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martedì 9 luglio 2013

Pakistan, rapporto segreto su Bin Laden svela fallimento servizi segreti

Pubblicato su ANSA

A distanza di oltre due anni dall'uccisione di Osama Bib Laden, lo spettro del capo di Al Qaida ricompare in un rapporto segreto di una commissione pachistana d'inchiesta creata dopo il clamoroso blitz americano del 2 maggio 2011 nel covo di Abbottabad. Il documento di oltre 330 pagine è basato sull'interrogatorio di circa 200 testimoni, tra cui quello delle tre vedove dello sceicco saudita e dei vertici dei servizi segreti. La versione integrale è stata pubblicata sul sito di Al Jazeera dopo uno scoop del quotidiano pachistano The Dawn. Tra le chicche emerse dai racconti delle donne sopravvissute al raid, c'è quella di una multa per eccesso di velocità presa quando era appena fuggito dall'Afghanistan. Lo sceicco era nella valle di Swat ed era in auto con uno dei suoi fedelissimi, il "corriere" pachistano Ibrahim Saeed Ahmed, detto Al Kuwaiti (perché i suoi genitori erano emigrati in Kuwait). Nel racconto alla commissione, Maryam (moglie di Ibrahim) rivela che non aveva capito chi era "quell'arabo alto e senza barba" e che il consorte aveva subito pagato l'ammenda dopo essere stato fermato dalla polizia. Un altro dettaglio riguarda la vita di Bin Laden come padre e nonno, attento all'istruzione della nidiata di figli e nipoti che abitavano con lui. "OBL (Osama Bin Laden) si occupava personalmente dell'istruzione religiosa dei bambini - si legge - e li sorvegliava quando giocavano". Tra le attività c'era quella di coltivare degli ortaggi "con la messa in palio di semplici premi per chi otteneva il miglior prodotto". I bambini non potevano uscire dal complesso e non potevano giocare con i figli dei due 'corrieri' che abitavano in una parte separata della villa. Un'altra curiosità è che indossava un cappello da cow-boy quando usciva in giardino per la paura di essere intercettato dai satelliti spia. Ma il suo guardaroba era estremamente povero: appena sei "shalwar kamiz" (completo tradizionale pachistano), tre per l'estate e tre per l'inverno. Il resto del rapporto è dedicato a esaminare nel dettaglio la clamorosa "incompetenza" dei vari organismi statali e delle varie intelligence, tra cui il potente servizio segreto militare Isi, che non si è mai accorto della presenza di Bin Laden nella città guarnigione di Islamabad. La commissione d'inchiesta, presieduta dal giudice Javed Iqbal, si chiede come è possibile che il 'corriere' Ibrahim abbia potuto comprare un terreno e costruire una casa (con terzo piano abusivo) con documenti falsi. Il rapporto solleva poi altri quesiti, per esempio sul network di complici legati a Ibrahim e di suo fratello (entrambi uccisi nel blitz Usa) che erano gli unici ad avere accesso a Bin Laden e che lo hanno assistito per diversi anni. Non sono mai stati localizzati, per esempio, gli altri covi a Quetta, Peshawar, Wana, Swat e Karachi usati prima del 2005 dal capo di Al Qaida e dalla sua famiglia e menzionati dalla giovane moglie Amal "detenuta" insieme alle altre per cinque mesi dai servizi pachistani. Sono pesanti interrogativi che probabilmente spiegano perché il governo di Islamabad non abbia voluto rendere pubblico il documento consegnato alla fine dello scorso anno e che solo ora, con un nuovo esecutivo, sia riaffiorato sulla stampa locale

mercoledì 23 maggio 2012

PAKISTAN, CONDANNATO 'MEDICO' DI BIN LADEN

Il medico pachistano che, con lo stratagemma di una vaccinazione, aiutò la Cia a identificare Osama Bin Laden nel suo covo di Abbottabad, è stato condannato oggi a 33 anni d carcere per "alto tradimento". La sentenza contro Shakil Afridi, pronunciata da un tribunale del distretto tribale di Khyber in base al severo codice penale in vigore nelle aree pashtun, giunge come un'ennesima doccia fredda per gli Stati Uniti, che avevano chiesto il rilascio del chirurgo, ingaggiato dalla Cia per verificare la sospetta presenza del leader di Al Qaida nella cittadella militare a 100 chilometri da Islamabad, dove un anno fa è scattato il raid dei Navy Seals. Lo scorso gennaio era stato lo stesso segretario americano alla Difesa ed ex capo della Cia, Leon Panetta, ad ammettere che Afridi aveva aiutato l'intelligence americana e contribuito alla causa comune di sconfiggere il terrorismo. Ma per Islamabad, che lo aveva incarcerato subito dopo il blitz e sottoposto a un duro interrogatorio, il medico è un "traditore", e come tale è stato giudicato oggi dai giudici, che gli hanno anche inflitto una multa di 320 mila rupie (circa 3.500 dollari). Lo scorso anno la commissione speciale che indaga sull'uccisione di Bin Laden aveva già raccomandato la condanna di Afridi per spionaggio. Dopo diversi anni di carriera nel servizio sanitario nel distretto di Khyber, è stato esonerato un paio di mesi fa insieme a 17 collaboratori che avevano partecipato alla falsa campagna di vaccinazione. Subito dopo il verdetto, pronunciato in sua assenza, Afridi é stato trasferito nella prigione principale di Peshawar. Oltre all'imputazione di alto tradimento, è stato incriminato per cospirazione contro lo Stato e di attentato alla sovranità nazionale. La condanna potrà essere impugnata presso una corte di grado superiore. Da quanto era emerso da indiscrezioni di stampa, il medico aveva organizzato una falsa campagna di vaccinazione per l'epatite B nell'area dove viveva la famiglia di Bin Laden, composta da tre mogli e oltre una decina di figli di tutte le età. Una infermiera del suo team era entrata nella villa-bunker per somministrare i vaccini a bambini e ad adulti. Ma non è mai stato chiaro se in quella occasione è stato effettivamente prelevato il Dna dello sceicco saudita, utile per il suo riconoscimento. Sembra che la casa Bianca non fosse del tutto sicura che ci fosse il capo di Al Qaida nel complesso quando il presidente Barack Obama decise di condurre il raid, lo scorso 2 maggio. Nel corso di una intervista alla rete tv Cbs, Panetta aveva rivelato che Afridi aveva "aiutato a fornire informazioni che sono state molto utili all'operazione di eliminazione del capo di Al Qaida" e proprio per questo "non ha mai e in nessun caso tradito il Pakistan".

mercoledì 2 maggio 2012

Bin Laden un anno dopo tra misteri e crisi con Usa

La presenza inosservata di Bin Laden nella villa bunker di Abbottadab, vicino a una prestigiosa accademia militare e in altre cinque case dove ha abitato per diverso tempo dopo la fuga dall'Afghanistan, rimangono ancora un mistero. Una commissione speciale, formata dal governo pachistano lo scorso giugno per fare luce sul caso, non e' ancora arrivata ad alcuna conclusione. Dopo aver interrogato diversi leader politici, vertici militari e le stesse vedove del capo di Al Qaida, non c'e' ancora un indicazione chiara su quando sara' pubblicato un rapporto finale.


Il blizt di un anno fa anche aperto una profonda frattura nelle relazioni con gli Stati Uniti che non si e' ancora ricucita, anzi si e' aggravata dopo un raid della Nato lo scorso novembre e l'intenzione di Washington di proseguire con i lanci di droni.

Mentre tra i pachistani c'e' ancora chi crede che Bin Laden sia vivo, la paura di attentati continua a tenere d'assedio il Paese. Oggi e' allerta generale per l'anniversario.

Al Qaida non sembra essersi indebolita , ma semplicemente si e' saldata con i gruppi estremisti che controllano le zone di frontiera. E' di pochi giorni la notizia, filtrata sulla stampa pachistana che al Qaida ha nominato un nuovo leader, Farman Shinwari, un pashtun originario della regione di Khyber.

Intanto di Bin laden non rimangono piu' tracce. La grande casa, dove la famiglia ha vissuto indisturbata per 5 anni , e' stata rasa al suolo e le macerie sono state portate via. Le tre vedove e oltre dieci figli di diversa eta' sono state deportati in Arabia Saudita dopo quasi un anno di reclusione in una localita' segreta.

venerdì 27 aprile 2012

Bin Laden, le tre vedove e i bambini in Arabia Saudita con i loro segreti

A un anno dal raid nella villa bunker di Abbottabad, la numerosa famiglia di Osama Bin Laden ha lasciato il Pakistan dove era sotto la sorveglianza speciale dei servizi segreti portandosi con se' i misteri ancora irrisolti della cattura del leader di Al Qaida e dei lunghi anni di permanenza nel Paese alleato degli Usa nella lotta al terrorismo islamico.

Le tre vedove, due saudite e una yemenica, e una nidiata di figli di ogni eta' sono partiti nella nottata da Islamabad con un aereo speciale saudita e sono gia' arrivati a destinazione. Il governo saudita, che inizialmente si era opposto ad accogliere le mogli, ha mantenuto il piu' stretto riserbo sul trasferimento. Ad accompagnare i familiari c'era solo il fratello della giovane moglie yemenita, la ''favorita'' dello sceicco del terrore, che sara' presto rimpatriata in Yemen, con i suoi cinque figli, di cui quattro nati durante la ''clandestinita'' in Pakistan.

La partenza delle tre donne era stata ritardata da un vero e proprio giallo sulla mancanza di un nulla osta da parte delle autorita' pachistane che avevano ordinato la deportazione al termine di 45 giorni di reclusione per mancanza di permessi di soggiorno. In quell'occasione, la famiglia era stata trasferita dalla localita' segreta dei servizi segreti in un alloggio di Islamabad.

Da un verbale della polizia sull'interrogatorio della yemenita Amal Ahmed Abdul Fateh, avvenuto lo scorso 19 gennaio a Islamabda, emergono nuovi particolari sulla vita della famiglia. La donna di 30 anni racconta di essere arrivata a Karachi nel 2000 con un visto per cure mediche che e' scaduto dopo tre mesi. Si e' quindi recata a Kandahar, attraverso il confine del Baluchistan, dove qui ha sposato Bin Laden (che gia' viveva con due mogli) e ha avuto la prima figlia, Sania. ''Il mio desiderio era di sposare un mujahiddin'' di legge.

Dopo quello che viene definito ''l'incidente'' dell'11 settembre 2001, la famiglia si disperde. Amal e la neonata tornano a Karachi dove cambiano diverse case nel giro di 8 o 9 mesi grazie all'aiuto di una famiglia pachistana e al figlio maggiore dello sceicco, Saad. Ma dopo poco tempo, incontra di nuovo il marito a Peshawar, nel nord ovest, e da qui inizia un periodo di continui spostamenti. Prima nella valle di Swat, a nord di Islamabad, che all'epoca era controllata dai talebani del Mullah Fazlullah, e poi per due anni a Haripur, cittadina ad appena 65 chilometri da Islamabad. In questo tempo, nascono Aasia (2003) e Ibrahim (2004) in un ospedale governativo. ''In entrambe i casi sono stata soltanto due o tre ore per il parto'' racconta la vedova. Nel 2005 quindi traslocano a poca distanza nella grande villa di Abbottabad (ora demolita), con le due famiglie di ''corrieri'' che, anche in precedenza li avevano assistiti. Qui nasce nel 2006 un'altra figlia, Zainab e poi nel 2008 l'ultimo bambino, Hussein. La vedova fa sapere inoltre che durante il raid, gli americani hanno ucciso i due ''corrieri'' Ibrahim e Abrar, la moglie di quest'ultimo Busha e il figlio 20 enne di Bib Laden che si chiamava Khalid.

giovedì 19 maggio 2011

Bin Laden, visita Grossman ricuce strappo

Usa e Pakistan hanno deciso di ricomporre la crisi seguita al blitz di Abbottabad e di ricucire le loro relazioni ''seguendo un approccio passo dopo passo''. E' quanto emerge dall'incontro avvenuto oggi tra il presidente Asif Ali Zardari e l'inviato statunitense per il Pakistan e l'Afghanistan, Marc Grossman, giunto ieri sera a Islamabad per calmare le acque dopo le dure accuse lanciate dal governo e dall'esercito di Islamabad di ''violazione dell'integrita' territoriale''. Da quanto riferisce l'agenzia App, sulla base di un comunicato presidenziale, ''le due parti hanno deciso di riprendere le relazioni'' che dovranno ispirarsi ''al reciproco rispetto, fiducia e interessi comuni''. In alcune dichiarazioni riportate dalla tv Express 24/7, Grossman ha poi ribadito che gli Usa ''rispettano la sovranita' del Pakistan'' e che ''riconoscono i sacrifici fatti da Islamabad'' nella lotta al terrorismo islamico. Il diplomatico, che proseguira' per Kabul, ha poi aggiunto che ''la guerra al terrore finira' quando Al Qaida sospendera' gli attacchi'' riconoscendo poi che ''il terrorismo e' finanziato dal narcotraffico in Afghanistan''. Da quanto si e' appreso, la visita di Grossman, che segue di quattro giorni quella del democratico John Kerry, presidente della Commissione relazioni estere del Senato Usa, e' anche finalizzata a preparare il terreno a una missione, non ancora decisa, della segretario di Stato Hillary Clinton.

sabato 14 maggio 2011

Pakistan, il Parlamento condanna blitz di Abbottabad

Il Pakistan rincara la dose con gli Stati Uniti condannando duramente il blitz di Abbottabad del 2 maggio scorso. In una risoluzione in 12 punti approvata dopo un dibattito di 10 ore, il parlamento di Islamabad ha chiesto al governo di ''rivedere i termini del suo impegno con gli Stat Uniti'', minacciando, neppure tanto velatamente, di interrompere i rifornimenti della Nato diretti in Afghanistan, che transitano attrraverso la frontiera pachistana. Il Parlamento ha poi chiesto la fine delle controverse operazioni segrete della Cia che contina a utilizzare i droni contro le roccaforti talebane del nord ovest. Proprio ieri un altro velivolo pilotato a distanza, il quarto dalla morte Bin Laden, ha ucciso 4 sospetti in Waziristan.
L'iritazione e' ormai palpabile a Islamabad e anche il crescente imbarazzo di esercito e servizi segreti che in una rarissima occasione si sono presentati ieri davanti all'assemblea legislativa per una seduta a porte chiuse per spiegare l'accaduto. Da quanto e’ trapelato, il capo del potente Isi, il generale Shuja Pasha, ha detto di aver gia’ offerto le proprie dimissioni. L'intelligence e' sotto il fuoco delle polemiche per non aver intercettato gli elicotteri invisibili usati dai Navy Seals e anche per la clamorosa rivelazione che Bib Laden viveva da sei anni nel suo covo in una tranquilla localita' montana a un chilometro da una prestigiosa accademia militare.

lunedì 2 maggio 2011

Bin Laden, Zardari difende intesa tra Pakistan e Usa

''Il Pakistan non ha preso parte alla missione, ma ha contribuito alla raccolta di intelligence''. E' quanto ha scritto il presidente Asif Ali Zardari, in un editoriale sul Washington Post in cui difende il suo paese dai sospetti di comoplicita' con al Qaeda e dall'imbarazzo creato dal clamoroso blitz di Abbottabad. Il leader aggiunge poi che ''sebbene gli eventi di domenica non siano parte di un'operazione congiunta, e' stata la decennale collaborazione tra Pak e Usa che ha portato all'eliminazione di Bin laden''.
All'indomani del blitz, frutto di una lunga e complessa opera di spionaggio della Cia, non e' ancora del tutto chiaro il ruolo del governo di Islamabad. Ci si chiede come e' possibile che l'uomo piu' ricercato del mondo potesse viveve a 60 km dalla capitale pachistana e a un chilometri da una prestigiosa accademia militare. In questi anni la leadership pachistana, compreso l'ex presidente Pervez Musharraf, ora in esilio, aveva sempre detto di non sapere dove si nascondeva bin Laden, ipotizzando che il suo covo fosse nelle remote regioni tribali al confine afghano
Il raid notturno di ieri ha quindi sollevato molti dubbi sulla lealta' del principale alleato degli Usa nella lotta al terrorismo e probabilmente apre una nuova frattura tra Washington e Islamabad, gia' a i ferri corti per i continui attacchi dei droni nel nord ovest e anche per la misteriosa vicenda dell'arresto e liberazione di un agente della Cia a Lahore.

Bin Laden, imbarazzo per governo in Pakistan

Il Pakistan ha definito l'uccisione di Osama bin Laden un ''duro colpo'' contro il terrorismo internazionale, ma non e' riuscito a sottrarsi all'imbarazzo causato dalla scoperta del lussuoso nascondiglio in una guarnigione militare a due ore a nord di Islamabad, tra increduli villeggianti e pensionati in cerca di frescura. Il primo ministro Yusuf Raza Gilani ha ammesso che "c'e' stata una coordinazione tra le intelligence dei due Paesi", ma da Islamabad nessuna fonte ufficiale ha specificato le modalita' di tale collaborazione ne' ha dato alcuna spiegazione. In serata l'ambasciatore pachistano a Londra, Wajid Shamsul Hasan, e' stato piu' preciso: "E' stata una operazione congiunta, in cui le forze americane e pachistane hanno collaborato segretamente, che è stata attuata professionalmente ed è finita con esito soddisfacente", ha detto. Poco prima il segretario di Stato Usa Hillary Clinton aveva chiaramente parlato di contributo pachistano per il successo della missione. ''La collaborazione con il Pakistan ha aiutato gli americani a trovare il covo dove si nascondeva bin Laden'', ha assicurato. Il blitz notturno, nella villa-fortezza della cittadina Abbottabad, rischia di creare un nuovo attrito nelle gia' tormentate relazioni tra Islamabad e Washington, ai ferri corti per gli attacchi dei droni e le recenti accuse all'ISI di sostenere la rete talebana di Haqqani in Afghanistan. Ancora una volta sembra emergere con chiarezza il ''ventre molle '' della sicurezza in Pakistan che, mentre da un parte combatte gli estremisti islamici nelle regioni tribali del nord ovest, dall'altra, sembra non aver tagliato i vecchi legami con la jihad, una ''carta preziosa'' da giocare sullo scacchiere afghano quando le truppe Usa si ritireranno. A sua difesa, il ministero degli Esteri ha ribadito oggi in un comunicato ''la volonta' di combattere e sradicare il terrorismo'' e ha ricordato le 30 mila vittime di attacchi terroristici e i 5 mila soldati uccisi sul campo di battaglia contro i militanti di Al Qaida e i talebani. Parole che non spiegano pero' la contraddizione con la teoria finora sostenuta che bin Laden fosse nascosto in una caverna nell'impenetrabile confine afghano-pachistano. Oltre a motivazioni di ordine strategico, c'e' anche il timore di un'opinione pubblica sempre piu' anti americana che considera il governo un ''vassallo'' di Washington e che si sta sempre piu' radicalizzando, come dimostrano le uccisioni di politici liberali critici della legge sulla blasfemia. A Quetta, nella provincia meridionale del Baluchistan, un migliaio di persone hanno manifestato al grido di ''morte all'America''. E' difficile pensare che il blitz di Abbottabad non abbia avuto l'avvallo di Islamabad, dove proprio oggi arriva l'inviato speciale per il Pakistan e l'Afghanistan Marc Grossman proveniente da Kabul. Secondo alcuni analisti, i vertici dell'Isi (in cui sono presenti elementi deviati) avrebbero di recente ''rotto i ponti'' con Al Qaida'' con cui vigeva un cessate il fuoco. ''Al Qaida avrebbe deciso di collaborare con gli estremisti islamici nelle zone tribali del nord ovest'' ha detto un esperto. Questa saldatura avrebbe aperto un nuovo scenario allarmante e difficilmente gestibile per il governo pachistano. Non e' quindi una sorpresa che i leader di Al Qaida, nei loro ''santuari'' del Nord Waziristan, unica regione tribale ''risparmiata'' dall'esercito pachistano, abbiano giurato oggi vendetta, come scrive il quotidiano on line Asia Times. Intanto, ad Abbottabad, c'e' incredulita' tra i ''vicini di casa'' del lussuoso covo costruito nel 2005 e che ospitava Bin Laden insieme a famiglia e alcuni fedelissimi. I residenti del quartiere sono stati svegliati da un boato nel cuore della notte. ''Abbiamo visto delle fiamme e udito spari dall'interno'' hanno raccontato. Secondo le testimonianze, ci sarebbe stato un scambio di arma da fuoco tra alcuni elicotteri e gente a terra. Un velivolo si e' schiantato, a causa di un guasto, come riferito da fonti Usa. Una televisione locale, nel pomeriggio, ha mostrato alcuni camion dell'esercito portare via i relitti del mezzo.