L'India e la Birmania hanno deciso di rafforzare le relazioni politiche e economiche in occasione di una visita del primo ministro Manmohan Singh che è stata definita storica in quanto giunge dopo 25 anni di assenza di un capo del governo indiano e ad un anno dalla fine della giunta militare. Il premier indiano Singh, giunto domenica con una folta delegazione di uomini d'affari, ha assistito alla firma di 12 accordi durante il suo incontro con il presidente riformista Thein Sein nella nuova capitale di Naypyitaw. Tra questi c'é anche una linea di credito per un totale di 500 milioni di dollari, come riferisce un comunicato ufficiale di New Delhi. L'India ha sempre mantenuto buone relazioni con la Birmania con cui condivide un confine di 1.600 chilometri attraverso quattro stati nord orientali, anche dopo la repressione del 1988 e nei periodi oscuri della dittatura militare. La preoccupazione costante di New Delhi è sempre stata quella di contrastare la forte presenza della Cina e degli investimenti cinesi nel Paese confinante. Tra le relazioni commerciali avviate in questa occasione, c'é anche un quella di Tata Motors che ha firmato un accordo di distribuzione delle sue auto, tra cui la mini car Nano. L'India è inoltre interessata alle vaste risorse energetiche del paese e allo sviluppo delle comunicazioni che permetteranno di aumentare l'interscambio. In quest'ultimo settore, le due delegazioni hanno deciso di introdurre un collegamento di autobus da Imphal (capitale del Manipur) a Mandalay. Domani Singh si recherà a Yangoon per vedere la leader dell'opposizione e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi.
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lunedì 28 maggio 2012
martedì 27 maggio 2008
Prorogata di un anno carcerazione di Aung San Suu Kyi
In onda su Radio Vaticana
Ha sollevato molte critiche la decisione della giunta birmana di prorogare gli arresti domiciliari della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Il limite di cinque anni per la carcerazione preventiva è scaduto ieri. Sembrava che dopo gli sforzi diplomatici dell’Onu, ci fosse qualche speranza che la giunta cambiasse idea soprattutto considerando la catastrofe del ciclone Nargis che 25 giorni fa ha devastato il sud del Paese. Il segretario generale Ban ki-Moon, che aveva discusso di San Suu Kyi con il leader birmano Than Shwe durante il suo incontro la scorsa settimana, si è detto rammaricato, ma ha aggiunto che il dialogo proseguirà attraverso il suo inviato Ibrahim Gambari. Anche Stati Uniti e Unione Europea hanno deplorato la proroga della detenzione di altri 12 mesi. L’inviato europeo Piero Fassino ha detto che la decisione è inaccettabile tanto più perché viola il limite massimo di 5 anni previsto dalla legge per gli arresti domiciliari.
Intanto non è chiaro se l’Onu potrà finalmente distribuire gli aiuti in modo massiccio come promesso dalle autorità. Finora sono stati soccorsi un milione di superstiti. Secondo un portavoce delle Nazioni Unite devono ancora essere raggiunte un milione e 400 mila persone nel delta dell’Irrawaddy dove sono stati segnalati i primi casi di colera.
Ha sollevato molte critiche la decisione della giunta birmana di prorogare gli arresti domiciliari della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Il limite di cinque anni per la carcerazione preventiva è scaduto ieri. Sembrava che dopo gli sforzi diplomatici dell’Onu, ci fosse qualche speranza che la giunta cambiasse idea soprattutto considerando la catastrofe del ciclone Nargis che 25 giorni fa ha devastato il sud del Paese. Il segretario generale Ban ki-Moon, che aveva discusso di San Suu Kyi con il leader birmano Than Shwe durante il suo incontro la scorsa settimana, si è detto rammaricato, ma ha aggiunto che il dialogo proseguirà attraverso il suo inviato Ibrahim Gambari. Anche Stati Uniti e Unione Europea hanno deplorato la proroga della detenzione di altri 12 mesi. L’inviato europeo Piero Fassino ha detto che la decisione è inaccettabile tanto più perché viola il limite massimo di 5 anni previsto dalla legge per gli arresti domiciliari.
Intanto non è chiaro se l’Onu potrà finalmente distribuire gli aiuti in modo massiccio come promesso dalle autorità. Finora sono stati soccorsi un milione di superstiti. Secondo un portavoce delle Nazioni Unite devono ancora essere raggiunte un milione e 400 mila persone nel delta dell’Irrawaddy dove sono stati segnalati i primi casi di colera.
lunedì 26 maggio 2008
Ciclone Nargis, Nazioni Unite ottimiste sulla possibilità di soccorrrere i supersititi
In onda su radio Vaticana
Aumentano le speranze di soccorrere le vittime del ciclone Nargis dopo la missione del segretario generale dell’Onu Ban ki-moon la scorsa settimana. Se il regime manterrà le promesse, l’Onu potrebbe raggiungere in breve tempo un milione di superstiti che a oltre tre settimane dal disastro sono alla disperata ricerca di cibo e di un riparo. Da Bankgok un portavoce delle Nazioni Unite ha mostrato ottimismo e ha detto che i soccorsi potrebbero arrivare ai bisognosi già entro la fine di questa settimana se la giunta militare concede i permessi agli stranieri di recarsi nelle aree devastate del delta dell’Irrawaddy.
La conferenza internazionale di domenica ha promesso aiuti per 100 milioni di dollari ma alla condizione che il regime apra le porte ai team di soccorritori.
Intanto proprio domani scade l’obbligo quinquennale per gli arresti domiciliari di Aung Saan Suu Kyi, la leader dell’opposizione e premio nobel per la pace che si trova confinata nella sua casa di Rangoon. E’ probabile che le autorità rinnovino la detenzione. Il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia celebra oggi il diciottesimo anniversario del suo trionfo elettorale mai riconosciuto dalla giunta militare.
Aumentano le speranze di soccorrere le vittime del ciclone Nargis dopo la missione del segretario generale dell’Onu Ban ki-moon la scorsa settimana. Se il regime manterrà le promesse, l’Onu potrebbe raggiungere in breve tempo un milione di superstiti che a oltre tre settimane dal disastro sono alla disperata ricerca di cibo e di un riparo. Da Bankgok un portavoce delle Nazioni Unite ha mostrato ottimismo e ha detto che i soccorsi potrebbero arrivare ai bisognosi già entro la fine di questa settimana se la giunta militare concede i permessi agli stranieri di recarsi nelle aree devastate del delta dell’Irrawaddy.
La conferenza internazionale di domenica ha promesso aiuti per 100 milioni di dollari ma alla condizione che il regime apra le porte ai team di soccorritori.
Intanto proprio domani scade l’obbligo quinquennale per gli arresti domiciliari di Aung Saan Suu Kyi, la leader dell’opposizione e premio nobel per la pace che si trova confinata nella sua casa di Rangoon. E’ probabile che le autorità rinnovino la detenzione. Il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia celebra oggi il diciottesimo anniversario del suo trionfo elettorale mai riconosciuto dalla giunta militare.
venerdì 23 maggio 2008
Myanmar, sbloccati aiuti. Ban ki-Moon in Cina
in onda su Radio Vaticana
Dopo aver convinto il generale birmano Than Shwe ad accettare gli operatori umanitari nel Paese, il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon si è spostato oggi in Cina per vedere la devastazione del sisma del 12 maggio che ha colpito 5 milioni di persone nella regione montagnosa del Sichuan. Ban ki-Moon ha visitato la città devastata di Yingxiu e qui ha incontrato il premier cinese Wen Jabao, che si trovava sul posto per ispezionare una diga danneggiata. Massicci aiuti stanno affluendo nelle zone terremotata anche grazie alla riapertura dei collegamenti ferroviari.
Il numero uno dell’Onu domani sarà di nuovo in Myanmar per la conferenza dei donatori organizzata dall’Asean. Dopo la promessa del regime birmano di autorizzare tutti i soccorritori a prescindere dalla loro nazionalità, la comunità internazionale spera ora di poter raggiungere i due milioni di senza tetto colpiti dal ciclone Nargis. Ma non è chiaro se gli operatori avranno veramente libero accesso al delta dell’Irrawaddy.
Dopo aver convinto il generale birmano Than Shwe ad accettare gli operatori umanitari nel Paese, il segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon si è spostato oggi in Cina per vedere la devastazione del sisma del 12 maggio che ha colpito 5 milioni di persone nella regione montagnosa del Sichuan. Ban ki-Moon ha visitato la città devastata di Yingxiu e qui ha incontrato il premier cinese Wen Jabao, che si trovava sul posto per ispezionare una diga danneggiata. Massicci aiuti stanno affluendo nelle zone terremotata anche grazie alla riapertura dei collegamenti ferroviari.
Il numero uno dell’Onu domani sarà di nuovo in Myanmar per la conferenza dei donatori organizzata dall’Asean. Dopo la promessa del regime birmano di autorizzare tutti i soccorritori a prescindere dalla loro nazionalità, la comunità internazionale spera ora di poter raggiungere i due milioni di senza tetto colpiti dal ciclone Nargis. Ma non è chiaro se gli operatori avranno veramente libero accesso al delta dell’Irrawaddy.
giovedì 22 maggio 2008
Birmania, stretta di mano tra Ban Ki-moon e il generale
In onda su Radio Vaticana
Come previsto dal programma, Ban Ki-moon è stato ricevuto stamattina alle sei ora italiana dal generale Than Shwe, il numero uno della giunta birmana, in un moderno palazzo di Naypyidaw, la capitale amministrativa. Il segretario generale dell’Onu, apparentemente soddisfatto, avrebbe stretto la mano del leader birmano davanti ai flash dei fotografi. Non è chiaro se Ban Ki-moon abbia ottenuto il suo scopo che era quello di ottenere l’autorizzazione ad un’operazione umanitaria su larga scala nelle zone devastate dal ciclone Nargis tre settimane fa. L’incontro è comunque un fatto eccezionale nella storia del regime che è al potere da 46 anni. Nei giorni successivi alla catastrofe il leader birmano si era rifiutato di rispondere alle chiamate del Palazzo di Vetro. Ieri Ban Ki-moon ha effettuato una ricognizione aerea del delta meridionale dell’Irrawaddy dove circa 2 milioni e mezzo senza tetto di sopravvivere alla mancanza di cibo e acqua pulita. C’è bisogno di una massiccia operazione umanitaria, ma la giunta militare continua a rifiutare l’accesso di navi della marina militare statunitense con a bordo personale e tonnellate di soccorsi che sono ancora ferme al largo delle coste birmane. Intanto alcune organizzazioni non governative straniere hanno chiesto che si organizzi un incontro tra Ban Ki- moon e la leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi per cercare di ottenere la sua liberazione .
Come previsto dal programma, Ban Ki-moon è stato ricevuto stamattina alle sei ora italiana dal generale Than Shwe, il numero uno della giunta birmana, in un moderno palazzo di Naypyidaw, la capitale amministrativa. Il segretario generale dell’Onu, apparentemente soddisfatto, avrebbe stretto la mano del leader birmano davanti ai flash dei fotografi. Non è chiaro se Ban Ki-moon abbia ottenuto il suo scopo che era quello di ottenere l’autorizzazione ad un’operazione umanitaria su larga scala nelle zone devastate dal ciclone Nargis tre settimane fa. L’incontro è comunque un fatto eccezionale nella storia del regime che è al potere da 46 anni. Nei giorni successivi alla catastrofe il leader birmano si era rifiutato di rispondere alle chiamate del Palazzo di Vetro. Ieri Ban Ki-moon ha effettuato una ricognizione aerea del delta meridionale dell’Irrawaddy dove circa 2 milioni e mezzo senza tetto di sopravvivere alla mancanza di cibo e acqua pulita. C’è bisogno di una massiccia operazione umanitaria, ma la giunta militare continua a rifiutare l’accesso di navi della marina militare statunitense con a bordo personale e tonnellate di soccorsi che sono ancora ferme al largo delle coste birmane. Intanto alcune organizzazioni non governative straniere hanno chiesto che si organizzi un incontro tra Ban Ki- moon e la leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi per cercare di ottenere la sua liberazione .
mercoledì 21 maggio 2008
Ban Ki Moon inizia missione in Myanmar
In onda su Radio Vaticana
Ban Ki Moon è arrivato oggi a Rangoon con la missione di convincere i generali ad aprire completamente le porte agli aiuti internazionali che sono essenziali per la sopravvivenza di 2 milioni e mezzo di persone colpite dal ciclone Nargis. Il segretario generale dell’Onu farà una ricognizione in elicottero del delta dell’Irrawaddy, la zona più devastata e poi domenica presiederà una conferenza dei donatori promossa dalle dieci nazioni dell’Associazione dei Paesi del Sud Est asiatico. E’ previsto anche un incontro nella capitale di Naypyidaw con il generale Than Shwe, il leader birmano che aveva rifiutato una telefonata di Ban Ki Moon dopo il disastro del 2 e 3 maggio. E’ la prima visita di segretario generale dell’Onu dal 1964.
In questi giorni la giunta militare ha allentato alcune restrizioni autorizzando nove elicotteri del Pam ad operare nella regione del delta. Ma le navi militari francesi e statunitensi stanno ancora aspettando i permessi per scaricare i soccorsi. Intanto nonostante l’emergenza il governo intende proseguire la sua agenda politica, sabato si terrà il controverso referendum costituzionale nei distretti devastati dell’Irrawaddy, dove il voto era stato rinviato.
Ban Ki Moon è arrivato oggi a Rangoon con la missione di convincere i generali ad aprire completamente le porte agli aiuti internazionali che sono essenziali per la sopravvivenza di 2 milioni e mezzo di persone colpite dal ciclone Nargis. Il segretario generale dell’Onu farà una ricognizione in elicottero del delta dell’Irrawaddy, la zona più devastata e poi domenica presiederà una conferenza dei donatori promossa dalle dieci nazioni dell’Associazione dei Paesi del Sud Est asiatico. E’ previsto anche un incontro nella capitale di Naypyidaw con il generale Than Shwe, il leader birmano che aveva rifiutato una telefonata di Ban Ki Moon dopo il disastro del 2 e 3 maggio. E’ la prima visita di segretario generale dell’Onu dal 1964.
In questi giorni la giunta militare ha allentato alcune restrizioni autorizzando nove elicotteri del Pam ad operare nella regione del delta. Ma le navi militari francesi e statunitensi stanno ancora aspettando i permessi per scaricare i soccorsi. Intanto nonostante l’emergenza il governo intende proseguire la sua agenda politica, sabato si terrà il controverso referendum costituzionale nei distretti devastati dell’Irrawaddy, dove il voto era stato rinviato.
martedì 20 maggio 2008
Birmania, in arrivo Ban ki Moon e elicotteri del Pam
In onda su Radio Vaticana
Bandiere a mezz’asta in tutto il Myamar da ieri per commemorare i 134 mila morti e dispersi del ciclone Nargis. Il regime militare, che ha proclamato tre giorni di lutto, sembra solo ora rendersi conto delle proporzioni del disastro che ha colpito due milioni e mezzo di persone nel delta dell’Irrawaddy. Le autorità accetteranno la supervisione degli esperti provenienti dai paesi dell’Asean, l’associazione del sud est asiatico che domenica organizza a Rangoon una conferenza dei donatori. Ma non intendono autorizzare l’arrivo di elicotteri e navi da guerra statunitensi.
Secondo le associazioni umanitarie per sfamare e curare i sopravissuti è necessario un massiccio intervento della comunità internazionale simile a quello che si è visto per la tragedia dello tsumani nel 2004. L’arrivo delle piogge monsoniche rischia di aggravare ulteriormente le precarie condizioni degli abitanti della vasta zona del delta dove il raccolto di riso è andato completamente perduto.
Intanto continua l’altra gravissima emergenza in Cina dove l’autorità hanno aggiornato il bilancio del terremoto nel Sichuan ad oltre 70 mila morti. A otto giorni dal sisma i soccorritori hanno trovato vivo un uomo di 31 anni nella contea del Wenchuan e una donna di 60 anni sopravissuta grazie all’acqua piovana. Le autorità cinesi hanno inoltre smentito l’allarme per una scossa di grande potenza.
Bandiere a mezz’asta in tutto il Myamar da ieri per commemorare i 134 mila morti e dispersi del ciclone Nargis. Il regime militare, che ha proclamato tre giorni di lutto, sembra solo ora rendersi conto delle proporzioni del disastro che ha colpito due milioni e mezzo di persone nel delta dell’Irrawaddy. Le autorità accetteranno la supervisione degli esperti provenienti dai paesi dell’Asean, l’associazione del sud est asiatico che domenica organizza a Rangoon una conferenza dei donatori. Ma non intendono autorizzare l’arrivo di elicotteri e navi da guerra statunitensi.
Secondo le associazioni umanitarie per sfamare e curare i sopravissuti è necessario un massiccio intervento della comunità internazionale simile a quello che si è visto per la tragedia dello tsumani nel 2004. L’arrivo delle piogge monsoniche rischia di aggravare ulteriormente le precarie condizioni degli abitanti della vasta zona del delta dove il raccolto di riso è andato completamente perduto.
Intanto continua l’altra gravissima emergenza in Cina dove l’autorità hanno aggiornato il bilancio del terremoto nel Sichuan ad oltre 70 mila morti. A otto giorni dal sisma i soccorritori hanno trovato vivo un uomo di 31 anni nella contea del Wenchuan e una donna di 60 anni sopravissuta grazie all’acqua piovana. Le autorità cinesi hanno inoltre smentito l’allarme per una scossa di grande potenza.
lunedì 19 maggio 2008
Birmania, nuove pressioni da Asean e Onu per i aiuti a superstiti del ciclone Nargis
In onda su Radio Vaticana
La comunità internazionale sta raddoppiando gli sforzi per convincere la giunta militare birmana ad aprire le porte agli aiuti. Le autorità hanno cominciato a concedere i visti d’ingresso ad alcuni medici provenienti da altri Paesi asiatici. Le dieci nazioni dell’Asean stanno mettendo a punto una task force e nel fine settimana organizzeranno a Rangoon insieme all’Onu una conferenza dei Paesi donatori. Domani parte da New York anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon intenzionato a incontrare i generali che oggi hanno proclamato tre giorni di lutto per i 134 mila morti e dispersi del ciclone Nargis.
E’ lutto anche in Cina dove ieri pomeriggio alle 2,28 ora locale l’intera nazione, da piazza Tiennamen ai casinò di Macao, si è fermata per tre minuti di silenzio per commemorare le 71 mila vittime del sisma che 8 giorni fa ha devastato il Sichuan. Era dalla morte di Mao che la Cina non osservava un lutto nazionale. Intanto continuano le scosse di assestamento. Una notizia di un nuovo terremoto data da una tv locale ieri sera ha scatenato il panico a Chengdu dove migliaia di persone hanno lasciato le case e hanno passato la notte in strada.
La comunità internazionale sta raddoppiando gli sforzi per convincere la giunta militare birmana ad aprire le porte agli aiuti. Le autorità hanno cominciato a concedere i visti d’ingresso ad alcuni medici provenienti da altri Paesi asiatici. Le dieci nazioni dell’Asean stanno mettendo a punto una task force e nel fine settimana organizzeranno a Rangoon insieme all’Onu una conferenza dei Paesi donatori. Domani parte da New York anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon intenzionato a incontrare i generali che oggi hanno proclamato tre giorni di lutto per i 134 mila morti e dispersi del ciclone Nargis.
E’ lutto anche in Cina dove ieri pomeriggio alle 2,28 ora locale l’intera nazione, da piazza Tiennamen ai casinò di Macao, si è fermata per tre minuti di silenzio per commemorare le 71 mila vittime del sisma che 8 giorni fa ha devastato il Sichuan. Era dalla morte di Mao che la Cina non osservava un lutto nazionale. Intanto continuano le scosse di assestamento. Una notizia di un nuovo terremoto data da una tv locale ieri sera ha scatenato il panico a Chengdu dove migliaia di persone hanno lasciato le case e hanno passato la notte in strada.
mercoledì 14 maggio 2008
Ciclone Nargis, i morti potrebbero essere 128 mila secondo CRI
In onda su Radio Vaticana
Secondo le stime della Croce Rossa Internazionale potrebbe toccare i 128 mila morti il bilancio delle vittime del ciclone che il 3 maggio ha devastato il Myanmar meridionale. Una cifra che è molto superiore a quella dichiarata dal governo che continua a rifiutare l’assistenza degli operatori umanitari stranieri. Sulla base di informazioni ricevute dalla rete locale della Croce Rossa, si pensa che le persone colpite siano 2 milioni e mezzo in urgente bisogno di cibo, acqua e medicine. Ma l’ufficio umanitario dell’Onu da Ginevra ha dichiarato che finora gli aiuti hanno raggiunto solo 270 mila persone nella vasta regione del delta dell’Irrawaddy.
Intanto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, dopo una riunione di emergenza, ha annunciato che invierà nei prossimi giorni il suo vice John Holmes a Rangoon per convincere la giunta militare ad accettare in larga scala l’aiuto offerto dalla comunità internazionale. Le autorità birmane avrebbero però deciso di autorizzare un team di soccorritori inviato dall’Asean, l’associazione dei paesi del sud est asiatico di cui fa parte anche il Myamnar.
Secondo le stime della Croce Rossa Internazionale potrebbe toccare i 128 mila morti il bilancio delle vittime del ciclone che il 3 maggio ha devastato il Myanmar meridionale. Una cifra che è molto superiore a quella dichiarata dal governo che continua a rifiutare l’assistenza degli operatori umanitari stranieri. Sulla base di informazioni ricevute dalla rete locale della Croce Rossa, si pensa che le persone colpite siano 2 milioni e mezzo in urgente bisogno di cibo, acqua e medicine. Ma l’ufficio umanitario dell’Onu da Ginevra ha dichiarato che finora gli aiuti hanno raggiunto solo 270 mila persone nella vasta regione del delta dell’Irrawaddy.
Intanto il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon, dopo una riunione di emergenza, ha annunciato che invierà nei prossimi giorni il suo vice John Holmes a Rangoon per convincere la giunta militare ad accettare in larga scala l’aiuto offerto dalla comunità internazionale. Le autorità birmane avrebbero però deciso di autorizzare un team di soccorritori inviato dall’Asean, l’associazione dei paesi del sud est asiatico di cui fa parte anche il Myamnar.
lunedì 12 maggio 2008
Ciclone Nargis, affondato un batello della Croce Rossa
In onda su Radio Vaticana
Mentre è salito il bilancio ufficiale delle vittime del ciclone Nargis, un battello della Croce Rossa Internazionale è affondato ieri nel fiume Irrawaddy. A bordo c’erano generi alimentari sufficienti a sfamare mille persone, 5 mila litri di acqua potabile e 10 mila tavolette di cloro più altro materiale destinato ai sopravvissuti. Secondo i responsabili qualcosa sarebbe stato recuperato, ma ovviamente non il cibo. Nel delta, ancora in parte sommerso, due milioni di superstiti si trovano in condizioni disperate. Dopo i ritardi della scorsa settimana le autorità hanno sbloccato gli aiuti internazionali, compreso un C130 americano che dovrebbe partire oggi. Ieri è arrivato a Rangoon un aereo del Pam con 30 tonnellate di materiale di soccorso.
Il bilancio delle vittime è salito a oltre 28 mila morti, mentre i dispersi sarebbero 33 mila secondo quanto riferito dalla televisione di stato. Il ministro degli esteri britannico David Miliband ieri ha accusato la giunta di trasformare un “disastro naturale in una catastrofe umanitaria di proporzioni epiche”.
Intanto il commissario europeo all’aiuto umanitario Louis Michel ha convocato per domani una riunione d’urgenza dei ministri per l’aiuto allo sviluppo per discutere dell’emergenza birmana.
Mentre è salito il bilancio ufficiale delle vittime del ciclone Nargis, un battello della Croce Rossa Internazionale è affondato ieri nel fiume Irrawaddy. A bordo c’erano generi alimentari sufficienti a sfamare mille persone, 5 mila litri di acqua potabile e 10 mila tavolette di cloro più altro materiale destinato ai sopravvissuti. Secondo i responsabili qualcosa sarebbe stato recuperato, ma ovviamente non il cibo. Nel delta, ancora in parte sommerso, due milioni di superstiti si trovano in condizioni disperate. Dopo i ritardi della scorsa settimana le autorità hanno sbloccato gli aiuti internazionali, compreso un C130 americano che dovrebbe partire oggi. Ieri è arrivato a Rangoon un aereo del Pam con 30 tonnellate di materiale di soccorso.
Il bilancio delle vittime è salito a oltre 28 mila morti, mentre i dispersi sarebbero 33 mila secondo quanto riferito dalla televisione di stato. Il ministro degli esteri britannico David Miliband ieri ha accusato la giunta di trasformare un “disastro naturale in una catastrofe umanitaria di proporzioni epiche”.
Intanto il commissario europeo all’aiuto umanitario Louis Michel ha convocato per domani una riunione d’urgenza dei ministri per l’aiuto allo sviluppo per discutere dell’emergenza birmana.
domenica 11 maggio 2008
Ciclone Nargis, la vita di un milione e mezzo di senza tetto è in pericolo per rischio di malattie
In onda su Apcom
Secondo l’organizzazione non governativa britannica Oxfam la vita di almeno un milione e mezzo di persone colpite dal ciclone Nargis del 3 maggio sarebbe in pericolo se non arrivano urgentemente i soccorsi. Il rischio è lo scoppiare di epidemie a causa della mancanza di acqua pulita. Secondo la responsabile regionale di Oxfam, Sarah Ireland, ci sono tutti gli elementi per una catastrofe sanitaria di vastissime dimensioni che moltiplicherebbe di diverse volte il bilancio stimato di 100 mila vittime. Sono già emersi casi di dissenteria, colera e malaria tra i superstiti che hanno abbandonato le aree semi sommerse del delta dell’Irrawaddy.
Intanto oggi è partito dalla base di pronto intervento di Brindisi un nuovo volo umanitario dell’Onu , oltre ad aun altro della cooperazione irlandese, diretti a Rangoon. A bordo ci sono 30 tonnellate di aiuti, tra cui sistemi per la purificazione dell’acqua. Altri tre aerei sono già atterrati nell’ex capitale birmana. Sembra che la giunta militare, dopo le continue pressioni della comunità internazionale, abbia allentato le restrizioni che avevano causato molti ritardi nei giorni scorsi. Non ci sono però possibilità, almeno per ora, che il governo permetta l’ingresso di operatori umanitari stranieri.
Per quanto riguarda il referendum costituzionale che si è tenuto ieri in parte del paese, ci sarebbe stata una larghissima partecipazione secondo i giornali di stato. Alcuni seggi elettorali temporanei erano stati montati vicino alle tendopoli degli sfollati per permettere le operazioni di voto che secondo molti sarebbero solo un’operazione di immagine per la giunta birmana al potere da 46 anni.
Secondo l’organizzazione non governativa britannica Oxfam la vita di almeno un milione e mezzo di persone colpite dal ciclone Nargis del 3 maggio sarebbe in pericolo se non arrivano urgentemente i soccorsi. Il rischio è lo scoppiare di epidemie a causa della mancanza di acqua pulita. Secondo la responsabile regionale di Oxfam, Sarah Ireland, ci sono tutti gli elementi per una catastrofe sanitaria di vastissime dimensioni che moltiplicherebbe di diverse volte il bilancio stimato di 100 mila vittime. Sono già emersi casi di dissenteria, colera e malaria tra i superstiti che hanno abbandonato le aree semi sommerse del delta dell’Irrawaddy.
Intanto oggi è partito dalla base di pronto intervento di Brindisi un nuovo volo umanitario dell’Onu , oltre ad aun altro della cooperazione irlandese, diretti a Rangoon. A bordo ci sono 30 tonnellate di aiuti, tra cui sistemi per la purificazione dell’acqua. Altri tre aerei sono già atterrati nell’ex capitale birmana. Sembra che la giunta militare, dopo le continue pressioni della comunità internazionale, abbia allentato le restrizioni che avevano causato molti ritardi nei giorni scorsi. Non ci sono però possibilità, almeno per ora, che il governo permetta l’ingresso di operatori umanitari stranieri.
Per quanto riguarda il referendum costituzionale che si è tenuto ieri in parte del paese, ci sarebbe stata una larghissima partecipazione secondo i giornali di stato. Alcuni seggi elettorali temporanei erano stati montati vicino alle tendopoli degli sfollati per permettere le operazioni di voto che secondo molti sarebbero solo un’operazione di immagine per la giunta birmana al potere da 46 anni.
sabato 10 maggio 2008
Ciclone Nargis, confiscati di nuovo carichi umanitari dalla giunta birmana
In onda su Radio Vaticana
Come è già successo anche oggi i funzionari del governo hanno confiscato due carichi di aiuti inviati dalle Nazioni Unite secondo quanto denunciato dal Pam. Nonostante le pressioni internazionali la giunta militare continua a imporre restrizioni sulla presenza di operatori umanitari stranieri. I soccorsi ai superstiti del ciclone, che sarebbero un milione e mezzo, sarebbero insufficienti. Secondo alcuni esperti, gli aiuti distribuiti sono solo un decimo rispetto ai bisogni che sarebbero enormi. La giornata di oggi è stata dedicata al referendum sulla nuova costituzione che si è tenuto nelle aree del paese che non sono state devastate. Secondo alcuni osservatori che hanno assistito allo spoglio circa l’80 o 90 per cento dei suffragi sarebbe a favore del nuovo testo costituzionale che secondo i generali birmani dovrebbe portare la democrazia nel paese entro i prossimi due annui.
I risultati definitivi saranno resi noti solo dopo il 24 maggio quando andranno al voto anche i distretti del delta dell’Irrawaddy. La nuova costituzione assegna il 25 per cento dei posti ai militari ed esclude da incarichi istituzionali la leader dell’opposizione Aung San Su Kyi.
Come è già successo anche oggi i funzionari del governo hanno confiscato due carichi di aiuti inviati dalle Nazioni Unite secondo quanto denunciato dal Pam. Nonostante le pressioni internazionali la giunta militare continua a imporre restrizioni sulla presenza di operatori umanitari stranieri. I soccorsi ai superstiti del ciclone, che sarebbero un milione e mezzo, sarebbero insufficienti. Secondo alcuni esperti, gli aiuti distribuiti sono solo un decimo rispetto ai bisogni che sarebbero enormi. La giornata di oggi è stata dedicata al referendum sulla nuova costituzione che si è tenuto nelle aree del paese che non sono state devastate. Secondo alcuni osservatori che hanno assistito allo spoglio circa l’80 o 90 per cento dei suffragi sarebbe a favore del nuovo testo costituzionale che secondo i generali birmani dovrebbe portare la democrazia nel paese entro i prossimi due annui.
I risultati definitivi saranno resi noti solo dopo il 24 maggio quando andranno al voto anche i distretti del delta dell’Irrawaddy. La nuova costituzione assegna il 25 per cento dei posti ai militari ed esclude da incarichi istituzionali la leader dell’opposizione Aung San Su Kyi.
giovedì 8 maggio 2008
Ciclone Nargis, sì agli aiuti, no agli stranieri
In onda su Radio Vaticana
In un comunicato diffuso oggi il governo birmano ha detto che accetta il materiale umanitario, ma rifiuta l’aiuto del personale straniero necessario a coordinare i soccorsi. Nonostante gli appelli delle Nazioni Unite e della comunità internazionale la giunta militare non sembra intenzionata ad allentare le restrizioni imposte sul rilascio dei visti. Alcuni aerei delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale carichi di generi di prima necessità e in particolare di biscotti ad alto valore energetico sono in arrivo anche oggi, ma l’entità dell’aiuto potrebbe essere molto superiore. Una nave degli Stati Uniti aspetta da giorni al largo il permesso di sbarcare. Finora sono stati ammessi solo gli aiuti di Paese asiatici, come la vicina, l’India che sta inviando tonnellate di viveri, medicinali e generatori per la corrente elettrica.
Secondo una nuova stima dell’Onu sarebbero un milione e 500 mila le persone gravemente colpite dal ciclone Nargis di una settimana fa, mentre si parla ormai diffusamente di 100 mila morti. Ma a preoccupare sono le condizioni dei sopravissuti soprattuto nelle aree rurali del delta meridionale dell’Irrawaddy, che sarebbero ancora in parte isolate dal resto del paese. La televisione birmana ha mostrato le immagini dei militari aiutare gli sfollati e curare i feriti, ma secondo molti esperti i mezzi del governo non sarebbero sufficienti per far fronte ad un’emergenza di così vaste proporzioni.
In un comunicato diffuso oggi il governo birmano ha detto che accetta il materiale umanitario, ma rifiuta l’aiuto del personale straniero necessario a coordinare i soccorsi. Nonostante gli appelli delle Nazioni Unite e della comunità internazionale la giunta militare non sembra intenzionata ad allentare le restrizioni imposte sul rilascio dei visti. Alcuni aerei delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale carichi di generi di prima necessità e in particolare di biscotti ad alto valore energetico sono in arrivo anche oggi, ma l’entità dell’aiuto potrebbe essere molto superiore. Una nave degli Stati Uniti aspetta da giorni al largo il permesso di sbarcare. Finora sono stati ammessi solo gli aiuti di Paese asiatici, come la vicina, l’India che sta inviando tonnellate di viveri, medicinali e generatori per la corrente elettrica.
Secondo una nuova stima dell’Onu sarebbero un milione e 500 mila le persone gravemente colpite dal ciclone Nargis di una settimana fa, mentre si parla ormai diffusamente di 100 mila morti. Ma a preoccupare sono le condizioni dei sopravissuti soprattuto nelle aree rurali del delta meridionale dell’Irrawaddy, che sarebbero ancora in parte isolate dal resto del paese. La televisione birmana ha mostrato le immagini dei militari aiutare gli sfollati e curare i feriti, ma secondo molti esperti i mezzi del governo non sarebbero sufficienti per far fronte ad un’emergenza di così vaste proporzioni.
Ciclone Nargis, atterrato l'aereo del Pam
In onda su Radio Vaticana
Un aereo del Pam, il Programma Alimentare Mondiale, è atterrato stamattina a Rangoon dopo due giorni di ritardo. Trasporta materiale di soccorso donato dalla cooperazione italiana tra cui medicinali, kit di depurazione dell’acqua e tende. Sempre oggi sono attesi altri tre voli umanitari. Alcuni team dell’Onu avrebbero ottenuto i visti di ingresso per recarsi nelle zone colpite ed effettuare una valutazione dei danni e bisogni per soccorrere circa un milione di sfollati che a sei giorni dal passaggio del ciclone si trovano in condizioni disperate.
Anche se lentamente la giunta militare sta allentando la presa di fronte alla gravità della crisi che con il passare delle ore assume contorni sempre più spaventosi. Secondo in funzionario birmano nella sola località di Labutta, l’epicentro del disastro, nel delta meridionale dell’Irrawaddy, si conterebbero 80 mila morti. Non è invece chiaro se il regime abbia finalmente accettato l’offerta di soccorso degli Stati Uniti dopo le rassicurazioni di Condoleezza Rice. Un C 130 statunitense sta aspettando a Bangkok l’autorizzazione a partire.
Sarebbe stata danneggiata dal passaggio del ciclone fa nell’ex capitale di Rangon anche l’abitazione di Aung Saan Suu Kyi, la dissidente e premio nobel per la pace, ormai da anni agli arresti domiciliari. Secondo testimoni la casa sarebbe stata scoperchiata.
Un aereo del Pam, il Programma Alimentare Mondiale, è atterrato stamattina a Rangoon dopo due giorni di ritardo. Trasporta materiale di soccorso donato dalla cooperazione italiana tra cui medicinali, kit di depurazione dell’acqua e tende. Sempre oggi sono attesi altri tre voli umanitari. Alcuni team dell’Onu avrebbero ottenuto i visti di ingresso per recarsi nelle zone colpite ed effettuare una valutazione dei danni e bisogni per soccorrere circa un milione di sfollati che a sei giorni dal passaggio del ciclone si trovano in condizioni disperate.
Anche se lentamente la giunta militare sta allentando la presa di fronte alla gravità della crisi che con il passare delle ore assume contorni sempre più spaventosi. Secondo in funzionario birmano nella sola località di Labutta, l’epicentro del disastro, nel delta meridionale dell’Irrawaddy, si conterebbero 80 mila morti. Non è invece chiaro se il regime abbia finalmente accettato l’offerta di soccorso degli Stati Uniti dopo le rassicurazioni di Condoleezza Rice. Un C 130 statunitense sta aspettando a Bangkok l’autorizzazione a partire.
Sarebbe stata danneggiata dal passaggio del ciclone fa nell’ex capitale di Rangon anche l’abitazione di Aung Saan Suu Kyi, la dissidente e premio nobel per la pace, ormai da anni agli arresti domiciliari. Secondo testimoni la casa sarebbe stata scoperchiata.
mercoledì 7 maggio 2008
Ciclone Nargis, ambasciatore Usa parla di 100 mila morti
In onda su Radio Vaticana
Come purtroppo si temeva sarebbe destinato ad aumentare il bilancio del disastro causato sei giorni fa dal ciclone Nargis. La televisione di stato birmana riferisce di quasi 23 mila morti e oltre 41 mila dispersi nel delta meridionale dell’Irrawaddy, ma l’ambasciatore statunitense a Yangoon ha ipotizzato che il bilancio possa salire a 100 mila vittime a causa delle spaventose condizioni in cui si trovano i senzatetto. Il responsabile di uno dei distretti colpiti di Labutta, dove sono ammassati decine di migliaia di sfollati, ha dichiarato stamattina ad un agenzia di stampa che il bilancio potrebbe essere di 80 mila morti. Decine di villaggi sono stati spazzati via dalle ondate provocate dal ciclone. Immagini satellitari mostrano che la regione, una delle più povere e isolate, è ancora sommersa dall’acqua. L’accesso è possibile solamente con imbarcazioni. Ma è ancora difficile avere un quadro preciso delle condizioni dei sopravissuti che con ogni mezzo stanno cercando di raggiungere i centri abitati. Ci sono stati casi di saccheggi di generi alimentari.
Intanto i soccorsi internazionali stanno per arrivare anche se al rallentatore a causa delle restrizioni imposte dalla giunta militare che per ora ha autorizzato un aereo e personale dell’ufficio umanitario dell’Onu. Altri convogli umanitari sarebbero bloccati alla frontiera in attesa dei visti di ingresso che devono essere rilasciati da un apposito ufficio del ministero degli esteri.
Come purtroppo si temeva sarebbe destinato ad aumentare il bilancio del disastro causato sei giorni fa dal ciclone Nargis. La televisione di stato birmana riferisce di quasi 23 mila morti e oltre 41 mila dispersi nel delta meridionale dell’Irrawaddy, ma l’ambasciatore statunitense a Yangoon ha ipotizzato che il bilancio possa salire a 100 mila vittime a causa delle spaventose condizioni in cui si trovano i senzatetto. Il responsabile di uno dei distretti colpiti di Labutta, dove sono ammassati decine di migliaia di sfollati, ha dichiarato stamattina ad un agenzia di stampa che il bilancio potrebbe essere di 80 mila morti. Decine di villaggi sono stati spazzati via dalle ondate provocate dal ciclone. Immagini satellitari mostrano che la regione, una delle più povere e isolate, è ancora sommersa dall’acqua. L’accesso è possibile solamente con imbarcazioni. Ma è ancora difficile avere un quadro preciso delle condizioni dei sopravissuti che con ogni mezzo stanno cercando di raggiungere i centri abitati. Ci sono stati casi di saccheggi di generi alimentari.
Intanto i soccorsi internazionali stanno per arrivare anche se al rallentatore a causa delle restrizioni imposte dalla giunta militare che per ora ha autorizzato un aereo e personale dell’ufficio umanitario dell’Onu. Altri convogli umanitari sarebbero bloccati alla frontiera in attesa dei visti di ingresso che devono essere rilasciati da un apposito ufficio del ministero degli esteri.
Ciclone Nargis, aiuti con il contagocce. Bilancio destinato ad aumentare
In onda su Radio Vaticana
A causa delle restrizioni imposte dalla giunta militare e dell’inagibilità delle strade nel delta dell’Irrawaddy, proseguono a rilento gli aiuti ai sopravissuti del ciclone Nargis. A cinque giorni dal disastro che ha causato quasi 23 mila morti e 41 mila dispersi, c’è il rischio di un’emergenza umanitaria nelle zone sinistrate ancora sommerse dall’acqua dove finora sono arrivati solo gli elicotteri del governo. Mano a mano che l’acqua defluisce sta emergendo una situazione spaventosa come hanno raccontato alcuni testimoni. Nei prossimi giorni il conto delle vittime potrebbe aumentare secondo alcuni responsabili dell’Onu. La macchina dei soccorsi internazionali si è messa in moto con generose offerte di aiuto, ma la giunta birmana sta rallentando il rilascio dei visti d’ingresso agli operatori umanitari. Il ministro degli esteri francese Bernard Couchner ha suggerito l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per convincere la giunta militare ad aprire le frontiere ai soccorsi internazionali. C’è però una notizia positiva. L’aereo del Pam, il Programma Alimentare Mondiale, con 25 tonnellate di aiuti della cooperazione italiana caricati a Brindisi sarebbe in arrivo a Yangoon.
Intanto continuano le polemiche sulla mancata evacuazione delle aree colpite dal potente ciclone il cui passaggio era stato previsto con 48 ore di anticipo. Le autorità birmane hanno detto che la popolazione era stata allertata in tempo, ma non sarebbero state previste le onde e il brusco aumento del livello dei fiumi provocato dalla furia dei venti.
A causa delle restrizioni imposte dalla giunta militare e dell’inagibilità delle strade nel delta dell’Irrawaddy, proseguono a rilento gli aiuti ai sopravissuti del ciclone Nargis. A cinque giorni dal disastro che ha causato quasi 23 mila morti e 41 mila dispersi, c’è il rischio di un’emergenza umanitaria nelle zone sinistrate ancora sommerse dall’acqua dove finora sono arrivati solo gli elicotteri del governo. Mano a mano che l’acqua defluisce sta emergendo una situazione spaventosa come hanno raccontato alcuni testimoni. Nei prossimi giorni il conto delle vittime potrebbe aumentare secondo alcuni responsabili dell’Onu. La macchina dei soccorsi internazionali si è messa in moto con generose offerte di aiuto, ma la giunta birmana sta rallentando il rilascio dei visti d’ingresso agli operatori umanitari. Il ministro degli esteri francese Bernard Couchner ha suggerito l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per convincere la giunta militare ad aprire le frontiere ai soccorsi internazionali. C’è però una notizia positiva. L’aereo del Pam, il Programma Alimentare Mondiale, con 25 tonnellate di aiuti della cooperazione italiana caricati a Brindisi sarebbe in arrivo a Yangoon.
Intanto continuano le polemiche sulla mancata evacuazione delle aree colpite dal potente ciclone il cui passaggio era stato previsto con 48 ore di anticipo. Le autorità birmane hanno detto che la popolazione era stata allertata in tempo, ma non sarebbero state previste le onde e il brusco aumento del livello dei fiumi provocato dalla furia dei venti.
India- Cina, corsa al riarmo nucleare tra missili e sommergibili
Su Apcom
Il test del missile balistico Agni III, lanciato oggi da un’isola della costa orientale dell’Orissa, ha aggiunto un nuovo tassello alla corsa al riarmo di India e Cina. Il missile a testata nucleare ha una gittata di 3000 chilometri ed è quindi in grado di raggiungere Pechino o Shangai. L’Agni III (“agni” in sanscrito significa fuoco) è la punta di diamante dell’arsenale missilistico indiano sviluppato dal Drdo (Defence Research and Development Organization). Si tratta del secondo test andato a buon fine dopo il fallimento del primo lancio nel luglio 2006 quando gli scienziati indiani persero il controllo dell’ordigno finito nelle acque del Golfo del Bengala poco dopo un minuto dalla sua partenza.
L’esperimento di oggi è significativo perché rafforza la capacità di deterrenza dell’India non solo nei confronti del “nemico” Pakistan, ma anche della Cina con cui esiste una notevole “asimmetria” militare. Ma è anche importante perché coincide con un momento di attrito tra i due giganti asiatici entrambi impegnati nella corsa per l’egemonia politica ed economica dell’Oceano Indiano. E’ della scorsa settimana la rivelazione del quotidiano britannico “The Indipendent” che la Cina sta costruendo una base sotterranea segreta in grado di ospitare sommergibili nucleari sull’isola di Hainan, nel Mar della Cina Meridionale. La notizia, corredata di immagini satellitari, ha fatto scattare un campanello di allarme a Nuova Delhi che teme una possibile intrusione di Pechino nella propria area di influenza dell’Oceano Indiano, uno spazio marino strategico per la presenza delle rotte petrolifere e commerciali. La paura è che la Cina “accerchi” l’India con la sua strategia del “filo di perle” che consiste nel costruire legami commerciali e marittimi con l’Africa Orientale, le Seychelles, lo Sri Lanka, Bangladesh, Myanmar e naturalmente il Pakistan, suo migliore alleato, nonché grande beneficiario di tecnologia nucleare e missilistica cinese. La base di Hainan ospiterà i nuovi sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare che saranno pronti a partire dal 2010. Secondo gli esperti militari si tratta di un arsenale diretto a controbilanciare le mosse americane nello stretto di Taiwan. Ma i vertici indiani non dormono sonni tranquilli anche perché il divario sia in termini di superiorità tecnologica che di budget per la difesa si sta nettamente allargando. Come faceva notare un esperto militare sul quotidiano “The Times of India”, a Nuova Delhi manca una “gamba” della triade nucleare, ovvero quella dei sommergibili, che è anche quella più importante perché non visibile dai satelliti spia. Da ormai 25 anni l’India sta sviluppando in proprio dei sottomarini nucleari chiamati Atv (Advance Technoly Vessel), mentre di recente ne sta acquistando due dalla Russia, che è il principale fornitore di difesa.
C’è poi un'altra fonte di preoccupazione per l’India che starebbe “soffrendo in silenzio” la pirateria informatica cinese, come scriveva sempre il Times of India la scorsa settimana. Nell’ultimo anno e mezzo, secondo fonti del governo, si sarebbero verificati numerosi attacchi a website di organismi pubblici e anche privati da parte di “hackers” cinesi. Sono stati presi di mira in particolare il sito internet nel National Informatics Center e il sito del Ministero degli Esteri. I cinesi userebbero dei “bot”, ovvero dei programmi nascosti in un network che trasformano i computer in “zombies”, quindi al servizio dei pirati informatici. Anche in materia di “guerra cibernetica” l’India si troverebbe sguarnita e questo sarebbe un’ulteriore fonte di preoccupazione per la sua immagine di polo mondiale dell’IT.
Il test del missile balistico Agni III, lanciato oggi da un’isola della costa orientale dell’Orissa, ha aggiunto un nuovo tassello alla corsa al riarmo di India e Cina. Il missile a testata nucleare ha una gittata di 3000 chilometri ed è quindi in grado di raggiungere Pechino o Shangai. L’Agni III (“agni” in sanscrito significa fuoco) è la punta di diamante dell’arsenale missilistico indiano sviluppato dal Drdo (Defence Research and Development Organization). Si tratta del secondo test andato a buon fine dopo il fallimento del primo lancio nel luglio 2006 quando gli scienziati indiani persero il controllo dell’ordigno finito nelle acque del Golfo del Bengala poco dopo un minuto dalla sua partenza.
L’esperimento di oggi è significativo perché rafforza la capacità di deterrenza dell’India non solo nei confronti del “nemico” Pakistan, ma anche della Cina con cui esiste una notevole “asimmetria” militare. Ma è anche importante perché coincide con un momento di attrito tra i due giganti asiatici entrambi impegnati nella corsa per l’egemonia politica ed economica dell’Oceano Indiano. E’ della scorsa settimana la rivelazione del quotidiano britannico “The Indipendent” che la Cina sta costruendo una base sotterranea segreta in grado di ospitare sommergibili nucleari sull’isola di Hainan, nel Mar della Cina Meridionale. La notizia, corredata di immagini satellitari, ha fatto scattare un campanello di allarme a Nuova Delhi che teme una possibile intrusione di Pechino nella propria area di influenza dell’Oceano Indiano, uno spazio marino strategico per la presenza delle rotte petrolifere e commerciali. La paura è che la Cina “accerchi” l’India con la sua strategia del “filo di perle” che consiste nel costruire legami commerciali e marittimi con l’Africa Orientale, le Seychelles, lo Sri Lanka, Bangladesh, Myanmar e naturalmente il Pakistan, suo migliore alleato, nonché grande beneficiario di tecnologia nucleare e missilistica cinese. La base di Hainan ospiterà i nuovi sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare che saranno pronti a partire dal 2010. Secondo gli esperti militari si tratta di un arsenale diretto a controbilanciare le mosse americane nello stretto di Taiwan. Ma i vertici indiani non dormono sonni tranquilli anche perché il divario sia in termini di superiorità tecnologica che di budget per la difesa si sta nettamente allargando. Come faceva notare un esperto militare sul quotidiano “The Times of India”, a Nuova Delhi manca una “gamba” della triade nucleare, ovvero quella dei sommergibili, che è anche quella più importante perché non visibile dai satelliti spia. Da ormai 25 anni l’India sta sviluppando in proprio dei sottomarini nucleari chiamati Atv (Advance Technoly Vessel), mentre di recente ne sta acquistando due dalla Russia, che è il principale fornitore di difesa.
C’è poi un'altra fonte di preoccupazione per l’India che starebbe “soffrendo in silenzio” la pirateria informatica cinese, come scriveva sempre il Times of India la scorsa settimana. Nell’ultimo anno e mezzo, secondo fonti del governo, si sarebbero verificati numerosi attacchi a website di organismi pubblici e anche privati da parte di “hackers” cinesi. Sono stati presi di mira in particolare il sito internet nel National Informatics Center e il sito del Ministero degli Esteri. I cinesi userebbero dei “bot”, ovvero dei programmi nascosti in un network che trasformano i computer in “zombies”, quindi al servizio dei pirati informatici. Anche in materia di “guerra cibernetica” l’India si troverebbe sguarnita e questo sarebbe un’ulteriore fonte di preoccupazione per la sua immagine di polo mondiale dell’IT.
Ciclone Nargis, messaggio del Papa e critiche alla giunta
In onda su Radio Vaticana
Con un telegramma inviato dal cardinale Tarcisio Bertone al presidente della conferenza episcopale del Myanmar, il Papa ha espresso ieri il suo cordoglio per le vittime e gli sfollati del ciclone Nargis e ha fatto appello alla generosità della comunità internazionale. Il Santo Padre si è detto profondamente addolorato dalle notizie delle tragiche conseguenze del disastro e ha espresso la sua solidarietà e preoccupazione alle autorità civili e a tutta la popolazione birmana.
Gli aerei con i primi aiuti di soccorso sono arrivati a Rangoon, ma mancherebbero i mezzi e il personale per iniziare la distribuzione. A quattro giorni dal disastro che ha causato almeno 22 mila morti secondo il bilancio ufficiale, il regime militare birmano è sotto il fuoco delle critiche per bloccare l’ingresso degli operatori umanitari. Le nazioni Unite hanno detto che i loro funzionari stranieri stanno ancora aspettando il visto. Il presidente americano Bush ha fatto appello alla giunta militare di rompere l’isolamento internazionale e accettare l’aiuto degli Stati Uniti.
Intanto il Pam, il Programma Alimentare Mondiale, ha cominciato ieri la distribuzione di viveri nelle zone colpite di Rangoon, mentre sono partiti i convogli umanitari verso il delta dell’Irrawaddy, dove interi villaggi sono stati spazzati via dalle ondate sollevate dal ciclone.
Con un telegramma inviato dal cardinale Tarcisio Bertone al presidente della conferenza episcopale del Myanmar, il Papa ha espresso ieri il suo cordoglio per le vittime e gli sfollati del ciclone Nargis e ha fatto appello alla generosità della comunità internazionale. Il Santo Padre si è detto profondamente addolorato dalle notizie delle tragiche conseguenze del disastro e ha espresso la sua solidarietà e preoccupazione alle autorità civili e a tutta la popolazione birmana.
Gli aerei con i primi aiuti di soccorso sono arrivati a Rangoon, ma mancherebbero i mezzi e il personale per iniziare la distribuzione. A quattro giorni dal disastro che ha causato almeno 22 mila morti secondo il bilancio ufficiale, il regime militare birmano è sotto il fuoco delle critiche per bloccare l’ingresso degli operatori umanitari. Le nazioni Unite hanno detto che i loro funzionari stranieri stanno ancora aspettando il visto. Il presidente americano Bush ha fatto appello alla giunta militare di rompere l’isolamento internazionale e accettare l’aiuto degli Stati Uniti.
Intanto il Pam, il Programma Alimentare Mondiale, ha cominciato ieri la distribuzione di viveri nelle zone colpite di Rangoon, mentre sono partiti i convogli umanitari verso il delta dell’Irrawaddy, dove interi villaggi sono stati spazzati via dalle ondate sollevate dal ciclone.
lunedì 5 maggio 2008
Nargis, bilancio spaventoso. Giunta ammette i soccorritori dell'Onu, ma non gli Usa
In onda su Radio Vaticana
Continua a salire il bilancio delle vittime del ciclone Nargis che tre giorni fa ha devastato la costa meridionale del Myanmar. Come si temeva la situazione che sta emergendo è spaventosa mano a mano che le informazioni giungono dal grande delta dell’Irrawaddy, l’epicentro del disastro. Nella sola città di Bogalay le vittime sarebbero 10 mila secondo quanto ha riportato un ministro della giunta militare al potere che ha deciso ieri di permettere l’accesso all’Onu e alle agenzie umanitarie straniere, ad eccezione di quelle degli Stati Uniti. La first lady Laura Bush ha però promesso ingenti aiuti finanziari, oltre ai 250 mila dollari già stanziati, se il regime autorizzerà l’arrivo di team americani. La macchina dei soccorsi dell’Onu sta per mettersi in moto. Il primo aereo carico di generi di emergenza, medicinali e tende dovrebbe partire da Bangkok già stasera. Anche la vicina India, che in questi anni ha mantenuto buone relazioni con la giunta birmana, ha deciso di inviare due navi di soccorso. Altre organizzazioni non governative straniere, ammesse per la prima volta nel Paese, sono pronte a partire per Rangoon dove continua a mancare elettricità e acqua potabile.
Continua a salire il bilancio delle vittime del ciclone Nargis che tre giorni fa ha devastato la costa meridionale del Myanmar. Come si temeva la situazione che sta emergendo è spaventosa mano a mano che le informazioni giungono dal grande delta dell’Irrawaddy, l’epicentro del disastro. Nella sola città di Bogalay le vittime sarebbero 10 mila secondo quanto ha riportato un ministro della giunta militare al potere che ha deciso ieri di permettere l’accesso all’Onu e alle agenzie umanitarie straniere, ad eccezione di quelle degli Stati Uniti. La first lady Laura Bush ha però promesso ingenti aiuti finanziari, oltre ai 250 mila dollari già stanziati, se il regime autorizzerà l’arrivo di team americani. La macchina dei soccorsi dell’Onu sta per mettersi in moto. Il primo aereo carico di generi di emergenza, medicinali e tende dovrebbe partire da Bangkok già stasera. Anche la vicina India, che in questi anni ha mantenuto buone relazioni con la giunta birmana, ha deciso di inviare due navi di soccorso. Altre organizzazioni non governative straniere, ammesse per la prima volta nel Paese, sono pronte a partire per Rangoon dove continua a mancare elettricità e acqua potabile.
Birmania, forse giunta militare accetta soccorsi internazionali
In onda su Radio Vaticana
Di fronte alla gravità del disastro causato dal passaggio del ciclone Nargis, la giunta birmana potrebbe chiedere l’aiuto internazionale per prestare soccorso a decine di migliaia di senza tetto concentrati soprattutto sulla costa sud occidentale. Il ministro degli esteri birmano ha convocato un vertice con gli ambasciatori stranieri per fare il punto sull’emergenza che potrebbe trasformarsi nei prossimi giorni in una crisi umanitaria. Decine di migliaia di persone si trovano da due giorni senza acqua e cibo nel delta del fiume Irrawaddy e anche nelle baraccopoli dell’ex capitale Yangoon che sono state gravemente danneggiate dal ciclone.
Gruppi di dissidenti birmani all’estero hanno denunciato l’inadeguatezza dei mezzi di soccorso in un Paese impoverito da oltre 4 decenni di dittatura militare salita e dalle sanzioni internazionali. Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha rivolto un appello ai militari birmani perché permettano l’intervento delle agenzie umanitarie straniere. Nel frattempo la Croce Rossa Internazionale ha iniziato la distribuzione di generi di prima necessità attraverso i propri team locali. Nonostante lo stato di emergenza dichiarato in cinque regioni, la giunta militare ha deciso di non rinviare il controverso referendum popolare sulla nuova costituzione. Il voto è previsto per sabato.
Di fronte alla gravità del disastro causato dal passaggio del ciclone Nargis, la giunta birmana potrebbe chiedere l’aiuto internazionale per prestare soccorso a decine di migliaia di senza tetto concentrati soprattutto sulla costa sud occidentale. Il ministro degli esteri birmano ha convocato un vertice con gli ambasciatori stranieri per fare il punto sull’emergenza che potrebbe trasformarsi nei prossimi giorni in una crisi umanitaria. Decine di migliaia di persone si trovano da due giorni senza acqua e cibo nel delta del fiume Irrawaddy e anche nelle baraccopoli dell’ex capitale Yangoon che sono state gravemente danneggiate dal ciclone.
Gruppi di dissidenti birmani all’estero hanno denunciato l’inadeguatezza dei mezzi di soccorso in un Paese impoverito da oltre 4 decenni di dittatura militare salita e dalle sanzioni internazionali. Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha rivolto un appello ai militari birmani perché permettano l’intervento delle agenzie umanitarie straniere. Nel frattempo la Croce Rossa Internazionale ha iniziato la distribuzione di generi di prima necessità attraverso i propri team locali. Nonostante lo stato di emergenza dichiarato in cinque regioni, la giunta militare ha deciso di non rinviare il controverso referendum popolare sulla nuova costituzione. Il voto è previsto per sabato.
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