martedì 11 marzo 2008

INDIA PARTE ALLA CONQUISTA DELL'AFRICA

Su Apcom
Dopo la Cina, anche l’India ha iniziato a corteggiare l’Africa. Il governo di Nuova Delhi ha ufficialmente lanciato il summit India-Africa che si terrà nella capitale l’8 e il 9 aprile e a cui sono stati invitati 14 Paesi africani. L’iniziativa, annunciata all’ultimo vertice dell’Unione Africana ad Addis Ababa a fine gennaio, giunge un anno e mezzo dopo la decisione di Pechino di avviare una massiccia campagna di investimenti nel continente africano che ha suscitato perplessità soprattutto sul tema dei diritti umani. Secondo il viceministro indiano degli esteri, Anand Sharma, il summit indo-africano “servirà a consolidare la nostra partnership e ad aprire nuove forme di collaborazione”.
Per i due giganti asiatici affamati di energia l’Africa rappresenta oggi l’ultimo continente del pianeta dove reperire facilmente vaste risorse naturali. Oltre alle riserve di idrocarburi, l’India è interessata a importare carbone, oro, metalli ferrosi, fertilizzanti e pietre preziose. Ma la diplomazia indiana punta anche ad ottenere il consenso dei Paesi Africani nella sua lunga battaglia per la candidatura a membro permanente nel futuro allargamento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. I legami con il Continente nero sono quindi preziosi per la diplomazia indiana che comunque in passato ha sempre seguito una politica filo terzomondista nell’ambito del movimento dei Paesi Non Allineati. La cooperazione indiana è già presente in Africa con un ambizioso progetto di un network informatico attraverso 54 Paesi con il supporto di satelliti e fibre ottiche.

Rahul Gandhi, il principe azzurro del Congresso

Su Il Giornale
A chi gli chiede se parla italiano, Rahul Gandhi risponde con un sorriso innocente da ragazzo che non ha studiato la lezione e non vuole essere interrogato. Eppure qualche parola la dovrà pur sapere se vuole comunicare con la nonna Paola Maino che ogni anno viene a svernare a New Delhi a casa della figlia Sonia. Da quando ha messo la testa a posto e ha indossato i panni di parlamentare, il “ranocchio” Rahul si è trasformato nel principe azzurro della politica indiana. O meglio nell’erede al trono della dinastia dei Nehru-Gandhi, i “Kennedy” in salsa curry che hanno ereditato l’India dai colonialisti britannici e che ora vogliono trasformarla in una potenza economica mondiale.
Con un bisnonno come Jawaharlal Nehru, una nonna e un padre come premier e una madre definita “una delle donne più potenti del mondo”, è difficile intravedere altri sbocchi professionali per l’italo-indiano Rahul che a giugno compirà 38 anni, ma che da solo 4 anni è a tempo pieno in politica al servizio del Congresso, lo storico partito della famiglia, dove guida da pochi mesi l’ala giovanile. In questi anni, su suggerimento di Sonia, ha fatto una dura gavetta nel suo collegio elettorale di Amethi, il feudo elettorale della dinastia che ha adottato questo povero villaggio dell’Uttar Pradesh, il mega stato di 160 milioni di abitanti. Nonostante il suo impegno a favore degli strati sociali più deboli, durante le ultime elezioni regionali il Congresso ha ottenuto solo un magro 8,5%, mentre a trionfare è stata la signora Mayawati, la leader degli “intoccabili”. Per il giovane Gandhi è stata una doccia fredda che lo ha costretto ad una sorta di esame di coscienza sulla sua strategia elettorale.
Accusato di essere poco carismatico, rispetto alla sorella Priyanka (che per ora ha scelto di fare la mamma) e di essere troppo distante dai suoi elettori, Rahul ha scatenato un’offensiva di primavera. Per prima cosa ha rivoluzionato il sistema di reclutamento nel Congresso, un partito che sembra viva ancora ai tempi dell’arcolaio del Mahatma Gandhi (con cui non c’è nessun legame di parentela, ma solo una fortunata omonimia). Poi ha iniziato a viaggiare in lungo e largo per la “madre India” per fare conoscenza con l’”aam admi”, in hindi “l’uomo comune” che è il volto informe delle masse indiane escluse dal nuovo benessere delle metropoli. Indossati i sandali e il kurta-pijama bianco, l’uniforme dei politici del Congresso, si è liberato degli “yes men” che lo circondavano e si è calato nella realtà delle campagne. I giornali indiani hanno battezzato il suo ultimo tour elettorale nello stato orientale dell’Orissa, “Discovery India”, la “Scoperta dell’India”, ma lui ha respinto seccamente l’etichetta in una conferenza stampa. Il suo viaggio di quattro giorni tra le popolazioni tribali, non poteva però passare inosservato in un momento in cui a New Delhi si parla di elezioni anticipate rispetto alla scadenza naturale del governo di Manmohan Singh nella primavera del 2009. Il Congresso ha già acceso i motori della sua potente macchina elettorale. Lo si è visto dalla finanziaria presentata a fine febbraio e che prevede ben 15 miliardi di dollari di cancellazione dei debiti contratti dai contadini. L’Orissa è uno degli stati indiani più poveri ed è dominato in parte dalla guerriglia maoista, ma possiede anche ricche risorse minerarie e Rahul si indirizzato proprio a coloro che temono di essere espropriati dalle loro terre dalle grandi industrie. Ma non lo ha fatto come gli altri leader che arrivano in elicottero e poi volano via in una nuvola di polvere e di illusioni. Si è invece lasciato andare ai bagni di folla, ha parlato con gli agricoltori, con insegnanti delle scuole, con gli studenti e con gli emarginati. Ha scioccato i suoi accompagnatori per ben due volte quando nottetempo è letteralmente “scappato” dall’hotel a cinque stelle dove lo avevano sistemato, per andare a cenare a casa di una famiglia del posto. Lo aveva già fatto in Uttar Pradesh a gennaio quando aveva trascorso la notte su una branda a casa di una famiglia di “intoccabili”. D’altronde anche suo padre Rajiv si era rivolto alle tribù dell’Orissa nel suo ultimo comizio il 21 maggio 1991 nel villaggio di Gunupur. Il giorno dopo mentre continuava il suo tour elettorale in Tamil Nadu fu assassinato da una donna kamikaze delle Tigri Tamil. Rahul aveva 21 anni, stava studiando economia a Londra e aveva uno spiccato interesse per le ragazze sudamericane. Non avrebbe mai immaginato di diventare un giorno il principe azzurro del Congresso.

lunedì 10 marzo 2008

Partito tamil pro-governativo vince elezioni nel distretto di Batticaloa

Su Radio Vaticana
Confermando le previsioni della vigilia, il partito tamil pro governativo TMVP, ha stravinto nelle elezioni amministrative nella provincia di Batticaloa, sulla costa orientale. L’area, popolata dalla comunità tamil, era controllata fino ad un anno fa dai ribelli delle Tigri Tamil e poi è stata riconquistata dall’esercito cingalese. Si tratta del primo voto dopo 14 anni, ma le Nazioni Unite e altri gruppi di difesa dei diritti umani hanno accusato il partito vincitore di violenza e intimidazioni durante la campagna elettorale. Il TMVP, composto da ex militanti delle Tigri Tamil e appoggiato dal governo di Colombo, si è assicurato il controllo di otto consigli comunali su un totale di nove. Secondo alcuni, il voto di Batticaloa sarebbe un test per altre elezioni provinciali nel nord e nell’est dell’isola previste per la fine dell’anno e che dovrebbero garantire maggiore autonomia politica alla minoranza tamil e a quella mussulmana.
Intanto a Colombo è salita la tensione dopo che ieri un ordigno esplosivo, piazzato sulla trafficata strada Colombo-Galle, ha ucciso un passante e ferito altre persone.

la polizia iundiana blocca la lunga marcia dei tibetani su Lhasa

Su Radio Svizzera Italiana
La marcia di protesta degli esuli tibetani contro le Olimpiadi cinesi è stata bloccata ancor prima che iniziasse. A Daramshala, il quartier generale del Dalai Lama, la polizia indiana ha vietato ad un centinaio di manifestanti di lasciare la vallata per iniziare un lungo e impervio trekking attraverso l’Himalaya che si sarebbe concluso tra sei mesi nella capitale tibetana di Lhasa. L’ordine di fermare la protesta è arrivato dal governo indiano che nel 1959 ha accolto il Dalai Lama in fuga, ma a patto che non organizzasse attività contro Pechino. L’iniziativa della marcia coincide con l’anniversario della fallita insurrezione in Tibet celebrato anche a New Delhi e a Katmandu, dove i dimostranti sono stati caricati dalla polizia nepalese. La ricorrenza è stata usata dal Dalai Lama per denunciare quelle che ha definito “le numerose, inimmaginabili e spaventose violazioni dei diritti umani e la negazione della libertà religiosa” in Tibet. Usando un tono insolitamente duro, l’anziano leader ha aggiunto che da “quasi sei decenni i tibetani vivono in un costante stato di paura, intimidazione e repressione sotto la sovranità cinese”. A proposito delle Olimpiadi, non ha però fatto appello al boicottaggio, ma ha chiesto che i giochi vengano usati "per ricordare a Pechino il rispetto dei diritti e delle libertà civili".

Arrestato giovane di Goa sospettato di omicidio e stupro di quindicenne inglese

Su Apcom
La polizia indiana ha arrestato un giovane di 29 anni sospettato dell’omicidio di una teen-ager inglese in vacanza a Goa, l’ex colonia portoghese famosa per le droghe e i rave-party. Il cadavere di Scarlette Keeling, 15 anni, era stato ritrovato seminudo tre settimane fa sulla spiaggia di Anjuna, una delle mete “storiche” del movimento hippy. In un primo momento la polizia aveva detto che si trattava di un annegamento, ma la versione non aveva convinto la madre della giovane che ha chiesto una seconda autopsia sul corpo della ragazza martoriato da numerose ferite. Sulla base dell’esame medico, gli investigatori avevano poi ammesso che la ragazza era stata uccisa dopo un rapporto sessuale. Secondo alcuni testimoni, Scarlette sarebbe stata vista in compagnia di alcuni giovani del posto che sono stati fermati e interrogati. L’arrestato è Samsung D’Souza, che lavora in uno dei numerosi bar-ristoranti sul litorale e che sarebbe stato visto in “posizione compromettente” con la quindicenne poche ore prima del ritrovamento del corpo secondo le parole di un funzionario della polizia di Goa che ha anche annunciato “altri arresti nei prossimi giorni”. Il poliziotto ha aggiunto che tra i capi di accusa c’è anche lo stupro “in quanto si tratta di minorenne e quindi non importa se l’atto sessuale è stato consenziente”.
La madre, Fiona MacKeown, ha intanto accusato le autorità locali di aver voluto “coprire” l’assassinio e ha chiesto l’intervento del CBI (Central Bureau of Investigation, in pratica l’FBI indiano) per far luce sull’accaduto.
Oggi il quotidiano “Times of India” ha fornito una ricostruzione delle ultime ore di vita di Scarlett basate sulla versione della polizia. La ragazza sarebbe stata prelevata da alcuni amici indiani verso l’una di notte per andare in un locale, “Lui Cafi”, dove era in corso un festino a base di cocaina. Gli ultimi a lasciare il posto, circa tre ore dopo, sono stati Samsung e altri due amici, che secondo la polizia sarebbero coinvolti nell’omicidio. Questa è la versione del quotidiano che in un articolo denuncia anche la trasformazione del paradiso tropicale di Goa in una base del narcotraffico internazionale. “Mentre i russi hanno assunto il controllo dello spaccio nelle spiagge di Morjim e Arambol – scrive - gli israeliani hanno il dominio di Vagator. Gli scozzesi prevalgono a Calangute e Baga, mentre nigeriani e kenyani hanno il controllo della cocaina a Candolim”. Questo vasto traffico di droga avverrebbe grazie alla complicità tra spacciatori, polizia e residenti locali.
Dall’inizio dell’anno sono già 12 i turisti stranieri morti a Goa in circostanze “misteriose” (negli ultimi due anni sono stati ben 126). L’ultimo caso riguarda due giapponesi trovati morti agli inizi di marzo per overdose. In forte aumento sarebbero anche i casi di violenze e molestie sessuali su turiste straniere, mentre in alcuni spiagge a Sud si sarebbe sviluppato un fiorente racket della pedofilia.

domenica 9 marzo 2008

I due ex rivali Zardari e Sharif hanno formato un'alleanza anti-Musharraf

In onda su radio Svizzera Italiana
La poltrona del presidente Pervez Musharraf è diventata ancora più traballante dopo l’accordo annunciato ieri tra i due partiti emersi vincitori dalle elezioni del 18 febbraio. Il leader del Partito Popolare Pachistano e vedovo di Benazir Bhutto, Asif Ali Zardari ha deciso di formare una coalizione di governo con il suo vecchio rivale, Nawaz Sharif, l’ex premier esiliato nel golpe del 99. Musharraf dovrà quindi confrontarsi con una maggioranza ostile nel nuovo parlamento che sarà convocato tra una decina di giorni. Ma a preoccupare di più l’ex generale di Islamabad è la decisione di reintegrare entro un mese dall’insediamento del nuovo governo i giudici della Corte Suprema rimossi a novembre. Tra questi c’è anche l’ex capo della giustizia Iftikar Chaudry che si trova ancora agli arresti domiciliari e che nell’ultimo anno è diventato l’icona del movimento democratico di protesta. Ma la coesistenza tra i due alleati non sarà facile. Mentre Sharif ha detto che il posto di Musharraf è incostituzionale, Zardari ha una posizione più moderata. Il Partito Popolare Pachistano inoltre è ancora diviso sulla candidatura a primo ministro che dovrebbe spettare a Makhdoom Amin Fahim, stretto collaboratore della signora Bhutto durante gli anni del suo esilio.

venerdì 7 marzo 2008

Nuovo veto dei comunisti contro l'accordo nucleare con gli Usa

Su Apcom
Dopo alcuni mesi di tregua politica, i comunisti indiani hanno lanciato una nuova offensiva contro il governo di Manmohan Singh sulla questione del controverso accordo nucleare indo-americano. Il CPM, il Partito comunista marxista, che appoggia la coalizione del governo guidata dal Congresso, ha reiterato il suo veto al patto avviato nel 2005 con Washington che permetterebbe all’India di importare centrali e tecnologia nucleare dall’estero mettendo fine a tre decenni di “isolamento” atomico. La sinistra indiana teme una “ingerenza” americana nella sovranità nazionale e una minaccia al programma nucleare indigeno. Se l’esecutivo di Singh, messo alle strette dalla Casa Bianca, darà il via libera all’accordo, i comunisti minacciano di far cadere il governo che sarebbe così costretto ad andare alle elezioni con un anno di anticipo sulla scadenza naturale del mandato previsto nel maggio del 2009.
Le prossime settimane saranno quindi cruciali per la sopravvivenza stessa dell’accordo che per diventare operativo deve ancora ottenere il via libera dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e del Nuclear Suppliers Group (NSG), l’esclusivo club di 45 Paesi fornitori di tecnologia nucleare.
Il CPM ha chiesto alla coalizione di Singh di riunire entro il 15 marzo lo speciale comitato congiunto creato l’anno scorso per trovare un consenso sull’accordo e potrebbe in quell’occasione dare un ultimatum al governo perché abbandoni l’intesa che è considerata come elemento centrale del nuovo asse indo-americano voluto dal presidente Bush in funzione di “contenimento” anti cinese.
Nell’ultimo mese a Nuova Delhi ci sono state alcune visite di alto profilo da parte di esponenti dell’amministrazione americana – l’ultima, due giorni fa, del sottosegretario di stato Richard Boucher - che hanno messo alle strette il governo di Singh sulla necessità di accelerare i tempi del complesso iter di approvazione dell’accordo prima della sospensione pre elettorale del Congresso americano. Il termine ultimo sarebbe a luglio, ma potrebbe saltare anche il limite dato dall’Aiea di Vienna per negoziare le “clausole di salvaguardia” entro la fine di marzo. L’India non compare nell’agenda di discussione nella riunione del consiglio dei governatori Aiea iniziata questa settimana. Ci vorrà quindi una seduta straordinaria per approvare le clausole. Il prossimo meeting del NSG (dove le decisioni vengono prese per consenso) si riunisce invece il 19 maggio in Sudafrica. “Se cade il governo – scrive oggi il Times of India – difficilmente la comunità internazionale vorrà occuparsi del caso indiano”.
Circa due anni fa l’India - che non aderisce al Trattato di Non Proliferazione e che ha condotto due test atomici nel 1974 e nel 1998 - ha acconsentito di aprire alle ispezioni internazionali 14 siti atomici (su un totale di 22) in cambio della possibilità di importare tecnologia e combustibile nucleare dagli Stati Uniti, ma anche da Francia e Russia. Le centrali nucleari contribuiscono solo con una piccola frazione al fabbisogno energetico totale che è per il 70% dipendente da combustibili fossili e che in futuro dovrà essere limitato per contenere gli effetti devastanti del cambiamento climatico.