Visualizzazione post con etichetta clima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta clima. Mostra tutti i post
domenica 6 dicembre 2015
martedì 1 dicembre 2015
lunedì 9 novembre 2009
Maldive, vertice dei Paesi più vulnerabili al cambiamento climatico
Dal paradiso naturale delle Maldive, a rischio di inabissamento, arriva ancora una volta un pressante appello ai paesi ricchi perché riducano le emissioni di anidride carbonica responsabili del riscaldamento terrestre. Il dinamico presidente maldiviano Mohamed Nasheed, che lo scorso mese per provocazione aveva riunito il governo sott’acqua, ha questa volta esortato i paesi meno inquinanti e più vulnerabili al cambiamento climatico a dare l’esempio in vista del summit di Copenhagen e a azzerare le loro emissioni. L’appello è stato lanciato a una conferenza sul clima che si conclude oggi nella capitale Malé e a cui hanno partecipato 11 paesi considerati più a rischio per lo scioglimento dei ghiacciai, come il Nepal o per l’innalzamento del mare come le Barbados. Ma tra di loro ci sono anche alcuni tra i più poveri del pianeta come il Bengladesh e il Rwanda. “Se i Paesi più vulnerabili e in via di sviluppo si impegnano a ridurre le emissioni, coloro che si oppongono non avranno più alcuna scusa da accampare” ha detto Nasheed che si è ripromesso di rendere l’arcipelago a emissioni zero entro il 2020. Lo scorso mese il governo maldiviano aveva annunciato il progetto di costruzione di una mega centrale eolica che dovrebbe soddisfare meta del fabbisogno di energia elettrica dei 300 mila abitanti degli atolli minacciati da una crescente erosiane.
sabato 7 febbraio 2009
India, Paganetto (Enea): "crisi può favorire sviluppo energie pulite"
Su Apcom
“Siamo di fronte a un nuovo ciclo tecnologico dove le energie alternative saranno il processo innovativo dominante e là dovremo esserci”. Luigi Paganetto, presidente dell’Enea, ha presentato oggi all’ultimo giorno dell’India Sustainable Development Summit il progetto di centrale solare termodinamico di Priolo Gargallo, in Sicilia. L’impianto realizzato con l’Enel è all’avanguardia mondiale per efficienza energetica.
Per quattro giorni a Nuova Delhi centinaia di esperti, politici e imprese da tutto il mondo si sono confrontati sulla questione del post Kyoto e su come superare le divisioni tra Nord e Sud in vista del summit di Copenhagen sul cambiamento climatico il prossimo dicembre. L’assenza dell’Italia purtroppo “balza vistosamente agli occhi” dice Paganetto, l’unico delegato italiano tra i numerosi colleghi francesi e tedeschi che hanno affollato anche gli stand della mini fiera sulle energie pulite allestita davanti alla sede del convegno organizzato dal centro Teri (centro studi Tata sulle energie rinnovabili) diretto da R.K Pachauri, che è qui anche in veste di presidente del Comitato Intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici. “Ma non sono io a fare queste scelte – aggiunge - Io posso solo dire che sto facendo una timida proiezione delle nostre capacità a livello internazionale”.
La ricetta di Paganetto per una crescita “verde” e soprattutto rispettosa dei bisogni dei Paesi emergenti passa attraverso il trasferimento di innovazione tecnologica che non significa solo “costruire un impianto o vendere la nuova tecnologia e poi andarsene”, ma coinvolgere i Paesi destinatari “come l’Enea sta facendo in Egitto e ora anche in Libia dove sono interessati a sfruttare l’energia solare per la desalinizzazione”. L’idea è di realizzare “laboratori congiunti” in cui “il titolare del brevetto sviluppa il progetto trasferendo le conoscenze alle maestranze del paese emergente, il quale poi entra in possesso dell’impianto e anche delle capacità per gestirlo e riprodurlo”. E’ una soluzione che è vincente per entrambi e che si sta sperimentando in Cina. Un anno fa l’Enea ha firmato a Cantoon una lettera di intenti per la creazione di un laboratorio con centri di ricerca cinesi con particolare attenzione al solare termodinamico e alle biomasse.
“Vorrei usare qui in India lo stesso approccio. La mia visita è solo esplorativa, ma sono già stato contattato da un industriale indiano che era conoscenza del nostro progetto in Libia sviluppato con il partner Tekind”.
Paganetto è convinto che la strada per il trasferimento delle tecnologie nei Paesi emergenti passi attraverso la collaborazione tra pubblico e privato. Il connubio “ricerca-industria” è essenziale perché l’innovazioni diventi disponibile ai paesi che ne hanno bisogno. “Bisogna evitare di creare un “energy divide” tra nord e sud” che come il “digital divide” già esistente rischia di allargare ancora di più la forbice tra Paesi poveri e Paesi ricchi.
Contrariamente a quanto si teme, la recessione mondiale non rallenterà la ricerca di nuove tecnologie pulite. “Sono proprio questi i momenti in cui c’è necessità di inventare qualcosa” spiega Paganetto, che da economista ha studiato questi processi – e in cui c’è una forte spinta all’innovazione”. Barak Obama ha già tracciato la strada con il suo new deal ecologico “in cui, si badi bene, non c’è un solo dollaro dedicato agli altri Paesi” nota Paganetto convinto che non “bastano le dichiarazioni di principio” sulla necessità di salvare il pianeta, “ma bisogna fare in modo che le preoccupazioni diventino di tutti. Intervenendo al forum di Delhi ieri, il giornalista Thomas L.Friedman del New York Times ha detto che “il sogno di ogni popolo è di avere lo stile di vita degli americani” e non viceversa. Quindi bisogna trovare gli strumenti per permettere che certi meccanismi, come il trasferimento di innovazioni tecnologiche, si realizzino a beneficio di tutti quanti”.
“Siamo di fronte a un nuovo ciclo tecnologico dove le energie alternative saranno il processo innovativo dominante e là dovremo esserci”. Luigi Paganetto, presidente dell’Enea, ha presentato oggi all’ultimo giorno dell’India Sustainable Development Summit il progetto di centrale solare termodinamico di Priolo Gargallo, in Sicilia. L’impianto realizzato con l’Enel è all’avanguardia mondiale per efficienza energetica.
Per quattro giorni a Nuova Delhi centinaia di esperti, politici e imprese da tutto il mondo si sono confrontati sulla questione del post Kyoto e su come superare le divisioni tra Nord e Sud in vista del summit di Copenhagen sul cambiamento climatico il prossimo dicembre. L’assenza dell’Italia purtroppo “balza vistosamente agli occhi” dice Paganetto, l’unico delegato italiano tra i numerosi colleghi francesi e tedeschi che hanno affollato anche gli stand della mini fiera sulle energie pulite allestita davanti alla sede del convegno organizzato dal centro Teri (centro studi Tata sulle energie rinnovabili) diretto da R.K Pachauri, che è qui anche in veste di presidente del Comitato Intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici. “Ma non sono io a fare queste scelte – aggiunge - Io posso solo dire che sto facendo una timida proiezione delle nostre capacità a livello internazionale”.
La ricetta di Paganetto per una crescita “verde” e soprattutto rispettosa dei bisogni dei Paesi emergenti passa attraverso il trasferimento di innovazione tecnologica che non significa solo “costruire un impianto o vendere la nuova tecnologia e poi andarsene”, ma coinvolgere i Paesi destinatari “come l’Enea sta facendo in Egitto e ora anche in Libia dove sono interessati a sfruttare l’energia solare per la desalinizzazione”. L’idea è di realizzare “laboratori congiunti” in cui “il titolare del brevetto sviluppa il progetto trasferendo le conoscenze alle maestranze del paese emergente, il quale poi entra in possesso dell’impianto e anche delle capacità per gestirlo e riprodurlo”. E’ una soluzione che è vincente per entrambi e che si sta sperimentando in Cina. Un anno fa l’Enea ha firmato a Cantoon una lettera di intenti per la creazione di un laboratorio con centri di ricerca cinesi con particolare attenzione al solare termodinamico e alle biomasse.
“Vorrei usare qui in India lo stesso approccio. La mia visita è solo esplorativa, ma sono già stato contattato da un industriale indiano che era conoscenza del nostro progetto in Libia sviluppato con il partner Tekind”.
Paganetto è convinto che la strada per il trasferimento delle tecnologie nei Paesi emergenti passi attraverso la collaborazione tra pubblico e privato. Il connubio “ricerca-industria” è essenziale perché l’innovazioni diventi disponibile ai paesi che ne hanno bisogno. “Bisogna evitare di creare un “energy divide” tra nord e sud” che come il “digital divide” già esistente rischia di allargare ancora di più la forbice tra Paesi poveri e Paesi ricchi.
Contrariamente a quanto si teme, la recessione mondiale non rallenterà la ricerca di nuove tecnologie pulite. “Sono proprio questi i momenti in cui c’è necessità di inventare qualcosa” spiega Paganetto, che da economista ha studiato questi processi – e in cui c’è una forte spinta all’innovazione”. Barak Obama ha già tracciato la strada con il suo new deal ecologico “in cui, si badi bene, non c’è un solo dollaro dedicato agli altri Paesi” nota Paganetto convinto che non “bastano le dichiarazioni di principio” sulla necessità di salvare il pianeta, “ma bisogna fare in modo che le preoccupazioni diventino di tutti. Intervenendo al forum di Delhi ieri, il giornalista Thomas L.Friedman del New York Times ha detto che “il sogno di ogni popolo è di avere lo stile di vita degli americani” e non viceversa. Quindi bisogna trovare gli strumenti per permettere che certi meccanismi, come il trasferimento di innovazioni tecnologiche, si realizzino a beneficio di tutti quanti”.
venerdì 8 febbraio 2008
Carlo Rubbia a Delhi: bisogna investire di più nella ricerca sull'energia nucleare e solare

“Anche se per ipotesi decidessimo in questo istante di bloccare le emissioni di CO2, avremo comunque conseguenze devastanti nei prossimi decenni a causa dell’innalzamento del livello degli oceani”. Dalla platea del Delhi Sustainable Development Summit, il forum internazionale sul clima in corso nella capitale indiana, il fisico Carlo Rubbia ha lanciato un nuovo appello ai politici e ai governi perché finanzino massicci piani di investimenti per ricerche nel settore dell’energia nucleare e dell’energia solare. “Come è stato nel caso della farmaceutica o dell’elettronica, bisogna mobilitare ingenti risorse per finanziare la ricerca in fonti di energia rinnovabile – ha detto il premio nobel e direttore del Cern di Ginevra - Ma deve partire da una precisa volontà politica”. E soprattutto “occorre ascoltare la voce degli scienziati e non solo quella dell’industria”.
E’ un forte richiamo quello di Rubbia che è però molto cauto quando parla di revival del nucleare, un tema che è di primo piano in un Paese come l’India che sta cercando di uscire da tre decenni di isolamento di “pariah atomico”. “Il nucleare può essere una soluzione ma solo se si accettano alcuni rischi connessi, come il rischio di proliferazione e lo stoccaggio delle scorie radioattive”. In più va ricordato che c’è anche una scarsità di uranio naturale che “ha causato in questi anni un esplosivo aumento del suo prezzo”.
La ricerca di nuovi e più efficienti reattori è ancora troppo indietro. “Ci sono dei progressi nello sviluppo di nuove tecnologie – ha detto Rubbia, intervenuto in un panel insieme ad un altro premio nobel, il chimico californiano Sherwood Rowland – ma sono ancora ad un livello inadeguato rispetto alla loro importanza fondamentale per il pianeta: lo sviluppo di nuove tecnologie solari come il CSP (Concentrated Solar Power) sta ricevendo un forte impulso in Spagna e le nuove tecnologie nucleari basate sul torio naturale sono attualmente allo studio in diversi Paesi e in particolare in India”. Gli scienziati indiani sono impegnati in un progetto di reattore al torio, un elemento di cui l’India è particolarmente ricca. “Queste non sono soluzioni fantascientifiche – ha aggiunto Rubbia. “Queste opzioni alternative devono essere comprese e appoggiate dai decision makers, ovvero dalla classe politica e dalla comunità finanziaria, poiché solo loro hanno il reale potere di controllare la maggior parte dell’energia entro la data prefissata del 2050”.
Secondo Rubbia, le previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change sulle conseguenze del cambiamento climatico sono troppo ottimistiche e sarebbero già superate dalla sorprendente accelerazione dello scioglimento dei ghiacci nell’Artico. Secondo i dati dei satelliti Nasa, nel 2007 la Groenlandia ha visto un aumento del 15% nella riduzione dei ghiacci rispetto al record registrato nel 2005.
E’ un forte richiamo quello di Rubbia che è però molto cauto quando parla di revival del nucleare, un tema che è di primo piano in un Paese come l’India che sta cercando di uscire da tre decenni di isolamento di “pariah atomico”. “Il nucleare può essere una soluzione ma solo se si accettano alcuni rischi connessi, come il rischio di proliferazione e lo stoccaggio delle scorie radioattive”. In più va ricordato che c’è anche una scarsità di uranio naturale che “ha causato in questi anni un esplosivo aumento del suo prezzo”.
La ricerca di nuovi e più efficienti reattori è ancora troppo indietro. “Ci sono dei progressi nello sviluppo di nuove tecnologie – ha detto Rubbia, intervenuto in un panel insieme ad un altro premio nobel, il chimico californiano Sherwood Rowland – ma sono ancora ad un livello inadeguato rispetto alla loro importanza fondamentale per il pianeta: lo sviluppo di nuove tecnologie solari come il CSP (Concentrated Solar Power) sta ricevendo un forte impulso in Spagna e le nuove tecnologie nucleari basate sul torio naturale sono attualmente allo studio in diversi Paesi e in particolare in India”. Gli scienziati indiani sono impegnati in un progetto di reattore al torio, un elemento di cui l’India è particolarmente ricca. “Queste non sono soluzioni fantascientifiche – ha aggiunto Rubbia. “Queste opzioni alternative devono essere comprese e appoggiate dai decision makers, ovvero dalla classe politica e dalla comunità finanziaria, poiché solo loro hanno il reale potere di controllare la maggior parte dell’energia entro la data prefissata del 2050”.
Secondo Rubbia, le previsioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change sulle conseguenze del cambiamento climatico sono troppo ottimistiche e sarebbero già superate dalla sorprendente accelerazione dello scioglimento dei ghiacci nell’Artico. Secondo i dati dei satelliti Nasa, nel 2007 la Groenlandia ha visto un aumento del 15% nella riduzione dei ghiacci rispetto al record registrato nel 2005.
giovedì 7 febbraio 2008
Delhi Sustainable Development Summit, conciliare la crescita con l'ambiente è possibile
Su Apcom
Nei prossimi 20 anni bisognerà investire 20 trilioni di dollari in tecnologie “pulite” per riuscire a ridurre del 50% l’attuale livello di emissione nell’atmosfera dei gas responsabili dell’effetto serra. Metà di questi investimenti dovranno essere destinati ai Paesi in Via di Sviluppo. Se non si interverrà in tempo gli effetti saranno catastrofici per “decine di milioni di abitanti di città a rischio come Shangai, Dacca e Calcutta” ha detto R.K. Pachauri, lo scienziato indiano che presiede il Comitato Intergovernativo sul cambiamento Climatico dell’Onu, co-vincitore del Nobel per la Pace 2007. Nella sua veste di direttore del Teri (The Energy Resources Institute, il centro ricerche della Tata), Pachaury ha aperto stamattina il Delhi Sustainable Development Summit, un forum internazionale di tre giorni dove i governi, le multinazionali e la società civile discutono del dilemma tra sviluppo e ambiente. I prossimi due anni, da ora alla prossima conferenza Onu sul clima di Copenaghen, saranno cruciali per trovare delle soluzioni di lungo termine secondo il principio stabilito lo scorso dicembre a Bali sulle “responsabilità comuni, ma differenziate”.
Dalla platea del summit, i leader delle nazioni scandinave, “capofila” nella lotta antinquinamento, ovvero Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda, hanno lanciato un appello a superare i contrasti tra Nord e Sud e ad arrivare il più in fretta possibile a un accordo post Kyoto. Hanno anche detto che tocca ai Paesi industrializzati trasferire le tecnologie pulite ai Paesi emergenti e a finanziare le opere di mitigazione e adattamento alle conseguenze del cambiamento del clima. “Non siamo obbligati a scegliere tra sviluppo e ambiente, possiamo avere entrambi – ha detto il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg che ha ricordato anche l’esempio dato dall’Unione Europea di tagliare le emissioni del 20% entro il 2020. Le economie scandinave sono la dimostrazione che è possibile “crescere” senza aumentare il consumo di energia come ha sottolineato il premier danese Anders Fogh Rasmussen.
Le esigenze di un gigante demografico come l’India, che deve crescere al ritmo dell’8-9% per sradicare la povertà, sono però molto diverse. Il primo ministro indiano Manmohan Singh, nel suo discorso di apertura, ha assicurato l’impegno dell’India (che come tasso di emissione procapite è tra i Paesi che inquinano di meno) a intervenire, ma ha anche ribadito la necessità di garantire un adeguato livello di sviluppo della popolazione indiana.
A far sentire la sua voce, di “vittima” degli effetti devastanti del riscaldamento terrestre, è stato invece il presidente delle Maldive, Maumoon Abdul Gayoom, premiato dal Teri per essere stato uno dei primi a denunciare i rischi dell’innalzamento del livello degli oceani. L’arcipelago rischia di “affondare” e il processo di erosione degli atolli e barriere coralline è già iniziato. “Non bisogna perdere più tempo” ha avvertito Gayoom, che è al potere da 26 anni e che solo di recente ha promesso di avviare un processo di riforme democratiche.
Nei prossimi 20 anni bisognerà investire 20 trilioni di dollari in tecnologie “pulite” per riuscire a ridurre del 50% l’attuale livello di emissione nell’atmosfera dei gas responsabili dell’effetto serra. Metà di questi investimenti dovranno essere destinati ai Paesi in Via di Sviluppo. Se non si interverrà in tempo gli effetti saranno catastrofici per “decine di milioni di abitanti di città a rischio come Shangai, Dacca e Calcutta” ha detto R.K. Pachauri, lo scienziato indiano che presiede il Comitato Intergovernativo sul cambiamento Climatico dell’Onu, co-vincitore del Nobel per la Pace 2007. Nella sua veste di direttore del Teri (The Energy Resources Institute, il centro ricerche della Tata), Pachaury ha aperto stamattina il Delhi Sustainable Development Summit, un forum internazionale di tre giorni dove i governi, le multinazionali e la società civile discutono del dilemma tra sviluppo e ambiente. I prossimi due anni, da ora alla prossima conferenza Onu sul clima di Copenaghen, saranno cruciali per trovare delle soluzioni di lungo termine secondo il principio stabilito lo scorso dicembre a Bali sulle “responsabilità comuni, ma differenziate”.
Dalla platea del summit, i leader delle nazioni scandinave, “capofila” nella lotta antinquinamento, ovvero Norvegia, Finlandia, Danimarca e Islanda, hanno lanciato un appello a superare i contrasti tra Nord e Sud e ad arrivare il più in fretta possibile a un accordo post Kyoto. Hanno anche detto che tocca ai Paesi industrializzati trasferire le tecnologie pulite ai Paesi emergenti e a finanziare le opere di mitigazione e adattamento alle conseguenze del cambiamento del clima. “Non siamo obbligati a scegliere tra sviluppo e ambiente, possiamo avere entrambi – ha detto il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg che ha ricordato anche l’esempio dato dall’Unione Europea di tagliare le emissioni del 20% entro il 2020. Le economie scandinave sono la dimostrazione che è possibile “crescere” senza aumentare il consumo di energia come ha sottolineato il premier danese Anders Fogh Rasmussen.
Le esigenze di un gigante demografico come l’India, che deve crescere al ritmo dell’8-9% per sradicare la povertà, sono però molto diverse. Il primo ministro indiano Manmohan Singh, nel suo discorso di apertura, ha assicurato l’impegno dell’India (che come tasso di emissione procapite è tra i Paesi che inquinano di meno) a intervenire, ma ha anche ribadito la necessità di garantire un adeguato livello di sviluppo della popolazione indiana.
A far sentire la sua voce, di “vittima” degli effetti devastanti del riscaldamento terrestre, è stato invece il presidente delle Maldive, Maumoon Abdul Gayoom, premiato dal Teri per essere stato uno dei primi a denunciare i rischi dell’innalzamento del livello degli oceani. L’arcipelago rischia di “affondare” e il processo di erosione degli atolli e barriere coralline è già iniziato. “Non bisogna perdere più tempo” ha avvertito Gayoom, che è al potere da 26 anni e che solo di recente ha promesso di avviare un processo di riforme democratiche.
Iscriviti a:
Post (Atom)
