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lunedì 25 aprile 2016

India: antica moschea in Kerala 'apre' alle donne

Su Ansa

Per la prima volta un'antica moschea nel sud dell'India permetterà l'ingresso alle donne sull'onda delle proteste di associazioni femministe contro le discriminazioni praticate nei templi induisti. Lo riferisce l'emittente privata Ndtv. La decisione è stata presa dalle autorità della Juma Masjid, costruita nell'VIII secolo a Thazhathangadi, nel distretto di Kattayam e che è considerata una delle più antiche dell'India. La moschea è nota sia ai fedeli che ai turisti per la sua architettura, gli intarsi in legno e le decorazioni degli interni. Da tempo alcuni comitati locali avevano fatto pressione per abolire l'antiquato divieto che vieta alle donne di entrare nel luogo sacro. Il permesso sarà per ora limitato alle due prossime domeniche e non riguarda il rituale religioso. "Non permetteremo che donne e uomini preghino insieme - ha detto alla televisione il responsabile Maulavi Siraj-ud-din Hassan -. Per quello c'è un'area separata all'interno della moschea per le fedeli donne". "Ma le coppie di turisti che arrivano da tutto il mondo - ha continuato - potranno ora visitare la moschea e ammirare le sue bellezze". Una ventina di giorni fa alcune attiviste, dopo mesi di battaglie legali e proteste pubbliche, erano entrate per la prima volta in un tempio induista in Maharashtra rompendo così un tabù plurisecolare.(ANSA).

lunedì 11 aprile 2016

Strage in Kerala per un incendio al tempio, 110 morti Esplode deposito illegale fuochi d'artificio. Altri 400 feriti


Su Ansa
Un fuoco di artificio che come una stella cadente cade su un magazzino pieno di altri giochi pirotecnici e lo fa esplodere, poi un rogo pauroso e una pioggia di detriti sulla folla che cerca di scappare al buio in una gigantesca ressa mortale. E' finita in una carneficina una notte di festa in un tempio induista del Kerala, nell'India del sud, dove sono morte 110 persone e altre 384 sono rimaste ferite secondo gli ultimi aggiornamenti. La notte scorsa c'erano 15mila fedeli al Puttingal Devi Temple, vicino a Kollam, a 70 km dal capoluogo di Trivandrum, per assistere ad una competizione di giochi pirotecnici. Uno spettacolo seguitissimo nella zona che si tiene ogni anno in occasione di una festa religiosa. Per ironia della sorte, è una celebrazione dedicata a Kali, la dea della distruzione. La gravità della tragedia sarebbe dovuta a incredibili leggerezze da parte degli organizzatori che hanno realizzato lo spettacolo pirotecnico nonostante l'assenza di un'autorizzazione. Secondo le autorità keralesi, non avevano avuto il permesso di tenere l'evento e tanto meno di immagazzinare una vasta quantità di materiale esplosivo in un deposito all'interno del complesso sacro a contatto con il pubblico. Da una prima ricostruzione, la potente deflagrazione, che si è udita a un chilometro di distanza è stata causata da un fuoco di artificio che è caduto sul magazzino dove c'erano circa 150 kg tra petardi e altri giochi pirotecnici. E' stata una scena apocalittica. L'esplosione ha causato l'interruzione della corrente e la folla non sapeva dove scappare. Diversi sono stati calpestati nella fuga, ma molti sono stati colpiti dai pezzi del magazzino che è crollato avvolto dalle fiamme. Sono stati trovati circa 40 corpi completamente carbonizzati a tal punto da non essere identificabili. I sopravvissuti hanno raccontato che la maggior parte della gente non ha avuto il tempo di scappare dai petardi che esplodevano e dall'enorme rogo che si è sviluppato dal deposito. Per il Kerala, "lo Stato che appartiene a Dio" come recita uno slogan turistico che esalta le sue bellezze naturalistiche, è stata una delle peggiori tragedie. Il premier Narendra Modi, arrivato da New Delhi con un team di medici specializzati, ha detto "che non ci sono parole per descrivere la catastrofe". Anche il vicepresidente del Congresso Rahul Gandhi e il collega di partito e 'chief minister' Oommen Chandy (noto in Italia per la vicenda dei marò) hanno fatto un sopralluogo e si sono recati a visitare i feriti e a confortare le vittime. La tragedia è successa in piena campagna elettorale in vista delle elezioni di metà maggio per il rinnovo dell'assemblea legislativa. Come vuole la prassi, per ogni vittima è stato stanziato un risarcimento che ammonta a 1,2 milioni di rupie (oltre 15mila euro) tra quello concesso dallo Stato centrale e quello delle autorità keralesi. Il 'chief minister' Chandy ha inoltre annunciato una commissione di inchiesta che dovrà riferire entro sei mesi. Intanto la polizia punta il dito contro gli organizzatori dello spettacolo pirotecnico che non avevano avuto i permessi. Si tratta di una società composta da padre e figlio. Entrambi sono all'ospedale. Alcuni responsabili del tempio sarebbero invece scappati dopo la tragedia, secondo l'agenzia di stampa Ians. La polizia ha aperto un'inchiesta contro di loro.

sabato 14 febbraio 2015

Maro', intervista a Freddy Bosco, 'potevo morire io'

Su ANSA

BEYPORE-CALICUT (KERALA), 14 FEB - "Gelastine mi aveva appena dato il cambio al timone quando e' stato colpito dal proiettile. Dieci minuti prima c'ero io al suo posto. Avrei lasciato un figlio di quattro mesi". A parlare e' Freddy Bosco, proprietario del peschereccio St.Antony, che quel pomeriggio del 15 febbraio 2012 si era avvicinato di circa 200 metri alla petroliera italiana Enrica Lexie, in navigazione al largo dello stato indiano meridionale del Kerala, quando i maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone aprirono il fuoco per respingere un sospetto attacco di pirati. Nell'incidente morirono due degli undici pescatori a bordo del peschereccio: Gelastine Valentine e Ajesh Binki.
In occasione del terzo anniversario, l'ANSA lo ha incontrato nel porto di Beypore, vicino a Calicut, la citta' del Kerala famosa per lo sbarco dell'esploratore portoghese Vasco De Gama nel 1498, dove lavora come capitano di un altro peschereccio, il 'Three Star' non piu' di proprieta', ma affittato per la stagione di pesca. "Ero sdraiato dietro il timoniere - racconta - quando ho sentito gli spari provenienti da due persone sul ponte di comando della nave. Gelastine e' stato colpito alla tempia da un proiettile che e' entrato dal finestrino aperto". Seduto al timone, Freddy, che ora ha 37 anni e un secondo figlio di sei mesi, ripercorre quei tragici momenti. "Dopo che Gelastine si e' accasciato, ho spinto la leva del motore alla massima potenza e ho invertito la rotta. E' arrivata un'altra raffica che ha colpito Binki che era andato a fare i bisogni a poppa. L'ho sentito esclamare "Amma", che in tamil vuol dire 'madre'". L'incidente e' avvenuto all'incirca alle 4.30 del pomeriggio. "Per arrivare al porto di Neendakara ci abbiamo messo cinque ore - spiega - dopo essere stati fermi circa un'ora per riparare il motore che si era guastato dopo l'improvvisa accelerazione". In una concitata intervista alla tv locale Venad News, spesso citata dai media italiani, emerge un altro orario, le 21.30. Ma questa, precisa "e' l'ora in cui sono sbarcato a terra ". Nel 2012 aveva ricevuto dal governo italiano 1,7 milioni di rupie (all'epoca circa 25 mila euro) in base ad un accordo extragiudiziale in cui si impegnava a ritirare la sua causa contro l'Enrica Lexie. "Ho speso quasi tutti i soldi in spese legali - dice - e non sono riuscito a comprare una nuova barca". "Io non ho nulla contro i due militari italiani - aggiunge - penso soltanto che hanno agito da irresponsabili e cosi' hanno rovinato la vita a quattro famiglie. Mi chiedo perfino se erano ubriachi". Ma non c'e' risentimento: "Non e' vero che mi sono opposto quando il signor Massimiliano ha chiesto un permesso di andare in Italia per curarsi. Sono stato vittima dell'avidita' di alcuni avvocati a New Delhi che hanno presentato un ricorso a mia insaputa". Dopo le disavventure legali, Bosco si e' affidato a un nuovo avvocato, un suo conoscente, Ripple Hamza, che ha un'esperienza internazionale in diritto marittimo e che cerchera' di ottenere il risarcimento di tutti i danni causati dalla perdita della barca e di tre anni di mancato lavoro. Contattato dall'ANSA, il legale ha detto che "il suo cliente e' in grave difficolta' economica e che nessuno vuole piu' lavorare con lui a Neendakara". Per ora e' in attesa di "vedere quali saranno le prossime mosse del governo italiano". Hamza e' convinto che la migliore soluzione sia affidarsi a un tribunale internazionale in base alla convenzione dell'Onu sul diritto marittimo (Unclos) e in quel caso ci sarebbe la possibilita' per il pescatore di reclamare i suoi diritti come parte lesa. "Per due anni non ho piu' pescato - continua Freddy - ho ripreso a lavorare lo scorso anno a Kochi e poi ora qui a Beypore con questa barca e 12 uomini". Nel suo equipaggio, in partenza per la pesca allo squalo al largo di Goa (tre giorni di navigazione a nord), ci sono anche due 'sopravvissuti' che erano sul St. Antony, Kinserian e Johnson, entrambi del Tamil Nadu, lo stato da cui lui stesso proviene. "Mio padre era un pescatore come lo era mio nonno, io ho iniziato a 15 anni e non sono andato a scuola. Per i miei figli sara' diverso - dice - Voglio lavorare ancora cinque anni in mare e poi basta, cerchero' un altro lavoro meno faticoso".

Maro', peschereccio St. Antony lasciato a marcire in Kerala

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NEENDAKARA (KERALA), 14 FEB - Il peschereccio St.Antony si trova ancora sotto sequestro della polizia nel porto di Neendakara, nello stato indiano meridionale del Kerala, dove era giunto la sera di quel tragico 15 febbraio 2012, ma e' ormai un relitto lasciato a marcire. Lo ha constatato l'ANSA che e' salita a bordo della barca, che si trova sulla sabbia, a pochi metri dall'acqua, in un'area periferica del porticciolo piena di escrementi umani e di cani randagi. I teloni di plastica blu' che lo coprivano si sono strappati e ora il peschereccio e' completamente in balia delle intemperie.
Era stata la National Investigation Agency (Nia), la polizia antiterrorismo che lo scorso anno aveva condotto le indagini, a chiedere di proteggere la 'prova' sottraendola cosi' anche allo sguardo dei curiosi. Dalla perlustrazione e' emerso che lo scafo in legno e' in avanzato stato di degrado, gli strumenti della cabina di pilotaggio sono arrugginiti e il tettuccio di poppa e' parzialmente crollato. In quest'ultimo, pero', e' ancora ben visibile il foro di un proiettile che ha trapassato il legno dall'alto al basso. "Non abbiamo I soldi per sostituire i teloni" ha detto semplicemente un agente della polizia portuale, interpellato a proposito dello stato di abbandono della barca, che e' uno degli elementi chiavi nell'inchiesta a carico dei maro'. Nell'estate del 2012, il peschereccio, allora attraccato a una banchina, era quasi affondato ed era stato salvato in extremis dal proprietario, Freddy Bosco, che lo aveva tirato fuori dall'acqua a proprie spese. Curiosamente, poi, nel dicembre del 2012, la polizia aveva anche deciso di rafforzare la sicurezza intorno alla barca dopo un allarme dei servizi segreti preoccupati di un presunto "attacco dal mare". Ma ora non sembra piu' esserci una rigida sorveglianza da parte del piccolo commissariato situato a circa 50 metri. Nel porto di Neendakara, a circa dieci chilometri dalla cittadina di Kollam, operano circa 3 mila pescherecci e ogni giorno si tiene un importante mercato ittico. Ma pochi pescatori sembrano ormai ricordarsi del peschereccio di Bosco, che spicca da lontano come un relitto fantasma, in mezzo a una selva di barche piu' piccole. (ANSA).

martedì 11 marzo 2014

Reportage/ Peschereccio St Antony sta marcendo, polizia lo impacchetta

Su ANSA


NEENDAKARA (KERALA), 10 MAR - Il peschereccio St.Antony, teatro dell'incidente che ha coinvolto i due marò e in cui sono morti due pescatori indiani, e' ancora in stato di sequestro nel porto di Neendakara, nello stato meridionale del Kerala, ma a distanza di due anni e' in avanzato stato di degrado a causa delle intemperie e dell'incuria in cui e' tenuto. Per proteggerlo dalle imminenti piogge monsoniche, la polizia locale lo ha interamente avvolto con teli di plastica blu. "Dato che il legno stava marcendo e la struttura si stava rapidamente deteriorando - ha detto all'ANSA un poliziotto del commissariato che si trova all'interno del porto - e' stato deciso di coprire la barca con la plastica". L'imbarcazione si trova sulla sabbia, poco fuori dall'acqua. Dal telone traspare un pezzo dello scafo ormai molto deteriorato. E' circondata da altre barche piu' piccole usate saltuariamente dai pescatori. Nell'estate del 2012, il peschereccio, attraccato a una banchina, era quasi affondato ed e' stato salvato in extremis dal proprietario, Freddy Bosco, giunto apposta dal Tamil Nadu, suo Stato di origine, dove era tornato subito dopo l'incidente. In un'intervista all'ANSA, Freddy aveva detto che non aveva piu' voluto usare il peschereccio perche' temeva che la polizia lo accusasse di cancellare le prove, cioe' i fori dei proiettili. Secondo gli agenti, la protezione e' stata aggiunta dopo che la barca e' stata ispezionata dalla National Investigation Authority (Nia), la polizia speciale che ha condotto la nuova inchiesta sul caso e che e' ora contestata dai due fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone con una nuova petizione alla Corte Suprema. Lo scorso dicembre, la polizia del Kerala aveva anche deciso di rafforzare la sicurezza intorno alla barca dopo un allarme dei servizi segreti preoccupati di un presunto "attacco dal mare". "Da allora - spiega ancora il poliziotto mostrando un registro dei turni - abbiamo incaricato un agente di sorvegliare la barca 24 ore su 24 e piazzato una telecamera sul tetto del commissariato in modo da controllare ogni movimento sospetto". Gli uffici del commissariato sorgono a circa 50 metri dal peschereccio sequestrato. Nel porto di Neendakara, a circa dieci chilometri dalla cittadina di Kollam, operano circa 3 mila pescherecci e ogni giorno si tiene un importante mercato del pesce. Anche se sono passati oltre due anni, quasi tutti ricordano l'incidente della Enrica Lexie e le vicende giudiziarie a New Delhi. Appena ne parlano indicano con il dito la grande sagoma blu del St. Antony, circondato da alte erbacce e nugoli di cani randagi. 

sabato 6 luglio 2013

Maro', peschereccio St.Antony esiste ancora, ma e' in pessime condizioni

Pubblicato su ANSA
Foto ANSA - Il peschereccio nel porto di Neemdakara - Kollam

NEW DELHI, 5 LUG - Il peschereccio St. Antony, che contiene degli indizi chiave nell'inchiesta contro i maro', e' ancora nel porto di Neendakara, nello stato indiano meridionale del Kerala, ma e' in pessime condizioni a tal punto che molti fori dei proiettili non sono piu' visibili. Da quanto ha appreso l'ANSA da una fonte sul posto, l'imbarcazione e' stata tirata fuori dall'acqua e si trova sull'arenile a circa 50 metri dalla stazione della polizia del porticciolo dove la sera del 15 febbraio 2012 era arrivata con i due pescatori morti dopo l'incidente con la petroliera Enrica Lexie. Come mostrano alcune immagini in possesso dell'ANSA, lo scafo e' gravemente deteriorato dalle intemperie e dalla pioggia monsonica. Alcune indiscrezioni circolate di recente in Italia indicavano che il relitto era stato distrutto. La barca e' una prova fondamentale per le nuove indagini condotte dalla polizia anti terrorismo della Nia e poi per il processo del ''tribunale ad hoc'' che dovra' giudicare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il peschereccio si trova sotto la custodia della Guardia costiera insieme ad altre barche sequestrate. ''Per avvicinarsi occorre chiedere un permesso - spiega Aneesh Das, reporter dell'edizione locale del quotidiano Indian Express - mentre la cabina e' chiusa da un lucchetto''. Il tettuccio esterno, dove (fino a un anno fa) era visibile il passaggio di un proiettile, e' ancora intatto. Nel giugno dello scorso anno, dopo l'arrivo del monsone estivo, la stampa locale aveva rivelato che il St.Antony stava per affondare nel porticciolo situato nei pressi della citta' di Kollam, chiuso durante la stagione della pioggia. ''La barca, che era gia' molto malmessa prima dell'incidente, si era riempita di acqua - ricorda Aneesh che era stato uno dei giornalisti dello scoop - e quando la polizia aveva cercato di tirarla fuori, la prua si era insabbiata. Dopo alcuni sforzi inconcludenti, gli agenti avevano chiesto l'aiuto del proprietario Freddie Bosco. Sono state chiamate delle persone competenti che erano riusciti a sollevare lo scafo e a portarlo sulla riva dove si trova ora''. Il peschereccio era stato dissequestrato il 10 maggio del 2012 in seguito a una petizione di Freddie che voleva tornare a lavorare in mare. Un tribunale locale chiamato ''chief judicial magistrate court'' di Kollam gli aveva permesso di usare l'imbarcazione ma a condizione che non fossero manomesse le preziose prove, cioe' i segni dell'impatto dei proiettili. ''Intimorito dalle condizioni imposte dei giudici e anche perche' il motore non funzionava piu' - racconta ancora il giornalista - Freddie aveva preso le reti e altro materiale a bordo e aveva abbandonato la barca'. Sembra poi che ''nessuno voleva lavorare piu' su quel peschereccio dopo quello che era successo''. Da allora il pescatore e' tornato nel suo villaggio, nei pressi di Kanyakumari, nello stato del Tamil Nadu. Secondo Aneesh (che lo ha sentito al telefono di recente) vorrebbe comprare una nuova barca, ma non ha abbastanza soldi nonostante il risarcimento di 25 mila euro ottenuto dal governo italiano. Parte di questo denaro sarebbe infatti stati speso per pagare gli avvocati. Anche gli altri otto compagni di pesca sopravvissuti, Kinserian L, Martin D, Hilari S, Franics P, Clement Y, Johnson B, Muthappan T and Michael Antony, si trovano in Tamil Nadu e da allora non si sono piu' avventurati in alto mare. ''Freddie mi ha detto che pescano all'amo lungo la costa e che guadagnano molto poco'' conclude il reporter indiano.

martedì 8 gennaio 2013

MARO- INTERVISTA/Ministro degli Esteri promette a Italia di accelerare sentenza della Corte Suprema

Questa e' la mia intervista al ministro indiano degli Esteri Salman Khurshid per l'Ansa:


(dell'inviata Maria Grazia Coggiola) (ANSA) - KOCHI (INDIA), 08 GEN - Il ministro indiano degli Esteri, Salman Khurshid, ha promesso all'Italia una "rapida" sentenza della Corte Suprema sul caso dei marò e ha ringraziato il governo di Roma "per rispetto dei patti" presi prima di Natale quando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati autorizzati a lasciare l'India per un permesso speciale di due settimane. In un'intervista all'ANSA da Kochi, in Kerala, il capo della diplomazia indiana ha sottolineato il comportamento "lodevole" dei due militari e della diplomazia italiana. "E' stata una prova importante che ha rafforzato la fiducia nel nostro sistema e in quello italiano" ha detto insistendo in particolare sul carattere "eccezionale" della licenza natalizia concessa dall'Alta Corte del Kerala. "Abbiamo apprezzato il fatto che il vostro ministero degli Esteri al più alto livello - ha precisato - ci abbia fornito una garanzia che poi è stata puntualmente rispettata". Il ministro, che prima del rimpasto di governo dello scorso ottobre era a capo del dicastero della Giustizia, ha partecipato insieme al primo ministro Manmohan Singh al convegno annuale della diaspora indiana che conta 25 milioni di emigrati, soprattutto keralesi nei Paesi del Golfo. Ma prima di ripartire per New Delhi, ha voluto assicurare che "farà tutto il possibile" per accelerare la vicenda giudiziaria. "Spero davvero che la sentenza della Corte Suprema arrivi molto presto così come è stato richiesto" ha dichiarato davanti a una tazza di té nella suite dell'hotel Le Meridien, a oltre dieci chilometri dalla borgata di Fort Kochi dove si trovano i marò in libertà vigilata dietro cauzione. "Capisco che in Italia c'é stata una forte pressione sul governo - ha riconosciuto a proposito del pressing di Roma per avere il verdetto del massimo organo giudiziario prima della pausa natalizia. "Ma questa è una sventurata circostanza che deve essere risolta attraverso una procedura legale. Sono ragionevolmente fiducioso che questa procedura sarà condotta in maniera veloce e corretta". Ha poi riconosciuto - ed è la prima volta che un'esponente del governo dell'India lo ammette - che "troppo tempo è passato" da quando il giudice Altamas Kabir si è riservato il giudizio lo scorso 4 settembre. "Stiamo cercando di fare tutto il possibile perché le procedure si svolgano nel modo più rapido possibile. E questo è quello che chiederemo alla Corte di fare". Khurshid è inoltre convinto che "l'opinione pubblica in Italia ha ora più fiducia nel sistema giudiziario indiano" dopo il sì alla licenza, un gesto, ha ribadito "che non ha precedenti". "Sono molto contento - ha aggiunto - che l'accordo abbia funzionato bene. Anche i due imputati coinvolti hanno agito in maniera molto apprezzabile". Il capo della diplomazia di New Delhi ha poi smentito il braccio di ferro tra governo centrale e il governo del Kerala guidato dal "chief minister" Oommen Chandy (dello stesso partito del Congresso). "Il giudizio sui reati è di competenza degli Stati e quindi è il Kerala che deve giudicare, ma non penso che esprimerà ulteriori opinioni, salvo quella che il processo sia rapido". "Il governo keralese era molto preoccupato - ricorda concludendo poi con una battuta che allude alle forti resistenze a livello locale - e di sicuro non è stato facile per Chandy autorizzare la partenza dei militari italianì".(ANSA)

lunedì 7 gennaio 2013

MARO'- Passeggiate e letture tra la calma di Fort Kochi

KOCHI (INDIA), 07 GEN - Passano lentamente le giornate nell'antica borgata di Fort Kochi, tra il caldo appiccicoso e i risciò a motore che assediano i turisti stranieri per portarli nei negozi di spezie. Arrivati quattro giorni fa dall'Italia, i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, hanno ripreso i consueti ritmi di "prigionieri" in libertà dietro cauzione nel loro hotel chiuso da un alto muro bianco che sembra quasi una fortezza come suggerisce il suo nome, Eight Bastions. Le giornate dei due militari trascorrono tra esercizi in palestra, rare passeggiate nel circondario e sul lungomare, sempre scortati dallo staff della Difesa, e tante letture. All'ANSA Latorre ha confidato: "Per la prima volta nella mia vita ho scoperto il piacere della lettura". A cui va aggiunto, ovviamente, l'appuntamento mattutino quotidiano con la firma di presenza al Commissariato di Ernakulam, la caotica gemella di Kochi, al di là della laguna. E' probabile che l'attesissima sentenza della Corte Suprema sulla giurisdizione slitti ancora di qualche settimana. Da quanto ha appreso l'ANSA da fonti legali, l'avvocato Harish Salve, che rappresenta la Repubblica italiana, non sarà a New Delhi prima del 13 gennaio. Inoltre in questi giorni carichi di tensione per il brutale stupro a New Delhi, i giudici sono concentrati sui casi di violenze contro le donne. Il presidente della Corte Suprema, il giudice Altamas Kabir, che si deve pronunciare sulla petizione italiana, ha scritto ieri una lettera a tutti i tribunali d'appello sollecitandoli a creare delle corti di "fast track" per giudicare per direttissima gli stupratori. Dopo le pressioni esercitate prima di Natale, per ora il governo non intende prendere alcuna azione e quindi il "leit motiv" prevalente negli ambienti diplomatici è quello di una rassegnata attesa. Il clima tra i due Paesi, diventato rovente soltanto qualche settimana fa, sembra essersi disteso. Al coro di commenti positivi sulla vicenda, si è unito anche quello del ministro e scrittore Shashi Tharoor. "Entrambi i nostri Paesi sono mature democrazie e proprio per questo motivo sono convinto che si troverà una soluzione" ha detto a margine di una conferenza alla prima "Biennale di Kochi", una rassegna internazionale di arte contemporanea ispirata a quella veneziana allestita in storici edifici del commercio del pepe e delle altre spezie ai tempi di portoghesi e olandesi. Nella città portuale, una delle più popolari mete turistiche dell'India, è giunto oggi anche il primo ministro Manmohan Singh, accompagnato da diversi esponenti di governo, per inaugurare un convegno dedicato alla influente diaspora indiana nel mondo a cui partecipano oltre 2 mila delegati da circa 40 Paesi.

sabato 5 gennaio 2013

MARO', Kerala assicura processo rapido, parola del chief minister Chandy

KOCHI (INDIA), 06 GEN - C'é un deciso cambio di rotta in Kerala sulla vicenda dei marò, tornati venerdì in India dopo il permesso natalizio: i segnali arrivano dallo stesso leader dello stato meridionale Oommen Chandy. In una dichiarazione all'ANSA, durante una celebrazione a Kochi, il "chief minister" ha commentato come "molto positivo" il rientro di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e poi ha promesso "di fare il possibile per velocizzare il procedimento giudiziario". Il politico, che appartiene al partito di governo del Congresso e che ha sempre svolto uno ruolo di "falco" nella vicenda, si era opposto alla concessione della licenza richiesta dagli italiani all'Alta Corte del Kerala per paura che non rientrassero più. "Non c'é nulla di personale tra me e i militari o tra me e l'Italia - ha aggiunto -. Abbiamo sollevato il dubbio che non tornassero indietro e per questo abbiamo chiesto al governo di New Delhi di farsi garante del loro ritorno. Il ministro indiano degli Esteri si è quindi preso lui stesso la responsabilità di questa decisione". Chandi non si è però voluto esprimere sul verdetto in sospeso alla Corte Suprema di New Delhi sul ricorso italiano in merito alla giurisdizione territoriale che - si ipotizza - dovrebbe arrivare nelle prossime settimane. Secondo il legale Vijaya Bhanu, che difende i marò in Kerala, "ci sono buone possibilità che possa essere favorevole" ma "ci vuole tempo per una pronuncia del genere data la complessità della materia che rappresenta un precedente nel diritto marittimo internazionale". A proposito dell'intricata vicenda giudiziaria, il quotidiano The New Indian Express, ricordava ieri che presso l'Alta Corte del Kerala giace ancora una petizione italiana "pendente" in cui si chiede la traduzione in italiano degli atti processuali per garantire i diritti dei due marò che non sanno l'inglese. I giudici si devono ancora pronunciare sulla richiesta e nel frattempo hanno ordinato lo stop del processo di primo grado per omicidio, che si tiene a Kollam. I due militari dovranno presentarsi davanti al giudice istruttore il prossimo 15 gennaio, ma sarà soltanto per la notifica del rinvio. Intanto la seconda giornata nel borgo di Fort Kochi, antico centro di commercio delle spezie, è passata tranquilla per i marò che solo raramente escono dal loro hotel se non per firmare al commissariato di polizia ogni mattina dalle 10 alle 11. L'albergo a cinque stelle in stile coloniale, chiamato Eight Bastion (gruppo Cgh Earth), si trova un po' isolato rispetto alle mete turistiche classiche che sono la chiesa di San Francesco, la prima costruita dai portoghesi (dove fu sepolto Vasco De Gama prima di essere trasferito a Lisbona) e le panoramiche "reti da pesca cinesi" sul lungomare. Domani nella città portuale, che è una delle mete favorite dal turismo straniero in India, arriveranno il primo ministro Manmohan Singh e il presidente della Repubblica Pranab Mukherjee per un'importante conferenza dedicata alla diaspora indiana.

giovedì 19 luglio 2012

Maro', la battaglia sulla giusdizione alla Corte Suprema

Anche se con i tempi solitamente lunghi della giustizia, la Corte Suprema indiana ha mostrato di voler considerare seriamente il ricorso dell'Italia che contesta l'applicazione delle leggi indiane al caso dei due marò e chiede la sospensione del processo penale in corso a Kollam, nello stato meridionale del Kerala. Nell'udienza di oggi, una giuria di due membri del massimo organo giudiziario di New Delhi, ha ordinato allo stato indiano e al governo del Kerala di presentare la propria posizione in merito alla petizione italiana. E poi ha rimandato al prossimo 8 agosto la valutazione su un eventuale congelamento del procedimento contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per l'accusa di duplice omicidio. La tesi sostenuta dagli italiani è che non è possibile lo svolgimento di un regolare processo come quello istruito dal tribunale di Kollam finché non si definisce la "madre di tutte le cause" e cioé quella sulla giurisdizione da applicare al caso. I marò contestano l'applicazione del codice penale indiano perché il reato è avvenuto in acque internazionali, su nave italiana e ha coinvolto personale militare in servizio anti pirateria previsto da convenzioni internazionali, d'altra parte però, si trovano a comparire davanti a un tribunale (la prossima udienza è il 25 luglio) dovendo sottostare alle stesse leggi che contestano. Il ricorso discusso oggi, il secondo pendente alla Corte Suprema, è diretto a ribaltare il giudizio dell'Alta Corte del Kerala che lo scorso 29 maggio con una sentenza di 60 pagine aveva respinto tutti gli argomenti del team legale italiano che chiedeva l'annullamento della prima denuncia della polizia del porto di Neendakara contro i marò per "mancanza di giurisdizione". A sostegno delle tesi italiane - almeno simbolicamente - ci sarà ora anche il tragico incidente di lunedì dove al largo di Dubai è morto un pescatore indiano scambiato per un assalitore da una nave militare Usa e dove - almeno finora - non è stata messa in dubbio la giurisdizione americana. Nel frattempo, gli avvocati dei marò in Kerala stanno preparando il ricorso contro il rifiuto di tradurre gli atti processuali dall'inglese all'italiano. Una fonte legale ha detto all'ANSA che lunedì sarà presentato un appello all'Alta Corte del Kerala contro la decisione pronunciata due giorni fa dal tribunale di primo grado di Kollam di negare ai due marò il diritto - essenziale per un giusto processo - a leggere nella propria lingua le accuse a loro carico .

lunedì 16 luglio 2012

Maro', tribunale rifiuta traduzione in Italiano degli atti processuali

Un tribunale del Kerala, nel sud dell'India, dove e' in corso il processo a carico dei due maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ha respinto la richiesta della difesa di tradurre gli atti processuali dall'inglese all'italiano. La decisione e' stata comunicata nella seduta di oggi del dibattimento dove sono comparsi i due fucilieri giunti dalla citta' portuale di Kochi dove si trovano in liberta' vigilata. Per il team italiano e' stata una doccia fredda. In un duro comunicato il ministero della Difesa esprime disappunto per la scelta che ''va contro il diritto universalmente riconosciuto di poter aver accesso agli atti processuali tradotti nella lingua degli imputati. Viene così impedito il legittimo esercizio alla difesa da parte di Latorre e Girone: principio base di ogni Stato di diritto''. La richiesta era stata reiterata una settimana fa dal legale Rajendran Nair dopo che il giudice del tribunale di Kollam non si era pronunciato sull'argomento nonostante la lista di quattro interpreti-traduttori presentata nell'udienza preliminare del 18 giugno. I giudici hanno giustificato il diniego precisando che i legali di Latorre e Girone (che sanno solo l'italiano) conoscono l'inglese, lingua usata dalla giustizia indiana, e anche il malayalam, l'idioma del Kerala. Hanno inoltre citato a loro favore una precedenza sentenza di un altro tribunale del Tamil Nadu. La seduta e' stata quindi aggiornata di una settimana al 25 luglio. Tuttavia, secondo quanto annunciato dallo stesso ministero della Difesa, la richiesta di traduzione sara' avanzata alla Corte Suprema di New Delhi, il massimo organo giudiziario indiano, dove tra due giorni e' prevista una audizione in merito al ricorso sull'applicabilita' delle leggi indiane al caso dei due maro'. A questo proposito, il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura ha ribadito oggi che l'incidente della Enrica Lexie rientra nell'ambito del diritto internazionale e che i due maro' devono essere processati in Italia. Lo ha fatto commentando l'uccisione di un pescatore del Tamil Nadu e il ferimento di altri tre ieri al largo di Dubai da parte di militari Usa a bordo di una nave cisterna della Quinta Flotta in servizio nel Golfo Persico. Il governo indiano ha subito attivato tutti i canali diplomatici e ha chiesto oggi di fare piena luce sull'accaduto sia agli Usa che gli Emirati Arabi Uniti. ''Come abbiamo sempre sostenuto, incidenti come questo - ha detto de Mistura - possono capitare a chiunque. Questa e' una triste occasione per ricordare a New Delhi che deve essere applicato il diritto internazionale e che i militari italiani vanno giudicati a casa loro''.

sabato 28 aprile 2012

Enrica Lexie, chiuse le cause civili dopo conciliazione

Con la ratifica dell'accordo di conciliazione con il proprietario del peschereccio St.Antony all'Alta Corte del Kerala, si chiude l'aspetto civile della vicenda dei marò, dopo il risarcimento dei giorni scorsi alle famiglie dei pescatori uccisi. E già lunedì prossimo l'Enrica Lexie potrebbe ripartire per l'Italia. Si sono infatti ritirate tutte le persone che si erano costituite parte civile nei vari procedimenti in corso contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e contro il rilascio della petroliera. "Le complesse procedure per il deposito degli accordi e la consegna degli assegni agli eredi dei due pescatori uccisi e al proprietario del peschereccio sono state concluse in diverse tappe questa settimana davanti al giudice di pace e all'Alta Corte del Kerala" ha detto una fonte che segue la vicenda. Si chiude quindi un'importante fase per quanto riguarda i processi per cause civili - mentre va avanti il procedimento penale - e soprattutto per il via libera della nave bloccata al largo di Kochi. "Si spera che lunedì prossimo la Corte Suprema a New Delhi dia il suo parere favorevole alla partenza visto che non c'é più un'opposizione da parte delle famiglie delle vittime" ha aggiunto. In base ai tre accordi di conciliazione, i familiari dei due pescatori e il proprietario del peschereccio Freddy hanno accettato delle somme di denaro come "un gesto di buona volontà". Al pescatore le autorità italiane hanno consegnato la somma di 1,7 milioni di rupie (circa 25 mila euro) come risarcimento per i danni subiti alla sua attività di pescatore e all'imbarcazione. Mentre ai familiari dei pescatori uccisi sono andati di 10 milioni di rupie (circa 150 mila euro) ciascuna come "donazione ex gratia". "Il governo italiano - ha proseguito la fonte - ha mantenuto fede alla promessa di mostrare la sua solidarietà a chi ha sofferto così tanto in questa vicenda". Ma ciò non vuol dire che "ci sia stata un'ammissione di responsabilità da parte nostra" oppure "che ci sarà un'influenza positiva sul processo penale che va comunque avanti" ha detto ancora. E' tuttavia importante sottolineare che nel caso di Freddy c'é anche una diretta conseguenza sulla denuncia che lui stesso, come testimone oculare, aveva presentato alla polizia di Neendakara quando è giunto in porto con i cadaveri dei due colleghi a bordo. Davanti al giudice, Freddy ha fornito una versione dei fatti leggermente diversa in cui risulta che non è più un "diretto accusatore", anche se nella denuncia iniziale del 15 febbraio si era soltanto limitato a dire di aver visto una nave "di colore rosso e nero" non specificando se fosse la Enrica Lexie.

lunedì 23 aprile 2012

Enrica Lexie, appello dei due maro' a Corte Suprema

Si è sciolto un altro nodo nell'intricata matassa della vicenda dell'Enrica Lexie: oggi la Corte Suprema di New Delhi ha ammesso un ricorso per incostituzionalità dell'arresto dei due marò accusati di aver ucciso due pescatori al largo dello Stato indiano del Kerala. I giudici del massimo organo giudiziario hanno mostrato di voler prendere "sul serio" le obiezioni dell'Italia sull'illegalità della detenzione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: i due, sostiene da sempre Roma, sono militari in servizio anti pirateria e l'incidente è avvenuto in acque internazionali. La Corte ha chiesto al governo indiano e allo stato del Kerala di comparire nella prossima udienza dell'8 maggio per esporre le loro tesi. Dopo l'accordo sull'indennizzo ai familiari delle due vittime e l'eventualità della partenza a breve tempo della petroliera ancorata al largo di Kochi, questo nuovo spiraglio potrebbe forse far sperare in un possibile rilascio dei due militari e nella loro consegna alla giustizia italiana. Parallelamente si intensifica anche l'azione della diplomazia italiana. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, oggi a Giacarta, ha incassato il sostegno del collega indonesiano Marty Natalegawa. "Capisco le ragioni di entrambe le parti. Ho ascoltato la prospettiva italiana e auspico di poterla comunicare in modo appropriato, se può essere utile all'altra parte", ha detto dopo l'incontro con il capo della Farnesina. Lunedì prossimo, tra l'altro, si prevede che il giudice istruttore di Kollam estenda di altre due settimane la carcerazione preventiva dei due marò. Sarà l'ultima volta perché il 14 maggio si esauriscono i tre mesi di fermo di polizia. A proposito dei due fucilieri, sabato scorso Latorre è stato protagonista di un "gesto eroico" all'esterno del carcere di Trivandrum quando ha soccorso un fotoreporter indiano che era caduto e stava per finire sotto un veicolo. Una foto pubblicata sui media indiani immortala il balzo del marò tarantino che si lancia contro un autorisciò bloccandolo con le mani prima che investisse Aijaz Rahi, che lavora per Associated Press e che ha poi ringraziato Latorre attraverso i familiari presenti nel penitenziario per la visita quotidiana. La decisione della Corte Suprema di oggi è stata accolta con "soddisfazione" dal team legale guidato oggi dall'avvocato Harish Salve, uno dei più famosi legali indiani classificato dal settimanale India Today "al 18esimo posto tra le persone più influenti dell'India". "Ci trovavamo davanti a tre possibilità - ha detto all'ANSA una fonte italiana -: che i giudici respingessero 'ad limina' la richiesta; che dicessero che era legittima ma che bisognava comunque attendere la fine dell'iter dell'Alta Corte del Kerala; o ancora, come è successo, che riconoscessero che la sostanza del ricorso meritava un immediato esame". L'appello è stato presentato in base all'articolo 31 della Costituzione indiana che riconosce il potere della Corte Suprema di intervenire contro violazioni fondamentali sancite dalla Carta costituzionale. Nella sua esposizione, l'avvocato Salve ha sottolineato che il governo del Kerala non è competente nel caso della Lexie perché rientra nell'ambito del diritto internazionale e delle convenzioni dell'Onu. Il legale ha poi ricordato che il reato è avvenuto in acque internazionali come, tra l'altro, ricordato a sorpresa la scorsa settimana da un Avvocato dello Stato in un'altra udienza davanti alla Corte Suprema.

mercoledì 11 aprile 2012

Enrica Lexie, attesa per verdetto su ricorso giurisdizione

Si prolunga l'attesa per la sentenza sul ricorso italiano in cui si contesta la giurisdizione indiana e per l'accesso agli esiti della perizia balistica, i due elementi cruciali per la sorte dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone detenuti in India per l'uccisione di due pescatori scambiati per pirati avvenuti lo scorso 15 febbraio. L'Alta Corte del Kerala, il massimo organo giudiziario dello stato indiano meridionale che ha sede a Kochi, non ha ancora fissato una data per pronunciarsi sull'"eccezione di giurisdizione" sollevata dagli italiani dopo la denuncia per omicidio. Venerdì sarà l'ultimo giorno utile prima che scattino le ferie giudiziarie. "La nostra speranza è che il giudice convochi la seduta per dopodomani", ha detto una fonte che segue l'inchiesta. Il calendario dell'Alta Corte prevede infatti la chiusura del Palazzo di Giustizia fino al 21 maggio. "Uno slittamento a dopo la pausa estiva sarebbe un irragionevole ritardo per la pronuncia sul ricorso", ha commentato un legale del foro di Kochi. La decisione a cui è chiamato il giudice P.S. Gopinathan è estremamente complessa e, secondo gli esperti, rappresenterà un importante precedente nel diritto internazionale marittimo. La tesi italiana è che il reato è stato commesso in acque internazionali al largo della costa del Kerala su una nave battente bandiera italiana e quindi tocca alla procura militare di Roma processare i due marò. Mentre gli indiani sostengono che il crimine è avvenuto a bordo di un peschereccio indiano e che quindi si applica la legge del luogo. Intanto c'é ancora suspense sul fronte della perizia balistica sulle armi dei due fucilieri del San Marco, conclusa la scorsa settimana e già consegnata al giudice istruttore di Kollam. I test condotti nel laboratorio della polizia scientifica di Trivandrum avrebbero identificato due fucili di marca Beretta - tra i sei in dotazione al team anti pirateria del mercantile - che hanno sparato ai pescatori sulla base della compatibilità tra le rigature delle canne e i proiettili recuperati dai cadaveri dei pescatori dopo l'autopsia. Ma i risultati dei test non sono stati ancora visionati dal team legale italiano o dagli esperti del ROS in quanto le indagini della polizia sono ancora in corso. Saranno disponibili, insieme alle altre prove, tra cui l'autopsia, solo quando si aprirà il processo a carico di Latorre e Girone. I due fucilieri dovranno comparire lunedì davanti al magistrato di Kollam per la scadenza dei 14 giorni di carcerazione preventiva ed è probabile che siano rinviati ad altre due settimane di detenzione.

martedì 10 aprile 2012

ENRICA LEXIE: MARO' COLPEVOLI SECONDO TEST BALISTICI

Dopo oltre un mese di suspense, la perizia balistica inchioda i maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti in India per l'uccisione di due pescatori scambiati per pirati. Un responsabile del laboratorio di Trivandrum ha confermato di aver identificato due fucili usati dai militari italiani a bordo della petroliera Enrica Lexie per sparare contro il peschereccio St.Antony nel pomeriggio del 15 febbraio al largo delle coste del Kerala.

La famosa ''prova del nove'' e' quindi conclusa e il rapporto e' gia' stato consegnato al magistrato di Kollam, che sta istruendo la causa contro i militari italiani. Secondo fonti che seguono l'inchiesta, le indagini della polizia potrebbero pero' durare altre due o tre settimane. E' quindi probabile che i termini di carcerazione giudiziaria che scadono lunedi' siano ulteriormente estesi prima di procedere al rinvio a giudizio.

La notizia e' stata accolta in Italia con estrema cautela dal sottosegretario agli Esteri, Staffan de Mistura, secondo il quale per un giudizio approfondito ''c'e' bisogno del rapporto ufficiale, e non di indiscrezioni di stampa''. Il diplomatico italiano, che sta seguendo ogni sviluppo della vicenda, ha aggiunto che "anche qualora, cosa non ancora confermata, si provasse che le pallottole che hanno ucciso i due pescatori fossero italiane, e uguali a quelle usate dalle forze armate italiane, rimane il fatto che, secondo noi, per quello che riguarda i nostri militari italiani, la giustizia deve essere amministrata in Italia''.

La doccia fredda per gli italiani coincide con un nuovo spiraglio di speranza per la partenza della nave ancora ancorata al largo del porto di Kochi con l'equipaggio (5 italiani e 19 indiani) e quattro maro' del team anti pirateria. La Corte Suprema, massimo organo giudiziario indiano che ha sede a New Delhi, ha ammesso oggi un ricorso dell'armatore contro un verdetto dell'Alta Corte del Kerala e convocato tutte le parti in causa, compresa la polizia locale per il prossimo 20 aprile.

A proposito di battaglie legali, in questi giorni (ma non e' ancora stata fissata una data) sempre all'Alta Corte del Kerala e' atteso anche il giudizio sul ricorso italiano che riguarda l'applicabilita' della legge indiana al crimine commesso in acque internazionali e su una nave battente bandiera italiana. La sorte dei maro' e' ormai legata a questa decisione.

Ad anticipare i risultati della perizia era stata stamattina la stampa indiana citando fonti del laboratorio della polizia scientifica di Trivandrum (Fsl) secondo le quali a sparare sono stati due fucili Beretta ARX 160 sequestrati insieme ad altre sei armi a bordo della Enrica Lexie lo scorso 25 febbraio alla presenza di due periti dell'Arma dei Carabinieri.

Sentita al telefono, la responsabile del dipartimento di balistica N.G. Nisha ha confermato i risultati delle prove condotte su otto armi (oltre ai sei fucili Beretta, due mitragliette FN Minimi di fabbricazione belga) e precisato che il rapporto sui test di tiro, la balistica e le impronte digitali e' stato consegnato al magistrato lo scorso 4 aprile. ''Abbiamo potuto identificare le due armi - ha affermato - dopo aver esaminato i proiettili recuperati dai cadaveri delle vittime che sono compatibili con le rigature delle canne di due fucili''. (ANSA).

sabato 24 marzo 2012

Enrica Lexie, ''atto di terrorismo'' secondo giudice Alta Corte Kerala

Un'osservazione shock dell'Alta Corte del Kerala, dove è in corso la battaglia legale per la liberazione dei marò e della petroliera Enrica Lexie, in cui si assimila l'uccisione dei due pescatori a "un atto di terrorismo" ha riacceso la tensione sul controverso caso giudiziario che da oltre un mese divide Italia e India. Riferendosi alle accuse contenute nella denuncia dei familiari dei pescatori Jelastine Valentine e Ajash Pink, il giudice P.S. Gopinathan ha detto che "le azioni dei due militari sono equivalenti a atti di terrorismo poiché hanno sparato contro il peschereccio senza alcun colpo di avvertimento e senza segnale di preavviso mentre i pescatori dormivano e in pieno giorno". Le parole, pronunciate nell'ambito della seduta di ieri dedicata a esaminare una petizione dell'armatore in cui si chiede il "rilascio" della nave ancorata al largo della baia di Kochi, sono state ampiamente riprese da tutti i giornali locali. Si tratta di "dichiarazioni pretestuose riportate dalla stampa indiana per alimentare un certo sensazionalismo contro i marò ", è stata la reazione di una fonte italiana che segue l'inchiesta. Non è infatti un mistero che fin dall'inizio del caso, i media indiani hanno sposato la tesi colpevolista che ha influenzato anche l'opinione pubblica. Il rifermento al "terrorismo" del giudice P.S. Gopinathan é scaturito da una discussione con l'avvocato dell'armatore, la "Fratelli D'Amato", dopo che quest'ultimo aveva negato l'applicabilità al caso della Enrica Lexie di una convenzione internazionale del 1988 sul terrorismo marittimo. Il trattato, noto come "Sua Act" (Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation) è stato invocato dai legali dello Stato del Kerala e dei familiari dei pescatori per giustificare l'applicabilità della legge indiana in acque internazionali e su una nave battente bandiera italiana. Le osservazioni "orali" non hanno alcun valore, ma potrebbero forse essere viste come un'anticipazione del verdetto che l'Alta Corte del Kerala dovrà pronunciare (in una data non ancora fissata) sul ricorso italiano sulla giurisdizione, a cui é appesa la sorte dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti nel carcere di Trivandrum. Dal medesimo giudice P.S. Gopinathan dipende anche la partenza della Lexie bloccata davanti a Kochi in attesa della conclusione delle indagini. Nella seduta di ieri è emerso che il via libera potrebbe venire quando sarà terminata la perizia balistica sulle armi dei marò (forse la prossima settimana). La prossima udienza è fissata per martedì e, secondo fonti legali, potrebbe essere decisiva per la petroliera italiana e per il suo equipaggio composto da cinque italiani e 19 indiani, più i quattro militari dell'unità anti pirateria. Intanto l'agenzia indiana Tpi ha fatto sapere che a margine del vertice sulla Sicurezza nucleare che inizia lunedì a Seul é in agenda un incontro tra il premier Mario Monti e il primo ministro indiano Manmohan Singh. "Da entrambi le parti c'é l'esigenza di parlarsi per trovare una soluzione", hanno riferito fonti diplomatiche indiane. In una telefonata all'inizio del mese, Monti aveva ricordato al premier indiano che "ogni atteggiamento da parte indiana non pienamente in linea con il diritto internazionale rischierebbe di creare un pericoloso precedente in materia di missioni internazionali di pace e di contrasto alla pirateria"

mercoledì 21 marzo 2012

Enrica Lexie, Congresso vince elezioni a Piravom, si distende clima in Kerala

Con il trionfo elettorale del partito al governo in Kerala, e' svanito oggi uno dei principali ostacoli alla soluzione della vicenda dei due maro' arrestati nel sud dell'India con l'accusa di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati. Il voto suppletivo di Piravom, centro agricolo nei pressi di Kochi, era cruciale per la sopravvivenza della maggioranza parlamentare che si era ridotta a un solo voto di differenza con i comunisti. Scampato pericolo di un terremoto politico quindi e anche respiro di sollievo per il team italiano in Kerala. ''E' una notizia positiva che speriamo spiani la strada'', ha detto il direttore generale della Farnesina, Andrea Perugini, che nei prossimi giorni vedra' il ''chief minister'' del Kerala, Oommen Chandy, per sollevare di nuovo la richiesta di un trasferimento fuori dal carcere di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La ''cella'' separata nel penitenziario di Trivandrum dove si trovano dal 5 marzo continua infatti a essere considerata ''inappropriata''. A questo proposito oggi e' arrivata l'ennesima doccia fredda. Il magistrato di Kollam, competente per il caso, ha respinto la richiesta di installare un televisore nella camera. Nonostante il rifiuto, i due militari ''hanno mostrato come di consueto una grande dignita' nell'affrontare la situazione'', ha raccontato Perugini che ogni giorno si reca alla prigione nelle ore di visita concesse ai maro'. Durante questi incontri, i due fucilieri telefonano alle famiglie In Italia. Il diplomatico, che e' in costante contatto per diverse volte al giorno con il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, ha detto che continuera' la sua permanenza in Kerala ''per assicurare ai maro' la vicinanza delle istituzioni italiane e anche per mostrare alle istituzioni locali la priorita' di questo caso''. Da ricordare poi che nel laboratorio della polizia scientifica a Trivandrum e' in corso la perizia balistica sulle armi sequestrate sulla Enrica Lexie. A questo proposito, oggi, il giudice di Kollam ha respinto una ''petizione cautelativa'' in cui gli italiani rilevavano che alcuni procedimenti avvenuti durante la prima settimana di prove, quando erano presenti i due esperti del Ros, non sono stati conformi a standard internazionali. Intanto stamattina a Piravom, centinaia di sostenitori del Congresso, guidato dall'italo-indiana Sonia Gandhi, hanno celebrato la vittoria avvenuta con un netto margine di 12 mila voti. La vittoria del candidato del Congresso, Anoop Jacob, permettera' al 'chief minister' di riguadagnare il seggio perso a ottobre con la morte del padre e di ristabilire il rapporto di 72 a 67 (un comunista si e' dimesso di recente) nell'assemblea legislativa. Secondo alcuni commentatori, a contribuire a questo successo e' stata anche la ''fermezza'' mostrata con l'arresto dei due maro' e la custodia della petroliera ancora ancorata nella baia di Kochi in attesa di una via libera della polizia e dell'Alta Corte del Kerala, che venerdi' terra' un'altra seduta per esaminare una petizione dell'armatore.

martedì 20 marzo 2012

Enrica Lexie, riscorso giurisdizione, forse una settimana il verdetto

Il ricorso presentato dall'Italia sull'applicabilità delle leggi indiane al caso dei due marò è giunto in dirittura di arrivo oggi all'Alta Corte del Kerala, il massimo organo giudiziario dello stato meridionale indiano che ha sede a Kochi. Dopo oltre due ore di dibattito, il giudice ha chiuso il procedimento senza però indicare alcuna data per la decisione. Ma fonti legali hanno riferito che si potrebbe pronunciare tra circa una settimana. Per il team legale della difesa, che lavora da oltre un mese alla causa alla "mini unità di crisi" montata all'hotel Trident, è giunto quindi il momento della verità. Se il ricorso sarà accolto, automaticamente decade la denuncia per duplice omicidio a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che dovranno quindi essere trasferiti in Italia per essere giudicati in base alle leggi italiane. Se invece sarà rigettata, gli italiani giocheranno la carta dell'appello presso la stessa Corte o addirittura alla Corte Suprema a New Delhi. Mentre a Kochi si chiudeva il sipario sulla complessa causa, a 200 chilometri di distanza, nel capoluogo di Trivandrum, i due marò "celebravano" un mese di detenzione. Il direttore centrale per l'Asia della Farnesina, Andrea Perugini, oggi ha trascorso due ore con loro nella loro speciale camera all'interno del penitenziario di Poojappura. "Come sempre li ho trovati sereni e tranquilli", ha riferito all'ANSA il diplomatico. Domani il magistrato di Kollam deciderà se concedere loro il permesso di avere una televisione, possibilmente collegata a dei canali italiani. Sul fronte della petroliera, che si trova ancora nella baia di Kochi con a bordo l'equipaggio (5 italiani e 19 indiani) più quattro marò, si erano create delle aspettative su una partenza a breve. Ma il giudice dell'Alta Corte del Kerala (lo stesso che si dovrà pronunciare sul ricorso) ha aggiornato a venerdì la seduta prevista oggi che non si è tenuta per mancanza di tempo. Stamattina la conferma del via libera da parte dal ministero indiano della Navigazione, a conclusione di una sua inchiesta sulla cosiddetta "scatola nera", aveva suscitato molte speranze sul rilascio della nave. Ma si dovrà ancora attendere il nulla osta della polizia. Domani ci sarà anche lo spoglio delle schede nel collegio elettorale di Piravom, dove sabato si è votato per un seggio parlamentare vacante. L'attesissimo verdetto potrebbero distendere il clima politico e consentire più spazi di manovra alla diplomazia.

giovedì 1 marzo 2012

Enrica Lexie, altri quattro giorni di fermo per maro'

Ancora quattro giorni di fermo di polizia per i due maro' Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, mentre continua il braccio di ferro sull'accesso degli esperti italiani alla perizia balistica fondamentale per accertare la verita' sull'uccisione di due pescatori indiani lo scorso 15 febbraio al largo delle coste dello stato meridionale indiano del Kerala. Come ha sintetizzato il sottosegretario agli Esteri italiano Staffan de Mistura, la giornata e' stata ''convulsa'' e segnata da ''alti e bassi'', ma si e' chiusa con buoni risultati. Di sicuro, la notizia che i due militari abbiano evitato la carcerazione e' considerata molto importante e anche un segnale positivo per la continuazione delle indagini in un clima di collaborazione con gli investigatori. I due maro', trasferiti oggi al tribunale di Kollam, a tre ore di auto da Kochi, trascorreranno la notte nel circolo della polizia della stessa cittadina. Si tratta di una sistemazione ''altrettanto dignitosa e sicura'' di quella precedente vicino al porto di Kochi, dove erano stati rinchiusi lo scorso 19 febbraio dopo essere sbarcati dalla petroliera Enrica Lexie. Nell'ottica di rispettare il loro speciale status, i legali degli italiani hanno chiesto inoltre che non siano trasferiti in prigione dopo il 5 marzo, data di scadenza della custodia giudiziaria, ma ''in un altro posto che non sia un centro di detenzione'', come ha riferito l'avvocato B.Raman Pillai che rappresenta gli italiani e che oggi ha accompagnato i due maro' davanti al magistrato per il prolungamento del fermo. Sempre oggi, nello stesso tribunale a Kollam, nel caldo afoso di un'aula in cui sedeva il giudice Gopakumar, e' continuata la battaglia iniziata ieri sulla perizia sulle armi prelevate dalla petroliera e che deve essere effettuata in un laboratorio della polizia scientifica a Trivandrum. Su questa 'prova regina' c'e' grandissima suspense. Oggi l'Italia ha presentato una nuova domanda per permettere l'accesso dei due carabinieri del Cis, Paolo Fratini e Luca Flebus, a tutte le fasi dei test e non solo all'apertura delle casse e dei test di tiro. Il problema da risolvere, si e' appreso, e' legato al fatto che la polizia scientifica e' autonoma rispetto alla polizia dello Stato del Kerala, e che il regolamento riguardante le perizie che si svolgono nel laboratorio scientifico di Trivandrum non autorizza presenze esterne, neppure di agenti indiani e quindi tantomeno di stranieri. Domani il giudice dovrebbe pronunciarsi sulle modalita' e sul numero di esperti. Non ci sono invece novita' di rilievo sul fronte dell'altro importante ricorso dell'Italia all'Alta Corte del Kerala, teso a dimostrare che l'incidente e' avvenuto al di fuori delle acque territoriali dove non si applica la legge indiana ma il diritto internazionale. Il tribunale, che si trova a Kochi, ha chiesto ai legali italiani di produrre altri documenti a corredo della loro richiesta e ha rinviato l'esame a domani. ''Si tratta di una decisione complicata - ha osservato De Mistura in serata - che obbliga l'Alta Corte a procedere con prudenza ed a chiedere chiarimenti''. Per quanto ci riguarda, ''continuiamo a batterci perche' i nostri maro' non solo siano trattati in modo degno ma anche conforme al loro stato di militari in servizio che facevano il loro dovere nel difendere una nave che loro ritenevano attaccata da pirati e sulla quale lavoravano anche 19 marinai indiani'', ha precisato il sottosegretario che sta seguendo da Kochi tutti gli sviluppi della complessa vicenda.