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giovedì 25 febbraio 2016

New Delhi lancia campagna "Free the Tree" per salvare alberi

Su ANSA

Le autorità di New Delhi hanno lanciato una campagna ecologica "Free The Tree" ('libera l'albero') per evitare il danneggiamento del patrimonio verde della capitale indiana diventata dallo scorso anno la metropoli più inquinata al mondo per il livello di polveri sottili. Il ministro del Turismo di Delhi Kapil Mishra ha ordinato la rimozione di "cartelli pubblicitari, pannelli segnaletici, cavi dell'elettricità e altri oggetti dannosi" per la corteccia o i rami. Spesso gli alberi nei viali e agli incroci sono usati da barbieri, calzolai, tassisti e meccanici per le loro attività. Molti sono attraversati da grovigli di fili del telefono o della corrente, oppure reggono la segnaletica stradale, compresi i semafori. Il ministro ha anche chiesto di assicurarsi che le piante abbiamo sufficiente spazio intorno al tronco e non siano circondate dal cemento dei marciapiedi o dall'asfalto. Il politico, che appartiene al partito anti-corrotti dell'Aam Admi Party (Partito dell'Uomo Comune), ha detto che l'operazione dovrà essere condotta entro un mese. Con un tweet ha invitato i cittadini a segnalare le violazioni. "Gli alberi - ha dichiarato - hanno un ruolo fondamentale non solo dal punto di vista estetico, ma servono a ripulire l'aria". Era stato nel 2013 il Tribunale verde nazionale, organismo giudiziario che si occupa di problemi ambientali, a chiedere al governo locale di prevenire il danneggiamento degli alberi cittadini. La megalopoli di 17 milioni di abitanti è una delle città più 'verdi' dell'India grazie alla presenza di numerosi parchi e 'polmoni verdi'. Secondo una statistica ufficiale (Economic Survey of Delhi) nel 2014-2015 oltre il 20% della superficie urbana è ricoperta da alberi. Ma di recente il patrimonio arboreo pubblico e privato è a rischio a causa dello sviluppo edilizio selvaggio, della ristrutturazione di interi quartieri e anche dei lavori di espansione della metropolitana. Spesso gli alberi al ciglio delle strade vengono rimossi per far spazio a parcheggi o a nuovi edifici più grandi. Secondo gli obiettivi dell'anno finanziario 2015-16, che si conclude a fine marzo, l'amministrazione comunale doveva piantare 1,3 milioni di alberi, ma è stato raggiunto solo il 60% dell'obiettivo. Lo scorso anno, le autorità cittadine hanno avviato l'ambizioso progetto di un 'censimento' degli alberi per catalogare le varietà e per prevenire tagli abusivi o danneggiamenti. (ANSA).

giovedì 11 febbraio 2016

Volontariato/ La storia di Paola Clodoveo, da dieci anni al fianco delle donne del Karnataka

ANSA-LA STORIA/ La manager torinese che aiuta le vedove indiane
Paola Clodoveo gestisce da 10 anni un centro in Karnataka

(di Maria Grazia Coggiola) (ANSA) - KATGAL (KARNATAKA), 8 FEB - "Sono convinta che bastano piccole azioni per produrre dei grandi cambiamenti anche in un Paese complesso e problematico come l'India". Cosi' Paola Clodoveo, ex direttrice marketing torinese, racconta all'ANSA la sua attivita' di volontariato nel centro "Go eco India" che gestisce dal 2006 in un villaggio dello stato meridionale del Karnataka. La sua e' stata una scelta radicale: da un lavoro ben pagato a una vita 'essenziale' al servizio dei piu' poveri e piu' deboli. In questi dieci anni ha aiutato centinaia di donne delle comunita' locali del sud dell'India insegnando loro come diventare autosufficienti o integrare il reddito familiare. Per esempio ha creato delle 'sarte pescatrici', donne che vendono le loro creazioni per diversificare il lavoro in mare. "Ora ci stiamo concentrando - spiega dal suo centro sociale 'Vaijayanti Nilaya' che sorge a Katgal, a circa 45 minuti di strada dalla citta' sacra di Gokarna - sulle vedove che sono una delle categorie piu' vulnerabili in India perchè sono abbandonate dalle famiglie del marito dove sono andate a vivere. Abbiamo finanziato grazie ai nostri sponsor italiani 15 vedove con 28 figlie femmine e ora vogliamo fare lo stesso con altre 12 ma che hanno dei figli maschi adolescenti". Le donne provengono dai villaggi agricoli dell'Uttar Kannada (il Nord Karnataka) e sono seguite personalmente dalla Clodoveo e da due giovani volontari italiani che si occupano dei progetti e programmi di Go eco India. Altre iniziative riguardano invece l'adozione a distanza di 60 scuole per e-learning nei prossimi tre anni e una campagna per proteggere l'acqua attraverso la pubblicazione di 365 disegni ecologici di bambini sul dio elefante Ganesh e sul burattino Pinocchio raccolti in un libro. In calendario per i prossimi mesi c'e' anche l'apertura di una scuola di musica per bambine povere a Khajuraho, una delle piu' famose mete turistiche dell'India settentrionale. "Ognuno nasce con un compito - prosegue - e io penso di essere venuta al mondo per essere una madre e per rendermi utile alla societa'". Paola e' approdata in India per una vacanza nel 1981 dopo tre anni di viaggi che sono stati la sua 'universita' della strada" e si e' subito "sentita come a casa". Dopo diverse esperienze lavorative nel settore manageriale e turistico (e dopo aver cresciuto una figlia), ha quindi deciso di trasferirsi in Karnataka e dedicare al volontariato la sua vita e i suoi risparmi. "Ma torno spesso in Italia - dice ancora - per l'attivita' di found raising e anche per alcuni progetti ecologici, come quello degli orti biologici in Sicilia". Nonostante la crisi, la generosita' degli Italiani e' in aumento. "In questi periodi di incertezza - conclude - aumenta la solidarieta' e l'interesse verso i problemi della disparita' sociale e dell'ambiente". (ANSA).

venerdì 4 dicembre 2015

Ambiente: allarme inquinamento, New Delhi vara le 'targhe alterne'

Su ANSA

(di Maria Grazia Coggiola) (ANSA) - NEW DELHI, 4 DIC - Dopo che alcuni giudici hanno detto "di vivere in una camera a gas", New Delhi ha deciso di correre i ripari, introducendo la formula delle "targhe alterne" a partire dal prossimo anno. In questo modo ogni giorno potranno circolare solo la metà delle 2,8 milioni di auto a seconda del numero pari o dispari della targa. E' una misura drastica adottata anche da Pechino, che rivaleggia con la capitale indiana per inquinamento atmosferico. Ma è la prima volta che viene introdotta in India. Le associazioni ambientaliste, che da tempo accusano le autorità municipali di sottovalutare i rischi per la salute pubblica, esultano. Ma sono in molti a chiedersi se il provvedimento sia "praticabile" per una città che ha un record di 8,8 milioni di veicoli immatricolati, che insieme fanno più di tutti i mezzi di Mumbai, Kolkata e Chennai messi insieme, in aumento ogni giorno di 1.400 unità. La polizia cittadina a mala pena riesce a gestire questa gigantesca massa di motori rombanti che intasa strade non più adeguate alla mole di traffico e perennemente ingombrate da cantieri edili e lavori in corso. E' di oggi la notizia che il commissario P.B. Bassi ha lanciato un 'concorso a premi' per i cittadini caricando su un app le foto di automobilisti che violano il codice stradale. Ad aprile, dopo l'ennesima emergenza smog, il Tribunale verde nazionale (Ngt), creato dal governo nel 2010 per occuparsi delle questioni ambientali, aveva proibito l'ingresso nella capitale dei veicoli diesel più vecchi di 10 anni, che, come è noto, sono quelli più inquinanti. Ma il divieto si è poi insabbiato tra ricorsi legali e proteste dei camionisti. Adesso il governo centrale sta pensando di lanciare una 'rottamazione' di bus e camion di oltre 15 anni offrendo incentivi finanziari. Circa un mese fa sempre il Tribunale verde aveva imposto una 'green tax' per i veicoli commerciali in ingresso nella capitale che per alcuni giorni aveva creato un caos gigantesco nelle dogane ai confini. Sembra che i mezzi pesanti si siano ridotti del 30%, ma con la conseguenza di una perdita per le casse comunali che si finanziano con la tassa sul pedaggio. Oltre alle 'targhe alterne', il pacchetto anti inquinamento deciso oggi dal governatore Arvind Kejriwal, il politico anti corrotti definito un "Beppe Grillo indiano", comprende anche la chiusura di una centrale termoelettrica a Badarpur costruita circa 40 anni fa e ormai obsoleta. Il suo intervento è giunto all'indomani di un severo richiamo dell'Alta Corte di New Delhi, allarmata dal livello 'rosso' segnato dalle centraline di rilevamento che indicavano valori di polveri Pm10 e Pm2,5 superiori fino a 7 o 8 volte i limiti standard. Il tribunale ha chiesto al governo locale della capitale federale "un piano di azione" per tutelare la salute pubblica da presentare entro il 21 dicembre. Ha anche suggerito di prendere misure contro l'inquinamento causato dalle costruzioni e dalla pratica di bruciare rifiuti e residui vegetali. Da alcuni studi risulta infatti che il peggioramento della qualità dell'aria di Delhi, che per le polveri sottili è una delle peggiori al mondo secondo l'Oms, dipende solo in minima parte dal traffico veicolare. La cappa di smog che ricopre la capitale per la maggior parte dell'anno sarebbe provocata da una miscela micidiale di gas di scarico, polvere sollevata da strade non asfaltate, costruzioni edili e soprattutto dalla fuliggine derivante dalla combustione di scarti di ogni tipo, per esempio nelle attività di riciclaggio o nell'agricoltura. In certe condizioni atmosferiche, come nei periodi invernali o nella stagione secca, i veleni ristagnano creando appunto una 'camera a gas'.

giovedì 2 ottobre 2014

Via a campagna India pulita, premier Modi 'spazzino' per un giorno a New Delhi

Su Ansa

Migliaia di indiani, compreso il primo ministro Narendra Modi, si sono improvvisati spazzini per un giorno oggi in coincidenza dell'anniversario della nascita del Mahatma Gandhi, una ricorrenza che è celebrata come festa nazionale in India. Ispirandosi proprio all'apostolo della non violenza, il leader della destra indiana ha lanciato una campagna nazionale chiamata "Swachh Bharat" (India Pulita) che ha l'obiettivo di migliorare le condizioni igienico sanitarie di un miliardo e 200 milioni di persone nei prossimi cinque anni. Un'impresa che si presenta ambiziosa secondo alcuni, dato che oltre il 60% della popolazione non ha i servizi igienici in casa e in molte città non esiste neppure un sistema di nettezza urbana.
Parlando da un palco sulla spianata di Rajpath, con sullo sfondo il palazzo presidenziale e il Parlamento, Modi ha rivolto un accorato appello ai suoi concittadini facendo leva sull'orgoglio nazionale e sui principi gandhiani. "Bisogna cambiare la nostra mentalità - ha detto davanti a una folla di studenti e persone comuni - e impegnarsi tutti insieme a realizzare il sogno del Mahatma Gandhi di un India più pulita". "Se gli indiani sono in grado di andare su Marte, di sicuro sono anche capaci di ripulire il Paese" ha poi aggiunto ricordando il successo della navicella spaziale Mangalayaan entrata nell'orbita del pianeta rosso il 24 settembre. Come gesto simbolico, Modi ha poi preso una ramazza di saggina, quella che si usa in India, e ha iniziato a spazzare una strada sotto l'obiettivo di decine di fotografi e telecamere. Poco prima, in maniera più discreta, aveva fatto lo stesso davanti a un commissariato di polizia dove si era fermato per una visita a sorpresa per un 'sopralluogo'. Il premier si è impegnato a dedicare almeno 100 ore di volontariato all'anno, ovvero due ore alla settimana, a servizi di nettezza urbana. Ha poi chiesto agli indiani di seguire il suo esempio con un 'giuramento' in cui ci si impegna a eliminare la sporcizia in India e a coinvolgere altre persone in questo compito.
Seguendo una mania in voga in tutto il mondo, la Ice Bucket Challenge (la secchiata di ghiaccio a scopo benefico inventata negli Usa per finanziare la lotta contro la Sla), Modi ha sfidato nove personalità, tra cui un campione di cricket, alcune star di Bollywood e famosi industriali, a diffondere il messaggio di 'India pulita'.
L'iniziativa, che durerà fino al 2019, anno del 150esimo anniversario del Mahatma, ha coinvolto tutti i ministeri, enti pubblici, scuole e amministrazioni comunali. Gli impiegati statali sono stati chiamati in servizio per 'ripulire' uffici, corridoi e cortili da spazzatura e rifiuti accumulati negli anni. Analoghe iniziative sono state organizzate nelle circa 1.700 stazioni ferroviarie del Paese e sui treni, solitamente in pessime condizioni igieniche soprattutto per quanto riguarda i bagni.
La campagna, ampiamente pubblicizzata da giorni su stampa e televisione, costerà moltissimi miliardi di dollari che saranno finanziati in parte dallo Stato e in parte da investitori privati, secondo le intenzioni del governo che punta a incentivare consorzi misti pubblico-privato per creare le infrastrutture di cui il Paese ha bisogno per svilupparsi. Ci sono state però anche voci scettiche sull'efficacia dell'iniziativa che rischia di essere limitata a gesti simbolici come quello di oggi senza creare una 'coscienza ecologica' che permetta di cambiare certe cattive abitudini molto radicate, come gettare la spazzatura in terra o di urinare in strada. A questo proposito, il municipio di New Delhi ha di recente avviato una campagna di sensibilizzazione in cui si invitano gli internauti a scattare foto di uomini sorpresi a urinare in pubblico contro muri o piante e a pubblicarle su Facebook.

martedì 16 aprile 2013

L'India avra' una seconda riserva per i leoni oltre parco di Gir

L'India intende creare una seconda riserva naturale per il "leone asiatico", una specie in via estinzione che sopravvive ora soltanto in una foresta dello Stato settentrionale del Gujarat. Lo ha deciso ieri la Corte Suprema di New Delhi, rigettando un ricorso del governo locale del Gujarat contrario al trasferimento di parte dei felini nel vicino Madhya Pradesh. I giudici del massimo organo giudiziario indiano hanno accolto le ragioni delle associazioni di protezione degli animali che da tempo chiedevano una seconda riserva "per salvare dall'estinzione" il raro felino. Una giuria del tribunale, composto da due giudici, K.S. Radhakrishnan e da C.K. Prasad, ha ordinato la "reintroduzione" del leone asiatico nella riserva di Kuno, in Madhya Pradesh" fissando una scadenza di sei mesi per completare l'operazione. In base all'ultimo censimento del 2010, nella foresta di Gir, nel sud del Gujarat, vivono 411 esemplari di "leoni asiatici" o "leoni indiani", una sottospecie del leone africano, dalla criniera meno folta e dalla corporatura più piccola. "Abbiamo il dovere di proteggere questa specie dall'estinzione prendendo adeguate precauzione" hanno detto i giudici. Da tempo gli esperti avevano lanciato l'allarme sulla vulnerabilità dei preziosi leoni di Gir concentrati in un unico posto e quindi a rischio di sterminio in caso di epidemie o di catastrofi naturali, come gli incendi boschivi. Tuttavia il Gujarat, roccaforte della destra nazionalista indiana, si era sempre opposto a condividere il patrimonio faunistico e anche a perdere parte dei proventi della fiorente industria turistica nata intorno al parco. Nella stessa seduta, la Corte Suprema ha respinto un progetto del ministero dell'Ambiente che risale al 2010 di "importare" dall'Africa il "cheetah" (Acinonyx jubatus), una specie di ghepardo scomparsa in India circa 60 anni fa

giovedì 18 ottobre 2012

Ambiente, veleni cangerogeni nelle acque del Gange

Decine di milioni di indiani che vivono lungo il fiume Gange sono più vulnerabili ai tumori rispetto al resto della popolazione a causa dell'alto tasso di sostanze cancerogene presenti nel corso d'acqua. Lo sostiene uno studio del National Cancer Registry Programme (Ncrp), un programma nazionale governativo nato una ventina di anni fa con lo scopo di fornire statistiche sui casi di tumore nel Paese, come riportato oggi dal Times of India in prima pagina. Il fiume, che è sacro per gli induisti, presenta un livello di metalli pesanti e sostanze chimiche che sono altamente tossiche per la salute. "Abbiamo notato che l'incidenza dei casi di tumore è maggiore lungo il bacino del Gange", ha detto al giornale il responsabile del Ncrp, A. Nandkumar aggiungendo che "il rapporto sarà presentato al ministero della sanità di New Delhi nel prossimi mesi". I tumori più frequenti sono quelli a vescica, prostata, fegato e apparato digerente. In particolare, l'inquinamento è concentrato a valle nei popolosi stati dell'Uttar Pradesh, Bihar e West Bengala. I veleni, come arsenico, cloruro, fluoruro, provengono da scarichi industriali non trattati. Sono molte le aziende, come le concerie, che riversano direttamente nel Gange o nei suoi affluenti senza alcun controllo da parte delle autorità locali.

martedì 9 ottobre 2012

Bangladesh, la bomba ecologica delle concerie di Hazaribagh. Italia tra i maggiori importatori

Migliaia di lavoratori bengalesi, tra cui bambini, lavorano quotidianamente a mani nude con potenti veleni nelle concerie di Dacca, con una produzione in forte aumento che alimenta l'industria europea della moda e in particolare quella italiana. Lo ha denunciato oggi Human Rights Watch in un rapporto che insiste sull'allarmante inquinamento del quartiere di Hazaribagh, polo conciario del Bangladesh e popolosa area residenziale a ovest della capitale. A causa del contatto con i prodotti chimici usati nella concia delle pelli, come cromo e arsenico, i lavoratori delle concerie soffrono di malattie respiratorie e della pelle, mentre gli abitanti delle baraccopoli confinanti subiscono la contaminazione del suolo e dell'acqua. Tonnellate di liquami reflui tossici sono infatti scaricati direttamente nel vicino fiume Buriganga. "L'associazione no profit The Blacksmith Institute ha classificato Hazaribagh come uno dei 30 posti più inquinati del pianeta", spiega all'ANSA Richard Pearshouse, autore del rapporto 'Toxic Tanneries: The Health Repercussions of Bangladesh’s Hazaribagh Leather'. "Per stessa ammissione del governo del Bangladesh - aggiunge - non c'é alcun rispetto delle normative che in Europa invece sono molto severe. Così vige la completa anarchia e le conseguenze sono le malattie croniche tra i lavoratori e danni enormi all'ambiente". Dalle concerie di Hazaribagh, che occupano 15.000 persone con un salario mensile medio di 3-5.000 taka (dai 28 ai 47 euro), proviene il 90% del pellame esportato dal Bangladesh. "Dopo la Cina, l'Europa è il maggior importatore, mentre l'Italia è grande acquirente, impegnata con un giro d'affari di 81 milioni di dollari solo nell'anno 2011-2012", sottolinea Pearshouse che lo scorso maggio ha visitato otto concerie e intervistato 134 lavoratori. Lo studio, però, non fa nomi di clienti stranieri. "Per prodotti finiti come borse, cinture o scarpe è difficile rintracciare le aziende importatrici perché si servono di un distributore locale - continua - ma nel caso del pellame, questo é ordinato direttamente dall'azienda che lo importa, lo lavora e ci mette l'etichetta del proprio Paese". A questo proposito, Human Rights Watch rivolge un appello alle aziende straniere "le quali devono assicurarsi che i loro fornitori in Bangladesh non violino le norme di sicurezza per i lavoratori e le leggi ambientali". Per quanto riguarda il governo di Dacca, c'é dal 2005 il progetto di dislocare le concerie in un'area fuori dal centro abitato che però finora è rimasto sulla carta per ritardi burocratici, nonostante una sentenza della Corte Suprema del 2009. Esiste un altro "orrore" proveniente dalla bomba ecologica di Hazaribagh e riguarda quello che è stato soprannominato dalla stampa il "pollo al cromo". "Le concerie - conferma lo studioso - vendono scarti della lavorazione della pelle a dei laboratori artigianali dove sono cotti, essiccati e venduti come mangime per polli o pesci di allevamento. Anche in questo caso è intervenuta la Corte Suprema per vietare l'utilizzo di questi residui pieni di sostanze chimiche, ma nessuno fa rispettare l'ordine dei giudici".

lunedì 9 gennaio 2012

India, presentati 15 tuc tuc all'idrogeno

Il primo ''tuc tuc'' all'idrogeno, il popolare veicolo a tre ruote usato per il trasporto in tutta l'Asia, e' stato presentato oggi in India, nell'ambito del Salone dell'Auto in corso a New Delhi. Il prototipo e' stato realizzato da ricercatori indiani insieme alla casa automobilistica Mahindra, le Nazioni Unite e il governo turco e sara' per ora funzionante con 15 unita' nella fiera espositiva Pragati Maidan della capitale. Secondo quanto hanno detto gli ideatori, nella conferenza stampa di presentazione, ''si tratta della prima flotta al mondo di veicoli di tre ruote alimentati a idrogeno''. La rivoluzionaria tecnologia, basata su motori a celle combustibili, permette di avere emissioni inquinanti vicino allo zero, ma e' ancora troppo costosa per la commercializzazione. ''Vogliamo che la gente cominci a prendere confidenza con questo nuovo tipo di energia, che capisca che non e' pericolosa e che e' l'unica che non inquina l'atmosfera'' ha detto all'ANSA il professore Lalit Mohan Das, dell'Indian Institute of Technology (Iit) di New Delhi, che e' il padre del progetto battezzato ''DelHy-3W'' nato nel 2009 e costato un milione di dollari. Nell'ottica di potenziare le energie rinnovabili, il governo indiano ha fissato l'obiettivo di avere almeno un milione di veicoli alimentati a idrogeno sulle strade entro il 2020. A questo scopo sara' anche potenziata la rete di distributori. La prima pompa di idrogeno, sponsorizzata dall'americana Air Products (che ha un ufficio a Pune), e' stata inaugurata sempre oggi nello stesso centro fieristico dove opereranno i nuovi tuc tuc. Finora ci sono 130 stazioni di idrogeno in 19 Paesi, mentre nel 2015 e' previsto il lancio sul mercato delle prime auto in Germania, Giappone e Stati Uniti.

martedì 11 maggio 2010

Ecologista italo-inglese vuole fare il giro del mondo con motore a olio vegetale usato


''Voglio essere il primo a fare il giro del mondo con un motore che funziona con residui di olio per friggere ''. E' il chiodo fisso di Andrea Pagnacco, giramondo ambientalista italo-inglese, che riparte oggi dall'India con il suo ''Biotruck'' dopo una disavventura giudiziaria kafkiana che lo ha costretto a una sosta forzata di 4 mesi.
A gennaio era stato fermato e messo in prigione in Rajasthan con l'accusa di terrorismo perche' aveva un telefonino satellitare non autorizzato.
''Avevo speso tutti miei soldi in spese legali e non avevo piu' voglia di continuare la mia avventura''- ci racconta dal suo furgone interamente realizzato con materiali riciclati - poi per fortuna sono riuscito a trovare degli sponsor indiani e adesso riparto''. Prima tappa sara' il Nepal e poi via nave in Indonesia per un tour del sud est asiatico.
In un paese come l'India, che sta cercando di trovare soluzioni al problema dell'inquinamento, la sua spedizione ha suscitato molta curiosita' e anche incredulita'. ''Quando vado nei ristoranti a chiedere che mi diano l'olio che buttano via, mi prendono per pazzo. Molti non capiscono cosa faccio, ma quando spiego che sono arrivato dall'Inghilterra senza usare una sola goccia di benzina, allora mi trattano come un santo''.
Il suo arresto a causa di un telefonino satellitare, che ora ha riavuto con la promessa di non usarlo, venderlo o distruggerlo, ha suscitato un grande clamore sulla stampa che ne ha fatto un personaggio. Grazie alla pubblicita' involontaria e' riuscito a raccogliere finanziamenti per continuare la spedizione. ''Sono ora sponsorizzato da una societá di Agra che intende sviluppare edifici eco-sostenibili e da una ong, Integreater.org, che si occupa di lotta alla poverta' ma in modo veramente innovativo''.
Dopo alcune esperienze giornalistiche, Pagnacco, 35 anni, milanese di origine ma da oltre trent'anni emigrato in Gran Bretagna (dove e' conosciuto come Andy Pag), ha deciso di dedicarsi allo studio dei combustibili alternativi.
Nel 2007 e' stato il primo ad andare a Timbuktu con un camion alimentato a cioccolata e l'anno successivo ha organizzato un rally europeo con auto alimentate a scarti di olio vegetale usato. ''So che non e' una soluzione praticabile a livello globale, ma voglio dimostrare che ci sono dei modi per ridurre la nostra quota di emissioni di CO2 senza per forza abbassare il nostro livello di vita'' conclude.

giovedì 3 dicembre 2009

Bhopal, 25 anni di veleni

“25 anni di vergogna” così scrive oggi Times of India a proposito della catastrofe di Bhopal, uno dei più grandi incidenti industriali della storia moderna ma anche uno dei più dimenticati. La nube tossica che nella notte tra il 2 e 3 dicembre 1984 avvelenò decine di migliaia di persone non ha mai smesso di uccidere. Ancora oggi tracce del potente veleno, l’isocianato di metile, si annidano nei corpi dei sopravissuti e dei loro figli. Ogni giorno negli ospedali di Bhopal arrivano 6 mila pazienti contaminati dal gas. Ma quello che è più scandaloso è che il sito della Union Carbide, la fabbrica americana di pesticidi, non è mai stato smantellato e bonificato, nonostante le promesse reiterate anche quest’anno dal premier Manmohan Singh in occasione dell’anniversario. Si è scoperto che i rifiuti tossici depositato intorno all’impianto, che ora appartiene allo stato del Madhya Pradesh , continuano ad avvelenare suolo e falde acquifere. Campioni di acqua prelevati nei dintorni hanno mostrato una massiccia presenza di sostanze nocive. La tragedia di Bhopal ha anche messo in luce le falle della giustizia indiana. L’alta corte del Madya Pradesh ha respinto la richiesta di nuovi risarcimenti per i malati, che negli anni sono saliti a oltre mezzo milione. Ieri sera a Bhopal le associazioni delle vittime hanno organizzato marce di protesta cantando slogan contro il governo e contro la società Union Carbide, che dal 2001 è entrata a far parte del colosso Dow Chemical, chiudendo per sempre il sipario sulla sua tragica eredità indiana.

domenica 22 marzo 2009

India, i rag-pickers contro la privatizzazione dell’immondizia

Una mostra fotografica e una marcia di protesta a Nuova Delhi

I “kabariwalla”, i raccoglitori di rifiuti da riciclare, sono di nuovo sul piede di guerra a Nuova Delhi. Una settimana fa hanno iniziato una marcia pacifica di protesta contro la privatizzazione della raccolta dei rifiuti urbani e da ieri sono i protagonisti di una mostra fotografica sponsorizzata dal governo tedesco. Una metropoli da 17 milioni di abitanti come Nuova Delhi produce circa 8000 tonnellate di immondizia al giorno, ma solo il 5% delle case dispone di cassonetti municipali. Il resto di questa montagna di rifiuti è raccolta, trasportata e riciclata da un esercito di circa 200 mila “rag-pickers”, di solito poveri immigrati che riescono da questo loro mestiere fai-da-te a guadagnare circa 100 rupie al giorno (meno di due euro). Si calcola che il 20% dell’immondizia delle aree residenziali e il 59% di quella delle aree commerciale sia smaltita dai raccoglitori di carta, vetro, plastica e metallo che ogni mattina passano casa per casa.
“E’ un enorme servizio a costo zero per le autorità comunali – dice Bharati Chayrvedi, responsabile dell’organizzazione non governativa Chintan che ha organizzato una mostra sui “kabariwalla” con il fotografo tedesco Enrico Fabian – e che permette all’1% della popolazione di guadagnarsi da vivere”. L’associazione si occupa di migliorare le condizioni igieniche dei rag-pickers, di organizzare le scuole per i bambini e di informarli sui benefici del loro servizio alla comunità.
Nur Mohammed, che da 11 anni lavora alla discarica di Ghazipur, la più grande di Delhi, è emblematico, è davanti a una sua fotografia che lo ritrae chino ad ammassare le bottiglie di plastica in ceste di paglia. “Ho sei figli e lavorano tutti con me. Solo mia figlia che ha 10 anni da poco va alla scuola di Chintan” spiega aggiungendo che quello che guadagna “gli basta da mangiare”. Nur ha però dei gravi problemi di respirazione.
Circa tre anni fa le autorità municipali hanno iniziato ad affidare ad alcune società private la raccolta dei rifiuti nelle aree vicino alla centrale Connaught Place creando una “concorrenza” con il consolidato network di rag-pickers, commercianti di scarti e industria del riciclaggio. “I privati sono interessati solo al profitto – dicono gli ambientalisti – e siccome sono pagati a tonnellata pensano solo a riempire le discariche e non alla separazione dei rifiuti”.

giovedì 5 febbraio 2009

Moritz Leuenberger: paesi emergenti devono cedere a compromessi

Intervista al ministro elvetico dell'ambiente e trasporti Moritz Leuenberger, presente all'inaugurazione del Delhi Sustainable Development Forum, organizzato dall centro studi Teri all'hotel Askoha di New Delhi.

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martedì 3 febbraio 2009

Delhi, giovedì summit sul clima con Ban Ki-Moon

Su Apcom
A partire da giovedì la comunitá internazionale si ritrova a Nuova Delhi per trovare una posizione comune sull’accordo post Kyoto alla conferenza sul clima di Copenhagen di dicembre. La recessione mondiale e la crisi di liquiditá “potrebbero compromettere l’impegno dei governi per ridurre i devastanti effetti del cambiamento climatico” ha detto R.K Pachauri, presidente del Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici dell’Onu (IPCC) che fará gli onori di casa al Delhi Sustainable Development Summit dal 5 al 7 febbraio a cui partecipano anche Ban Ki-moon, secretario dell’Onu e Yvo de Boer, responsabile dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), i due principali negoziatori del post Kyoto.
"Non bisogna farsi illudere dal calo dei prezzi petroliferi - ha avvertito - perché appena ci sará la ripresa i prezzi saliranno di nuovo. Bisogna agire subito ma su nuove basi rispetto al passato. Per questo la leadership di ogni paese deve agire in modo responsabile".
Il convegno, organizzato per il nono anno consecutivo dal Teri (Istituto Energia e Risorse del gruppo Tata diretto da Pachauri), giunge in un momento cruciale, che “può trasformarsi in un’opportunità per convertire l’industria alle tecnologie pulite e creare nuovi posti di lavoro”. In questo senso il piano ambientale lanciato dal presidente americano Barak Obama “è una grande svolta” anche se “ci vorrà tempo prima che la nuova amministrazione cominci ad agire nella giusta direzione”.
Secondo gli organizzatori, oltre a Ban Ki Moon, al summit parteciperanno alcuni capi di stato, tra cui la presidente finlandese Tarja Halonen e il primo ministro dell’Etiopia Meles Zenawi, oltre al senatore John Kerry, l’ex premier Toni Blair (in videoconferenza), l’economista Jeffry Sacks piú alcuni premi nobel per l’economia.

giovedì 7 febbraio 2008

Delhi Sustainable Development Summit, conciliare la crescita con l'ambiente è possibile

Su Apcom

Nei prossimi 20 anni bisognerà investire 20 trilioni di dollari in tecnologie “pulite” per riuscire a ridurre del 50% l’attuale livello di emissione nell’atmosfera dei gas responsabili dell’effetto serra. Metà di questi investimenti dovranno essere destinati ai Paesi in Via di Sviluppo. Se non si interverrà in tempo gli effetti saranno catastrofici per “decine di milioni di abitanti di città a rischio come Shangai, Dacca e Calcutta” ha detto R.K. Pachauri, lo scienziato indiano che presiede il Comitato Intergovernativo sul cambiamento Climatico dell’Onu, co-vincitore del Nobel per la Pace 2007. Nella sua veste di direttore del Teri (The Energy Resources Institute, il centro ricerche della Tata), Pachaury ha aperto stamattina il Delhi Sustainable Development Summit, un forum internazionale di tre giorni dove i governi, le multinazionali e la società civile discutono del dilemma tra sviluppo e ambiente. I prossimi due anni, da ora alla prossima conferenza Onu sul clima di Copenaghen, saranno cruciali per trovare delle soluzioni di lungo termine secondo il principio stabilito lo scorso dicembre a Bali sulle “responsabilità comuni, ma differenziate”.
Dalla platea del summit, i leader delle nazioni scandinave, “capofila” nella lotta antinquinamento, ovvero Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda, hanno lanciato un appello a superare i contrasti tra Nord e Sud e ad arrivare il più in fretta possibile a un accordo post Kyoto. Hanno anche detto che tocca ai Paesi industrializzati trasferire le tecnologie pulite ai Paesi emergenti e a finanziare le opere di mitigazione e adattamento alle conseguenze del cambiamento del clima. “Non siamo obbligati a scegliere tra sviluppo e ambiente, possiamo avere entrambi – ha detto il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg che ha ricordato anche l’esempio dato dall’Unione Europea di tagliare le emissioni del 20% entro il 2020. Le economie scandinave sono la dimostrazione che è possibile “crescere” senza aumentare il consumo di energia come ha sottolineato il premier danese Anders Fogh Rasmussen.
Le esigenze di un gigante demografico come l’India, che deve crescere al ritmo dell’8-9% per sradicare la povertà, sono però molto diverse. Il primo ministro indiano Manmohan Singh, nel suo discorso di apertura, ha assicurato l’impegno dell’India (che come tasso di emissione procapite è tra i Paesi che inquinano di meno) a intervenire, ma ha anche ribadito la necessità di garantire un adeguato livello di sviluppo della popolazione indiana.
A far sentire la sua voce, di “vittima” degli effetti devastanti del riscaldamento terrestre, è stato invece il presidente delle Maldive, Maumoon Abdul Gayoom, premiato dal Teri per essere stato uno dei primi a denunciare i rischi dell’innalzamento del livello degli oceani. L’arcipelago rischia di “affondare” e il processo di erosione degli atolli e barriere coralline è già iniziato. “Non bisogna perdere più tempo” ha avvertito Gayoom, che è al potere da 26 anni e che solo di recente ha promesso di avviare un processo di riforme democratiche.