. Il governo locale ha promesso indennizzi per coloro che hanno subito danni. Sono anche state arrestate due persone sospettate di aver realizzato e attaccato i poster raffiguranti Gesù con una birra e una sigaretta in mano. Le autorità locali hanno chiusa la tipografia che ha stampato il manifesto che riproduce un’immagine apparsa su un libro di testo per le elementari in uso nello stato nord orientale del Meghalaya, a maggioranza cristiana. La scorsa settimana il ritratto blasfemo aveva già suscitato lo sdegno della chiesa indiana. I disordini di sabato, che hanno portato anche alla distruzione di due chiese, hanno sollevato proteste a livello internazionale, tra cui anche quelle dell’Italia che in un comunicato della Farnesina dice di guardare con profonda preoccupazione gli episodi di violazione dei diritti e della dignità delle comunità cristiane”.
Da ND per la RV
Da ND per la RV
lunedì 25 maggio 2009
Punjub, ritorno alla calma dopo le proteste dei seguaci della setta Dera
Il coprifuoco è stato revocato per due ore stamattina a Jalandhar e nelle altre città del Punjub dove ieri sono scoppiate violente proteste dei fedeli di una setta sikh infuriati per la morte di un loro guru ucciso da rivali domenica a Vienna. Secondo la polizia, la situazione sarebbe in via di miglioramento, ma la maggior parte dei treni di lunga percorrenza diretti verso nord e verso il Pakistan sono ancora sospesi con disagi per migliaia di passeggeri. Rimane alta la tensione anche nei principali centri presidiati dall’esercito. Almeno due dimostranti sono morti ieri negli scontri con la polizia costretta ad aprire il fuoco sulla folla per riportare la calma. La notizia dell’uccisione del guru, che appartiene alla popolare setta dei Dera Sach Khand, aveva scatenato la rabbia dei seguaci in tutto il Punjub, dove vivono la maggior parte dei 20 milioni di sikh indiani, e in particolare a Jalandhar, roccaforte della setta formata in prevalenza da “dalit”, gli intoccabili e da caste inferiori. I manifestanti hanno attaccato caserme della polizia, incendiato auto e vagoni ferroviari e bloccato alcune arterie stradali. Le proteste sono dilagate anche nella città sacra di Amritzar dove hanno fatto slittare l’attesa apertura del primo supermercato all’ingrosso del colosso americano Wal Mart.
E’ la prima crisi per il neo governo di Manmohan Singh, ritornato al potere dopo la vittoria elettorale del Congresso. Il premier, lui stesso un sikh, aveva rivolto ieri un accorato appello alla calma.
E’ la prima crisi per il neo governo di Manmohan Singh, ritornato al potere dopo la vittoria elettorale del Congresso. Il premier, lui stesso un sikh, aveva rivolto ieri un accorato appello alla calma.
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