La superstar Shah Rukh Khan, uno dei più celebri e amati attori di Bollywood, ha annunciato la nascita del terzo figlio con il ricorso alla maternità surrogata o "in affitto". Lo riportano oggi i media indiani con grande risalto. Dopo giorni di suspense, Khan e la moglie Gauri hanno confermato le voci della stampa che circolavano da tempo sul loro terzo figlio, chiamato AbRam, venuto alla luce prematuramente, ma ora fuori pericolo. "Nostro figlio è nato da una madre surrogata - si legge in un comunicato - e intendo mantenere il più stretto riserbo su questo aspetto". L'attore ha poi messo a tacere le polemiche dei giorni scorsi smentendo categoricamente di aver "scelto" il sesso del nascituro, una pratica che è proibita in India ma che è diffusa tra le coppie che vogliono avere figli maschi. Da diversi anni, l'India è diventata una meta importante per coloro che cercano a basso prezzo una "madre" adottiva per i nove mesi della gravidanza, una prassi che è vietata in molti Paesi perché solleva problemi etici e giuridici.
mercoledì 10 luglio 2013
martedì 9 luglio 2013
Pakistan, rapporto segreto su Bin Laden svela fallimento servizi segreti
Pubblicato su ANSA
A distanza di oltre due anni dall'uccisione di Osama Bib Laden, lo spettro del capo di Al Qaida ricompare in un rapporto segreto di una commissione pachistana d'inchiesta creata dopo il clamoroso blitz americano del 2 maggio 2011 nel covo di Abbottabad. Il documento di oltre 330 pagine è basato sull'interrogatorio di circa 200 testimoni, tra cui quello delle tre vedove dello sceicco saudita e dei vertici dei servizi segreti. La versione integrale è stata pubblicata sul sito di Al Jazeera dopo uno scoop del quotidiano pachistano The Dawn. Tra le chicche emerse dai racconti delle donne sopravvissute al raid, c'è quella di una multa per eccesso di velocità presa quando era appena fuggito dall'Afghanistan. Lo sceicco era nella valle di Swat ed era in auto con uno dei suoi fedelissimi, il "corriere" pachistano Ibrahim Saeed Ahmed, detto Al Kuwaiti (perché i suoi genitori erano emigrati in Kuwait). Nel racconto alla commissione, Maryam (moglie di Ibrahim) rivela che non aveva capito chi era "quell'arabo alto e senza barba" e che il consorte aveva subito pagato l'ammenda dopo essere stato fermato dalla polizia. Un altro dettaglio riguarda la vita di Bin Laden come padre e nonno, attento all'istruzione della nidiata di figli e nipoti che abitavano con lui. "OBL (Osama Bin Laden) si occupava personalmente dell'istruzione religiosa dei bambini - si legge - e li sorvegliava quando giocavano". Tra le attività c'era quella di coltivare degli ortaggi "con la messa in palio di semplici premi per chi otteneva il miglior prodotto". I bambini non potevano uscire dal complesso e non potevano giocare con i figli dei due 'corrieri' che abitavano in una parte separata della villa. Un'altra curiosità è che indossava un cappello da cow-boy quando usciva in giardino per la paura di essere intercettato dai satelliti spia. Ma il suo guardaroba era estremamente povero: appena sei "shalwar kamiz" (completo tradizionale pachistano), tre per l'estate e tre per l'inverno. Il resto del rapporto è dedicato a esaminare nel dettaglio la clamorosa "incompetenza" dei vari organismi statali e delle varie intelligence, tra cui il potente servizio segreto militare Isi, che non si è mai accorto della presenza di Bin Laden nella città guarnigione di Islamabad. La commissione d'inchiesta, presieduta dal giudice Javed Iqbal, si chiede come è possibile che il 'corriere' Ibrahim abbia potuto comprare un terreno e costruire una casa (con terzo piano abusivo) con documenti falsi. Il rapporto solleva poi altri quesiti, per esempio sul network di complici legati a Ibrahim e di suo fratello (entrambi uccisi nel blitz Usa) che erano gli unici ad avere accesso a Bin Laden e che lo hanno assistito per diversi anni. Non sono mai stati localizzati, per esempio, gli altri covi a Quetta, Peshawar, Wana, Swat e Karachi usati prima del 2005 dal capo di Al Qaida e dalla sua famiglia e menzionati dalla giovane moglie Amal "detenuta" insieme alle altre per cinque mesi dai servizi pachistani. Sono pesanti interrogativi che probabilmente spiegano perché il governo di Islamabad non abbia voluto rendere pubblico il documento consegnato alla fine dello scorso anno e che solo ora, con un nuovo esecutivo, sia riaffiorato sulla stampa locale
A distanza di oltre due anni dall'uccisione di Osama Bib Laden, lo spettro del capo di Al Qaida ricompare in un rapporto segreto di una commissione pachistana d'inchiesta creata dopo il clamoroso blitz americano del 2 maggio 2011 nel covo di Abbottabad. Il documento di oltre 330 pagine è basato sull'interrogatorio di circa 200 testimoni, tra cui quello delle tre vedove dello sceicco saudita e dei vertici dei servizi segreti. La versione integrale è stata pubblicata sul sito di Al Jazeera dopo uno scoop del quotidiano pachistano The Dawn. Tra le chicche emerse dai racconti delle donne sopravvissute al raid, c'è quella di una multa per eccesso di velocità presa quando era appena fuggito dall'Afghanistan. Lo sceicco era nella valle di Swat ed era in auto con uno dei suoi fedelissimi, il "corriere" pachistano Ibrahim Saeed Ahmed, detto Al Kuwaiti (perché i suoi genitori erano emigrati in Kuwait). Nel racconto alla commissione, Maryam (moglie di Ibrahim) rivela che non aveva capito chi era "quell'arabo alto e senza barba" e che il consorte aveva subito pagato l'ammenda dopo essere stato fermato dalla polizia. Un altro dettaglio riguarda la vita di Bin Laden come padre e nonno, attento all'istruzione della nidiata di figli e nipoti che abitavano con lui. "OBL (Osama Bin Laden) si occupava personalmente dell'istruzione religiosa dei bambini - si legge - e li sorvegliava quando giocavano". Tra le attività c'era quella di coltivare degli ortaggi "con la messa in palio di semplici premi per chi otteneva il miglior prodotto". I bambini non potevano uscire dal complesso e non potevano giocare con i figli dei due 'corrieri' che abitavano in una parte separata della villa. Un'altra curiosità è che indossava un cappello da cow-boy quando usciva in giardino per la paura di essere intercettato dai satelliti spia. Ma il suo guardaroba era estremamente povero: appena sei "shalwar kamiz" (completo tradizionale pachistano), tre per l'estate e tre per l'inverno. Il resto del rapporto è dedicato a esaminare nel dettaglio la clamorosa "incompetenza" dei vari organismi statali e delle varie intelligence, tra cui il potente servizio segreto militare Isi, che non si è mai accorto della presenza di Bin Laden nella città guarnigione di Islamabad. La commissione d'inchiesta, presieduta dal giudice Javed Iqbal, si chiede come è possibile che il 'corriere' Ibrahim abbia potuto comprare un terreno e costruire una casa (con terzo piano abusivo) con documenti falsi. Il rapporto solleva poi altri quesiti, per esempio sul network di complici legati a Ibrahim e di suo fratello (entrambi uccisi nel blitz Usa) che erano gli unici ad avere accesso a Bin Laden e che lo hanno assistito per diversi anni. Non sono mai stati localizzati, per esempio, gli altri covi a Quetta, Peshawar, Wana, Swat e Karachi usati prima del 2005 dal capo di Al Qaida e dalla sua famiglia e menzionati dalla giovane moglie Amal "detenuta" insieme alle altre per cinque mesi dai servizi pachistani. Sono pesanti interrogativi che probabilmente spiegano perché il governo di Islamabad non abbia voluto rendere pubblico il documento consegnato alla fine dello scorso anno e che solo ora, con un nuovo esecutivo, sia riaffiorato sulla stampa locale
sabato 6 luglio 2013
Pakistan, 700 mila bambini non vaccinati, islamici contro campagne anti polio
Pubblicato su ANSA
In Pakistan c'é il rischio di una ripresa della poliomielite, un terribile flagello che sopravvive solo in tre Paesi al mondo, a causa delle minacce dei talebani contro le vaccinazioni e della loro fobia anti americana. Quasi 700 mila bambini non sono stati vaccinati nell'ultima operazione sanitaria degli inizi di luglio. Nonostante gli sforzi del governo di Islamabad, delle Nazioni Unite e di benefattori come la Fondazione di Bill e Melinda Gates, la somministrazione dei vaccini anti polio nelle zone più a rischio di contagio, come quelle lungo la frontiera con l'Afghanistan, è in forte ritardo. Oggi un quotidiano, citando cifre governative, ha rivelato che i volontari non sono riusciti a raggiungere il 40% dei bambini che dovevano essere immunizzati dal primo al 3 luglio in 90 distretti. I volontari non hanno infatti accesso ad alcuni dei distretti tribali pashtun considerati altamente pericolosi per il rischio di attacchi, l'ostilità della popolazione e anche le offensive militari di Islamabad. Intere aree come il Nord e Sud Waziristan, dove ci sono le roccaforti dei talebani e di altri gruppi islamici, sono 'off limits' per gli operatori anche se scortati dall'esercito. Dall'inizio dell'anno si stima che 24 volontari siano stati uccisi. L'ultimo incidente è del 16 giugno nel nord-ovest quando uomini armati hanno assassinato due infermieri impegnati in vaccinazioni "porta a porta" in un remoto villaggio del distretto di Swabi. A fine maggio un team era stato attaccato vicino a Peshawar e una donna aveva perso la vita. E a dicembre, cinque volontarie sono state uccise a Karachi e a Peshawar in azioni coordinate. Questo stillicidio di sangue ha causato frequenti sospensioni delle campagne e la difficoltà di reperire i volontari. L'epidemia nel frattempo è dilagata. A metà giugno, un caso di infezione di un neonato di 15 mesi (mai vaccinato) nel distretto di Khyber, ha portato a 17 i nuovi contagi registrati nel 2013. Ben sei di questi provengono da questa regione, dove sorge il famoso valico con l'Afghanistan, e che è inaccessibile agli operatori sanitari per la nutrita presenza dei gruppi islamici. Altra preoccupazione è in Nord Waziristan dove a maggio era stato segnalato un contagio da Poliovirus P1 in un piccolo di nove mesi. Nel 2012 il Pakistan, l'unica nazione ancora colpita oltre all'Afghanistan e alla Nigeria, aveva registrato 58 infezioni, in diminuzione rispetto ai 198 dell'anno prima. Il decremento aveva riacceso le speranze di debellare presto il virus come è successo in India, dove da oltre due anni non sono stati segnalati nuovi casi. Lo scorso anno, i talebani del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp) e altri gruppi attivi in Waziristan avevano proibito le vaccinazioni perché "anti islamiche" e anche perché ritenute dei tentativi di spionaggio della Cia. E' ancora vivo nei territori tribali il ricordo del medico pachistano Shakeel Afridi, condannato a 33 anni di carcere, arruolato dall'intelligence Usa per prelevare il dna della famiglia di Osama bin Laden e identificare così il suo covo nella città-guarnigione di Abbottabad, dove è poi stato ucciso nel maggio 2011. E' inoltre diffusa un'assurda credenza secondo la quale i vaccini avrebbero conseguenze sulla fertilità maschile. Ma ci sono voci di dissenso tra i fondamentalisti. Qualche giorno fa, una importante congregazione religiosa di leader spirituali che si chiama Sunni Ittehad Council ha emesso una 'fatwa' (decreto) a favore delle campagne anti polio in cui si dice che i vaccini "non sono sostanze proibite" dal Coranò
In Pakistan c'é il rischio di una ripresa della poliomielite, un terribile flagello che sopravvive solo in tre Paesi al mondo, a causa delle minacce dei talebani contro le vaccinazioni e della loro fobia anti americana. Quasi 700 mila bambini non sono stati vaccinati nell'ultima operazione sanitaria degli inizi di luglio. Nonostante gli sforzi del governo di Islamabad, delle Nazioni Unite e di benefattori come la Fondazione di Bill e Melinda Gates, la somministrazione dei vaccini anti polio nelle zone più a rischio di contagio, come quelle lungo la frontiera con l'Afghanistan, è in forte ritardo. Oggi un quotidiano, citando cifre governative, ha rivelato che i volontari non sono riusciti a raggiungere il 40% dei bambini che dovevano essere immunizzati dal primo al 3 luglio in 90 distretti. I volontari non hanno infatti accesso ad alcuni dei distretti tribali pashtun considerati altamente pericolosi per il rischio di attacchi, l'ostilità della popolazione e anche le offensive militari di Islamabad. Intere aree come il Nord e Sud Waziristan, dove ci sono le roccaforti dei talebani e di altri gruppi islamici, sono 'off limits' per gli operatori anche se scortati dall'esercito. Dall'inizio dell'anno si stima che 24 volontari siano stati uccisi. L'ultimo incidente è del 16 giugno nel nord-ovest quando uomini armati hanno assassinato due infermieri impegnati in vaccinazioni "porta a porta" in un remoto villaggio del distretto di Swabi. A fine maggio un team era stato attaccato vicino a Peshawar e una donna aveva perso la vita. E a dicembre, cinque volontarie sono state uccise a Karachi e a Peshawar in azioni coordinate. Questo stillicidio di sangue ha causato frequenti sospensioni delle campagne e la difficoltà di reperire i volontari. L'epidemia nel frattempo è dilagata. A metà giugno, un caso di infezione di un neonato di 15 mesi (mai vaccinato) nel distretto di Khyber, ha portato a 17 i nuovi contagi registrati nel 2013. Ben sei di questi provengono da questa regione, dove sorge il famoso valico con l'Afghanistan, e che è inaccessibile agli operatori sanitari per la nutrita presenza dei gruppi islamici. Altra preoccupazione è in Nord Waziristan dove a maggio era stato segnalato un contagio da Poliovirus P1 in un piccolo di nove mesi. Nel 2012 il Pakistan, l'unica nazione ancora colpita oltre all'Afghanistan e alla Nigeria, aveva registrato 58 infezioni, in diminuzione rispetto ai 198 dell'anno prima. Il decremento aveva riacceso le speranze di debellare presto il virus come è successo in India, dove da oltre due anni non sono stati segnalati nuovi casi. Lo scorso anno, i talebani del Tehrik-e-Taleban Pakistan (Ttp) e altri gruppi attivi in Waziristan avevano proibito le vaccinazioni perché "anti islamiche" e anche perché ritenute dei tentativi di spionaggio della Cia. E' ancora vivo nei territori tribali il ricordo del medico pachistano Shakeel Afridi, condannato a 33 anni di carcere, arruolato dall'intelligence Usa per prelevare il dna della famiglia di Osama bin Laden e identificare così il suo covo nella città-guarnigione di Abbottabad, dove è poi stato ucciso nel maggio 2011. E' inoltre diffusa un'assurda credenza secondo la quale i vaccini avrebbero conseguenze sulla fertilità maschile. Ma ci sono voci di dissenso tra i fondamentalisti. Qualche giorno fa, una importante congregazione religiosa di leader spirituali che si chiama Sunni Ittehad Council ha emesso una 'fatwa' (decreto) a favore delle campagne anti polio in cui si dice che i vaccini "non sono sostanze proibite" dal Coranò
Maro', peschereccio St.Antony esiste ancora, ma e' in pessime condizioni
Pubblicato su ANSA
NEW DELHI, 5 LUG - Il peschereccio St. Antony, che contiene degli indizi chiave nell'inchiesta contro i maro', e' ancora nel porto di Neendakara, nello stato indiano meridionale del Kerala, ma e' in pessime condizioni a tal punto che molti fori dei proiettili non sono piu' visibili. Da quanto ha appreso l'ANSA da una fonte sul posto, l'imbarcazione e' stata tirata fuori dall'acqua e si trova sull'arenile a circa 50 metri dalla stazione della polizia del porticciolo dove la sera del 15 febbraio 2012 era arrivata con i due pescatori morti dopo l'incidente con la petroliera Enrica Lexie. Come mostrano alcune immagini in possesso dell'ANSA, lo scafo e' gravemente deteriorato dalle intemperie e dalla pioggia monsonica. Alcune indiscrezioni circolate di recente in Italia indicavano che il relitto era stato distrutto. La barca e' una prova fondamentale per le nuove indagini condotte dalla polizia anti terrorismo della Nia e poi per il processo del ''tribunale ad hoc'' che dovra' giudicare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il peschereccio si trova sotto la custodia della Guardia costiera insieme ad altre barche sequestrate. ''Per avvicinarsi occorre chiedere un permesso - spiega Aneesh Das, reporter dell'edizione locale del quotidiano Indian Express - mentre la cabina e' chiusa da un lucchetto''. Il tettuccio esterno, dove (fino a un anno fa) era visibile il passaggio di un proiettile, e' ancora intatto. Nel giugno dello scorso anno, dopo l'arrivo del monsone estivo, la stampa locale aveva rivelato che il St.Antony stava per affondare nel porticciolo situato nei pressi della citta' di Kollam, chiuso durante la stagione della pioggia. ''La barca, che era gia' molto malmessa prima dell'incidente, si era riempita di acqua - ricorda Aneesh che era stato uno dei giornalisti dello scoop - e quando la polizia aveva cercato di tirarla fuori, la prua si era insabbiata. Dopo alcuni sforzi inconcludenti, gli agenti avevano chiesto l'aiuto del proprietario Freddie Bosco. Sono state chiamate delle persone competenti che erano riusciti a sollevare lo scafo e a portarlo sulla riva dove si trova ora''. Il peschereccio era stato dissequestrato il 10 maggio del 2012 in seguito a una petizione di Freddie che voleva tornare a lavorare in mare. Un tribunale locale chiamato ''chief judicial magistrate court'' di Kollam gli aveva permesso di usare l'imbarcazione ma a condizione che non fossero manomesse le preziose prove, cioe' i segni dell'impatto dei proiettili. ''Intimorito dalle condizioni imposte dei giudici e anche perche' il motore non funzionava piu' - racconta ancora il giornalista - Freddie aveva preso le reti e altro materiale a bordo e aveva abbandonato la barca'. Sembra poi che ''nessuno voleva lavorare piu' su quel peschereccio dopo quello che era successo''. Da allora il pescatore e' tornato nel suo villaggio, nei pressi di Kanyakumari, nello stato del Tamil Nadu. Secondo Aneesh (che lo ha sentito al telefono di recente) vorrebbe comprare una nuova barca, ma non ha abbastanza soldi nonostante il risarcimento di 25 mila euro ottenuto dal governo italiano. Parte di questo denaro sarebbe infatti stati speso per pagare gli avvocati. Anche gli altri otto compagni di pesca sopravvissuti, Kinserian L, Martin D, Hilari S, Franics P, Clement Y, Johnson B, Muthappan T and Michael Antony, si trovano in Tamil Nadu e da allora non si sono piu' avventurati in alto mare. ''Freddie mi ha detto che pescano all'amo lungo la costa e che guadagnano molto poco'' conclude il reporter indiano.
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| Foto ANSA - Il peschereccio nel porto di Neemdakara - Kollam |
NEW DELHI, 5 LUG - Il peschereccio St. Antony, che contiene degli indizi chiave nell'inchiesta contro i maro', e' ancora nel porto di Neendakara, nello stato indiano meridionale del Kerala, ma e' in pessime condizioni a tal punto che molti fori dei proiettili non sono piu' visibili. Da quanto ha appreso l'ANSA da una fonte sul posto, l'imbarcazione e' stata tirata fuori dall'acqua e si trova sull'arenile a circa 50 metri dalla stazione della polizia del porticciolo dove la sera del 15 febbraio 2012 era arrivata con i due pescatori morti dopo l'incidente con la petroliera Enrica Lexie. Come mostrano alcune immagini in possesso dell'ANSA, lo scafo e' gravemente deteriorato dalle intemperie e dalla pioggia monsonica. Alcune indiscrezioni circolate di recente in Italia indicavano che il relitto era stato distrutto. La barca e' una prova fondamentale per le nuove indagini condotte dalla polizia anti terrorismo della Nia e poi per il processo del ''tribunale ad hoc'' che dovra' giudicare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il peschereccio si trova sotto la custodia della Guardia costiera insieme ad altre barche sequestrate. ''Per avvicinarsi occorre chiedere un permesso - spiega Aneesh Das, reporter dell'edizione locale del quotidiano Indian Express - mentre la cabina e' chiusa da un lucchetto''. Il tettuccio esterno, dove (fino a un anno fa) era visibile il passaggio di un proiettile, e' ancora intatto. Nel giugno dello scorso anno, dopo l'arrivo del monsone estivo, la stampa locale aveva rivelato che il St.Antony stava per affondare nel porticciolo situato nei pressi della citta' di Kollam, chiuso durante la stagione della pioggia. ''La barca, che era gia' molto malmessa prima dell'incidente, si era riempita di acqua - ricorda Aneesh che era stato uno dei giornalisti dello scoop - e quando la polizia aveva cercato di tirarla fuori, la prua si era insabbiata. Dopo alcuni sforzi inconcludenti, gli agenti avevano chiesto l'aiuto del proprietario Freddie Bosco. Sono state chiamate delle persone competenti che erano riusciti a sollevare lo scafo e a portarlo sulla riva dove si trova ora''. Il peschereccio era stato dissequestrato il 10 maggio del 2012 in seguito a una petizione di Freddie che voleva tornare a lavorare in mare. Un tribunale locale chiamato ''chief judicial magistrate court'' di Kollam gli aveva permesso di usare l'imbarcazione ma a condizione che non fossero manomesse le preziose prove, cioe' i segni dell'impatto dei proiettili. ''Intimorito dalle condizioni imposte dei giudici e anche perche' il motore non funzionava piu' - racconta ancora il giornalista - Freddie aveva preso le reti e altro materiale a bordo e aveva abbandonato la barca'. Sembra poi che ''nessuno voleva lavorare piu' su quel peschereccio dopo quello che era successo''. Da allora il pescatore e' tornato nel suo villaggio, nei pressi di Kanyakumari, nello stato del Tamil Nadu. Secondo Aneesh (che lo ha sentito al telefono di recente) vorrebbe comprare una nuova barca, ma non ha abbastanza soldi nonostante il risarcimento di 25 mila euro ottenuto dal governo italiano. Parte di questo denaro sarebbe infatti stati speso per pagare gli avvocati. Anche gli altri otto compagni di pesca sopravvissuti, Kinserian L, Martin D, Hilari S, Franics P, Clement Y, Johnson B, Muthappan T and Michael Antony, si trovano in Tamil Nadu e da allora non si sono piu' avventurati in alto mare. ''Freddie mi ha detto che pescano all'amo lungo la costa e che guadagnano molto poco'' conclude il reporter indiano.
mercoledì 3 luglio 2013
Maro', India auspica ''soluzione al piu' presto'', ma rimane stallo su interrogatori testi chiave
L'India auspica che il caso dei marò trattenuti a New Delhi "si risolva al più presto" per evitare che si ripercuota sulle relazioni bilaterali tra New Delhi e Roma. Rispondendo a una domanda dell'ANSA oggi durante un incontro con i giornalisti, il portavoce del ministero degli Esteri ha commentato il ritardo nell'inchiesta sui due fucilieri accusati dell'omicidio di due pescatori il 15 febbraio 2012. Dall'avvio delle indagini della polizia antiterrorismo della Nia (National Investigation Agency) sono trascorsi 90 giorni, ma non ci sono ancora indicazioni su quando inizierà il processo del 'tribunale ad hoc' costituito in base alla sentenza della Corte Suprema del 18 gennaio. Gli investigatori devono infatti completare gli interrogatori dei testimoni italiani, in particolare dei quattro commilitoni del team anti pirateria che erano a bordo della petroliera Enrica Lexie con Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Da quanto si è appreso ci sarebbe un disaccordo fra India e Italia sul luogo e sulle modalità dell'interrogatorio che sta causando ritardi nella chiusura delle indagini. Interpellato a proposito, il portavoce Syed Akbaruddin ha detto che spetta al governo italiano "facilitare" la messa a disposizione dei testimoni "che fra l'altro sono anche impiegati dello Stato". "Noi possiamo soltanto fare una richiesta" ha aggiunto. Akbaruddin ha poi ribadito la disponibilità di Delhi a "lavorare con l'Italia per cercare di raggiungere una soluzione compatibilmente con il nostro sistema giudiziario". La scadenza dei tre mesi per la presentazione dei capi di accusa è una prassi prevista dal Codice di procedura penale indiano, ma non è chiaro se si applica anche alla nuova inchiesta condotta dagli investigatori della Nia. Durante una udienza della Corte Suprema lo scorso 16 aprile, l'avvocato dello Stato indiano aveva promesso ai giudici una rapida inchiesta in 60 giorni di tempo. Lo stallo nelle indagini è stato riconosciuto anche dall'inviato del governo Staffan de Mistura durante la sua ultima missione a New Delhi. "Ci sono stati dei ritardi nell'inchiesta - ha indicato - causati da discussioni necessarie per definire le modalità dell'utilizzazione dei testimoni". Fra questi i quattro marò (Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte) che le autorità indiane vorrebbero ascoltare a New Delhi. Una ipotesi che però non piace al governo italiano. "Non posso entrare nei particolari di questo perché stiamo ancora discutendo - aveva spiegato De Mistura - ma certo ci sembra che un loro interrogatorio possa essere fatto anche in Italia".
domenica 30 giugno 2013
India, Facebook censura foto asceta gianista nudo
Pubblicato su ANSA
Dopo le Femen e le mamme che allattano, Facebook se la prende con i monaci giainisti dell'India che vivono nudi secondo i precetti della loro antica religione. Il popolare sito internet ha bloccato l'account di un giovane di 23 anni che aveva pubblicato sulla sua pagina la fotografia "senza veli" di un famoso asceta, Muni Shri Punyanandi, con la scusa che era "oscena" e "offensiva", probabilmente scambiandola per materiale pornografico. L'accesso è stato poi ripristinato una volta chiarito l'equivoco, ma la decisione di Facebook ha scatenato un coro di proteste della comunità religiosa che conta circa 10 milioni di fedeli nel mondo e che si ispira a una forma estrema di non violenza e di assoluto rispetto per tutte le forme viventi. "Circa 12 ore dopo aver caricato le foto ho ricevuto un messaggio da Facebook che mi informava che il mio account era stato bloccato e mi chiedeva di rimuovere le immagini di nudi", ha detto Anshul Jain Rara, che abita nello stato orientale del Chhattisgarh, intervistato da un quotidiano indiano. Lui e la sua famiglia sono devoti del monaco che appartiene alla setta dei Digambara ('vestiti di cielò in sanscrito), la più radicale delle due correnti del giainismo, contraria al possesso di qualsiasi oggetto, compresi gli indumenti. Dopo aver saputo della censura, alcuni rappresentanti sono andati su tutte le furie e hanno accusato il social network di "ignoranza" e di "totale incomprensione" delle pratiche giainiste. Un dirigente locale dell'associazione religiosa Digambar Jain Mahasabha ha chiesto pubbliche scuse e ha perfino minacciato azioni legali. Ma per ora non ci sono state reazioni da parte del sito di Mark Zuckerberg già nella bufera per aver oscurato la pagina del gruppo femminista Femen, le foto di mamme a seno nudo e quelle di mastectomie. Il giainismo è una delle tre religioni indiane insieme all'induismo e al buddhismo. Il suo fondatore Mahavir è contemporaneo del Buddha. I monaci della setta Digambara vivono nudi (solo gli uomini) e indossano una mascherina per evitare di ingoiare microrganismi. Spesso si vedono camminare scalzi nelle vie cittadine circondati da seguaci. L'unico loro possesso è una brocca d'acqua e un piumino per respingere gli insetti, e ricevono il cibo direttamente in mano e dormono per terra. Il loro è un ascetismo "estremo", come lo è la loro dieta strettamente vegetariana. Anche una setta di santoni indù, i Naga Sadhu, vivono nudi e coperti di cenere, ma sono visibili soltanto in occasione di celebrazioni come il Khumb Mela. La nudità dei monaci giainisti spesso crea problemi di ordine pubblico. Anche se la società indiana è largamente tollerante in materia di pratiche religiose, si sono verificati diversi incidenti. Spesso è necessaria la scorta della polizia quando attraversano i centri urbani nel loro continuo peregrinare. E' successo a Bangalore, il polo informatico indiano, che è un punto di passaggio obbligato per gli asceti diretti a Shravanabelgola, il santuario giainista più famoso nel sud dell'India. In alcuni casi, il centralino delle forze dell'ordine è stato inondato di chiamate di cittadini allarmati dopo aver visto "uomini nudi" camminare in strada.
Dopo le Femen e le mamme che allattano, Facebook se la prende con i monaci giainisti dell'India che vivono nudi secondo i precetti della loro antica religione. Il popolare sito internet ha bloccato l'account di un giovane di 23 anni che aveva pubblicato sulla sua pagina la fotografia "senza veli" di un famoso asceta, Muni Shri Punyanandi, con la scusa che era "oscena" e "offensiva", probabilmente scambiandola per materiale pornografico. L'accesso è stato poi ripristinato una volta chiarito l'equivoco, ma la decisione di Facebook ha scatenato un coro di proteste della comunità religiosa che conta circa 10 milioni di fedeli nel mondo e che si ispira a una forma estrema di non violenza e di assoluto rispetto per tutte le forme viventi. "Circa 12 ore dopo aver caricato le foto ho ricevuto un messaggio da Facebook che mi informava che il mio account era stato bloccato e mi chiedeva di rimuovere le immagini di nudi", ha detto Anshul Jain Rara, che abita nello stato orientale del Chhattisgarh, intervistato da un quotidiano indiano. Lui e la sua famiglia sono devoti del monaco che appartiene alla setta dei Digambara ('vestiti di cielò in sanscrito), la più radicale delle due correnti del giainismo, contraria al possesso di qualsiasi oggetto, compresi gli indumenti. Dopo aver saputo della censura, alcuni rappresentanti sono andati su tutte le furie e hanno accusato il social network di "ignoranza" e di "totale incomprensione" delle pratiche giainiste. Un dirigente locale dell'associazione religiosa Digambar Jain Mahasabha ha chiesto pubbliche scuse e ha perfino minacciato azioni legali. Ma per ora non ci sono state reazioni da parte del sito di Mark Zuckerberg già nella bufera per aver oscurato la pagina del gruppo femminista Femen, le foto di mamme a seno nudo e quelle di mastectomie. Il giainismo è una delle tre religioni indiane insieme all'induismo e al buddhismo. Il suo fondatore Mahavir è contemporaneo del Buddha. I monaci della setta Digambara vivono nudi (solo gli uomini) e indossano una mascherina per evitare di ingoiare microrganismi. Spesso si vedono camminare scalzi nelle vie cittadine circondati da seguaci. L'unico loro possesso è una brocca d'acqua e un piumino per respingere gli insetti, e ricevono il cibo direttamente in mano e dormono per terra. Il loro è un ascetismo "estremo", come lo è la loro dieta strettamente vegetariana. Anche una setta di santoni indù, i Naga Sadhu, vivono nudi e coperti di cenere, ma sono visibili soltanto in occasione di celebrazioni come il Khumb Mela. La nudità dei monaci giainisti spesso crea problemi di ordine pubblico. Anche se la società indiana è largamente tollerante in materia di pratiche religiose, si sono verificati diversi incidenti. Spesso è necessaria la scorta della polizia quando attraversano i centri urbani nel loro continuo peregrinare. E' successo a Bangalore, il polo informatico indiano, che è un punto di passaggio obbligato per gli asceti diretti a Shravanabelgola, il santuario giainista più famoso nel sud dell'India. In alcuni casi, il centralino delle forze dell'ordine è stato inondato di chiamate di cittadini allarmati dopo aver visto "uomini nudi" camminare in strada.
sabato 18 maggio 2013
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