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mercoledì 10 giugno 2015

India, magnate cinese Wang Jianlin bloccato in Tripura dopo atterraggio di emeregenza

Su Ansa 

Un aereo privato con a bordo il miliardario cinese Wang Jianlin e' stato costretto a un atterraggio di emergenza oggi nel nord-est dell'India a causa di un guasto al motore. Lo riferisce The Hindustan Times. Il magnate, che e' il piu' ricco in Cina (secondo Forbes) e che e' a capo del gruppo Dalian Wanda, stava tornando a Pechino dopo una visita d'affari a New Delhi. Verso le 9.30 ora locale il pilota del suo jet ha lanciato un sos alla torre di controllo dell'aeroporto di Agartala, nel piccolo stato indiano di Tripura, chiedendo il permesso per atterrare. Wang e il suo entourage si trovano ora in un hotel di Agartala in attesa di pezzi di ricambio che giungono direttamente dalla Cina. "Si trova in un albergo di lusso - ha detto una fonte al giornale - protetto da una scorta della polizia". L'industriale, che guida un impero dei media, ha di recente acquisito Infront Sports & Media, colosso attivo nel marketing sportivo, compresi i diritti tv della serie A. Possiede anche il 20 per cento dell'Atletico Madrid, oltre a diverse aziende di lusso e opere d'arte. Invitato in India dal premier Narendra Modi, aveva annunciato investimenti per 5 miliardi di dollari per lo sviluppo di distretti industriali nell'ambito del programma governativo 'Make in India'

venerdì 19 settembre 2014

India-Cina, visita di Xi Jinping rilancia cooperazione economica

Su ANSA

 NEW DELHI, 17 SET - Cina e India, le due potenze economiche emergenti dove vive un terzo dell'umanità, si tendono la mano per unire i loro giganteschi mercati in una nuova 'Via della Seta' e anche per risolvere le vecchie dispute sui confini himalayani che ancora oggi creano forti tensioni militari. Il presidente cinese Xi Jinping, accompagnato dalla moglie Peng Liyuan, ha iniziato oggi una visita di tre giorni scegliendo come prima tappa il Gujarat dove è stato accolto con tutti gli onori dal premier indiano Narendra Modi, in veste di padrone di casa, visto che prima di salire al potere nel maggio scorso è stato alla guida dello stato nord occidentale per oltre dieci anni. Le aspettative di questa missione, che giunge a otto anni da quella dell'allora presidente Hu Jintao, sono concentrate in particolare sul lato degli investimenti pubblici e privati. Con circa tremila miliardi di dollari di riserve in valuta estera, Pechino ha le tasche gonfie di denaro che potrebbe essere speso nella costruzione delle infrastrutture di cui l'India ha bisogno nei prossimi anni per sviluppare la sua industria e eliminare la piaga della povertà. Si prevede che durante la visita di Xi, saranno firmati accordi bilaterali per decine di miliardi di dollari in parchi industriali, città 'intelligenti', treni ad alta velocità e nella bonifica dei fiumi, tra cui il Gange. A poche ore dall'arrivo del leader ad Ahmedabad, la principale città del Gujarat, sono già state siglate tre intese, tra cui un gemellaggio con Guangzhou. Oltre 20 contratti di aziende cinesi e indiane per un valore di 3,4 miliardi di dollari sono stati conclusi a New Delhi oggi nel corso di un summit economico. Grazie a un interscambio di 65 miliardi di dollari, la Cina è diventata nel 2011 il primo partner commerciale superando l'Unione Europea e l'obiettivo è arrivare presto al traguardo dei 100 miliardi, nonostante il rallentamento del pil indiano sceso al di sotto del 5%. In un articolo su The Hindu oggi, Xi rilanciava le relazioni tra i due giganti asiatici definendoli come "la fabbrica del mondo" e il 'back-office del mondo', riferendosi alla capacità manifatturiera della Cina e a quella di gestione informatica dell'India. Tuttavia, mentre sul piano economico prevale un approccio pragmatico, su quello politico Pechino e New Delhi continuano a guardarsi con diffidenza. La visita di Xi, che domani proseguirà nella capitale dopo la cena sulle rive del fiume Sabarmati di Ahmedabad offerta da Modi che oggi compie 64 anni, è stata preceduta da una serie di incursioni cinesi in territorio indiano nella remota regione a maggioranza buddista del Ladakh. L'India, che nel 1962 ha combattuto una mini guerra con i cinesi sui confini tuttora non delimitati, ospita inoltre il governo tibetano in esilio e il suo leader spirituale, il Dalai Lama. Proprio oggi, a New Delhi, la polizia ha arrestato una decina di dimostranti tibetani davanti all'ambasciata della Cina, che gridavano slogan contro il presidente Xi. E domani le autorità indiane hanno dispiegato un massiccio cordone di protezione lungo il percorso della delegazione cinese che toccherà almeno dieci località della capitale a partire dal mausoleo del Mahatma Gandhi. (ANSA)
YGC/

domenica 22 agosto 2010

Madre Teresa, missionarie sperano di andare in Cina

Le Missionarie della Carita'sperano di aprire presto un ospizio in Cina, uno dei pochi paesi al mondo rimasto insensibile al carisma di Madre Teresa, il cui
centenario della nascita si celebra il prossimo 26 agosto. La
suora albanese ha commosso dittatori africani e irriducibili
marxisti come Fidel Castro, ma non e' mai riuscita a fare
breccia nel regime di Pechino. ''Le cose stanno cambiando per
quanto riguarda i rapporti con il Vaticano e quindi spero che
presto avremo la possibilita' di andare. Aspettiamo un nuovo
invito'' confida suor Nirmala, braccio destro di Madre Teresa e
a capo della congregazione per 12 anni fino all'anno scorso
quando ha lasciato il posto alla tedesca suor Mary Prema. ''Era
il piu' grande desiderio di Madre Teresa – ricorda all’Ansa che
l’ha incontrata nella Casa Madre dove e’ tornata dopo un ritiro
negli Stati Uniti – .Pur avendo visitato diverse volte la Cina
su invito della chiesa locale, il governo non le ha mai concesso
l'autorizzazione ad aprire un centro. Per due volte e' stata
bloccata senza alcuna giustificazione. L’ultima volta, nel 1994,
eravamo gia' in partenza all'aeroporto di Hong Kong. Il vescovo
locale ci aveva gia' assegnato un posto nella provincia dello
Jiangsu. Poi e' arrivato un ordine dall'alto...''. La stessa
Nirmala ha riprovato circa 5 anni fa dietro invito della chiesa
locale, ma di nuovo Pechino si e' opposta.
La ''speranza cinese'' e' condivisa anche da suor Adriana, una
delle due italiane attualmente presenti alla Casa Madre e lo
scorso anno eletta tra le quattro consigliere generali
dell'ordine. ''In Cina hanno cosi' tanta sete di Dio e per noi
c'e un enorme lavoro da fare'' spiega. Pechino non ha mai
motivato ufficialmente il diniego, ma e' evidente che considera
le missionarie una longa manus del Vaticano.

Dopo la morte di Madre Teresa, c'e' stato un periodo di
grande sviluppo. Secondo dati aggiornati, le missionarie sono
ora in totale 5.029 in 766 case sparse in 138 paesi (in Cina
sono a Hong Kong e Macau, oltre che in Tibet). L'ultimo a
aggiungersi e' l'Indonesia, dove a ottobre sara' aperto un
centro a Atambua, nell'isola di Timor. Ne hanno appena
inaugurato uno a Sofia, in Bulgaria, e un altro in Guinea
Bissau. ''Capita anche di chiuderne - precisa suor Adriana -
quando non c'e' piu' bisogno di noi perche' non ci sono piu'
poveri. Un ospizio in Australia, per esempio e' stato chiuso
perche' ora il governo si prende cura degli aborigeni''.

Proveniente da una famiglia bresciana, ultima di 11 figli,
suor Adriana, 54 anni, ha pero' qualche dubbio sulla politica di
espansione. ''Abbiamo problemi di ricambio generazionale adesso
che la prima ondata di suore, arrivate con la Madre, stanno
invecchiando. Non abbiamo abbastanza giovani per sostituirle e
quindi dovremo rallentare''. Mentre non sono un problema i
finanziamenti: ''Anche in piena crisi economica abbiamo sempre
ricevuto tanta generosita'. Ci dispiace solo che molti sfruttano
il nostro nome per raccogliere denaro. Il ''fund raising'' e'
vietato nel nostro ordine. Tutto quello che ci arriva e' dalla
Provvidenza divina che non ci ha mai fatto mancare nulla''.

domenica 8 novembre 2009

Il Dalai Lama sfida la Cina da Tawang


A circa 40 km dal confine con il Tibet, in una regione ricca di antichi monasteri buddisti e rivendicata da Pechino, il Dalai Lama ha lanciato ieri un nuovo appello per i diritti di sei milioni di tibetani. Il leader spirituale e premio nobel per la pace è arrivato ieri tra i picchi himalayani di Tawang, a nord dello stato dell’Arunachal Pradesh accolto da migliaia di monaci, per una visita di una settimana dedicata a inaugurare un museo, un ospedale e a incontri di preghiera. Nonostante abbia definito la visita “priva di significato politico”, la sua presenza oltre che a infuriare Pechino, si presenta come un nuovo punto di frizione nelle relazioni tra India e Cina . Ignorando le forti pressioni di Pechino e a differenza dell’anno scorso, il governo di New Delhi ha autorizzato questo viaggio del Dalai Lama che coincide tra l’altro con il cinquantesimo anniversario della sua fuga da Lhasa terminata proprio in Arunachal Pradesh dove fu accolto dai diplomatici indiani. La Cina aveva anche criticato una visita del primo ministro indiano Manmohan Singh giunto nel remoto stato himalayano il mese scorso per un comizio elettorale. Ma la preoccupazione di Pechino è anche un'altra. A Tawang sorge uno dei più grandi e antichi monasteri buddisti appartenente alla setta Gelupa, la stessa del Dalai lama. E’ anche il luogo natale del sesto Dalai Lama vissuto nel XVII secolo. Una regione ricca di significati storici e religiosi per i tibetani e forse determinante anche per la scelta del loro futuro leader spirituale.

mercoledì 7 maggio 2008

India- Cina, corsa al riarmo nucleare tra missili e sommergibili

Su Apcom
Il test del missile balistico Agni III, lanciato oggi da un’isola della costa orientale dell’Orissa, ha aggiunto un nuovo tassello alla corsa al riarmo di India e Cina. Il missile a testata nucleare ha una gittata di 3000 chilometri ed è quindi in grado di raggiungere Pechino o Shangai. L’Agni III (“agni” in sanscrito significa fuoco) è la punta di diamante dell’arsenale missilistico indiano sviluppato dal Drdo (Defence Research and Development Organization). Si tratta del secondo test andato a buon fine dopo il fallimento del primo lancio nel luglio 2006 quando gli scienziati indiani persero il controllo dell’ordigno finito nelle acque del Golfo del Bengala poco dopo un minuto dalla sua partenza.
L’esperimento di oggi è significativo perché rafforza la capacità di deterrenza dell’India non solo nei confronti del “nemico” Pakistan, ma anche della Cina con cui esiste una notevole “asimmetria” militare. Ma è anche importante perché coincide con un momento di attrito tra i due giganti asiatici entrambi impegnati nella corsa per l’egemonia politica ed economica dell’Oceano Indiano. E’ della scorsa settimana la rivelazione del quotidiano britannico “The Indipendent” che la Cina sta costruendo una base sotterranea segreta in grado di ospitare sommergibili nucleari sull’isola di Hainan, nel Mar della Cina Meridionale. La notizia, corredata di immagini satellitari, ha fatto scattare un campanello di allarme a Nuova Delhi che teme una possibile intrusione di Pechino nella propria area di influenza dell’Oceano Indiano, uno spazio marino strategico per la presenza delle rotte petrolifere e commerciali. La paura è che la Cina “accerchi” l’India con la sua strategia del “filo di perle” che consiste nel costruire legami commerciali e marittimi con l’Africa Orientale, le Seychelles, lo Sri Lanka, Bangladesh, Myanmar e naturalmente il Pakistan, suo migliore alleato, nonché grande beneficiario di tecnologia nucleare e missilistica cinese. La base di Hainan ospiterà i nuovi sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare che saranno pronti a partire dal 2010. Secondo gli esperti militari si tratta di un arsenale diretto a controbilanciare le mosse americane nello stretto di Taiwan. Ma i vertici indiani non dormono sonni tranquilli anche perché il divario sia in termini di superiorità tecnologica che di budget per la difesa si sta nettamente allargando. Come faceva notare un esperto militare sul quotidiano “The Times of India”, a Nuova Delhi manca una “gamba” della triade nucleare, ovvero quella dei sommergibili, che è anche quella più importante perché non visibile dai satelliti spia. Da ormai 25 anni l’India sta sviluppando in proprio dei sottomarini nucleari chiamati Atv (Advance Technoly Vessel), mentre di recente ne sta acquistando due dalla Russia, che è il principale fornitore di difesa.
C’è poi un'altra fonte di preoccupazione per l’India che starebbe “soffrendo in silenzio” la pirateria informatica cinese, come scriveva sempre il Times of India la scorsa settimana. Nell’ultimo anno e mezzo, secondo fonti del governo, si sarebbero verificati numerosi attacchi a website di organismi pubblici e anche privati da parte di “hackers” cinesi. Sono stati presi di mira in particolare il sito internet nel National Informatics Center e il sito del Ministero degli Esteri. I cinesi userebbero dei “bot”, ovvero dei programmi nascosti in un network che trasformano i computer in “zombies”, quindi al servizio dei pirati informatici. Anche in materia di “guerra cibernetica” l’India si troverebbe sguarnita e questo sarebbe un’ulteriore fonte di preoccupazione per la sua immagine di polo mondiale dell’IT.

giovedì 10 aprile 2008

Tibet, si prevedono nuove proteste anti-torcia a Buenos Aires

Arriverà tra poche ore a Buenos Aires la fiaccola olimpica per la sua unica sosta nel continente sudamericano. Dopo le turbolenti tappe di Parigi, Londra e San Francisco, nuove azioni di protesta sono attese anche in Argentina. La staffetta sarà sorvegliata da un cordone di 1200 poliziotti e 1500 agenti della prefettura navale dispiegati lungo i 14 chilometri del percorso. E’ in arrivo negli Stati Uniti, esattamente a Seattle, anche il Dalai Lama, per un seminario di cinque giorni. Si tratta di una visita “che non ha valenze politiche” secondo le parole del leader spirituale che dal Giappone ha ribadito il suo favore allo svolgimento dei Giochi di Pechino. Si moltiplicano però gli appelli a disertare la cerimonia di inaugurazione dell’8 agosto. Il Parlamento di Bruxelles, in una risoluzione approvata a larga maggioranza, ha chiesto ai governi europei di valutare un eventuale boicottaggio nel caso in cui Pechino non avvii subito un dialogo con il Dalai Lama.
Intanto la Cina ha annunciato di aver smantellato due organizzazioni terroristiche islamiche attive nella provincia dello Xinjiang, popolata dalla minoranza mussulmana degli uighuri. Le cellule erano pronte a organizzare attacchi suicidi a Pechino e Shangai durante le Olimpiadi. La scorsa settimana la polizia ha arrestato 35 presunti militanti con l’accusa di voler sequestrare atleti, giornalisti e spettatori dei Giochi.

lunedì 24 marzo 2008

Tibet, la contestazione di Olimpia. Aumenta a 130 bilancio vittime della repressione

In onda su Radio Vaticana
La protesta contro la repressione cinese ha avuto come sfondo oggi la città greca di Olimpia dove si è svolta la tradizionale accensione della fiaccola olimpica che il prossimo 8 agosto, dopo aver attraversato 20 paesi, tra cui il Tibet, inaugurerà i giochi di Pechino. Come annunciato, alcuni attivisti filo tibetani sono entrati in azione mostrando bandiere nere con le manette al posto dei cerchi olimpici. Tre di loro, tra cui due esponenti di Reporter senza Frontiere, sono riusciti a salire sul palco e a prendere il microfono dalle mani del presidente del comitato olimpico, Liu Qi. I manifestanti sono subito stati bloccati e la cerimonia è proseguita. La TV cinese ha però censurato le immagini della contestazione.
Violente proteste oggi anche a Katmandu dove la polizia nepalese ha arrestato 475 monaci e profughi tibetani che stavano manifestando davanti agli uffici dell’Onu. In India, invece, le forze dell’ordine hanno bloccato una marcia di 500 persone che si stavano recando in Tibet passando dallo stato nord orientale del Sikkim.
Intanto da Dharamsala, il primo ministro tibetano Sandhong Rimpoche ha detto ch le vittime del pugno di ferro sarebbero aumentate a 130. Mentre da Washington, dopo aver incontrato il ministro degli esteri indiano Pranab Mukerjee, Condoleeza Rice ha reiterato l’appello della Casa Bianca a Pechino perché apra il dialogo con il Dalai Lama. E’ quanto ha chiesto oggi anche il presidente francese Nicolas Sarkozy in un messaggio rivolto al presidente Hu Jintao in cui invita il governo cinese alla moderazione e a porre fine alle violenze.