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martedì 30 luglio 2013

Orissa, Citaristi ritira le accuse dopo scuse dei ''servitori'' del tempio di Jagannath

]La ballerina di danza classica indiana Ileana Citaristi ha ritirato le accuse contro alcuni religiosi indu' che l'avevano picchiata durante una processione dopo che questi ultimi si sono scusati per l'incidente. Lo ha detto oggi all'ANSA. ''I responsabili del tempio di Puri e uno dei due ''servitori'' che mi avevano percossa sono venuti domenica a casa mia a Bhubaneswar per presentare le loro scuse. - ha detto -. Ho quindi deciso di risolvere amichevolmente la causa legale''. ''Hanno ammesso il loro sbaglio sottolineando che per loro ero come una figlia'' ha aggiunto Citaristi, che vive e lavora nello stato orientale dell'Orissa da oltre 30 anni. L'artista, che e' figlia dell'ex cassiere della Democrazia Cristiana, era stata malmenata il 21 luglio da alcuni religiosi dopo che si era rifiutata di pagare una somma di denaro per salire su un carro di una divinita' nella citta' sacra di Puri durante la festivita' di Lord Jagannath.

domenica 21 luglio 2013

INTERVISTA/Danzatrice Ileana Citaristi percossa a Pune, ''volevano soldi''

Pubblicato su Ansa

 ''Per fortuna non ho subito ferite, ma sono stata percossa alla testa e spinta violentemente. Sono scioccata da tanta violenza da parte di religiosi in un luogo sacro''. Lo ha detto oggi all'ANSA la danzatrice Ileana Citaristi raccontando l'incidente di cui e' stata vittima durante un famoso festival sacro a Puri, nello stato indiano orientale dell'Orissa. L'artista, figlia dell'ex cassiere della Dc Severino Citaristi, abita in India da 32 anni ed e' diventata un'acclamata ballerina, oltre che studiosa di Odissi e altre antiche danze classiche indiane. ''Ieri mattina sono andata a Puri con un mio allievo per la festa religiosa di Lord Jagannath - racconta - e quando sono salita su un carro dove e' esposta la statua della divinita', due preti mi hanno chiesto mille rupie (equivalente a circa 12 euro, ndr). Mi sono rifiutata di pagare questa somma che mi e' sembrata esorbitante rispetto alle normali offerte dei devoti. Inoltre non era richiesta in quel frangente in cui si rendeva un semplice omaggio alla divinita'''. Di fronte al rifiuto della Citaristi, che parla la lingua Oriya, i due ''sacerdoti'' si sono infuriati e hanno reagito in modo violento. ''Mi hanno messo le mani addosso spingendomi giu' dal carro - spiega - e siccome io opponevo resistenza mi hanno colpito con dei pugni alla testa per tre volte in mezzo a tutta la folla. Urlavano che ero straniera e che non potevo essere li'. Purtroppo la polizia era piu' in basso a gestire la coda di fedeli che aspettava di salire sui carri e quindi non ho potuto chiedere aiuto a nessuno''. Era la prima volta che l'artista partecipava al Ratha Yatra (''sfilata di carri''), che e' terminato ieri con l'esposizione dei carri sacri davanti al famoso tempio medioevale dedicato a Jagannath (''Signore dell'Universo''). Il luogo sacro e' chiuso a non-indu' e non-indiani. L'annuale processione chiamata Ratha Yatra e' l'unica occasione in cui le divinita' sono portate all'esterno ed esposte al pubblico. ''Non penso sia un questione di xenofobia - aggiunge - ma soltanto di avidita'. Quando vedono una straniera, ne approfittano perche' hanno la prospettiva di ottenere piu' soldi''. L'incidente ha sollevato molto clamore e oggi appare sulle prime pagine dei maggiori quotidiani. Dopo l'aggressione, Citaristi si e' subito recata dai responsabili del tempio per denunciare l'accaduto. ''Spero che prendano provvedimenti - conclude - e che insegnino a questi religiosi un po' piu' di educazione''

giovedì 12 aprile 2012

Orissa, maoisti rilasciano Paolo Bosusco

Apparso sorridente da un balcone di una casa di Bhubaneswar insieme all'ambasciatore italiano Giacomo Sanfelice e alla polizia indiana, Paolo Bosusco sara' presto in Italia per riabbracciare il padre e i familiari. La sua odissea come ostaggio dei ribelli maoisti, che controllano parte dell'India orientale, e' finita stamattina quando e' stato consegnato a dei giornalisti locali fuori dalla foresta di Kandkamal dove lui stesso si era addentrato il 14 marzo scorso in compagnia del turista e cliente Claudio Colangelo poi liberato dopo una decina di giorni.


La notizia del rilascio e' stata accolta con sollievo sia dalla Farnesina che da New Delhi e in particolare dal governo del'Orissa che ha condotto il delicato negoziato con i guerriglieri. Per la liberazione della guida turistica piemontese sono state fatte numerose concessioni tra cui la scarcerazione di 27 detenuti maoisti e la promessa da parte del governo locale di migliorare le condizioni delle popolazioni tribali.

''In questo mese ho imparato molto dai maoisti, ma sono contento di aver riguadagnato la mia liberta' - sono state le sue prime parole mentre lo portavano in auto nel capoluogo dell'Orissa dove si trova attualmete per esami medici. Gia' stasera e previsto l'arrivo a New Delhi e da qui il rimpatrio.

Sulla liberazione c'era stato stamattina un piccolo giallo, in quanto il leader ribelle Sabyasachi Panda aveva messo come condizione la concessione della liberta' provvisioria per una donna incarcerata da due anni.

Va ricordato che nelle mani dei maoisti, ma di un'altra fazione rispetto a quella di Panda, rimane il deputato dell'Oriossa, Jhina Hikaka, sequestrato dieci giorni dopo il rapimento di Bosusco e di cui non si sa piu' nulla.

domenica 25 marzo 2012

ANALISI/Orissa: divisioni tra maoisti dietro la liberazione di Colangelo?

Divisioni interne ai maoisti dell'Orissa e anche incertezze su come gestire il primo sequestro di stranieri hanno contrassegnato gli ultimi frenetici giorni caratterizzati da un'escalation della violenza che ha portato prima al deragliamento dei negoziati e poi alla liberazione di Colangelo. Intervistato dalla televisione Ndtv, che ha avuto un ruolo cruciale nel rilascio, il leader dei ribelli Sabyasachi Panda ha parlato di ''gesto di buona volonta'''. I media indiani avevano ipotizzato che l'italiano non fosse in buone condizioni di salute, cosa che non si e' rivelata vera. In realta', i retroscena del rilascio di Colangelo evidenziano una lotta intestina tra le diverse fazioni dei 'naxaliti', come sono chiamati i maoisti indiani. Il rapimento dei due italiani, il primo sequestro di stranieri nella storia del gruppo ribelle, e' stata un'iniziativa personale di Sabyasachi Panda, un leader di ''rango intermedio'' secondo gli esperti, ma che ambisce a contare di piu' nella rigida gerarchia maoista e soprattutto che mal sopporto la dominanza di guerriglieri provenienti dal vicino Andhra Pradesh, che appartengono all'etnia dei 'telugu' e hanno anche un'altra lingua, distinta da quelli degli 'orya' del vicino Orissa. Non e' un caso che mentre i negoziatori di Panda chiedevano un ''cessate il fuoco'' durante le trattative in corso a Bhubenaswar, i maoisti dell'Andhra Pradesh scatenavano un putiferio. Tre giorni fa hanno ucciso un funzionario della polizia e ieri hanno alzato il tiro catturando il parlamentare Jhina Hikaka, di 34 anni, appartenente alla comunita' tribale e dello stesso partito del 'chief minister' dell'Orissa Naveen Patnaik. ''Questi incidenti mostrano che Panda non ha il supporto dei suoi compagni che si oppongono alle sue attivita' e alla sua intenzione di salire nella gerarchia'', ha riferito una fonte della polizia. Non e' un mistero che Panda punta a entrare nel politburo del Communist Party of India (Maoist), come e' chiamata l'organizzazione clandestina dei maoisti indiani. Secondo il professor Ajai Sahni, esperto di controterrorismo e direttore dell'Institute for Conflict Management, un think-tank di New Delhi, Panda controlla soltanto altri tre distretti oltre Kandhamal, cioe' Ganjam e parte di Gajpati e Rayagada''. Oltre queste aree ci sono delle fazioni rivali con cui e' spesso in disaccordo. L'isolamento del capo ribelle, considerato un ''moderato'', e' gia' emerso in diverse occasioni, l'ultima delle quali il sequestro dei due italiani. La frattura interna si e' aperta con la decisione di Panda nel 2008 di uccidere il santone indu' Laxmanananda Sarawati. L'assassinio fu poi messo in connessione con la minoranza cristiana e scateno' dopo poche settimane orribili pogrom contro chiese, scuole e orfanotrofi cristiani di Kandhamal. Stavolta il rilascio di almeno uno dei due italiani (il ''gesto di buona volonta''') deve essere apparso agli occhi di Panda il male minore per evitare ulteriori spaccature e favorire una distensione con le autorita' dell'Orissa, puntando sull'altro ostaggio ancora nelle sue mani - Bosusco - per cercare di riannodare il filo delle trattative.

mercoledì 1 aprile 2009

Orissa, Bjp candida uno degli incarcerati per violenze anticristiane

Il principale accusato delle violenze anticristiane in Orissa è uno dei candidati del partito nazionalista indù del Bjp al Parlamento nazionale nelle prossime elezioni legislative che si svolgeranno in cinque fasi dal 16 aprile al 13 maggio. Manoj Pradhan, in carcere con l’accusa di omicidio plurimo e strage, si presenterà per il collegio di G.Udayagiri, nel distretto di Kandhamal, dove l’agosto dello scorso anno si sono scatenate le persecuzioni contro la minoranza cristiana in seguito all’uccisione del leader indù Laxmanananda Saraswati.
La polizia aveva arrestato più di 600 persone per le violenze che avevano causato 75 morti e costretto 10 mila famiglie a lasciare le loro case per sfuggire ai fanatici indù. Secondo gli investigatori, Pradhan era stato uno dei principali autori delle brutali violenze e attacchi a chiese e centri cristiani. Appartenente alla tribù dei Kandh, era stato arrestato lo scorso 15 ottobre. Nelle precedenti elezioni per il rinnovo dell’assemblea legislativa dell’Orissa, aveva ottenuto 15 mila voti, ma non era riuscito a conquistare un seggio da deputato.
Un portavoce del Bjp ha però difeso Pradhan dicendo che è vittima di una campagna per diffamare il partito di L.K. Advani, aspirante candidato premier in caso di ritorno al potere della destra indù.
Nel distretto di Kandhamal ci sono ancora 3000 cristiani in cinque campi sfollati. Molti temono che le elezioni potrebbero riaccendere le tensioni etnico-religiose che continuano a covare sotto la cenere del complesso mosaico sociale dell’Orissa.

domenica 5 ottobre 2008

Persecuzioni in Orissa, quando induismo fa rima con casta

Su Famiglia Cristiana n.40 del 5 ottobre
L’ondata di violenza anti cristiana esplosa a fine agosto in Orissa e che sta contagiando il resto dell’India ha gettato un’ombra inquietante sulla più grande democrazia del mondo e patria del Mahatma Gandhi. Non è la prima volta che la minoranza cristiana, una forza importante per lo sviluppo nazionale pur essendo solo il 2,3% della popolazione, è presa di mira dai radicali indù ostili alle conversioni religiose, ma soprattutto allo scardinamento dello status quo castale. Lo scorso Natale c’era già stato spargimento di sangue in Orissa, lo stato orientale popolato da tribù poverissime e sfruttate nelle ricche miniere della regione. Erano stati per primi i missionari battisti arrivati nel 1820 a convertire gli indigeni animisti.
L’omicidio del 23 agosto del leader estremista del Vishwa Hindu Parishad (Consiglio Mondiale Indù) ha riacceso il fuoco che covava sotto la cenere. Il bilancio è stato pesante nel distretto di Kandhamal dove si contano almeno 25 morti, tra cui una missionaria laica arsa viva, una cinquantina di chiese profanate, decine di atti vandalici in conventi, ostelli, orfanotrofi e scuole, senza contare i 13 mila cristiani fuggiti nelle foreste dopo che le loro case erano state date alle fiamme. La lista si è allungata con nuovi assalti ad un centinaio di abitazioni e con l’incendio di altre tre chiese.
Ma si fa presto a dire persecuzioni religiose. La fede sembra essere solo una foglia di fico per coprire interessi economici e politici. Il 70% dei cristiani indiani sono “dalit”, ex “intoccabili” che abbracciano la parola di Cristo - ma anche di Buddha - per uscire da un destino che ancora oggi li condanna a raccogliere gli escrementi umani dalle latrine.
Le reazioni sono state dure. Il premier Manmohan Singh, un sikh scelto dalla leader cristiana Sonia Gandhi, ha parlato di “vergogna nazionale”. La chiesa indiana per protesta ha chiuso per un giorno le sue 30 mila scuole. Dopo il richiamo del Santo Padre, il governo italiano ha convocato l’ambasciatore indiano a Roma. Il Parlamento Europeo ha fatto sentire la sua voce con una risoluzione in cui chiede giustizia e anche risarcimenti per le vittime. Sarà uno dei punti in agenda del vertice annuale Ue-India che si tiene a Marsiglia.
La violenza non si è fermata, anzi è dilagata a sud nello stato del Karnataka, dove sono state prese a sassate chiese e statue nella moderna Bangalore, in quello del Madhya Pradesh e perfino in Kerala, dove le radici cristiane risalgono all’apostolo san Tommaso. Non è un caso però che in questi stati ci sia al potere il partito indù nazionalista Bharatya Janata Party (Partito del Popolo Indiano), che ha già messo in moto la sua macchina propagandistica in vista delle elezioni di primavera.

giovedì 2 ottobre 2008

Orissa, coprifuoco dopo nuova violenza anticristiana

In onda su Radio Vaticana
E’ stato imposto il coprifuoco nel distretto di Kandhamal in Orissa dopo i disordini scoppiati ieri in seguito a una nuova ondata di violenza contro la minoranza cristiana. Negli scontri con la polizia che ha aperto il fuoco sulla folla sono morte tre persone, tra cui una donna cristiana di 42 anni. Una decina di dimostranti sono rimasti feriti. Secondo alcune testimonianze, gli incidenti sono iniziati quando una folla di alcune migliaia di fanatici indù con fucili e armi da taglio hanno attaccato ieri tre villaggi e bruciato tre chiese. Sarebbe stata assaltata anche una stazione della polizia dove erano detenuti alcuni dimostranti. Altri episodi di violenza contro cristiani si sarebbero verificati anche in altre parti del distretto di Kandhamal, l’epicentro delle persecuzioni anticristiane iniziate alla fine di agosto dopo l’uccisione del leader di un’organizzazione della destra induista. Nonostante le proteste delle comunità internazionale, comprese l’ultimo richiamo dell’Unione Europea, le violenze continuano e rischiano di contagiare anche altri stati. Secondo padre Carlo Torriani, missionario del Pime, gli estremisti indu starebbero per programmare nuovi attacchi anche in Maharashtra, lo stato di Mumbai, dove esiste una consolidata tradizione di convivenza interreligiosa.

lunedì 1 settembre 2008

Orissa, appello vescovi mentre continuano le violenze contro i cristiani

Su Radio Vaticana Mentre la situazione nello stato dell’Orissa rimane tesa a causa di nuovi incidenti, i vescovi italiani sono intervenuti per condannare l’ondata di violenza contro la minoranza cristiana. In una nota diffusa ieri la presidenza della Cei, la Conferenza Episcopale italiana, si associa all'accorato appello formulato dal Santo Padre Benedetto XVI, condannando con fermezza ogni attacco alla vita umana ed esortando alla ricerca della concordia e della pace. I vescovi hanno inoltre deciso di indire per venerdì una giornata di preghiera e di digiuno.
Secondi un portavoce della CBCI, la Conferenza dei Vescovi cattolici in India, sarebbero 40 mila le persone rimaste senza tetto a causa di quello che è stato definito i regno del terrore in Orissa. Dopo gli ultimi scontri, il bilancio delle vittime è salito a 16, mentre secondo statistiche citate dalla CBCI sono state distrutte 4300 case, 50 chiese e cinque conventi nel distretto di Kandhamal, che e quello più colpito dall’esplosione di violenza seguito all’uccisione di un leader religioso indu lo scorso 23 agosto e di alcuni seguaci. La comunità cristiana era stata incolpata dell’omicidio nonostante le rivendicazione di gruppi maoisti attivi nello stato tribale dell’Orissa.

sabato 30 agosto 2008

Orissa, continua la violenza contro minoranza cristiana

In onda su Radio Vaticana
Non accenna a diminuire la tensione nello stato dell’Orissa scosso da un’ondata di violenze contro chiese, istituti religiosi e abitazioni della minoranza cristiana. Alcuni dimostranti hanno appoiccato oggi il fuoco a 24 case nel distretto di Kandhamal, epicentro degli scontri che sono scoppiati dopo l’uccisione una settimana fa di un leader religioso di una associazione dell’estrema destra indù. Non è chiaro se ci sono state delle vittime in questo nuovo attacco che è avvenuto al indomani della giornata di solidarietà e preghiera organizzata dalle organizzazione cristiane in India e che ha visto al chiusura di 25 mila scuole in tutto il paese.
Dopo il ritrovamento di due corpi in decomposizione sempre nel distretto di Kandhamal, il bilancio ufficiale delle vittime e salito a 14 ma potrebbero essere molte di più secondo Asia News, agenzia di stampa del Pontificio Istituto Missioni Estere, che riferisce di 100 vittime sulla base di una stima fatta da un attivista del Global Council of Indian Christians.
Preoccupano anche le sorti delle migliaia di sfollati che sono ancora nascosti nelle foreste o nei campi di accoglienza predisposti dal governo.
Intanto oggi si sono verificati anche dei raid a Gwalior, nel Madhya Pradesh, dove fanatici indu hanno assalto 5 scuole e una chiesa per rappresaglia contro la chiusura decisa ieri dalla comunità cristiana.

venerdì 29 agosto 2008

Violenze anti cristiane in Orissa, 45 mila scuole chiuse

In onda su Radio Vaticana
Circa 45 mila scuole e istituti cristiani sono rimasti chiusi ieri in India per esprimere solidarietà alle vittime dell’ondata di violenza religiosa che sta sconvolgendo lo stato dell’Orissa da quasi una settimana. A New Delhi. Mumbai e nelle principali città le organizzazioni cristiane hanno organizzato marce e sit-in pacifici per sollecitare l’intervento delle autorità indiane. Il premier Manmohan Singh, incorando una delegazione di vescovi, ha definito gli attacchi contro i cristiani una “vergogna nazionale”. Secondo cifre ufficiali aggiornate sono morte 12 persone, tra cui una missionaria laica arsa viva, nelle violenze scoppiate dopo l’uccisione del leader religioso del gruppo di estrema destra indi Vishwa Hindu Parishad. ma ancora adesso manca un quadro chiaro della situazione nel distretto di Kandhamal, epicentro delle violenze che hanno anche causato la fuga di 7000 famiglie.
La Commissione nazionale per i Diritti umani ha chiesto al governo dell’Orissa di presentare un rapporto entro due settimane.
Intanto si sono registrati altri atti vandalici e saccheggi a Gwalior, nello stato nel Madhya Pradesh, contro alcune chiese e scuole che erano chiuse per la giornata di solidarietà nazionale.