Visualizzazione post con etichetta stupro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta stupro. Mostra tutti i post

domenica 15 dicembre 2013

Nirbhaya un anno dopo, piu' stupri e piu' denunce

Su Ansa

NEW DELHI, 14 DIC - A un anno dallo stupro shock di una studentessa di New Delhi, non accenna a diminuire la violenza contro le donne in India, ma almeno si e' squarciato il velo di omerta' sugli abusi sessuali. E per la prima volta e' nata una coscienza femminile che ha portato alla denuncia di casi clamorosi, come quello contro il direttore del settimanale progressista Tehelka. La ragazza di 23 anni, soprannominata Nirbhaya, "colei che non ha paura", violentata il 16 dicembre 2012 su un autobus da un "branco" di sei giovani e morta dopo nove giorni di agonia, ha sollevato un'ondata di rabbia e ribellione che ha fatto tremare il governo costringendolo a varare una legge piu' severa anti-stupro e ad attuare diversi provvedimenti per proteggere le donne. Ma a New Delhi, la "capitale degli stupri", nei primi 11 mesi di quest'anno le violenze sessuali denunciate sono state 1.493, il doppio rispetto al 2012. Secondo alcuni, questa impennata e' dovuta all'"effetto Nirbhaya", che fa si' che le donne non si vergognino piu' di rivolgersi alla polizia. Ma secondo altri, pesa una vera impennata dei femminicidi nelle metropoli, di pari passo con il dilagare della criminalita' comune: impennata attribuita anche alla crescente diffusione della pornografia facilmente accessibile sugli smartphone. Nonostante il rafforzamento della polizia femminile, la creazione di "telefono rosa" a New Delhi e la pena di morte per gli stupratori assassini, le strade delle metropoli indiane non sono diventate in effetti piu' sicure per le donne. Esaurito il clamore e la pressione pubblica, molte promesse sono rimaste sulla carta. E' il caso del "fondo Nirbhaya", annunciato dal ministro delle Finanze P. Chidambaram nella legge di Bilancio a febbraio e che stanzia 10 miliardi di rupie (circa 160 milioni di euro) per diversi progetti, tra cui quello di dotare i mezzi pubblici di un sistema Gps. I soldi non sono ancora stati spesi a causa dei dissidi tra i due ministeri competenti. Del resto, in India dove si conta uno stupro ogni 20 minuti, non "c'e' una formula magica" per risolvere questa piaga, come ha detto Indira Jaisingh, vice procuratore alla Corte Suprema, sottolineando "gli stereotipi che ancora circondano la vittima di uno stupro''. La mentalita' patriarcale prevalente nella societa' indiana sta pero' velocemente cambiando con la presa di coscienza delle donne, che non sono piu' disposte a subire soprusi. E' il caso di una giovane mamma stuprata a Calcutta che ha chiesto di essere identificata con il proprio nome o della giovane stagista che ha denunciato per molestie un giudice in pensione della Corte Suprema. Il settimanale Outlook ha dedicato nel suo penultimo numero la copertina al "Femminismo 2.0" che sta emergendo per ora solo nei contri urbani, ma che potrebbe propagarsi anche nel profondo delle campagne. L'ultima "Nirbhaya" e' stata una giornalista aggredita in un ascensore di un hotel a Goa da un noto giornalista, Tarun Tejpal, che ora si trova in prigione. ''La mia battaglia ha il solo scopo - ha scritto - di difendere la mia integrità e il diritto a rivendicare che il mio corpo e' di mia proprietà: non un giocattolo del mio datore di lavoro". (ANSA).

sabato 20 luglio 2013

Sei ergastoli per stupro turista svizzera in Madhya Pradesh

Pubblicato su Ansa

Dopo appena quattro mesi con una sentenza lampo, un tribunale indiano ha oggi condannato all'ergastolo sei uomini per lo stupro di gruppo di una campeggiatrice svizzera di 39 anni che era insieme al compagno in un tour in bicicletta dell'India. La severa pena è stata inflitta in base alla nuova legge anti-stupro varata dopo le furiose proteste popolari sollevate dalla morte di una studentessa di New Delhi, orribilmente violentata su un autobus a fine dicembre. Ma nonostante l'inasprimento delle pene, non si è fermata la violenza contro le donne che quasi ogni giorno continua a tenere banco sui giornali indiani. L'ultimo caso scioccante venuto alla luce oggi è quello di quattro studentesse cristiane prelevate da un "branco" di 25 giovani ubriachi nel loro collegio e brutalmente violentate in un bosco dello stato orientale del Jharkhand. "Il tribunale ha inflitto il massimo della pena come richiesto e non possiamo che dirci soddisfatti", ha detto il legale, Rajendra Tiwari, contattato telefonicamente dall'ANSA per commentare il verdetto di 32 pagine e che era atteso per oggi pomeriggio. Tutti i sei imputati, che hanno un'età compresa dai 20 ai 30 anni, sono stati ritenuto colpevoli dal tribunale speciale del distretto tribale dove si è tenuto il processo per direttissima. I giovani appartengono a una particolare etnia tribale dedita al brigantaggio che popola la zona boschiva dove la coppia elvetica aveva piantato la tenda per passare la notte (per poi pedalare in direzione di Agra, la città del celebre mausoleo del Taj Mahal). Oltre al reato di stupro, sono infatti stati condannati anche in base a una legge sul brigantaggio e al possesso illegale di armi. Per immobilizzare l'amico della vittima avevano infatti usato la minaccia delle armi. La drammatica vicenda della turista svizzera aveva offuscato l'immagine dell'India come un Paese "sicuro" e accogliente per le donne straniere che viaggiano da sole. Tra l'altro sempre a marzo, un altro caso, quello di una britannica che è saltata dalla finestra di un hotel per fuggire a un sospetto stupratore, aveva creato nuovo scalpore. Il governo di Berna aveva insistito perché i responsabili, arrestati pochi giorni dopo, fossero consegnati alla giustizia in tempi rapidi. Lo scorso 25 maggio rappresentanti della capitale elvetica erano tornati in India per testimoniare al processo. Ma la donna, ancora sotto shock, non aveva voluto tornare in Madhya Pradesh. E' stata sentita dai giudici attraverso una videoconferenza dall'ambasciata elvetica di New Delhi.

martedì 15 gennaio 2013

Goa, bambina violentata da sconosciuto in bagno a scuola

Una bambina di sette anni e' stata violentata in un bagno della sua scuola a Goa, nell'India del Sud, scatenando la rabbia della popolazione contro le autorita' locali. E' l'ennesimo caso di abuso sessuale denunciato dalla stampa indiana sull'onda delle proteste sollevate dalla mortale aggressione a una ventitreenne di New Delhi, stuprata da un ''branco'' a bordo di un autobus la sera del 16 dicembre e deceduta dopo 13 giorni di agonia. Da allora si e' squarciato il velo su una raccapricciante galleria di orrori quotidiani contro le donne che prima non trovavano spazio su giornali e televisioni. E' come se l'India, con il suo miliardo e 200 milioni di abitanti e uno stupro ogni 22 minuti (uno al giorno a New Delhi), avesse scoperto improvvisamente i crimini sessuali. Quest'ultimo episodio, particolarmente scioccante perche' compiuto su una bambina di pochi anni e in un ambiente considerato protetto come la scuola, e' avvenuto nella citta' portuale di Vasco, vicino all'aeroporto di Goa, ex colonia portoghese oggi una delle mete turistiche piu' gettonate e affollata nella stagione invernale da turisti provenienti da tutto il mondo. Secondo la ricostruzione dei media locali, la scolaretta sarebbe stata attirata ieri con uno stratagemma durante la ricreazione nel bagno femminile situato vicino all'ufficio della direttrice, e poi violentata da un individuo sui 20 anni, presumibilmente entrato di nascosto nel complesso scolastico. La bambina e' stata trovata in cortile in stato di shock e in lacrime per i forti dolori al ventre. Due medici dell'ospedale cittadino hanno confermato la violenza sessuale. La polizia e' ora sulle tracce dello stupratore di cui si ha l'identikit grazie a informazioni fornite dalla piccola vittima. Dopo che si e' diffusa la notizia, centinaia di genitori inferociti si sono precipitati alla scuola Deepvihar High School e l'hanno praticamente messa sotto assedio. Le proteste si sono poi estese ad altre parti della cittadina dove e' stata anche organizzata una serrata dei commerciati. E' perfino arrivato sul posto il ''chief minister'' di Goa, Manohar Parrikar, che ha promesso ''di punire chiunque sia coinvolto in questo crimine''. Come conseguenza, in serata, la direttrice e' stata arrestata per omesso controllo e perche' ha denunciato il fatto in ritardo. Intanto a New Delhi continua il processo a porte chiuse contro il ''branco'' di cinque dei sei stupratori della studentessa di cui non e' mai stato rivelato il nome e che e' morta in seguito alle sevizie. Ieri c'e' stato un colpo di scena, quando l'avvocato difensore ha detto che uno dei suoi clienti e' minorenne (come il sesto accusato) e quindi non va giudicato insieme agli altri. Ma per molti si tratta di una manovra per ritardare i tempi. Il crimine, proprio per la sua efferatezza, ha prodotto una forte accelerazione dei processi per stupro. Proprio oggi un tribunale ''fast track'' (di rito veloce), istituito all'inizio dell'anno a New Delhi per giudicare i crimini sessuali, ha condannato a morte un uomo di 60 anni che nel 2010 violento' e uccise una bambina di tre anni durante il suo turno di guardia in una villa padronale alla periferia della capitale.