giovedì 26 novembre 2015

Intolleranza, star Bollywood Aaamir Khan nella bufera

Su ANSA

Una delle star più amate di Bollywood, Aamir Khan, è nella bufera per alcuni commenti sulla crescente intolleranza religiosa che da qualche mese sta animando il dibattito politico in India. L'attore musulmano di 50 anni, noto per il suo impegno a favore dell'ambiente e su temi sociali scottanti, è preoccupato per gli episodi di violenza dell'estrema destra negli ultimi mesi e ha rivelato che la moglie aveva preso in considerazione l'ipotesi di trasferirsi all'estero. "Penso che negli ultimi 6-8 mesi si sia diffuso un senso di sconforto - aveva detto alcuni giorni fa in una intervista con The Indian Express - Quando a casa ne parlo con Kiran (la moglie), lei mi dice che forse dovremmo lasciare l'India. Ha paura per il bambino". Le parole hanno sollevato un coro di critiche da parte del partito di governo del Bjp che lo ha accusato di essere vittima della 'propaganda politica' e di offendere i suoi beniamini che vivono in India. Mentre alcuni esponenti del partito di centro sinistra del Congresso, tra cui il figlio di Sonia Gandhi, Rahul, si sono schierati dalla sua parte. Durante una manifestazione di protesta alcuni estremisti indù dello Shiv Sena (Esercito di Shiva) hanno perfino bruciato delle sue fotografie nello stato settentrionale del Punjab, dove Khan, che è anche produttore, sta girando il suo ultimo film 'Dangal', una biografia di una campionessa di wrestling. In questi giorni la polizia ha rafforzato la sicurezza intorno al set. Ieri, nel tentativo di mettere a tacere le polemiche, Khan ha scritto su Facebook di "non aver mai pensato di lasciare l'India" e che alcune sue parole sono state fraintese. Ma ha ribadito il suo commento sul clima di crescente intolleranza che sta preoccupando molti intellettuali e scrittori. "A coloro che mi hanno accusato di essere anti patriottico - ha scritto - e che urlano oscenità contro di me solo perché ho espresso liberamente quello che penso, dico che purtroppo stanno confermando la mia tesi". Dopo l'uccisione di due pensatori atei e il linciaggio di un musulmano in Uttar Pradesh sospettato di mangiare carne di mucca (animale sacro per gli induisti), almeno 50 scrittori, artisti e scienziati hanno restituito i premi nazionali da loro ricevuti come provocazione contro le istituzioni. Anche Shah Rukh Khan, l'altro 'Khan' di Bollywood, noto per i suoi ruoli di eroe romantico, era intervenuto di recente per denunciare le minacce al pluralismo della società indiana. Non è la prima volta che Aamir Khan è nel mirino della destra indù. Lo scorso anno i radicali si erano scagliati contro l'ultimo suo film di successo, 'PK', una satira contro le religioni in cui un marziano impersonato dall'attore prende in giro la fede induista.

mercoledì 19 agosto 2015

REPORTAGE- Uteri in affitto - Nella 'fabbrica dei bambini' a Gurgaon

Pubblicato su ANSA (qui la versione completa)

GURGAON (NEW DELHI), 18 AGO - La "fabbrica dei bambini" di Gurgaon, il polo tecnologico di New Delhi, è in un'anonima palazzina di due piani, tra un dedalo di viuzze, con sullo sfondo i grattacieli delle multinazionali. Un portiere in divisa, dietro una grossa scritta "reception", controlla l'ingresso. Sedute sui gradini ci sono un paio di donne con il "pancione" che cercano un po' di fresco nell'afoso pomeriggio.
Siamo nel Vansh Surrogacy Center, uno dei tanti centri di maternità surrogata dell'India, una tecnica di fecondazione assistita che permette alle coppie sterili di avere figli 'affittando' a pagamento l'utero di una donna.


L'India è uno dei pochi Paesi al mondo, insieme a Russia, Ucraina, Grecia e certi stati americani, in cui questa pratica è legale fin dal 2002. Grazie al basso costo e alla disponibilità di madri surrogate, il "surrogacy tourism" è l'ultima frontiera del turismo medico nel subcontinente indiano. All'inizio era concentrato nella città di Surat, in Gujarat, ma con gli anni si è spostato nelle ricche cliniche di Mumbai e di Gurgaon.
Tuttavia, la legge che dovrebbe regolare il settore è ferma in Parlamento da cinque anni. Si stima ci siano circa 20 mila centri dove si può 'affittare' un utero, ma solo 270 sono registrati presso l'Indian Council for Medical Research (Icmr) che è l'unica autorità di riferimento.
Questa industria, valutata in oltre 2 miliardi di dollari all'anno, è quindi oggi una specie di 'giungla' dove prosperano medici corrotti e mediatori senza scrupoli che sfruttano povere donne analfabete pronte a mettere a rischio la salute (e anche la reputazione) per soldi.
A dirlo in un'intervista all'ANSA è lo stesso titolare, Bajrang Saharan, che nel 2010 ha aperto il centro da lui definito "il più grande e affidabile" di Gurgaon.
Nella casa sono ospitate attualmente 22 donne in diversi stadi di gravidanza. Tre di loro portano in grembo embrioni di coppie straniere, una australiana, una americana e una canadese. "Altri cinque genitori stranieri - dice Saharan - sono in lista di attesa".
Nel suo ufficio, dove ci riceve, ci sono i dossier delle madri surrogate e quelli dei genitori biologici, compresi i casi di gravidanza fallita, che alla clinica Vansh sono il 40% in media.
"Qui tutto è trasparente - spiega orgoglioso mentre ci mostra i contratti con i clienti e con le donne - e tutto alla luce del sole. Non mi interessa cosa dice la stampa. A me basta vedere la felicità nei volti delle coppie quando hanno il loro bambino".
Il 'pacchetto' completo, comprensivo della fecondazione in vitrio (in ospedali di fiducia), vitto e alloggio per 9 mesi nel centro, i controlli medici e il parto, costa circa 600-700 mila rupie per gli indiani (8-.500 euro) e 1,5 milioni per gli stranieri (20.700 euro circa). Il compenso della donna è di 275 mila rupie (3.800 euro) più un 20 mila di 'bonus'.
"So di mediatori che intascano commissioni del 100% - spiega Saharan - perché pagano pochissimo le madri surrogate e non hanno alcuna spesa. Dopo la fecondazione le rimandano nelle loro case, che sono spesso in bidonville, in condizioni precarie igieniche e senza una dieta adeguata".
Nella clinica, invece, le mamme sono in camere da due letti, accudite da uno staff di 15 persone, tra cui un cuoco, un medico e anche uno psicologo sempre a disposizione.
"Facciamo loro capire che è come un lavoro - aggiunge - e che dopo nove mesi possono tornare a casa con la somma pattuita". La maggior parte di loro provengono da povere famiglie nelle campagne intorno a New Delhi. C'è chi ha bisogno di soldi per pagare le cure di familiari malati o chi vuole "fare la dote" alla figlia.
Lo scorso anno, una superstar di Bollywood, Shah Rukh Khan, aveva rivelato che il suo ultimo figlio AbRam era nato da una una madre surrogata. "Da allora sono arrivate tantissime richieste - continua - tant'è che abbiamo una lista di attesa di due mesi'. Ma nonostante la pratica sia ormai diffusa, per la società conservatrice indiana è sempre un tabù di cui non si parla apertamente.
"La mia stessa famiglia - conclude Saharan - non accetta che io faccio questo lavoro, ma io sono convinto che invece così si fa del bene per le coppie sterili e per chi ha dei problemi finanziari. Ma è assolutamente essenziale che sia approvata una buona legge e che siano fatti dei controlli sui centri".

sabato 8 agosto 2015

Nuova campagna di Modi, rilanciare il telaio a mano

Su ANSA

Il premier indiano Narendra Modi ha lanciato oggi una nuova campagna per promuovere l'antica tradizione della tessitura con il telaio a mano e per trasformarlo in una 'global brand'. "Dobbiamo rendere popolari tra i giovani i tessuti prodotti con il telaio a mano - ha detto nella città meridionale di Chennai in occasione del primo 'Handloom Day' - in modo da ridare slancio a questo settore" che oggi sta vivendo una profonda crisi. Modi ha chiesto alle star del cinema "di promuovere nei loro film i prodotti dei telai a mano" per trasformare in una 'moda' questa forma di artigianato che impiega oltre 4 milioni di tessitori, quasi tutti tra le fasce più basse della popolazione. I prodotti tessuti a mano, quasi sempre in laboratori familiari, costituiscono il 15% del totale del settore tessile indiano. Ma da diversi anni, molti centri artigianali, come quello di Varanasi (l'antica Benares), famoso per la lavorazione della seta, sono stati costretti a passare ai telai elettrici per sopravvivere alla concorrenza. 

giovedì 30 luglio 2015

Mullah Omar, il leader 'fantasma' dei talebani afghani

Su ANSA
Dato per morto oggi ed almeno altre tre volte negli ultimi cinque anni, il Mullah Omar, leader e guida spirituale dei talebani afghani, continua ad alimentare il mistero che lo circonda. Da quando, così si crede, nel gennaio 2001 riuscì a fuggire alla cattura da parte delle truppe americane a bordo di una motocicletta, scomparendo tra le inespugnabili vallate al confine tra Afghanistan e Pakistan. Di lui esistono soltanto una foto tessera che lo mostra senza l'occhio destro che ha perso quando combatteva contro i russi, ed un fotogramma che lo riprende mentre, all'inizio della 'carriera', indossa la veste del profeta Maometto, ad una preghiera del venerdì nella moschea di Kandahar. L'ultima 'prova' della sua esistenza in vita risale al 2004, quando fu intervistato telefonicamente dal giornalista pachistano Mohammad Shehzad. Ma c'è chi dubita anche dell'autenticità di quella telefonata. In essa disse che era in contatto con il suo 'protetto' e leader di Al Qaida, Osama bin Laden. Shehzad è uno dei pochi ad averlo visto nel 2002 in una grotta vicino a Kandahar. Per un certo periodo si è ritenuto che fosse nascosto a Quetta, nella provincia pachistana del Baluchistan. Nel maggio 2011 si disse che era stato ucciso mentre si trasferiva da quel nascondiglio al Waziristan. Qualche mese prima una fonte aveva detto che era stato colpito da un infarto ed operato in un ospedale di Karachi. Dopo l'eliminazione di bin Laden nella villa bunker di Abbottabad, l'attenzione degli americani si è spostata sulla sua cattura. Sulla sua testa pende una taglia Usa di dieci milioni di dollari. Per tutti questi anni i suoi proclami sono stati diffusi sul portale dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan. Nell'aprile, per smentire una delle voci del suo decesso, i talebani hanno pubblicato una biografia di 5.000 parole in cui si raccontano diversi aneddoti sulla vita dell' 'Ameer-ul-Momineen' (Leader dei pii credenti). Lo spunto è stato dato dal 19/o anniversario (4 aprile 1996) della sua nomina a leader del movimento che fu al governo a Kabul fra il 1996 ed il 2001. Da quello scritto si è appreso che il Mullah Omar appartiene alla tribù Hotak ed è nato nel 1960 nel villaggio di Chah-i-Himmat, nel distretto di Khakrez della provincia di Kandahar. E sono emerse curiosità come quella che è abile nell'uso del lanciarazzi Rpg-7 e che ha uno speciale senso dell'umorismo. Prima dell'annuncio del governo afghano della sua morte, una settimana fa il portavoce del gruppo scissionista Fidai Nahaz, Qari Hamzai, ha sostenuto che il leader talebano era stato ucciso due anni fa da due comandanti 'ribelli'

martedì 28 luglio 2015

Nepal, stop a sacrifici animali al festival di Gadhimai

Su ANSA

Un tempio indù nel sud del Nepal, vicino al confine con l'India, ha deciso di interrompere per sempre il sacrificio di animali durante un famoso festival religioso. Lo hanno annunciato in un comunicato le associazione di protezione degli animali Animal Welfare Network Nepal e Humane Society International (Hsi)/India che da anni si battono contro l'antica e cruenta tradizione. Il festival di Gadhimai, che si celebra ogni 5 anni nel villaggio di Bariyapur e che attira decine di migliaia di indù, è considerato il più grosso "macello di animali" al mondo. Lo scorso anno, quando si è tenuta la cerimonia, sono stati sgozzati 200 mila animali, tra bovini, capre, polli, maiali e piccioni, per ingraziarsi la divinità locale secondo una pratica che dura da oltre due secoli. "Questa è una fantastica vittoria per noi - ha detto Gauri Maulekhi, attivista di Hsi - e per migliaia di animali che saranno risparmiati". L'associazione aveva ottenuto dalla Corte Suprema indiana il divieto di trasportare dall'India animali destinati al sacrificio. Questa limitazione aveva ridotto del 70% la quantità di uccisioni nell'edizione del 2014. In seguito a una campagna internazionale di protesta, il Ghadhimai Temple Trust aveva già deciso di sospendere i sacrifici in occasione della festa di Sankranti che segna l'inizio della primavera, ma ora la messa al bando è definitiva.