Si moltiplicano i segnali che mostrano l’esistenza di un piano per coinvolgere i talebani, o almeno una parte di essi, in un eventuale accordo di pace in Afghanistan. Dopo che il presidente Hamid Karzai ha invitato i capi talebani moderati a sedersi intorno a un tavolo, si è venuto a sapere di un incontro segreto che si e tenuto a Dubai l'8 gennaio scorso. Alla conferenza in corso a Londra un funzionario delle Nazioni Unite ha confermato di un meeting tra l’inviato speciale per l’Afghanistan Kai Eide e i comandanti locali della Quetta Shura, una corrente reagionale dei talebani L'incontro sarebbe avvenuto grazie alla mediazione dell”Arabia Saudita e potrebbe essere il segno di un cambiamento radicale nella cosidetta strategia afgana pachistana di Obama. Una strategia che continua nei suoi piani di eliminare militanti al confine afghano pachistano. Cinque persone sarebbero state uccise ieri da missili lanciati da un aereo drone nella Cia nel
Waziristan del Nord, l’insidioso territorio tribale nord occidentale pachistano dove sorgono alcune basi degli estremisti islamici.
sabato 30 gennaio 2010
martedì 26 gennaio 2010
Sri Lanka, testa a testa tra Rajapaksa e Fonseka
E’ iniziato lo spoglio delle schede nelle elezioni presidenziali anticipate che si sono tenute oggi in Sri Lanka e che sono le prime dopo la vittoria militare sui ribelli delle Tigri Tamil. Particolarmente alta l’affluenza, oltre il 60% dei voti, e relativamente calma la giornata, a parte alcune esplosioni nella città settentrionale di Jaffna, senza conseguenze e a Vavunya, dove sono concentrati gli sfollati tamil. Secondo alcuni analisti, potrebbe essere proprio la minoranza tamil, il 12 per cento della popolazione, a fare da ago della bilancia in queste elezioni caratterizzate da un testa a testa tra l’attuale presidente, il nazionalista Mahinda Rajapaksa e l’ex capo di stato maggiore, il generale Sarath Fonseka, artefice della sconfitta dei ribelli e dell’unificazione dell’isola dopo 25 anni di guerra civile. I due candidati, rivali sul piano personale più che sui programmi politici, hanno spaccato a meta l’elettorato cingalese buddista. Ma stando ai primi risultati, l’affluenza nei territori tamil è stata particolarmente bassa. Il generale Fonseka, schierato con le forze progressiste del paese, aveva accusato Rajapaksa di intimidire gli elettori e di abuso di potere. L’ex capo dell’esercito non ha potuto votare perche il suo nome non era nel registro elettorale. Per domani, quando saranno annunciati i risultati ufficiali, qualcuno teme nuove violenze come quelle che hanno insanguinato questi due mesi di campagna elettorale,
giovedì 21 gennaio 2010
Usa-Pakistan, Robert Gates arriva a Islamabad
Nel giorno in cui Barak Obama traccia un bilancio in chiaro scuro del suo primo anno di presidenza, Robert Gates arriva a Islamabad per trattare una delle questioni più spinose lasciate in eredità al nuovo inquilino della Casa Bianca. La lotta ai talebani e ad Al Qaeda, condotta sul duplice fronte afghano e pachistano, non sembra dare i frutti sperati. In Afghanistan stanno per arrivare le nuove truppe di rinforzo, ma prima gli Stati Uniti vogliono essere sicuro che anche l’alleato Pakistan faccia la sua parte. Il messaggio che Gates nei prossimi due giorni rivolgerà alla leadership di Islamabad è quindi abbastanza chiaro. E’ necessario aprire nuovi fronti di guerra al confine afgano-pachistano e in particolare nel Nord del Waziristan. Secondo le parole di Gates, “è controproducente separare talebani afghani e pachistani” e da New Delhi dove si trovava ieri ha di nuovo agitato lo spauracchio di una guerra tra India e Pakistan nel caso di un nuovo attentato terroristico come quello di Mumbai. Il grosso problema è che il governo di Asif Ali Zardari, indebolito da vicende giudiziarie, ha parecchie rimostranze contro gli Stati Uniti. La prima è l’annosa questione dell’uso dei droni della Cia che continuano a bombardare le zone di frontiera a caccia di militanti islamici causando decine di vittime tra i civili. Secondo punto di attrito il blocco del rilascio dei visti a decine di funzionari statunitensi e altre restrizioni che denotano un certo sentimento antiamericani nonostante il maxi piano di aiuti approvato l’anno scorso da Washington.
lunedì 7 dicembre 2009
Zardari, la Corte Suprema si pronuncerà sull'amnistia del 2007
Il procedimento avviato oggi dalla Corte Suprema presieduta dal battagliero giudice Iftikar Mohammed Chaudry si presenta come una nuova spina nel fianco per il presidente Asif Ali Zardari e anche per la stabilità politica del Pakistan, principale alleato degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo islamico. Nei prossimi mesi i giudici del massimo organo giudiziario si pronunceranno sulla legittimità dell’amnistia concessa nel 2007 dall’ex generale Musharraf a Benazir Bhutto e suo marito oltre che ad altri 8000 politici coinvolti in vicende di corruzione. Il provvedimento, nota come “Accordo di riconciliazione nazionale” è scaduto a fine novembre e a nulla sono serviti i tentativi di Zardari di farlo approvare dal parlamento. Il presidente appare sempre più indebolito, anche se continua a godere del pieno sostegno degli Stati Uniti. Alcune settimane fa Zardari aveva deciso di cedere il controllo dell’arsenale nucleare al premier Yusuf Raza Gilani, sembra su pressione dell’esercito che mal sopporta la crescente ingerenza americana.
L’udienza della Corte Suprema è coincisa con nuovo attentato a Peshawar. Un kamikaze, a bordo di un risciò, si è fatto esplodere all’entrata di un tribunale della città uccidendo sul colpo tre poliziotti e due avvocati. Da quando è iniziata l’offensiva militare contro i talebani nel Sud del Waziristan, il capoluogo delle zone di frontiera nord occidentale è stato al centro di diversi attentati in cui hanno perso la vita oltre 270 persone.
L’udienza della Corte Suprema è coincisa con nuovo attentato a Peshawar. Un kamikaze, a bordo di un risciò, si è fatto esplodere all’entrata di un tribunale della città uccidendo sul colpo tre poliziotti e due avvocati. Da quando è iniziata l’offensiva militare contro i talebani nel Sud del Waziristan, il capoluogo delle zone di frontiera nord occidentale è stato al centro di diversi attentati in cui hanno perso la vita oltre 270 persone.
giovedì 3 dicembre 2009
Bhopal, 25 anni di veleni
“25 anni di vergogna” così scrive oggi Times of India a proposito della catastrofe di Bhopal, uno dei più grandi incidenti industriali della storia moderna ma anche uno dei più dimenticati. La nube tossica che nella notte tra il 2 e 3 dicembre 1984 avvelenò decine di migliaia di persone non ha mai smesso di uccidere. Ancora oggi tracce del potente veleno, l’isocianato di metile, si annidano nei corpi dei sopravissuti e dei loro figli. Ogni giorno negli ospedali di Bhopal arrivano 6 mila pazienti contaminati dal gas. Ma quello che è più scandaloso è che il sito della Union Carbide, la fabbrica americana di pesticidi, non è mai stato smantellato e bonificato, nonostante le promesse reiterate anche quest’anno dal premier Manmohan Singh in occasione dell’anniversario. Si è scoperto che i rifiuti tossici depositato intorno all’impianto, che ora appartiene allo stato del Madhya Pradesh , continuano ad avvelenare suolo e falde acquifere. Campioni di acqua prelevati nei dintorni hanno mostrato una massiccia presenza di sostanze nocive. La tragedia di Bhopal ha anche messo in luce le falle della giustizia indiana. L’alta corte del Madya Pradesh ha respinto la richiesta di nuovi risarcimenti per i malati, che negli anni sono saliti a oltre mezzo milione. Ieri sera a Bhopal le associazioni delle vittime hanno organizzato marce di protesta cantando slogan contro il governo e contro la società Union Carbide, che dal 2001 è entrata a far parte del colosso Dow Chemical, chiudendo per sempre il sipario sulla sua tragica eredità indiana.
venerdì 27 novembre 2009
Pakistan, rischio che talebani si infiltrino in Baluchistan
L’aumento delle truppe americane in Afghanistan potrebbe avere ripercussioni sulla stabilità del Pakistan e in particolare sulla regione confinante del Baluchistan. Secondo il primo ministro Yusuf Raza Gilani la Casa Bianca dovrebbe consultarsi con Islamabad prima di decidere il nuovo piano militare che sarà svelato martedì prossimo da Obama. L’appello di Gilani, lanciato ieri durante una conferenza stampa, potrebbe essere il segno di un certo malumore nei confronti degli Stati Uniti e anche di una nuova frattura con il presidente Asif Ali Zardari e con il potente apparato militare che mostra sempre più fastidio per le pressioni di Washington. Il rischio esiste certo. Lungo il poroso confine tra Afghanistan e Pakistan i militanti talebani hanno totale libertà di movimento e, se costretti, potrebbero spostare le basi in Baluchistan, una vasta regione ricca di risorse minerarie dove da decenni opera un movimento separatista. L’esercito pachistano è ora concentrato sul fronte del Waziristan Meridionale dove sta incontrando una forte resistenza da parte dei talebani di Hakimullah Mehsud. Secondo fonti militari, che sono le uniche, l’esercito ha ora controllo di 120 roccaforti degli estremisti. E’ di ieri la notizia dell’arresto di un supericercato talebeno, Abdullah Shah Mehsud. Per la sua cattura il governo ha pagato una taglia di 120 mila dollari.
mercoledì 25 novembre 2009
Mumbai, sfilata della polizia per l'anniversario delle stragi
Esattamente un anno fa dieci terroristi arrivati via mare dal Pakistan mettevano a ferro e fuoco Mumbai attaccando i suoi simboli, la grande stazione vittoriana, il cafe Leopold di Colaba, l’hotel Oberoi e lo storico hotel Taj Mahal, più uno sconosciuto centro ebraico. L’assalto durato 60 ore è costato la vita a 174 persone, tra cui molti stranieri e ha fatto salire la tensione tra le due potenze nucleari di India e Pakistan. L’India si è scoperta più che mai vulnerabile e anche tecnicamente impreparata per affrontare la minaccia del terrorismo. Oggi Mumbai, metropoli già presa di mira da attentati in passato, sembra aver superato il trauma, l’ala storica del Taj Mahal, l’hotel della famiglia Tata, è stata parzialmente ristrutturata. I ristoranti dell’Oberoi e del Trident, teatri delle stragi, sono di nuovo pieni, ma la ferita per centinaia di sopravissuti e per i familiari dei poliziotti e militari uccisi è difficile da rimarginare. Stamattina le forze di rapido intervento e le teste di cuoio hanno sfilato lungo le strade per mostrare nuovo equipaggiamento in dotazione. La gestione dell’assedio aveva messo in luce palesi carenze delle forze di sicurezza. Dei dieci terroristi solo uno è stato catturato vivo, Mohammed Ajmal Qasab, ora sotto processo. In coincidenza con l’anniversario, ma anche per le pressioni indiane sugli Stati Uniti, un tribunale pachistano proprio ieri ha chiamato a giudizio sette militanti estremisti in connessione con l’attacco di Mumbai, incluso il capo della Lashkar-e-Taiba, uno dei principali gruppi estremisti islamici pachistani ritenuto responsabile di diverse stragi.
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