sabato 8 dicembre 2007

INDIA, DONNE POTRANNO LAVORARE COME BARISTE

Pubblicato su Apcom
Dopo anni di discriminazione “dietro il bancone”, le donne indiane potranno finalmente lavorare come bariste. Accogliendo un principio di pari opportunità sul lavoro, la Corte Suprema indiana ha dichiarato incostituzionale la norma che impediva alle donne di servire alcolici nei locali pubblici. La richiesta era già stata avanzata nel 2006 dal tribunale di Nuova Delhi fa che aveva contestato la restrizione contro le bariste in quanto contrario ai principi della costituzione indiana che stabiliscono l’ eguaglianza dei sessi.
Il divieto era stato imposto dopo una recrudescenza di violenze e molestie sessuali da parte di clienti ubriachi e in particolare, dopo l’uccisione della barista e modella part-time Jessica Lal avvenuto nel 1999 in un bar-ristorante frequentato dai rampolli dell’alta società di Delhi. Una serie di petizioni presentate da studenti delle scuole alberghiere avevano di recente sollevato un dibattito sulla vecchia legge considerata discriminante.
Nella sentenza i giudici della Corte Suprema hanno scritto che “negli ultimi 60 anni le donne sono entrate in ogni sfera della vita pubblica in India” e citano il caso di donne che sono camioniste, pilota, manager, poliziotte e ufficiali dell’esercito.
Il massimo organo giudiziario indiano ha anche abbassato l’età minima per i baristi maschi che prima era fissata a 25 anni.

BODHI TREE, LO SCANDALO DEI RAMI TAGLIATI FINISCE IN TRIBUNALE


Alcuni monaci del tempio buddista di Bodhgaya, nello stato settentrionale del Bihar, sono sospettati di aver tagliato diversi rami del sacro albero di Buddha per venderli come souvenir a ricchi turisti giapponesi e tailandesi. Un tribunale locale avrebbe aperto ieri un’inchiesta contro due responsabili del luogo sacro che erano stati denunciati da un monaco indù, Arup Brahmachari, che da alcuni mesi ha lanciato una campagna anticorruzione contro i monaci e le numerose associazioni caritative che operano a Bodhgaya.
Gli indiziati sono il “chief priest”, il monaco superiore del tempio Maha Bodhy e un suo ex collaboratore. La prossima udienza è fissata tra una settimana.
Lo scandalo, scoppiato lo scorso giugno, aveva provocato un grande scalpore. L'albero della Bodhi, il Risveglio", dove Siddhartha Gautama raggiunse l'illuminazione 2550 anni fa, è venerato da milioni di fedeli e il tempio Mahabodhi è uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti per i buddisti. L’incidente era avvenuto oltre un anno e mezzo fa quando un giardiniere del tempio, Deepak Malakar, "aveva reciso con una sega un ramo di due metri circa su ordine del monaco responsabile del comitato di gestione del Mahabodhi Temple" spiega Arup Bramhachari, il monaco indù di 35 anni che è a capo di un'associazione anti-corruzione che ha anche denunciato alcune delle 600 organizzazioni non governative di Bodhgaya. Secondo lui, le foglie dell'albero sacro, anche quelle che cadono in modo naturale, sono vendute dai 10 ai 100 dollari l'una, mentre per un tronchetto "si può anche ricavare 1000 dollari". Ci sarebbero anche alcuni negozi pronti a vendere su ordinazione piccoli Buddha ricavati dal sacro legno soprattutto a turisti del Giappone, Thailandia e Taiwan. Dopo aver raccolto per otto mesi le prove del traffico illegale e scattato le foto di una decina di rami tagliati, Bramhachari ha denunciato i responsabili del tempio al tribunale del distretto di Gaya il 22 giugno scorso per danni alla proprietà pubblica. "Non li lascerò vivere in pace, questo è un crimine che non può passare impunito e se loro useranno la loro forza fisica o politica per fermarmi, io sono pronto a fare lo stesso" ha detto il battagliero monaco che ha anche lanciato via e-mail una campagna di Sos per "salvare l'albero della Bodhi".
Il complesso sacro del tempio Mahabodhi, che consiste in un ampio giardino con al centro una massiccia stupa e altre reliquie, è gestito da un comitato formato da quattro buddisti e quattro induisti, nominati ogni tre anni dal governo locale del Bihar. Quando il 20 luglio del 2006 si venne a sapere della recisione, le autorità locali inviarono alcuni campioni ad un laboratorio di Pune, vicino a Mumbai, per verificare l'autenticità e anche la data delle incisioni. Ma i risultati del test non sarebbero mai stati resi noti. Se però si osserva a occhio nudo la chioma dell’albero, si nota che alcuni rami più bassi sono stati tagliati di recente.
"L'albero, che è alla quarta generazione rispetto a quello originale, è stato potato nel 1977 per alleggerire parte della chioma" è la versione di Bhikku Bodhipala, il monaco responsabile del tempio e che si trova ora nell'occhio del ciclone. "Le accuse sono del tutto infondate - aggiunge - si tratta solo di una lotta di potere tra gruppi politici che cercano di screditare il comitato di gestione prima delle elezioni di agosto. Chi avrebbe il coraggio di danneggiare un albero che ha un immenso significato religioso per i buddisti?". Secondo gli accusatori, inoltre, l'albero sarebbe anche malato e qualche mese fa avrebbe perso moltissime foglie. "Anche questo non è vero - risponde - un virus molto comune per gli alberi Banyan lo aveva attaccato nel 2002 ma è stato curato e ora è in perfetta salute".

mercoledì 5 dicembre 2007

Italia "partner" al Summit sul Design di Bangalore

Pubblicato su Apcom

L’Italia sarà la protagonista della settima edizione del Summit sul Design 2007, la rassegna annuale che si tiene a Bangalore il 12 e 13 dicembre e che è organizzata dalla CII, la Confindustria indiana, insieme al National Institute of Design (NID). Il Belpaese sarà infatti “country partner” dell’evento che rappresenta un appuntamento importante per l’industria indiana.
La partecipazione italiana prevede in particolare l’allestimento della mostra permanente della Triennale di Milano dedicata ai 100 oggetti- simbolo del “Made in Italy” disegnati nell’arco degli ultimi 50 anni e già presentata a Nuova Delhi in occasione della missione di Massimo D’Alema. Sarà poi organizzato un seminario sul tema del design urbano e della conservazione dei monumenti storici dove è previsto un intervento di Giorgio Croci, il restauratore della basilica di San Francesco ad Assisi. Tra i relatori del convegno ci sono Andrea Pininfarina, Claudio Moderini della Domus Academy e Arturo dell’Acqua Bellavitis del Politecnico di Milano.
Per far fronte alla domanda di innovazione della sua industria emergente, da alcuni anni l’India sta coltivando un “vivaio” di giovani designer con l’aiuto e la collaborazione di università e aziende italiane interessate al vasto potenziale indiano di risorse umane. Lo scorso settembre un giovane laureando del NID di Ahmedabad, Mahan Ghoose, è stato uno dei vincitori di un concorso organizzato dalla Fiat a Torino per il migliore modello di Alfa Romeo.

lunedì 3 dicembre 2007

India, dopo 23 anni i veleni di Bhopal uccidono ancora

Pubblicato su Apcom


Sono passati esattamente 23 anni dal più grave disastro industriale della storia moderna, ma la gente di Bhopal continua a morire per i veleni usciti dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide nella notte tra il 2 e 3 dicembre. Per ricordare le vittime della tragedia ambientale e denunciare la mancata decontaminazione del sito della multinazionale americana, ieri è stata organizzata una fiaccolata nella città dell’India centrale. Circa 25 mila abitanti delle bidonville vicine all’impianto bevono ancora l’acqua dei pozzi inquinati. Secondo i volontari del Bhopal Group for Information and Action, una delle miriadi di associazioni che si occupano della riabilitazione delle vittime, c’è un’intera generazione nata dopo il 1984 che porta i segni della catastrofe sotto forma di malattie genetiche, malformazioni e vari disturbi psico-psichici. Secondo alcune fonti, almeno 100 mila persone soffrirebbero in diversa misura degli effetti devastanti causati dalla fuga di sostanze tossiche, di cui 20 mila hanno bisogno di cure permanenti.
L’Union Carbide, che ora appartiene al gruppo Dow Chemicals (che di recente è ritornato in India dove ha aperto un centro di ricerca) aveva accettato la responsabilità dell’incidente e aveva creato un fondo di 100 milioni di dollari destinato a costruire un ospedale per le vittime. Dopo una lunga battaglia legale, la questione degli indennizzi venne liquidata nel 1989 quando il governo locale accettò un rimborso totale di 470 milioni (che significò 500 dollari per malato e 2000 dollari per vittima). Ma nessuno pensò agli effetti di lungo periodo dei veleni finiti nel sottosuolo. I sopravissuti ora chiedono al governo di Nuova Delhi che istituisca una commissione nazionale d’inchiesta per lanciare un piano d’azione trentennale per le cure mediche e la decontaminazione dell’area.

Alcolici sul voli interni? Sì, ma non se si sorvola il Gujarat

In diretta su programma Orizzonti della Radio Svizzera Italiana

Alcuni deputati indiani hanno proposto di abolire una vecchia legge che proibisce di servire alcolici a bordo dei voli interni. L’obiettivo è di aiutare i viticoltori indiani, ma l'ipotesi ha sollevato molte perplessità soprattutto tra i seguaci dei principi gandhiani. Ne parliamo con....

Lugano: Buongiorno, innanzitutto perchè questo divieto di servire alcolici sui voli domestici?
Delhi: si tratta di una legge arcaica introdotta dopo alcuni imbarazzati incidenti causati da passeggeri ubriachi. Da allora per evitare problemi del genere sono stati vietati gli alcolici sulle rotte interne, mentre sui voli internazionali sono consentiti. Ora però con l’apertura dei cieli sono arrivate numerose compagnie aeree private in competizione tra loro e che vogliono migliorare l’offerta dei servizi a bordo. Vorrebbero poter servire almeno gli alcolici leggeri, come vino e birra. Facendosi portavoce dei viticoltori dello stato del Maharastra, dove sorge Mumbai e dove è concentrata la produzione vinicola, alcuni parlamentari hanno proposto di recente di liberalizzare il consumo e la vendita di birra e vino. Per molte compagnie cosiddette “low cost” che forniscono i pasti a pagamento a bordo, si tratta di allargare l’offerta di bevande e quindi avere un introito in più.
Lugano: però la proposta è stata contestata…
Delhi: sì è vero, alcuni ambienti, diciamo “tradizionalisti” hanno sollevato immediatamente delle obiezioni. Una è stata veramente curiosa e riguarda lo stato nord occidentale del Gujarat, dove, come è forse noto, è nato e - in parte - vissuto il Mahatma Gandhi. Per rispetto ai suoi insegnamenti questo stato è uno “dry state”. come dicono qui, ovvero proibizionista, dove è vietato il consumo e la vendita di alcol. Qualcuno ha detto che se la proposta di ammettere alcolici sui voli interni viene accettata, si deve creare un’eccezione per gli aerei in partenza o in arrivo in Gujarat e addirittura per quelli che sorvolano il suo territorio per rispetto alla tradizione gandhiana.
Lugano: Immagino però che i passeggeri siano d’accordo…
New Delhi: si c’è un consenso generale sulla proposta di servire gli alcolici in volo. Ricordo che nonostante i precetti gandhiani, molti dei quali sono oggi ormai soltanto sulla carta, gli indiani sono degli amanti del buon bere, soprattutto di whisky e superalcolici. Di recente c’è stata un’esplosione di consumo di vino che comincia a essere abbastanza diffuso nei ristoranti nonostante i costi molto alti di una bottiglia, almeno per i livelli medi del reddito indiano. Ci sono però molte limitazioni. Per esempio è vietato per molti locali pubblici servire alcolici dopo la mezzanotte e mezza, le licenze commerciali sono molto difficili da ottenere e la vendita al pubblico di alcolici è ancora monopolio di Stato, anche se, di recente, alcuni supermercati hanno ottenuto il permesso di vendere birra. Tra l’altro la liberalizzazione degli alcolici sui voli interni è una delle richieste di lunga data della compagnia aerea Kingfisher, che appartiene al gruppo UB di Vijay Mallya, produttore della omonima birra in India e diventato dopo una serie di acquisizioni straniere, il terzo produttore di alcolici al mondo.

India, economia a rischio di frenata secondo un rapporto del Forum di Davos

Pubblicato su Apcom


L’India potrebbe non mantenere il ritmo di crescita dell’8% nei prossimi anni a causa di alcuni ostacoli di natura politica, sociale ed economica che potrebbero frenare la sua espansione. A gettare un’ombra sul roseo futuro della potenza emergente asiatica è l’India Economic Forum che si è aperto ieri a Nuova Delhi e che ogni anno serve a “misurare il polso” dell’economia indiana. In un rapporto intitolato “India@Risk” e presentato ieri, gli economisti di Davos hanno messo in luce sei fattori che rischiano di rallentare o arrestare la corsa dell’elefante indiano. I primi tre, che possono essere controllati dall’azione del governo, sono l’impatto della crescita demografica, la carenza di acqua pulita e il conseguente dilagare di epidemie infettive. Il secondo trio di minacce è invece esogeno: il caro petrolio, gli effetti della globalizzazione e i disastri naturali derivanti dal cambiamento del clima.
Per una nazione di un miliardo e oltre 100 milioni di abitanti, metà dei quali sotto i 25 anni, il “dividendo” demografico può diventare un’opportunità in un mondo che invecchia solo se si garantisce una adeguata istruzione e formazione professionale ai giovani di oggi. Tra dieci anni la forza lavoro indiana sarà di 800 milioni di persone e se si vuole dare a tutti un’occupazione “sarà necessario un enorme sforzo di investimento in capitale umano” ha detto Shamser Mehta, direttore generale della CII, la Confindustria Indiana. La scarsità della mano d’opera qualificata è un problema che già oggi affligge e preoccupa le economie emergenti di India e Cina. Anche la globalizzazione, che è stata trainante per la “success story” delle Sylicon Valleys indiane, potrebbe rivelarsi una trappola soprattutto se non garantirà benefici per tutte le classi sociali. Le disuguaglianze sociali sono in aumento e - in una società interdipendente dove il flusso di informazioni è molto rapido - potrebbero essere fonti di tensione nel delicato equilibrio di caste, minoranze etniche e religiose che compone il tessuto sociale del subcontinente. La rivolta dei contadini contro le Zone Economiche Speciali e dei piccoli commercianti contro i centri commerciali, poi il caso degli espropri agrari di Nandigram e l’escalation della violenza dei gruppi maoisti nel Nord-Est sono alcuni segnali di allarme.
Il rapporto, compilato da un team di 40 esperti, mette in luce anche i pericoli derivanti dal rincaro della bolletta petrolifera (l’India importa il 70% del suo fabbisogno energetico), della sopravalutazione della rupia che ha toccato i massimi contro il dollaro e di un eventuale collasso dei prezzi immobiliari nelle metropoli che sono ora a livelli record.
A frenare gli entusiasmi sulla “speranza indiana” è stato lo stesso ministro delle finanze Palaniappan Chidambaram, un fautore delle riforme, della stessa scuola del premier Manmohan Singh. Inaugurando il Forum, ha riconosciuto l’emergere di un nuovo polo economico asiatico “con India e Cina che ora contribuiscono a oltre il 60% del prodotto mondiale”, ma “ciò non significa che il centro del potere economico si sia spostato. I Paesi sviluppati continuano a detenere le risorse della conoscenza, finanziarie e materiali”. Chidambaram ha anche detto che “le riforme del settore finanziario, come le banche, assicurazioni e pensioni sono in ritardo” e ha espresso delusione “per i risultati del governo nel campo della sanità, scuola e irrigazione” nonostante il raddoppio degli stanziamenti pubblici in questi settori. L’agricoltura, in particolare, rimane ancora una “cenerentola” largamente dipendente dalla stagione monsonica. La coalizione di centro sinistra guidata dal partito del Congresso di Sonia Gandhi giungerà alla scadenza del mandato elettorale a fine del prossimo anno. “Abbiamo ancora 16 mesi davanti e forse possiamo progredire” ha detto Chidambaram che rimane però fiducioso sulla possibilità che l’India mantenga un tasso di cresciuta di oltre l8% nel prossimo decennio. Nel terzo trimestre, il Pil indiano ha subito uno scossone assestandosi all’8,5%, in calo rispetto allo stesso periodo del 2006, quando aveva registrato oltre il 10% di aumento. A frenare i consumi di beni durevoli (in particolare le automobili) sarebbero stati i tassi di interesse mantenuti alti dalla Banca Centrale per raffreddare le spinte sui prezzi.
Per la prima volta Chidambaram ha anche ammesso che l’India forse non sarà in grado di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’agenda dei “Millennium Goals” delle Nazioni Unite entro la scadenza del 2015. Alcuni di questi obiettivi, come la riduzione della povertà e l’istruzione per tutti i bambini “potrebbero richiedere ancora qualche anno in più rispetto alla data fissata”.

domenica 2 dicembre 2007

Pakitstan, Nawaz Sharif "corteggia" Benazir Bhutto per boicottaggio delle elezioni di gennaio

Andato in onda sulla Radio Svizzera Italiana

Difficile prevedere se l’ex premier Nawaz Sharif riuscirà a convincere la rivale politica Benazir Bhutto a boicottare il voto dell’8 gennaio e ad unire le forze contro il comune nemico rappresentato da Pervez Musharraf. I due ex premier si incontreranno probabilmente già domani per cercare un’intesa su un fronte unico di opposizione che potrebbe coinvolgere anche i partiti islamici. Per ora la Bhutto non sembra essere d’accordo. Secondo lei boicottare il processo elettorale significa offrire una giustificazione allo stato di emergenza in vigore che dovrebbe essere revocato il prossimo 16 dicembre come promesso dal presidente Musharraf giovedì scorso quando ha prestato giuramento per un secondo mandato quinquennale questa volta in abiti civili. Parlando da Peshawar dove oggi ha iniziato la sua campagna elettorale, la presidente del Partito Popolare Pachistano ha detto che “il non partecipare alle elezioni significa regalare all’ex generale una maggioranza di due terzi dei seggi in parlamento”. Dalla città vicino al confine afgano che è la roccaforte degli estremisti islamici, la Bhutto ha però denunciato la possibilità di brogli e di manomissione delle schede elettorali.
Il suo incontro con Sharif, che contesta la rimozione dei giudici della Corte Suprema, sarebbe il primo da quando i due leader sono tornati dall’esilio. L’ex premier esautorato Musharraf dopo il golpe del 99 aveva duramente criticato Benazir per il suo controverso patto con il governo in carica, ma ora sembrerebbe pronto ad un riavvicinamento con la sua rivale numero uno.