Su Apcom
Rimane tesa la situazione a Mumbai dopo l’ondata di violenze contro gli immigrati del Nord scatenata da un partito dell’estrema destra indù guidato da Raj Tackeray, un controverso politico che non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per Hitler. Negli ultimi tre giorni, nel capoluogo dello stato centrale del Maharashtra, si sono verificati numerosi incidenti che hanno coinvolto i simpatizzanti del partito nazionalista Maharastra Navnirman Sena, che predica una sorta di “superiorità della razza” dei Marathi, gli abitanti originari del Maharashtra. Sono stati attaccati tassisti e ambulanti di origine settentrionale. Lunedì scorso alcuni attivisti avrebbero anche lanciato delle bottiglie contro la villa della superstar di Bollywood, Amitabh Bachchan, sulla spiaggia di Juhu. Il trentanovenne politico Raj Tackeray - nipote ribelle di Bal Tackeray, fondatore dello Shiv Sena (l’armata di Shiva), partito nazionalista che è da oltre 15 anni al potere a Mumbai – aveva accusato l’attore di essere diventato famoso grazie a Mumbai, ma di “essere rimasto fedele” all’Uttar Pradesh (UP), che è il suo stato di origine. Le due dichiarazioni hanno anche sollevato la rabbia dei partiti rivali, tra cui il partito socialista settentrionale di Amar Singh, che hanno inscenato proteste a Mumbai e in UP. In diverse parti del Paese i manifestanti hanno bruciato l’effige di Raj Tackeray che è stato criticato anche da alcuni esponenti dello stesso partito indu nazionalista Bjp, che guida l’opposizione e che è ideologicamente vicino allo Shiv Sena.
Ieri la polizia ha arrestato alcuni esponenti del Maharastra Navnirman Sena e anche il portavoce locale del rivale Congresso che stava organizzando una marcia di protesta contro l’abitazione di Tackeray, il quale nel frattempo è stato denunciato. Ma, come mostrava una foto sul quotidiano “The Indian Express”, il discusso leader si trovava ieri niente meno che alle nozze della figlia del Commissario della Polizia di Mumbai.
Gli incidenti hanno riaperto delle vecchie ferite perché non è la prima volta che nella cosmopolita Mumbai (ex Bombay) scoppia la tensione tra i Marathi e gli “immigrati” che costituiscono il 26% dei 17 milioni secondo alcune stime. Ogni giorno la metropoli attira migliaia di poveri lavoratori dal Nord dell’India, soprattutto dai popolosi e arretrati Uttar Pradesh e Bihar, la pianura gangetica dove si parla “hindi” e dove è concentrata buona parte della popolazione indiana.
mercoledì 6 febbraio 2008
lunedì 4 febbraio 2008
Salim Baba, il cinemawalla di Calcutta che va agli Oscar (ma lui non lo sa)
Su Apcom
Da quando il documentario sulla sua vita ha avuto una nomination agli Oscar, Mohammed Salim, il “cinema walla”, è diventato improvvisamente una star delle baraccopoli di Calcutta. Peccato però che non sappia nemmeno cosa è un Oscar e che sia abbastanza risentito contro quegli “americani” che lo hanno filmato per una settimana e poi gli hanno chiesto di firmare una lettera che lo legava a loro “in esclusiva”. Cosa che si è rifiutato di fare, come ha detto al quotidiano “The Hindustan Times” che gli ha dato in anteprima la notizia della nomination del cortometraggio documentario dal titolo “Salim Baba” realizzato dal regista americano Tim Sternberg e da Francisco Bello.
La pellicola in concorso, girata nel 2006, ha come protagonista questo cinquantaduenne padre di sei figli che fa di mestiere il “cinema walla”, ovvero il cineoperatore ambulante. Con un proiettore a manovella del 1897, che farebbe impazzire i collezionisti, montato su un rudimentale carretto, tiene ogni sera spettacoli nei vicoli del suo quartiere facendosi pagare una rupia a spettatore. Adulti e bambini si radunano intorno per vedere su un minischermo degli spezzoni di famosi film di Bollywood che compra “a chili” sui mercatini di Calcutta dove si vendono gli scarti di celluloide. Tagliandoli con un rasoio “ricicla” i fotogrammi superstiti e li inserisce nel proiettore, un modello giapponese, che apparteneva a suo padre. A imparare il mestiere ora c’è suo figlio più giovane Arshad.
Non stupisce che la storia abbia affascinato il regista Sternberg e anche conquistato i favori della giuria dell’Academy Awards che lo ha scelto insieme ad altri tre nel concorso dei cortometraggi documentari insieme a La Corona, Sari’s Mother e Freeheld. In un’epoca dominata dalla televisione e da internet, il personaggio di Salim sembra uscito da una favola di Dickens. Invece è solo uscito da una baraccopoli della città di Madre Teresa.
Da quando il documentario sulla sua vita ha avuto una nomination agli Oscar, Mohammed Salim, il “cinema walla”, è diventato improvvisamente una star delle baraccopoli di Calcutta. Peccato però che non sappia nemmeno cosa è un Oscar e che sia abbastanza risentito contro quegli “americani” che lo hanno filmato per una settimana e poi gli hanno chiesto di firmare una lettera che lo legava a loro “in esclusiva”. Cosa che si è rifiutato di fare, come ha detto al quotidiano “The Hindustan Times” che gli ha dato in anteprima la notizia della nomination del cortometraggio documentario dal titolo “Salim Baba” realizzato dal regista americano Tim Sternberg e da Francisco Bello.
La pellicola in concorso, girata nel 2006, ha come protagonista questo cinquantaduenne padre di sei figli che fa di mestiere il “cinema walla”, ovvero il cineoperatore ambulante. Con un proiettore a manovella del 1897, che farebbe impazzire i collezionisti, montato su un rudimentale carretto, tiene ogni sera spettacoli nei vicoli del suo quartiere facendosi pagare una rupia a spettatore. Adulti e bambini si radunano intorno per vedere su un minischermo degli spezzoni di famosi film di Bollywood che compra “a chili” sui mercatini di Calcutta dove si vendono gli scarti di celluloide. Tagliandoli con un rasoio “ricicla” i fotogrammi superstiti e li inserisce nel proiettore, un modello giapponese, che apparteneva a suo padre. A imparare il mestiere ora c’è suo figlio più giovane Arshad.
Non stupisce che la storia abbia affascinato il regista Sternberg e anche conquistato i favori della giuria dell’Academy Awards che lo ha scelto insieme ad altri tre nel concorso dei cortometraggi documentari insieme a La Corona, Sari’s Mother e Freeheld. In un’epoca dominata dalla televisione e da internet, il personaggio di Salim sembra uscito da una favola di Dickens. Invece è solo uscito da una baraccopoli della città di Madre Teresa.
Sri Lanka, un altro attentato sfida il presidente Mahinda Rajapakse
In onda su Radio Vaticana
Un ennesimo attentato a un bus ieri pomeriggio ha insanguinato i festeggiamenti per il 60 esimo anniversario dell’indipendenza dello Sri Lanka. Nel nord est dell’isola vicino al centro storico di Anuradhapura sono morti 13 passeggeri che viaggiavano su un bus investito dall’esplosione di una bomba. L’attacco è avvenuto poche ore dopo le dure parole di sfida contro i ribelli tamil pronunciate dal presidente Mahinda Rajapkse al termine della tradizionale parata militare sul lungo mare di Colombo. “Le nostre forze armate hanno ottenuto vittorie che non avevano mai visto prima – ha detto riferendosi alle offensive militari che hanno permesso di riprendere il controllo nei territori tamil del nord est. Ha poi aggiunto che: “I terroristi sono di fronte a una sconfitta che non avevano mai subito prima”.
Le celebrazioni per il giorno dell’indipendenza dal dominio britannico hanno visto un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza nella capitale. Dopo gli attentati del finesettimana ala stazione ferroviaria di Colombo e ad un bus di pellegrini a Dambulla, il principale gestore di telefonia aveva sospeso il servizio per mezza giornata durante i festeggiamenti.
Un ennesimo attentato a un bus ieri pomeriggio ha insanguinato i festeggiamenti per il 60 esimo anniversario dell’indipendenza dello Sri Lanka. Nel nord est dell’isola vicino al centro storico di Anuradhapura sono morti 13 passeggeri che viaggiavano su un bus investito dall’esplosione di una bomba. L’attacco è avvenuto poche ore dopo le dure parole di sfida contro i ribelli tamil pronunciate dal presidente Mahinda Rajapkse al termine della tradizionale parata militare sul lungo mare di Colombo. “Le nostre forze armate hanno ottenuto vittorie che non avevano mai visto prima – ha detto riferendosi alle offensive militari che hanno permesso di riprendere il controllo nei territori tamil del nord est. Ha poi aggiunto che: “I terroristi sono di fronte a una sconfitta che non avevano mai subito prima”.
Le celebrazioni per il giorno dell’indipendenza dal dominio britannico hanno visto un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza nella capitale. Dopo gli attentati del finesettimana ala stazione ferroviaria di Colombo e ad un bus di pellegrini a Dambulla, il principale gestore di telefonia aveva sospeso il servizio per mezza giornata durante i festeggiamenti.
New Delhi, aumenta traffico e inquinamento. E non è ancora arrivata la Tata Nano
In diretta su radio Svizzera Italiana - Rubrica Orizzonti
Ogni giorno nelle strade di New Delhi ci sono mille veicoli in più. Nelle ore di punta la capitale si trasforma in un groviglio di lamiere, l’aria è diventata irrespirabile e gli incidenti in aumento. Che cosa succederò quando arriverà la Tata Nano? Lo chiediamo a ….
Lugano: buongiorno…la mini car da 1800 euro sarà quindi una minaccia ecologica per le metropoli indiane?
Delhi: è quello che si teme, anche se Ratan Tata, il patron del colosso industriale, ha assicurato che la Nano inquina meno che una moto grazie alla marmitta catalittica. Però consuma il doppio e ha un ingombro maggiore. A Delhi circolano oltre 5 milioni di veicoli al giorno su un tracciato urbano ancora molto arretrato. Negli ultimi anni la viabilità è migliorata grazie a nuovi cavalcavia e svincoli, ma sono già diventati inadeguati a sostenere l’impressionante aumento della circolazione. Faccio un esempio, la scorsa settimana è stata aperta un’autostrada di 27 chilometri che collega la capitale al polo informatico di Gurgaon passando per l’aeroporto. Dopo poche ore, per l’assalto degli automobilisti e anche la mancanza di segnaletica, il casello è andato in tilt e si è formato un maxi intasamento. Penso che nonostante gli sforzi, una metropoli come Nuova Delhi è ancora del tutto inadeguata a gestire milioni di veicoli al giorno.
Lugano: come si affronta il problema dell’inquinamento?
Delhi: nel 2002 la Corte Suprema obbligò i mezzi pubblici a convertirsi al metano, che qui chiamano CNG. In tempi tutto sommato brevi, tutti gli autobus, i taxi e gli autorisciò sono passati all’alimentazione a gas. La qualità dell’aria è migliorata e Delhi è diventata una città modello. Adesso però, con il caro benzina, sono aumentate enormemente le auto a diesel, che sono le più inquinanti. Non ci sono dati precisi sulla qualità dell’aria perché non ci sono delle centraline di rilevamento sofisticate, ma durante i mesi invernali c’è stato un netto aumento di malattie respiratorie e di allergie che secondo i medici sarebbero legati ai veleni che respiriamo. Perfino la leader del Congresso, Sonia Gandhi, è stata ricoverata per un attacco asmatico. Purtroppo la salute pubblica non è sempre una priorità per l’amministrazione locale a meno che non intervenga il potere giudiziario. Per esempio adesso la Corte Suprema sta esaminando un ricorso per vietare l’ingresso in città ai veicoli a diesel.
Lugano: lo sviluppo di trasporti pubblici di massa potrebbe essere una soluzione?
Delhi: sì certo, anche se non piacerebbe molto a Mr. Tata che, come Ford, vuole regalare agli indiani il sogno delle quattro ruote. Per il 2010 Delhi completerà la metropolitana, che già ora ha portato enormi benefici alla circolazione nel centro storico. Ma non si fa nulla per convincere la gente a non usare l’auto. Anzi la maggior parte dei 15 milioni di abitanti di Delhi non vede l’ora di averne una. E come ha detto Ratan Tata non si può negare il diritto alla mobilità privata della popolazione indiana.
Ogni giorno nelle strade di New Delhi ci sono mille veicoli in più. Nelle ore di punta la capitale si trasforma in un groviglio di lamiere, l’aria è diventata irrespirabile e gli incidenti in aumento. Che cosa succederò quando arriverà la Tata Nano? Lo chiediamo a ….
Lugano: buongiorno…la mini car da 1800 euro sarà quindi una minaccia ecologica per le metropoli indiane?
Delhi: è quello che si teme, anche se Ratan Tata, il patron del colosso industriale, ha assicurato che la Nano inquina meno che una moto grazie alla marmitta catalittica. Però consuma il doppio e ha un ingombro maggiore. A Delhi circolano oltre 5 milioni di veicoli al giorno su un tracciato urbano ancora molto arretrato. Negli ultimi anni la viabilità è migliorata grazie a nuovi cavalcavia e svincoli, ma sono già diventati inadeguati a sostenere l’impressionante aumento della circolazione. Faccio un esempio, la scorsa settimana è stata aperta un’autostrada di 27 chilometri che collega la capitale al polo informatico di Gurgaon passando per l’aeroporto. Dopo poche ore, per l’assalto degli automobilisti e anche la mancanza di segnaletica, il casello è andato in tilt e si è formato un maxi intasamento. Penso che nonostante gli sforzi, una metropoli come Nuova Delhi è ancora del tutto inadeguata a gestire milioni di veicoli al giorno.
Lugano: come si affronta il problema dell’inquinamento?
Delhi: nel 2002 la Corte Suprema obbligò i mezzi pubblici a convertirsi al metano, che qui chiamano CNG. In tempi tutto sommato brevi, tutti gli autobus, i taxi e gli autorisciò sono passati all’alimentazione a gas. La qualità dell’aria è migliorata e Delhi è diventata una città modello. Adesso però, con il caro benzina, sono aumentate enormemente le auto a diesel, che sono le più inquinanti. Non ci sono dati precisi sulla qualità dell’aria perché non ci sono delle centraline di rilevamento sofisticate, ma durante i mesi invernali c’è stato un netto aumento di malattie respiratorie e di allergie che secondo i medici sarebbero legati ai veleni che respiriamo. Perfino la leader del Congresso, Sonia Gandhi, è stata ricoverata per un attacco asmatico. Purtroppo la salute pubblica non è sempre una priorità per l’amministrazione locale a meno che non intervenga il potere giudiziario. Per esempio adesso la Corte Suprema sta esaminando un ricorso per vietare l’ingresso in città ai veicoli a diesel.
Lugano: lo sviluppo di trasporti pubblici di massa potrebbe essere una soluzione?
Delhi: sì certo, anche se non piacerebbe molto a Mr. Tata che, come Ford, vuole regalare agli indiani il sogno delle quattro ruote. Per il 2010 Delhi completerà la metropolitana, che già ora ha portato enormi benefici alla circolazione nel centro storico. Ma non si fa nulla per convincere la gente a non usare l’auto. Anzi la maggior parte dei 15 milioni di abitanti di Delhi non vede l’ora di averne una. E come ha detto Ratan Tata non si può negare il diritto alla mobilità privata della popolazione indiana.
domenica 3 febbraio 2008
Sri Lanka compie 60 anni tra la paura di attentati delle Tigri Tamil
Su radio Svizzera Italiana
Migliaia di poliziotti e forze paramilitari sono schierati dall’alba a Colombo, e in particolare sul lungomare di Galle Face, dove si tiene la tradizionale parata militare davanti al presidente Mahinda Rajapajse e ai vertici dello stato. L’aviazione e la marina militare sono in stato di allerta e per precauzione le compagnie telefoniche hanno sospeso il servizio di messaggistica. Le celebrazioni per il 60esimo anniversario dell’indipendenza sono state segnate da un’escalation degli attacchi dei ribelli durante il finesettimana. Una donna kamikaze, secondo la polizia, ieri ha ucciso 14 passeggeri alla stazione principale di Colombo. Poche ore prima una granata ha ferito un gruppo di visitatori allo zoo, meta domenicale preferita. Sabato invece un altro attentato ha colpito un bus di pellegrini nella città di Dambulla, nel centro dell’isola, causando 20 morti. Le autorità di Colombo puntano il dito contro le Tigri Tamil che già in passato avevano lanciato una serie di attacchi e sabotaggi alla vigilia del giorno dell’indipendenza.
A 60 anni dalla liberazione dal dominio britannico, l’ex Ceylon è di nuovo ripiombata nel conflitto tra cingalesi e tamil. Saltati gli accordi di pace del 2002, non c’è ora più nessun tentativo della comunità internazionale di fermare la violenza che ha provocato 5000 morti negli ultimi due anni e migliaia di profughi nel nord dove è concentrata la minoranza tamil.
Migliaia di poliziotti e forze paramilitari sono schierati dall’alba a Colombo, e in particolare sul lungomare di Galle Face, dove si tiene la tradizionale parata militare davanti al presidente Mahinda Rajapajse e ai vertici dello stato. L’aviazione e la marina militare sono in stato di allerta e per precauzione le compagnie telefoniche hanno sospeso il servizio di messaggistica. Le celebrazioni per il 60esimo anniversario dell’indipendenza sono state segnate da un’escalation degli attacchi dei ribelli durante il finesettimana. Una donna kamikaze, secondo la polizia, ieri ha ucciso 14 passeggeri alla stazione principale di Colombo. Poche ore prima una granata ha ferito un gruppo di visitatori allo zoo, meta domenicale preferita. Sabato invece un altro attentato ha colpito un bus di pellegrini nella città di Dambulla, nel centro dell’isola, causando 20 morti. Le autorità di Colombo puntano il dito contro le Tigri Tamil che già in passato avevano lanciato una serie di attacchi e sabotaggi alla vigilia del giorno dell’indipendenza.
A 60 anni dalla liberazione dal dominio britannico, l’ex Ceylon è di nuovo ripiombata nel conflitto tra cingalesi e tamil. Saltati gli accordi di pace del 2002, non c’è ora più nessun tentativo della comunità internazionale di fermare la violenza che ha provocato 5000 morti negli ultimi due anni e migliaia di profughi nel nord dove è concentrata la minoranza tamil.
sabato 2 febbraio 2008
La Leather Fair di Chennai parla italiano
Su Apcom
L’Italia è protagonista all’India International Leather Fair, la fiera del pellame, inaugurata ieri a Chennai, nello stato meridionale del Tamil Nadu. Alla rassegna annuale, che è la più importante del settore in India, partecipano quest’anno 55 aziende italiane produttrici di macchinari per calzature e accessori in pelle raggruppate in uno spazio espositivo organizzato dall’Assomac (Associazione dei Costruttori macchine per calzature, pelletteria e conceria) e dall’Ice (Istituto del Commercio Estero).
L’India, che ha il più grande numero di animali da allevamento al mondo, è un importante polo per la lavorazione della pelle che è concentrata nei distretti di Chennai, Agra, Calcutta (concerie) e Kanpur (selleria). Nel 2008 si prevede che le esportazioni di scarpe, borse e accessori superino i 3 miliardi di dollari, nonostante il caro rupia che in questo momento sta penalizzando l’export indiano.
“Per noi l’India è il secondo mercato più importante dopo la Cina per quanto riguarda l’esportazione di macchinari per la lavorazione del pellame – spiega Mario Pucci, che si occupa delle attività internazionali di Assomac –ed è il primo mercato per le macchine per le calzature”. Il 60% circa dei macchinari utilizzati in India sono importati dall’Italia. In particolare il settore del calzaturiero indiano sta conoscendo un vero e proprio boom “per via dello spostamento in atto della filiera produttiva dalla Cina all’India – spiega, citando come esempio il colosso Nike che starebbe spostando alcune linee di calzature sportive in India. Le ragioni principali sono due: “la prima è il crescente costo della mano d’opera cinese e la seconda è il rischio che i prodotti vengano copiati”.
Stanno crescendo anche gli investimenti italiani in India in un settore che sta diventando sempre più sofisticato grazie all’impiego delle tecnologie informatiche. Nel distretto di Chennai, dove ci sono le aziende più tecnologicamente avanzate, sono sorte 4 concerie in joint venture con aziende italiane. Il marchio francese Luis Vuitton (LVMH) sta impiantando una fabbrica di calzature a Pondicherry, ex colonia francese.
Alla fiera, che si chiude lunedì, è stato anche annunciata l’apertura di una nuova filiale indiana della Comelz Spa, storico gruppo di Vigevano che produce tecnologia per calzature e che è tra i leader italiani. “Abbiamo già individuato una sede a Chennai che sarà dedicata al marketing, vendita e assistenza tecnica” spiega Mario Sangiorgi che quattro anni fa ha aperto un’analoga filiale in Brasile.
L’Italia è protagonista all’India International Leather Fair, la fiera del pellame, inaugurata ieri a Chennai, nello stato meridionale del Tamil Nadu. Alla rassegna annuale, che è la più importante del settore in India, partecipano quest’anno 55 aziende italiane produttrici di macchinari per calzature e accessori in pelle raggruppate in uno spazio espositivo organizzato dall’Assomac (Associazione dei Costruttori macchine per calzature, pelletteria e conceria) e dall’Ice (Istituto del Commercio Estero).
L’India, che ha il più grande numero di animali da allevamento al mondo, è un importante polo per la lavorazione della pelle che è concentrata nei distretti di Chennai, Agra, Calcutta (concerie) e Kanpur (selleria). Nel 2008 si prevede che le esportazioni di scarpe, borse e accessori superino i 3 miliardi di dollari, nonostante il caro rupia che in questo momento sta penalizzando l’export indiano.
“Per noi l’India è il secondo mercato più importante dopo la Cina per quanto riguarda l’esportazione di macchinari per la lavorazione del pellame – spiega Mario Pucci, che si occupa delle attività internazionali di Assomac –ed è il primo mercato per le macchine per le calzature”. Il 60% circa dei macchinari utilizzati in India sono importati dall’Italia. In particolare il settore del calzaturiero indiano sta conoscendo un vero e proprio boom “per via dello spostamento in atto della filiera produttiva dalla Cina all’India – spiega, citando come esempio il colosso Nike che starebbe spostando alcune linee di calzature sportive in India. Le ragioni principali sono due: “la prima è il crescente costo della mano d’opera cinese e la seconda è il rischio che i prodotti vengano copiati”.
Stanno crescendo anche gli investimenti italiani in India in un settore che sta diventando sempre più sofisticato grazie all’impiego delle tecnologie informatiche. Nel distretto di Chennai, dove ci sono le aziende più tecnologicamente avanzate, sono sorte 4 concerie in joint venture con aziende italiane. Il marchio francese Luis Vuitton (LVMH) sta impiantando una fabbrica di calzature a Pondicherry, ex colonia francese.
Alla fiera, che si chiude lunedì, è stato anche annunciata l’apertura di una nuova filiale indiana della Comelz Spa, storico gruppo di Vigevano che produce tecnologia per calzature e che è tra i leader italiani. “Abbiamo già individuato una sede a Chennai che sarà dedicata al marketing, vendita e assistenza tecnica” spiega Mario Sangiorgi che quattro anni fa ha aperto un’analoga filiale in Brasile.
venerdì 1 febbraio 2008
Sri Lanka, altro attentato con un bus a Dambulla
Su Radio Vaticana
Un altro attentato nel centro dello Sri Lanka ha fatto salire la tensione nell’isola che lunedì si prepara a festeggiare i 60 anni dell’indipendenza dal dominio britannico. Stamattina verso le sette, ora locale, una forte esplosione ha colpito un affollato autobus di linea che si trovava in sosta nella città di Dambulla, sulla strada verso il sito archeologico di Arunadhapura. Le vittime sarebbero diverse decine secondo un bilancio che continua a crescere di ora in ora. Le autorità di Colombo hanno puntato il dito contro le Tigri Tamil. Ieri l’esercito cingalese aveva attaccato il fronte dei ribelli nella penisola di Jaffna distruggendo alcune postazioni. Da quando circa un mese fa, il governo ha ufficialmente rotto la tregua con i separatisti siglata nel 2002 grazie alla mediazione norvegese, c’è stata un’escalation degli scontri e degli attacchi. Circa due settimane fa, un altro attentato contro un bus nel nord ovest aveva ucciso 18 persone, tra cui molti bambini.
Un altro attentato nel centro dello Sri Lanka ha fatto salire la tensione nell’isola che lunedì si prepara a festeggiare i 60 anni dell’indipendenza dal dominio britannico. Stamattina verso le sette, ora locale, una forte esplosione ha colpito un affollato autobus di linea che si trovava in sosta nella città di Dambulla, sulla strada verso il sito archeologico di Arunadhapura. Le vittime sarebbero diverse decine secondo un bilancio che continua a crescere di ora in ora. Le autorità di Colombo hanno puntato il dito contro le Tigri Tamil. Ieri l’esercito cingalese aveva attaccato il fronte dei ribelli nella penisola di Jaffna distruggendo alcune postazioni. Da quando circa un mese fa, il governo ha ufficialmente rotto la tregua con i separatisti siglata nel 2002 grazie alla mediazione norvegese, c’è stata un’escalation degli scontri e degli attacchi. Circa due settimane fa, un altro attentato contro un bus nel nord ovest aveva ucciso 18 persone, tra cui molti bambini.
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