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venerdì 1 ottobre 2010

Ayodhya, bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Dopo 60 anni di battaglie legali e una lunga scia di violenze, un tribunale indiano ha scritto oggi, con una sentenza salomonica, l'ultimo capitolo della storia di Ayodhya, la citta' dello stato settentrionale dell'Uttar Pradesh, simbolo del nazionalismo indu' e fonte di sanguinosissimi scontri con la minoranza dei 130 milioni mussulmani. Per tutto il pomeriggio l'India ha aspettato con il fiato sospeso il verdetto dell'alta corte di Allahabad che si doveva pronunciare sulla proprieta' del luogo sacro dove i ''saffron'', i radicali indu', demolirono a mani nude una moschea del XVI secolo. C'era la paura che nel nome di Ayodhya di nuovo potessero scoppiare i pogrom come quelli del Gujarat nel 2005. Spesso nella storia dell'India e' bastata una scintilla per far esplodere tensioni interreligiose che covano sotto la cenere e che improvvisamente diventano incontrollabili.
La sentenza della corte (che non si e' pronunciata all'unanimita', ma con una maggioranza di due giudici su tre) prevede una formula di compromesso. Il terreno conteso, nel centro di Ayodhya, ''la citta' costruita dagli dei'' come recitano i libri vedici, sara' diviso in tre parti uguali: tra gli indu' che vogliono costruire un grande tempio dedicato al dio Rama, un'associazione induista e l'ente mussulmano che rivendicava la proprieta' del sito dove c'era la moschea del 1528 costruita dall'imperatore mughal Babar. In attesa di tracciare le divisioni, il tribunale ha ordinato una moratoria di tre mesi in cui dovra' essere mantenuto lo status quo. La soluzione riconosce quindi il diritto degli indu' a pregare nello storico luogo sacro e, nello stesso tempo, non ''estromette'' del tutto i mussulmani, che sono i legittimi proprietari. Reagendo al verdetto, il ''falco'' del partito indu nazionalista del Bjp (Partito popolare indiano), L.K. Advani, che partecipo' alla demolizione della moschea, ha espresso soddisfazione e ha anche proposto una riconciliazione tra le comunita' religiose. ''Si apre un nuovo capitolo per l'integrazione nazionale e una nuova era per pacifiche relazioni tra le comunita' religiose'' ha detto in un comunicato letto stasera davanti alle telecamere delle tv indiane. Advani ha poi sottolineato che la corte ''ha riconosciuto chiaramente l'esistenza di rovine induiste'' preislamiche, che era quello su cui si battevano gli estremisti della destra indu' dell'Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh), considerato un movimento con tendenze fasciste.
Meno contenti, ma non del tutto delusi, i responsabili dell'autorita' mussulmana sunnita Wafq, che probabilmente presenteranno ricorso presso la Corte Suprema. C'e' quindi ancora la possibilita' che il massimo organo giudiziario riapra l'annosa controversia.
Fin dalla scorsa settimana, quando la Corte Suprema ha dato il via libera alla sentenza di oggi, il governo ha cercato di giocare in anticipo con ripetuti appelli alla calma, detenzioni preventive di sospetti facinorosi, dispiegamento di truppe nei luoghi ''caldi'' dell'Uttar Pradesh e perfino con il blocco degli sms collettivi sui telefonini. In diverse citta', scuole e uffici sono stati chiusi in anticipo e molti mercati sono rimasti deserti. Tensione palpabile anche a New Delhi, dove domenica si aprono i Giochi dei Commonwealth e dove c'e' massima allerta per la paura di attentati terroristici

venerdì 23 aprile 2010

Arrestato il ''guru del sesso'' Nityananda

Un santone indu' e' al centro di uno scandalo per le sue lezioni di ''sesso tantrico'' a cui i suoi fedeli, in particolare donne, si sottoponevano dopo aver firmato una dichiarazione liberatoria che li vincolava alla segretezza.
Il guru Swami Nityananda, chiamato dalla stampa indiana ''il guru del sesso'', e' stato arrestato in un villaggio dell'Himalaya dove si era rifugiato da oltre un mese con alcuni discepoli dopo la diffusione di un video che lo mostrava in posizioni compromettenti con due giovani attrici. Dovra' comparire davanti a un tribunale di Bangalore, dove sorge il suo ashram, per atti osceni, stupro, intimidazioni e offesa dei sentimenti religiosi.
Durante l'incursione nella casa del guru, la polizia criminale ha trovato dei ''contratti'' riservati ai fedeli con alcune clausole abbastanza esplicite su pratiche sessuali e su uso di materiale pornografico. A rivelare i dettagli e' il ''Times of India'' che e' entrato in possesso di uno di questi formulari per l'iscrizione a un corso chiamato ''Learning from the Master Programme'' (Imparare dal programma del maestro). Coloro che sottoscrivevano il ciclo di lezioni dovevano essere a conoscenza che ''il programma poteva comprendere l'apprendimento e la pratica di antichi segreti tantrici relativi all'orgasmo femminile e maschile, incluso l'uso dell'energia sessuale''. Inoltre, accettavano ''che le attivita' potevano includere nudita', visioni di immagini e video pornografici, contatti intimi e descrizioni di natura erotica''.
Nell'ultima condizione, i fedeli dichiaravano di scaricare da ogni resposabilita' il titolare dell'ashram e ogni altra persona coinvolta nel programma e di non rivelare a nessuno il contenuto del corso.
Secondo il quotidiano, ''la maggior parte dei seguaci erano donne divorziate o donne che si separavano dopo aver seguito il programma''. In possesso del guru sono stati trovati piu' di 30 video che lo riprendono in pose erotiche con varie donne. Erano parte del materiale usato nelle lezioni.
Il guru Nityananda, 32 anni e un viso attraente incorniciato da lunghi capelli corvini, e' popolare nel sud dell'India e anche in Europa e Stati Uniti dove sorgono alcune filiali del suo centro chiamato Dhyanapeetam (centro della conoscenza). In India ha aperto 11 ashram e secondo i suoi sostenitori ha oltre 2 milioni di seguaci nel mondo.
Il filmato trasmesso da una tv agli inizi di marzo aveva sollevato la rabbia dei suoi fedeli che avevano inscenato violente dimostrazioni di protesta davanti al suo ashram di Bangalore, nel sud dell'India.
In un'intervista, mentre si trovava al Kumbh Mela nella citta' sacra di Haridwar, Nityananda, si era difeso dicendo che il video era stata una ''fabbricazione'' e aveva annunciato di dedicarsi all'eremitaggio. Ma poi aveva fatto perdere le sue tracce. ''Non si era nascosto, ma si era solo allontanato dal suo ashram in attesa che gli venisse data la liberta' su cauzione'' ha precisato il suo legale a un'agenzia di stampa.
Dopo la cattura avvenuta nel villaggio di Solan, nello stato settentrionale dell'Himachal Pradesh, il santone e' stato trasferito in prigione. Lungo la strada, precisa la fonte, e' stato attaccato da un insegnante che gli ha tirato contro una ciabatta di plastica.