sabato 12 marzo 2016

Via a festival Art of Living, anche 100 italiani

  Su Ansa (versione integrale senza tagli)
 
 Quasi un centinaio di italiani sono arrivati in India per partecipare al 'World Culture Festival', il mega raduno organizzato dal guru indiano Sri Sri Ravi Shankar (Fondazione Art of Living) inaugurato stasera a New Delhi.
   "Siamo qui - ha detto all'ANSA la coordinatrice Jaya Silvia Speranza - per festeggiare insieme i 35 anni della fondazione e per celebrare gli insegnamenti di Sri Sri che sono fondamentali per trasformare la nostra societa'". La maggior parte degli italiani, presenti con la bandiera nazionale, proviene dalla Toscana. Dopo il festival molti di loro andranno a Bangalore dove sorge la sede internazionale dell'organizzazione spirituale che conta in Italia circa 5 mila adepti.
   A rappresentare l'Italia e' presente anche l'imprenditrice Fulvia Ferragamo che terra' un intervento domani.
   L'evento, che e' stato preceduto da diverse polemiche per l'impatto ambientale delle strutture costruite sulle rive del fiume Yamuna, e' stato aperto dal primo ministro Narendra Modi su un palco separato voluto per garantire la sua sicurezza.
   Nonostante la pioggia del pomeriggio che ha trasformato la mega area da 100 mila persone in un lago di fango, decine di migliaia di seguaci indiani e stranieri hanno assistito agli spettacoli folcloristici di artisti provenienti da tutti i continenti e che si sono esibiti su un palcoscenico record di 500 metri. Il maltempo ha purtroppo danneggiato alcuni megaschermi che dovevano proiettare le performances.
   Nel suo discorso Modi ha definito la manifestazione che dura tre giorni come una "Kumbh Mela della cultura", riferendosi al popolare happening induista. Ha poi aggiunto che grazie ad Art of Living "il mondo intero conosce l'India".
   "Modi e' un appassionato di yoga - ha spiegato Speranza - e segue le tecniche anti stress e di meditazione di Ravi Shankar che gli permettono di essere un leader molto vicino alla gente e ammirato in tutto il mondo".

giovedì 3 marzo 2016

Intervista - Simone Moro, primo al mondo a espugnare il Nanga Parbat d'inverno

Su ANSA
"L'ho sentito fin dal primo giorno che ce l'avrei fatta, avevo una grande spinta dentro, mi sono massacrato la schiena e allenato come se dovessi fare le Olimpiadi...". L'alpinista bergamasco Simone Moro, il primo al mondo a salire d'inverno sulla montagna pachistana del Nanga Parbat (8.126 metri), parla con l'ANSA della sua impresa che ha realizzato il 26 febbraio insieme allo spagnolo Alex Txicon, al basco Alì Sadpara e all'altoatesina Tamar Lunger. Stasera lo sportivo è ospite dell'ambasciatore d'Italia a Islamabad, Stefano Pontecorvo, e domani pomeriggio torna in Italia dove è atteso da una calorosa accoglienza. "E' proprio vero che quando hai un sogno grande - spiega - nulla ti può fermare e così è stato. L'insegnamento che ne ho tratto è che non bisogna mai credere nell'esistenza dell'impossibile". L''impossibile' è stato conquistare nella stagione invernale, quindi con condizioni proibitive per il freddo fino a meno 60 gradi (temperatura percepita) e per i venti, la vetta della 'montagna assassina', come è stato ribattezzato il Nanga Parbat per l'elevata mortalità. "Prima di noi - racconta Moro che oggi ha tenuto una conferenza stampa a Islamabad organizzata dal club alpino locale - ci sono stati negli ultimi tre o quattro decenni circa trenta tentativi di alpinisti che sono tra i migliori al mondo". Per lui è stato il terzo tentativo e ci sono voluti tre mesi di pazienza. "Il problema dell'inverno è proprio questo - spiega - che devi aspettare in una tenda per giorni e giorni a temperature di meno 20 gradi o oltre in attesa di una finestra di bel tempo che può non arrivare mai". All'eccezionalità dell'impresa, si aggiunge il fatto che è stata una 'scalata di altri tempi', in puro stile alpinistico, ovvero senza ossigeno, senza portatori di alta quota e senza nessuna comunicazione digitale. "Non ho voluto neppure usare gli scarponi con la suola riscaldata - aggiunge - e per questo non ho ancora ripreso del tutto la sensibilità di alcune dita dei piedi". Nell'immediato futuro Moro, che è anche pilota di elicotteri, ha in serbo di tornare in Nepal portando "un elicottero italiano" da donare al servizio di soccorso montano. "Tra un mese - conclude - sarò a Kathmandu per le pratiche burocratiche. Mi piacerebbe tanto da italiano pilotare un elicottero italiano e spero che questa impresa mi aiuti a realizzare questo sogno". (ANSA).

giovedì 25 febbraio 2016

New Delhi lancia campagna "Free the Tree" per salvare alberi

Su ANSA

Le autorità di New Delhi hanno lanciato una campagna ecologica "Free The Tree" ('libera l'albero') per evitare il danneggiamento del patrimonio verde della capitale indiana diventata dallo scorso anno la metropoli più inquinata al mondo per il livello di polveri sottili. Il ministro del Turismo di Delhi Kapil Mishra ha ordinato la rimozione di "cartelli pubblicitari, pannelli segnaletici, cavi dell'elettricità e altri oggetti dannosi" per la corteccia o i rami. Spesso gli alberi nei viali e agli incroci sono usati da barbieri, calzolai, tassisti e meccanici per le loro attività. Molti sono attraversati da grovigli di fili del telefono o della corrente, oppure reggono la segnaletica stradale, compresi i semafori. Il ministro ha anche chiesto di assicurarsi che le piante abbiamo sufficiente spazio intorno al tronco e non siano circondate dal cemento dei marciapiedi o dall'asfalto. Il politico, che appartiene al partito anti-corrotti dell'Aam Admi Party (Partito dell'Uomo Comune), ha detto che l'operazione dovrà essere condotta entro un mese. Con un tweet ha invitato i cittadini a segnalare le violazioni. "Gli alberi - ha dichiarato - hanno un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista estetico, ma servono a ripulire l'aria". Era stato nel 2013 il Tribunale verde nazionale, organismo giudiziario che si occupa di problemi ambientali, a chiedere al governo locale di prevenire il danneggiamento degli alberi cittadini. La megalopoli di 17 milioni di abitanti è una delle città più 'verdi' dell'India grazie alla presenza di numerosi parchi e 'polmoni verdi'. Secondo una statistica ufficiale (Economic Survey of Delhi) nel 2014-2015 oltre il 20% della superficie urbana è ricoperta da alberi. Ma di recente il patrimonio arboreo pubblico e privato è a rischio a causa dello sviluppo edilizio selvaggio, della ristrutturazione di interi quartieri e anche dei lavori di espansione della metropolitana. Spesso gli alberi al ciglio delle strade vengono rimossi per far spazio a parcheggi o a nuovi edifici più grandi. Secondo gli obiettivi dell'anno finanziario 2015-16, che si conclude a fine marzo, l'amministrazione comunale doveva piantare 1,3 milioni di alberi, ma è stato raggiunto solo il 60% dell'obiettivo. Lo scorso anno, le autorità cittadine hanno avviato l'ambizioso progetto di un 'censimento' degli alberi per catalogare le varietà e per prevenire tagli abusivi o danneggiamenti. (ANSA).

giovedì 11 febbraio 2016

Volontariato/ La storia di Paola Clodoveo, da dieci anni al fianco delle donne del Karnataka

ANSA-LA STORIA/ La manager torinese che aiuta le vedove indiane
Paola Clodoveo gestisce da 10 anni un centro in Karnataka

(di Maria Grazia Coggiola) (ANSA) - KATGAL (KARNATAKA), 8 FEB - "Sono convinta che bastano piccole azioni per produrre dei grandi cambiamenti anche in un Paese complesso e problematico come l'India". Cosi' Paola Clodoveo, ex direttrice marketing torinese, racconta all'ANSA la sua attivita' di volontariato nel centro "Go eco India" che gestisce dal 2006 in un villaggio dello stato meridionale del Karnataka. La sua e' stata una scelta radicale: da un lavoro ben pagato a una vita 'essenziale' al servizio dei piu' poveri e piu' deboli. In questi dieci anni ha aiutato centinaia di donne delle comunita' locali del sud dell'India insegnando loro come diventare autosufficienti o integrare il reddito familiare. Per esempio ha creato delle 'sarte pescatrici', donne che vendono le loro creazioni per diversificare il lavoro in mare. "Ora ci stiamo concentrando - spiega dal suo centro sociale 'Vaijayanti Nilaya' che sorge a Katgal, a circa 45 minuti di strada dalla citta' sacra di Gokarna - sulle vedove che sono una delle categorie piu' vulnerabili in India perchè sono abbandonate dalle famiglie del marito dove sono andate a vivere. Abbiamo finanziato grazie ai nostri sponsor italiani 15 vedove con 28 figlie femmine e ora vogliamo fare lo stesso con altre 12 ma che hanno dei figli maschi adolescenti". Le donne provengono dai villaggi agricoli dell'Uttar Kannada (il Nord Karnataka) e sono seguite personalmente dalla Clodoveo e da due giovani volontari italiani che si occupano dei progetti e programmi di Go eco India. Altre iniziative riguardano invece l'adozione a distanza di 60 scuole per e-learning nei prossimi tre anni e una campagna per proteggere l'acqua attraverso la pubblicazione di 365 disegni ecologici di bambini sul dio elefante Ganesh e sul burattino Pinocchio raccolti in un libro. In calendario per i prossimi mesi c'e' anche l'apertura di una scuola di musica per bambine povere a Khajuraho, una delle piu' famose mete turistiche dell'India settentrionale. "Ognuno nasce con un compito - prosegue - e io penso di essere venuta al mondo per essere una madre e per rendermi utile alla societa'". Paola e' approdata in India per una vacanza nel 1981 dopo tre anni di viaggi che sono stati la sua 'universita' della strada" e si e' subito "sentita come a casa". Dopo diverse esperienze lavorative nel settore manageriale e turistico (e dopo aver cresciuto una figlia), ha quindi deciso di trasferirsi in Karnataka e dedicare al volontariato la sua vita e i suoi risparmi. "Ma torno spesso in Italia - dice ancora - per l'attivita' di found raising e anche per alcuni progetti ecologici, come quello degli orti biologici in Sicilia". Nonostante la crisi, la generosita' degli Italiani e' in aumento. "In questi periodi di incertezza - conclude - aumenta la solidarieta' e l'interesse verso i problemi della disparita' sociale e dell'ambiente". (ANSA).

venerdì 4 dicembre 2015

Ambiente: allarme inquinamento, New Delhi vara le 'targhe alterne'

Su ANSA

(di Maria Grazia Coggiola) (ANSA) - NEW DELHI, 4 DIC - Dopo che alcuni giudici hanno detto "di vivere in una camera a gas", New Delhi ha deciso di correre i ripari, introducendo la formula delle "targhe alterne" a partire dal prossimo anno. In questo modo ogni giorno potranno circolare solo la metà delle 2,8 milioni di auto a seconda del numero pari o dispari della targa. E' una misura drastica adottata anche da Pechino, che rivaleggia con la capitale indiana per inquinamento atmosferico. Ma è la prima volta che viene introdotta in India. Le associazioni ambientaliste, che da tempo accusano le autorità municipali di sottovalutare i rischi per la salute pubblica, esultano. Ma sono in molti a chiedersi se il provvedimento sia "praticabile" per una città che ha un record di 8,8 milioni di veicoli immatricolati, che insieme fanno più di tutti i mezzi di Mumbai, Kolkata e Chennai messi insieme, in aumento ogni giorno di 1.400 unità. La polizia cittadina a mala pena riesce a gestire questa gigantesca massa di motori rombanti che intasa strade non più adeguate alla mole di traffico e perennemente ingombrate da cantieri edili e lavori in corso. E' di oggi la notizia che il commissario P.B. Bassi ha lanciato un 'concorso a premi' per i cittadini caricando su un app le foto di automobilisti che violano il codice stradale. Ad aprile, dopo l'ennesima emergenza smog, il Tribunale verde nazionale (Ngt), creato dal governo nel 2010 per occuparsi delle questioni ambientali, aveva proibito l'ingresso nella capitale dei veicoli diesel più vecchi di 10 anni, che, come è noto, sono quelli più inquinanti. Ma il divieto si è poi insabbiato tra ricorsi legali e proteste dei camionisti. Adesso il governo centrale sta pensando di lanciare una 'rottamazione' di bus e camion di oltre 15 anni offrendo incentivi finanziari. Circa un mese fa sempre il Tribunale verde aveva imposto una 'green tax' per i veicoli commerciali in ingresso nella capitale che per alcuni giorni aveva creato un caos gigantesco nelle dogane ai confini. Sembra che i mezzi pesanti si siano ridotti del 30%, ma con la conseguenza di una perdita per le casse comunali che si finanziano con la tassa sul pedaggio. Oltre alle 'targhe alterne', il pacchetto anti inquinamento deciso oggi dal governatore Arvind Kejriwal, il politico anti corrotti definito un "Beppe Grillo indiano", comprende anche la chiusura di una centrale termoelettrica a Badarpur costruita circa 40 anni fa e ormai obsoleta. Il suo intervento è giunto all'indomani di un severo richiamo dell'Alta Corte di New Delhi, allarmata dal livello 'rosso' segnato dalle centraline di rilevamento che indicavano valori di polveri Pm10 e Pm2,5 superiori fino a 7 o 8 volte i limiti standard. Il tribunale ha chiesto al governo locale della capitale federale "un piano di azione" per tutelare la salute pubblica da presentare entro il 21 dicembre. Ha anche suggerito di prendere misure contro l'inquinamento causato dalle costruzioni e dalla pratica di bruciare rifiuti e residui vegetali. Da alcuni studi risulta infatti che il peggioramento della qualità dell'aria di Delhi, che per le polveri sottili è una delle peggiori al mondo secondo l'Oms, dipende solo in minima parte dal traffico veicolare. La cappa di smog che ricopre la capitale per la maggior parte dell'anno sarebbe provocata da una miscela micidiale di gas di scarico, polvere sollevata da strade non asfaltate, costruzioni edili e soprattutto dalla fuliggine derivante dalla combustione di scarti di ogni tipo, per esempio nelle attività di riciclaggio o nell'agricoltura. In certe condizioni atmosferiche, come nei periodi invernali o nella stagione secca, i veleni ristagnano creando appunto una 'camera a gas'.