venerdì 19 luglio 2013

Pakistan, ''jirga'' vieta lo shopping a donne non accompagnate da famiglia

Pubblicato su Ansa
di Tahir Ali
Un consiglio di anziani ('jirgà) nel nord ovest del Pakistan ha proibito alle donne di andare a fare shopping "da sole" perché è considerato "un comportamento volgare" soprattutto nel mese sacro del Ramadan. La decisione è stata presa da una comunità tribale del distretto di Karak, nella provincia di Khyber Pakhtunkwa dove è molto forte la presenza di gruppi fondamentalisti. In una riunione, convocata oggi da un'associazione islamica chiamata Khattak Ittehad, gli anziani hanno decretato che "soltanto le donne accompagnate da un familiare, per esempio il marito, un fratello, un figlio o il padre, sono autorizzate ad andare al bazar". Le donne che escono di casa da sole "compiono un atto contro le norme della società pashtun e anche contro l'Islam" hanno sentenziato. Tra i partecipanti alla jirga c'erano Hafiz Abne Aminm, leader locale del partito islamico della Jamait Ulema, e Islam e Maulana Mir Zaqeem che è a capo della Khattak Ittehad. "La decisione è stata presa perché riteniamo che le donne non accompagnate siano un motivo di indecenza per la nostra società - ha detto quest'ultimo e anche perché gruppi di donne da sole sono state coinvolte in furti e rapine". La 'jirga' ha invitato la polizia e l'amministrazione locale a mettere in atto il divieto. E poi ha chiesto ai commercianti di "non vendere la merce" a donne non accompagnate da uomini della propria famiglia. La controversa iniziativa ha scatenato la reazione delle femministe pachistane. "E' chiaramente un'ingiustizia nei confronti delle donne - ha detto all'ANSA l'attivista Samar Minullah aggiungendo che "purtroppo queste discriminazioni sono molto comuni nelle regioni a maggioranza pashtun e quindi in tutta la provincia di Khyber e Pakhtunkhwa". Ma sottolinea che di recente "ci sono stati segnali positivi che indicano l'inizio di una presa di coscienza delle donne". Per esempio, la vicenda di Malala Yousufzai, la ragazza coraggio che ha sfidato i talebani, "sta ispirando molte donne delle aree tribali". Un altro segno sul cammino dell'emancipazione è la presenza per la prima volta di tre donne candidate alle elezioni di maggio provenienti dal distretto tribale di Bajuar e da quello di Tank, dove sono attivi i gruppi talebani. Un'altra candidata, Aisha Gulalai, è diventata la prima donna del Sud Waziristan a entrare nell'assemblea legislativa nazionale per il partito dell'ex campione di cricket Imran Khan. Tuttavia ci sono molte ancora molte resistenze e "il caso di Karak è l'esempio lampante che non c'é ancora nessun progresso per la libertà delle donne" ha commentato Gulnaz Beghum, una delle poche attiviste che si batte per i diritti femminili a Peshawar. Nelle aree controllate dai talebani ovviamente vige un severissimo codice morale. Una settimana fa, nel Sud Waziristan, un gruppo talebano appartenente alla tribù del Mullah Nazir (ucciso da un drone Usa a gennaio) ha messo il bando i "pantaloni attillati" sia per gli uomini che per le donne durante il mese di Ramadan. In un volantino, distribuito dopo la convocazione di una "shura", ha minacciato una multa salata per i sarti e i negozi di abbigliamento che non rispetteranno il divieto.

mercoledì 17 luglio 2013

India, tragedia in Bihar, 23 bambini avvelenati alla mensa scolastica

Pubblicato su Ansa

NEW DELHI, 17 LUG - Avvelenati da un insetticida finito nei pasti della mensa della loro scuola: almeno 23 bambini sono morti intossicati nel giro di 24 ore, in un bilancio ancora provvisorio, dopo aver mangiato in una mensa scolastica dello stato del Bihar, nel nord-est dell'India, mentre un'altra trentina è ancora all'ospedale, fra cui alcuni in gravi condizioni. Una tragedia che a scatenato la rabbia di genitori e residenti, che sono scesi in piazza scagliandosi contro la polizia e distruggendone una postazione e alcune auto. Le cause dell'intossicazione che ha colpito circa 50 allievi dai 4 ai 12 anni nel villaggio di Dharmasati Gandaman, nel distretto di Saran, sono ancora sconosciute. Ma si ipotizza che potrebbe essere stato un insetticida o un pesticida mescolato nel cibo. I bambini sono stati colpito da conati di vomito e forti convulsioni dopo il pranzo cucinato a scuola. Alcuni sono morti dopo atroci sofferenze prima di arrivare dall'ospedale. Un padre in lacrime ha raccontato a una tv privata che il figlio "è tornato a casa piangendo in preda a forti dolori allo stomaco". I medici hanno somministrato un antidoto all'atropina, sostanza usata contro i veleni, ma per molti non c'è stato nulla da fare. La cuoca, ricoverata anch'essa con gli stessi sintomi di avvelenamento, ha detto ai giornalisti di aver sentito un "forte odore cattivo" nell'olio di senape usato per friggere. Il pasto, di riso e lenticchie, fa parte di un programma nazionale di assistenza alimentare chiamato "Mid-day Meal Scheme" e che ha l'obiettivo di combattere la malnutrizione che colpisce ben il 47% dei bambini indiani. La polizia ha aperto un'inchiesta per accertare le cause, mentre le autorità del Bihar, uno degli stati più arretrati dell'India, ha annunciato un risarcimento di 200 mila rupie (circa 2.500 euro) ai familiari. Ma il ministro dell'Istruzione P.K. Shahi insinua il sospetto che l'avvelenamento dei bambini avesse lo scopo di gettare discredito sul governo locale. Ha poi affermato che il marito della direttrice della scuola "è vicino a un leader politico". Subito dopo la tragedia alcuni partiti hanno inscenato manifestazioni di protesta contro il "chief minister" Nitish Kumar, un leader emergente nel panorama politico indiano, chiedendo la sua testa. Incidenti del genere sono abbastanza frequenti nelle scuole indiane a causa delle precarie condizioni igieniche delle cucine, di prodotto avariati e soprattutto della mancanza di controlli. Proprio oggi, nel distretto di Madhubani, sempre in Bihar, una cinquantina di scolari sono finiti all'ospedale con un forte mal di pancia dopo aver mangiato a scuola. E' stato poi scoperto che nelle pentole del loro pasto gratuito c'erano delle lucertole morte.

lunedì 15 luglio 2013

Maro', ''molte opzioni'' per interrogare testimoni italiani

"Ci sono molte opzioni sul tavolo" a proposito dell'interrogatorio dei quattro compagni dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. trattenuti in India da oltre 16 mesi per l'uccisione di due pescatori. Lo ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri Syed Akbaruddin rispondendo a una domanda dell'ANSA a proposito della possibilità di inviare gli inquirenti indiani in Italia. "Questa è una delle opzioni - ha spiegato - ma ce ne sono diverse altre sul tavolo. Prenderemo una decisione una volta che sarà individuata quale di queste opzioni è compatibile dal punto di vista legale e che sarà ritenuta appropriata dalle autorità investigative". La polizia speciale Nia (National Investigation Authority) aveva richiesto un'audizione in India degli altri quattro fucilieri del team anti pirateria della petroliera Enrica Lexie.

Bangladesh, leader islamico condannato a 90 anni di carcere per crimini di guerra

Pubblicato su Ansa

La condanna a 90 anni di carcere di un anziano leader islamico per crimini di guerra ha sollevato una nuova ondata di violenze e tensioni in Bangladesh, Paese asiatico nato nel 1971 da una sanguinosa guerra con il Pakistan e che solo da un paio di anni ha riaperto questo doloroso capitolo della sua storia. Il 90enne Ghulam Azam, sulla sedia a rotelle, è stato giudicato colpevole di cinque reati, tra cui omicidio e tortura, da un tribunale speciale chiamato "Tribunale Internazionale dei Crimini" e creato nel 2010 dalla premier Sheik Hasina. Gli è stata risparmiata la pena capitale "per via della sua avanzata età" come hanno spiegato i giudici. Le accuse a suo carico sono basate su oltre 60 massacri documentati sulla stampa dell'epoca. L'accusa lo ha paragonato ad Adolf Hitler, ma lui ha respinto la condanna come "politicamente motivata". La sentenza, contenuta in 243 pagine, è stata accolta con rabbia dal principale partito islamico della Jamat-e-Islami, che lo stesso Azam aveva guidato dal 1969 al 2000 fino al ritiro dalla vita politica. Per protesta, il gruppo ha annunciato per domani uno sciopero nazionale. I disordini erano già scoppiati stamane a Dacca e in diverse città con violenti scontri con la polizia e attacchi vandalici a diversi veicoli in strada. Si sono registrati diversi feriti, tra cui anche dei giornalisti. Sono scesi in strada nella capitale anche i gruppi spontanei del "movimento di piazza Shahbag" che lo scorso febbraio protestarono contro la mancata condanna a morte di Abdul Quader Mollah, un altro leader accusato di gravissimi abusi e mandato all'ergastolo. Quella di Azam è la quinta condanna del tribunale speciale di un appartenente alla Jamaat-e-Islami, che all'epoca si era schierato con il Pakistan contro il movimento indipendentista bengalese. Lo stesso Azam si era opposto alla scissione del Bangladesh dal Pakistan perché contrario a una "divisione tra mussulmani". Secondo stime ufficiali del governo di Dacca, nei nove mesi di durata della guerra morirono circa 3 milioni di persone, mentre circa 10 milioni di persone fuggirono in India.

India, addio al telegramma tra nostalgia e proteste

Dopo 163 anni l'India ha detto addio al telegramma e migliaia di indiani nostalgici hanno affollato gli uffici postali per inviare a parenti e amici un ultimo souvenir di questo ormai obsoleto sistema di comunicazione. Oltre 20 mila telegrammi sono stati spediti ieri a New Delhi e in tutto il Paese prima della chiusura definitiva degli sportelli dedicati a questo servizio. L'ultimo messaggio, poco prima della mezzanotte, e' stato spedito a Rahul Gandhi, il delfino e figlio della leader Sonia Gandhi, da un sostenitore che gli ha augurato "felicità e successo" per la sua carriera politica. La decisione di mettere in soffitta il vecchio e obsoleto telegrafo ha suscitato un grande interesse in India e un'ondata di amarcord nei giornali che hanno pubblicato oggi foto di vecchi strumenti ormai da museo e di anziani impiegati delle Poste commossi fino alla lacrime. Circa un mese fa, la compagnia telefonica pubblica Bsnl che gestiva il servizio, aveva annunciato la sospensione a causa delle forti perdite. Negli anni Ottanta, quando il telegramma era il mezzo di comunicazione piu' popolare e economico, il traffico annuo era di 75 milioni di messaggi. Ma con l'invasione dei telefonini, giunti al traguardo di 900 milioni e di internet (120 milioni di connessioni), era ormai caduto in disuso. Ma non per i sindacati dell'azienda telefonica che hanno duramente protestato contro la decisione. "Il telegramma e' ancora molto utilizzato soprattutto nelle zone rurali", si legge in un comunicato. Erano stati inglesi a introdurre il telegrafo nel 1850, pochi anni dopo l'esperimento del suo inventore Samuel Morse negli Stati Uniti. L'allora Compagnia britannica delle Indie Orientali lo ha usato la prima volta per mettere in comunicazione i suoi uffici di Calcutta con il porto Diamond Harbour, distante una cinquantina di chilometri. Sembra inoltre che abbia avuto un ruolo determinante per la vittoria militare dei britannici nell'ammutinamento del 1857, noto anche come prima guerra di indipendenza indiana.

domenica 14 luglio 2013

Bhutan al voto, trionfa opposizione nel regno himalayano

Il partito al governo in Bhutan, il piccolo regno stretto tra India e Cina dove è nato l'Indice di felicità lorda, ha subito una secca sconfitta nelle elezioni di ieri per il rinnovo dei 47 membri del Parlamento. L'opposizione del Partito democratico del Popolo (Pdp) ha conquistato 32 seggi contro i 15 del rivale Partito per la pace e la prosperità (Druk Phuensum Tshogpa o Dpt) che aveva vinto le elezioni nel 2008, le prime dopo l'abolizione della monarchia assoluta. I dati finali dello spoglio sono stati resi pubblici sul website della Commissione elettorale bhutanese. Secondo gli analisti, si tratta di un risultato a sorpresa influenzato dal malumore popolare dovuto alla crisi nelle relazioni con l'India, potente e tradizionale alleato del regno himalayano di circa 700 mila abitanti. L'opposizione aveva criticato le "aperture" del Dpt alla Cina, poi smentite, e le "false promesse" del cosiddetto 'Indice della Felicita' nazionale'' diventato famoso in tutto il mondo come modello di sviluppo sostenibile. Nel primo round elettorale di maggio che ha preceduto il ballottaggio di ieri, il Dpt aveva conquistato il primo posto. L'affluenza alle urne è stata del 66% e si è svolta in maniera pacifica e ordinata sotto il controllo di osservatori provenienti dall'India e dall'Unione Europea.