venerdì 30 gennaio 2009

Oggi 61 esimo anniversario morte del Mahatma. Scaduto il copyright sulle sue opere

Nel giorno in cui l’India commemora l’anniversario dell’uccisione del Mahatma Gandhi riemerge il dibattito sul copyright che secondo la legge indiana scadono dopo 60 anni dalla morte dell’autore. Da quest’anno i celebri scritti e i discorsi dell’apostolo della non violenza assassinato da un estremista indù a Nuova Delhi il 30 gennaio del 1948 diventano di pubblico dominio.
Pochi anni prima di morire il Mahatma aveva donato tutte le sue opere alla casa editoriale Navajivan Trust, da lui stesso creata ad Ahmedabad, la città del Gujarat, sua terra natia dove aveva stabilito la sua comunità. La fondazione ha finora pubblicato 300 volumi e raccolte di articoli, lettere e discorsi, tra cui una traduzione della sua biografia, a dei prezzi “popolari” proprio per diffondere al largo pubblico il pensiero e i valori gandhiani.
Con lo scadere dei diritti di autore dal primo gennaio di quest’anno, l’intera opera del Mahatma potrà essere fruibile liberamente senza pagare le “royalties” alla fondazione di Ahmedabad. Secondo quanto ha riportato la stampa indiana, l’istituzione non intende chiedere al governo indiano un’estensione del copyright. “Gandhi era contrario alla legge sui diritti di autore, ma era stato convinto dai suoi sostenitori a proteggere le sue opere a causa di alcuni episodi in cui il suo pensiero era stato frainteso” ha spiegato Amrut Modi, responsabile del Navajin Trust che continuerà a pubblicare i testi del padre della patria indiano.
Alcuni studiosi e seguaci di Gandhi sono però preoccupati dalla possibile “manipolazione” o libera interpretazione dei testi originali e anche dall’aumento dei prezzi dei volumi quando saranno pubblicati dalle grande case editrici internazionali.

giovedì 29 gennaio 2009

Singh ritornerà presto al lavoro per elezioni di aprile

Su Apcom
Il primo ministro Manmohan Singh potrebbe lasciare già domani l’ospedale Aiims di Nuova Delhi dove ha subito un’operazione chirurgica per l’impianto di un secondo bypass alle coronarie. L’intervento condotto sabato scorso da un’equipe medica di Mumbai sarebbe perfettamente riuscito e le sue condizioni sarebbero “eccellenti”. Secondo il bollettino dei medici, Singh “è in grado di tornare al lavoro” e potrà svolgere “un ruolo attivo” negli appuntamenti elettorali di primavera.
La convalescenza record del premier, che ha 76 anni e che in passato aveva già subito un intervento al cuore, ha messo a tacere le speculazioni su un eventuale cambio della guardia all’interno a favore del giovane Rahul Gandhi, primogenito della leader del partito del Congresso, Sonia Gandhi. Grazie al successo dell’intervento, Singh potrà partecipare attivamente alla prossima campagna elettorale per il rinnovo del parlamento nazionale che a maggio giunge al termine della legislatura quinquennale. Il voto che coinvolgerà oltre 600 milioni di indiani dovrebbe tenersi in quattro fasi dall’8 aprile al 15 maggio, ma le date non sono ancora state ufficializzate dalla Commissione Elettorale indiana che dovrebbe riunirsi la prossima settimana.
In vista dello scontro con la destra del Bjp (Partito Indiano del Popolo), la coalizione di governo guidata dal Congresso sembra essere già entrata in clima elettorale. Approfittando della riduzione della bolletta petrolifera, l’esecutivo ha deciso oggi di abbassare il prezzo di benzina e diesel rispettivamente dell’11 e del 6 per cento. Il ribasso, che è il secondo in pochi mesi, era già stato largamente anticipato come manovra per ridurre le pressioni inflattive, soprattutto sui ceti deboli che sono il serbatoio di voti del congresso e per far ripartire l’economia. Per l’anno finanziario che terminerà il 31 marzo 2009 si prevede una crescita della ricchezza del 6,8 per cento, il tasso più basso degli ultimi sei anni.

martedì 27 gennaio 2009

Mukherjee preoccupato per sofferenze dei tamil

Con 55 milioni di abitanti di etnia tamil concentrati nello stato meridionale del Tamil Nadu, l’India sta guardando con preoccupazione le ultime fasi del conflitto in Sri Lanka e soprattutto la sorte di oltre 250 mila abitanti tamil intrappolati nelle zone di guerra nel nord-est dell’isola. Il ministro degli esteri indiano Pranab Mukherjee – che regge temporaneamente l’incarico del premier Manmohan Singh convalescente dopo l’operazione per l’impianto di un secondo bypass - incontrerà stasera la leadership di Colombo in una missione a sorpresa che è concentrata soprattutto sugli aspetti umanitari del conflitto. Secondo indiscrezioni di stampa, la visita avrebbe però anche lo scopo di chiedere l’estradizione del leader ribelle Velupillai Prabakharan accusato di essere il mandante dell’assassinio dell’ex premier Rajiv Gandhi.
Da quando è stata lanciata l’offensiva dell’esercito di Colombo nelle aree controllate dalle Tigri Tamil circa due anni fa, decine di migliaia di famiglie sono state costrette a lasciare le loro case e a rifugiarsi nelle foreste, nelle chiese o in ripari di fortuna. Secondo il governo di Colombo, i ribelli avrebbero arruolato a forza i civili e in molti casi usato gli abitanti come “scudi umani”. Per via del divieto di accesso alle zone di guerra, è difficile capire quale è il bilancio delle vittime e dei feriti della massiccia avanzata di queste ultime settimane che avrebbe catturato le principali basi delle Tigri Tamil. Dopo la cattura dell’ultima roccaforte del porto di Mullaitivu, domenica scorsa, i ribelli superstiti sarebbero dispersi nelle foreste in una ristretta fascia costiera di 300 chilometri quadrati dove ci sarebbero anche migliaia di tamil in condizioni disperate, in particolare per la mancanza di medicine necessarie per curare i feriti.
“Non abbiamo simpatia per nessuna attività terroristica – ha detto il ministro Mukherjee prima di partire per Colombo – ma siamo estremamente preoccupati per le sofferenze dei civili. Dobbiamo fare qualcosa per la loro protezione e perché non diventino vittime innocenti del conflitto”. Il movimento secessionista LTTE (Liberation Tigers of Tamil Eelam) che dal 1983 si batte per l’indipendenza del nord e dell’est dello Sri Lanka, è sulla lista dei gruppi terroristici non solo dell’India, ma anche di Stati Uniti e Unione Europea.
Per il governo di Delhi ci sono anche delle considerazioni di carattere politico ed elettorale. Il partito del Congresso, guidato da Sonia Gandhi, dovrà affrontare le elezioni generali il prossimo maggio. Tra i partiti alleati della coalizione (già orfana dei comunisti usciti dopo l’accordo sul nucleare con gli Usa) c’è un influente partito del Tamil Nadu che ha minacciato di ritirarsi dalla maggioranza per protestare contro la massiccia offensiva militare del governo di Colombo contro la minoranza tamil.
L’altro obiettivo della missione di Mukherjee, non confermata a livello ufficiale, sarà quello di discutere dell’eventuale estradizione di Prabhakaran, il capo ribelle che potrebbe essere nascosto in un bunker sotterraneo nella giungla. I militari cingalesi starebbero stringendo il cerchio intorno al carismatico guerrigliero del LTTE che è ricercato da Nuova Delhi per l’assassinio di Rajiv Gandhi, morto nell’esplosione di una donna tamil kamikaze durante un comizio nel 1991 nello stato del Tamil Nadu. Il figlio di Indira Gandhi e marito di Sonia sarebbe stato ucciso dalle Tigri Tamil per vendicare la sua decisione - presa nel 1987 quando era premier - di inviare un contingente militare in Sri Lanka per una missione di pace che si rivelò un completo fallimento.

giovedì 22 gennaio 2009

Singh, probabile intervento al cuore. Dubbi su ricandidatura

Il primo ministro indiano Manmohan Singh dovrà sottoporsi a un intervento al cuore secondo quando gli hanno consigliato i medici dopo un test effettuato oggi all’All India Institute of Medical Sciences di Nuova Delhi che ha rilevato un blocco alle coronarie. Il premier-economista che ha 76 anni aveva già subito un’angioplastica quattro anni fa, mentre nel 1990 era stato operato nel Regno Unito per l’impianto di un bypass.
Le condizioni di salute di Singh, che potrebbe essere ricoverato già nei prossimi giorni, hanno sollevato nuovi dubbi sulla possibilità di un secondo mandato nelle elezioni legislative di aprile-maggio. Il partito del Congresso, che dal 2004 guida una coalizione di centro-sinistra, non ha annunciato per ora nessun altro candidato ufficiale al posto di primo ministro lasciando intendere che in caso di vittoria l’economista “dal turbante azzurro” rimarrebbe al timone del Paese. Di recente si sono però fatte insistenti le voci sull’ascesa di Rahul Gandhi, primogenito di Sonia e suo delfino politico, che dal 2007 guida l’ala giovanile del Congresso e che è considerato come il capofila di una nuova generazione di politici più idonea a rappresentare una nazione dove il 50 per cento della popolazione ha meno di 25 anni. Il trentottenne Rahul, eletto in Parlamento nel 2004, è particolarmente popolare nelle vaste campagne indiane soprattutto grazie ai suoi “pernottamenti” a casa di famiglie di “intoccabili”. Un paio di settimane fa il ministro degli esteri Pranab Mukherjee, rispondendo ai giornalisti, aveva detto: “non è lontano il giorno in cui Rahul Gandhi diventerà primo ministro”. Aveva anche tracciato un parallelo con il padre Rajiv, che era salito al potere appena quarantenne dopo l’assassinio della madre Indira. Mukherjee è considerato particolarmente vicino alla famiglia della dinastia dei Nehru-Gandhi che ha dominato la maggior parte della vita politica dell’India moderna. Ma secondo alcune indiscrezioni di stampa il giovane Rahul potrebbe ereditare le redini del potere da Singh dopo un paio di anni di “apprendistato”. La stessa Sonia sarebbe più favorevole a un rinnovo del mandato di Singh, il “tecnico” che lei stessa ha scelto nel 2004 dopo la vittoria elettorale quando rinunciò a ricoprire la poltrona di primo ministro seguendo la sua “voce interiore”. L’economista di Harvard, fautore della prima ondata di riforme di mercato negli anni Novanta, ha una solida reputazione di integrità e onestà politica che lo hanno reso popolare in un Paese dove la corruzione è dilagante. Tra i successi più importanti del quinquennio di Singh spicca l’accordo con gli Stati Uniti sul commercio di tecnologia nucleare che dopo tre decenni di sanzioni permette all’India di entrare a pieno titolo nel ristretto club delle potenze atomiche pur non avendo mai aderito al Trattato di Non Proliferazione.
Secondo alcuni sondaggi, il Congresso appare in vantaggio sul rivale del partito dell’opposizione indo nazionalista del Bjp (Bharatya Janata Party o Partito Popolare Indiano) che ha come candidato l’ottantatreenne Lal Krishna Advani, sostenitore dell’identità indù e beniamino del ceto sociale medio-alto, anche se, di recente, alcuni industriali hanno affermato pubblicamente di preferire il conservatore Narendra Modi, un falco del Bjp al potere in Gujarat, uno degli stati più avanzati dell’India.

martedì 20 gennaio 2009

Pakistan, nuova strategia di Obama, aperta nuova via di rifornimento in Afghanistan

Una delle priorità di politica estera che Barak Obama dovrà affrontare nel suo primo giorno di lavoro nell’Ufficio Ovale sarà sicuramente la nuova strategia contro gli estremisti islamici in Pakistan e in Afghanistan. Non è un caso che il generale David Petraeus, responsabile del comando centrale delle forze armate statunitensi, si trovasse a Islamabad, per la seconda volta in poco tempo, con lo scopo di assicurare il supporto militare ed economico degli Stati Uniti, ma soprattutto di rafforzare la cooperazione tra Pakistan e Afghanistan per sradicare le basi dei militanti estremisti lungo il confine. La visita di Petraeus, che ha toccato anche quattro repubbliche dell’Asia centrale, è stata mirata anche a trovare una via alternativa agli approvvigionamenti alle truppe Usa e Nato in Afghanistan. Il tradizionale valico stradale del Khyber Pass, infestato di briganti, non è più affidabile dopo i ripetuti attacchi dei recenti mesi. Il generale ha annunciato di aver raggiunto un accordo con la Russia e le repubbliche confinanti per l’apertura seconda via di transito per i rifornimenti ai militari americani, il cui numero passerà entro quest’anno da 30 mila a 60 mila secondo quanto già annunciato dalla Casa Bianca.

Scoperto il bunker segreto del leader delle Tigri Tamil

Su Apcom

Continua a essere avvolta nel mistero la sorte di Velupillai Prabhakaran, il leader dei ribelli delle Tigri Tamil, ormai accerchiati dall’esercito di Colombo in una ristretta area nel nord est dello Sri Lanka. Le truppe governative hanno trovato ieri uno dei bunker segreti usati dal capo dei ribelli a Dharmapuram, località del distretto di Mullaittivu, l’ultima roccaforte dei separatisti che nelle ultime settimane hanno subito pesanti sconfitte.
Il bunker di cemento armato, con aria condizionata, era stato ricavato nel sottosuolo di un villaggio di agricoltori e l’accesso era attraverso una capanna di stuoie. Non è chiara quale sia la sorte di Prabhakaran, enigmatico leader che negli Anni Settanta ha creato il movimento dell’LTTE (Liberation Tigers of Tamil Elam) e ha guidato migliaia di guerriglieri nella lotta per l’indipendenza del nord e nord est dell’ex isola di Ceylon dove vive la minoranza tamil. Secondo l’esercito il capo ribelle potrebbe aver trovato rifugio nelle foreste oppure potrebbe essere scappato via mare sfuggendo al massiccio blocco navale organizzato davanti al porto di Mullaitivu dove si sono raggruppati i ribelli dopo la caduta della ex base di Kilinochchi e dello strategico Elephant Pass, porta di accesso alla penisola di Jaffna. Stamattina le forze governative avrebbero distrutto alcune imbarcazioni dei ribelli in una violenta battaglia navale al largo di Mullaitivu. Secondo un’altra ipotesi Prabhakaran, che ha 55 anni, di cui la maggior parte trascorsi in clandestinità, potrebbe aver lasciato lo Sri Lanka a bordo di uno dei velivoli di fabbricazione ceca appartenenti alla minuscola divisione aerea delle Tigri Tamil.
Ma sono pochi i Paesi disposti ad accoglierlo dato che l’organizzazione separatista tamil è sulla lista dei gruppi terroristi fuorilegge negli Stati Uniti, Unione Europea e India, dove Prabhakaran è ricercato per l’attentato all’ex primo ministro Rajiv Gandhi ucciso nel 1991 durante un comizio da una sospetta kamikaze tamil.

lunedì 19 gennaio 2009

Colao (Vodafone): continueremo a investire in India


Nonostante il rallentamento della crescita, Vodafone continuerà a investire in India, un mercato che con 8-9 milioni di nuovi cellulari al mese rimane uno dei più promettenti per l’industria mondiale della telefonia. Ad illustrare la strategia del colosso britannico in un convegno organizzato oggi a Nuova Delhi dalla Confindustria indiana (CII) è stato l’amministratore delegato Vittorio Colao che ha definito l’India “il gioiello della nostra espansione internazionale”.
Secondo le stime del governo, nel 2009 il pil indiano si attesterà intorno al 7 %, una percentuale di tutto rispetto in un mondo che è entrato in recessione. “Se l’India continua a crescere avrà bisogno di capitali di investimento ed è quello che Vodafone intende fare in futuro – ha detto Colao aggiungendo che “finora per ogni rupia spesa ne sono state investite due”. Un anno fa il gigante della telefonia ha acquisito il controllo di Hutch, controllata indiana del gruppo di Hong Kong Hutchison con un accordo da 11,2 miliardi di dollari. La nuova società ribattezzata Vodafone Essar è attualmente il terzo operatore di telefonia mobile in India per numero di abbonati (61 milioni a dicembre, con uno share di oltre il 17 per cento) superata di poco da Reliance e dal numero uno Bharti Airtel. Secondo Colao che lo scorso luglio ha preso il posto dell’indiano Arun Sarin ai vertici della società, i mercati emergenti come India o l’Africa sono “generatori di liquidità”, che è l’obiettivo prioritario della strategia di Vodafone soprattutto in questo momento di crisi.
Nel suo intervento al “Partnership Summit 2009”, introdotto da Sunil Bharti Mittal, suo concorrente ed ex presidente CII, l’a.d. Colao ha però evidenziato le difficoltà di operare sul mercato indiano “a causa della complessità delle regole aperte a possibili interpretazioni” e anche dal ristretto spettro di frequenze che “pregiudica la qualità del servizio”. Se vuole attirare capitali dall’estero necessari per sostenere il tasso di crescita “il governo indiano deve garantire una migliore accoglienza agli investitori stranieri” ha concluso.
La diffusione dei telefonini nelle campagne indiane rappresenta inoltre uno strumento di sviluppo. Secondo uno studio presentato stamattina da Vodafone sull’impatto socio-economico della telefonia mobile, negli stati indiani dove il tasso di diffusione dei cellulari sarà superiore al 10%, la crescita sarà di 1,2 punti percentuali più alta rispetto agli altri stati con un minor numero di telefonini.