giovedì 28 maggio 2009

Strage di Lahore, una vendetta del talebano Baitullah Mehsud

Come aveva ipotizzato ieri un responsabile del governo di Islamabad, la strage a Lahore sarebbe opera dei talebani attivi in Waziristan e nelle province di frontiera del nord ovest. Un vice comandante del leader supercircercato Baitullah Mehsud, raggiunto telefonicamente dai alcxuni giornalisti, ha rivendicato la paternità dell’attentato che ha distrutto una caserma della polizia e danneggiato la sede dei servizi segreti uccidendo 24 persone. In particolare ha detto che si è trattato di una vendetta per l’offensiva militare in corso nella valle di Swat. Il leader talebano, che si chiama Hakimullah Mehsud, e che controlla le regioni tribali del Kyber pass, ha poi minacciato altri attacchi e ha chiesto ai cittadini di Lahore, Islamabad, Rawalpindi e Multan di lasciare le loro cittò per mettersi in salvo. I militari hanno anche intercettato una telefonata di un portavoce del capo talebano di Swat, Maulana Fazlullah, dove incitava i suoi a colpire con azioni terroristiche le città pachistane. La rivendicazione coincide anche con un misterioso comunicato apparso su un sito internet in lingua turca firmato da un’organizzazione talebana del Punjub.
Intanto secondo fonti militari, l’esercito prosegue la sua avanzata a Mingora, il capoluogo di Swat. Le truppe governative avrebbero preso il controllo del 70 per cento della città dove migliaia di abitanti sono intrappolati senza viveri, elettricità e linee telefoniche.

India, giurano altri 59 ministri del governo Singh bis

Su Apcom

Tra questi anche Shashi Tharoor, ex diplomatico delle Nazioni Unite

Il governo bis di Manomohan Singh avrà in totale 78 ministri. Dopo tre giorni di consultazioni tra il premier e Sonia Gandhi, leader del Congresso è stata messa a punto la lista finale dei componenti dell’esecutivo. Davanti alla presidente della Repubblica Prathiba Patil oggi prestano giuramento 59 ministri, di cui 14 sono parte del consiglio di gabinetto del governo. E’ significativo che tra questi ci siano 29 “new entry”, molti dei quali sono considerati “vicini” a Rahul Gandhi, il figlio di Sonia, che ha rinunciato a un posto nell’esecutivo perché impegnato a riorganizzare l’ala giovanile del Congresso. Tra gli esordienti del nuovo governo, che conta su una solida maggioranza parlamentare di oltre 300 seggi su un totale di 543, c’è Shashi Tharoor, ex diplomatico delle Nazioni Unite ed ex candidato alla carica di segretario generale. Ritornato in India, dopo una lunga carriera a New York, Tharoor è stato eletto parlamentare in un collegio dello stato meridionale del Kerala, suo stato di origine. mgc

martedì 26 maggio 2009

Pakistan, porte aperte per ex premier Nawaz Sharif

Dopo un anno di prigione, sette anni di esilio e il ritorno in patria nel 2007, l’ex primo ministro Nawaz Sharif ha vinto la sua battaglia per ritornare a pieno titolo nell’arena politica. La Corte Suprema ha revocato l’interdizione ai pubblici uffici a cui lui e il fratello Shahbaz erano stati condannati per l’accusa di alto tradimento e concussione. Il leader dell’opposizione e nemico dichiarato del presidente Asif Ali Zardari può quindi essere eletto in parlamento e assumere una carica pubblica. Secondo i sondaggi Sharif e il suo partito, la Lega Mussulmana Pachistano, godono di una vasta popolarità, soprattutto nella provincia del Punjab pachistano governata dal fratello fino allo scorso febbraio prima dell’interdizione alle cariche pubbliche. Era stata proprio quella sentenza a innescare la marcia dei magistrati e avvocati su Islamabad per chiedere il re insediamento dei giudici del Corte Suprema rimossi dall’ex presidente golpista Pervez Musharraf. Tra questi c’era anche il giudice capo Iftikar Mohammed Chaudry, strenuo oppositore del generale di Islamabad che aveva esautorato l’allora premier Sharif nel colpo di stato del 1999.
Il ritorno sulla scena politica dei fratelli Sharif è una nuova spina nel fianco per il governo di Zardari impegnato insieme agli Stati Uniti a riprendere il controllo di parte del Paese caduto nelle mani dei talebani.

lunedì 25 maggio 2009

Punjub, ritorno alla calma dopo le proteste dei seguaci della setta Dera

Il coprifuoco è stato revocato per due ore stamattina a Jalandhar e nelle altre città del Punjub dove ieri sono scoppiate violente proteste dei fedeli di una setta sikh infuriati per la morte di un loro guru ucciso da rivali domenica a Vienna. Secondo la polizia, la situazione sarebbe in via di miglioramento, ma la maggior parte dei treni di lunga percorrenza diretti verso nord e verso il Pakistan sono ancora sospesi con disagi per migliaia di passeggeri. Rimane alta la tensione anche nei principali centri presidiati dall’esercito. Almeno due dimostranti sono morti ieri negli scontri con la polizia costretta ad aprire il fuoco sulla folla per riportare la calma. La notizia dell’uccisione del guru, che appartiene alla popolare setta dei Dera Sach Khand, aveva scatenato la rabbia dei seguaci in tutto il Punjub, dove vivono la maggior parte dei 20 milioni di sikh indiani, e in particolare a Jalandhar, roccaforte della setta formata in prevalenza da “dalit”, gli intoccabili e da caste inferiori. I manifestanti hanno attaccato caserme della polizia, incendiato auto e vagoni ferroviari e bloccato alcune arterie stradali. Le proteste sono dilagate anche nella città sacra di Amritzar dove hanno fatto slittare l’attesa apertura del primo supermercato all’ingrosso del colosso americano Wal Mart.
E’ la prima crisi per il neo governo di Manmohan Singh, ritornato al potere dopo la vittoria elettorale del Congresso. Il premier, lui stesso un sikh, aveva rivolto ieri un accorato appello alla calma.

domenica 24 maggio 2009

Tigri Tamil confermano, Prabhakaran "martire" contro l'oppressione del governo srilankese

Adesso non ci sono più dubbi. I rappresentanti all’estero delle Tigri tamil hanno ammesso che il loro leader Velupillai Prabhakaran è stato ucciso una settimana fa in circostanze che non sono però state precisate. L’esercito aveva mostrato in un filmato il suo corpo con la testa crivellata di colpi e anche il suo tesserino di riconoscimento, ma secondo i ribelli Prabhakaran era sano e salvo. Ora in un comunicato ufficiale, il responsabile delle relazioni esterne Selvarasa Pathmanathan ha annunciato il “martirio” del capo supremo dell’LTTE morto “combattendo contro l’oppressione del governo srilankese”. Ha poi precisato che la sua ultima volontà è stata quella di esortare i suoi a “continuare la lotta per la libertà del popolo tamil”. Secondo l’esercito cingalese tutti i militanti sono stati eliminati nella massiccia offensiva di questi mesi, ma sul sito internet Tamil Net si legge che la leadership dell’LTTE esiste ancora e che risorgerà quando sarà il momento giusto. Parole che stridono però con quanto dichiarato in un‘intervista telefonica alla BBC lo stesso portavoce Pathmanathan, secondo il quale il movimento ribelle avrebbe rinunciato alla lotta armata e sarebbe disposto a usare metodi non violenti per tutelare i diritti dei tamil.
Intanto sul fronte della crisi umanitaria che interessa 250 mila sfollati attualmente rinchiusi in affollati campi profughi, c’è da segnalare il rifiuto del governo di Colombo a permettere l’accesso dell’Onu e degli altri operatori, come richiesto da Ban Ki moon durante la sua visita di sabato.

sabato 23 maggio 2009

Pakistan, talebani in ritirata da valle di Swat

Dopo settimane di bombardamenti, i talebani della valle di Swat avrebbero iniziato la ritirata. Ma il compito dell’esercito pachistano potrebbe essere ora più difficile. Secondo il generale Athar Abbas, le truppe sono entrate a Mingora, la città principale e sono ora impegnate in combattimenti in strada.
“Si tratta di un’operazione complessa perché dobbiamo fare ricerche casa per casa” ha detto il portavoce militare precisando che i soldati hanno già preso controllo di alcune aree e che negli scontri delle ultime 24 ore sarebbero stati uccisi 17 insorti. La liberazione di Mingora potrebbe richiedere tempo anche perché l’esercito intende assolutamente evitare vittime tra i civili. Non tutta la popolazione è fuggita. Si pensa che dai 10 ai 20 mila abitanti sarebbero rimasti e c’è il rischio che possano essere usati come scudi umani dai talebani.
L’offensiva è cruciale per il successo della nuova strategia del presidente americano Obama per sconfiggere Al Qaeda e stabilizzare l’ Afghanistan. Sempre secondo fonti militari la vittoria sarebbe vicina. In un mese sarebbero stati uccisi oltre mille talebani. Molti di loro avrebbero iniziato a ritirarsi anche dagli altri distretti confinanti con Swat.
Intanto preoccupa la crisi umanitaria che coinvolge in totale circa 2 milioni di persone che dallo scorso agosto hanno abbandonato le case per fuggire i combattimenti. Le Nazioni Unite hanno chiesto alla comunità internazionale 543 milioni di dollari per venire in aiuto all’enorme esodo di sfollati.

venerdì 22 maggio 2009

Sri Lanka, iniziata missione lampo di Ban Ki-moon

Accompagnato da una ventina di giornalisti Ban Ki Moon sta in queste ore visitando alcuni campi profughi e ospedali allestiti dal governo nelle zone di crisi dove sono ammassati 300 mila follati in condizioni allarmanti, secondo gli operatori umanitari che continuano a non avere accesso con i loro automezzi alle zone di crisi. Il segretario generale dell’Onu dovrebbe recarsi anche al campo di Menik Farm, nella città di Vavunya, al nord, dove sono rinchiusi 160 mila sfollati tamil fuggiti ai combattimenti di questi mesi con i ribelli delle Tigri Tamil. Al suo arrivo a Colombo, ieri sera, Ban Ki moon ha detto che la priorità della sua missione è di assicurare l’aiuto umanitario all’enorme massa di sfollati, ma ha insistito anche sulla riconciliazione nazionale con la minoranza tamil che rappresenta quasi il 13 per cento della popolazione e che è sempre stata marginalizzata. “E’ ora che lo Sri Lanka curi le sue ferite e cerchi di unificare il paese superando le divisioni etniche e religiose ‘ ha detto Ban Ki moon che incontrerà nel pomeriggio Mahinda Rajapaksa, il presidente nazionalista che all’inizio della settimana ha proclamato la vittoria della guerra e l’eliminazione del capo ribelle Veluppillai Prabkakaran. Le autorità hanno cremato ieri il corpo del leader delle Tigri Tamil e gettato le ceneri nell’Oceano Indiano, ma secondo il sito internet dei ribelli Tamil Net, Prabhakaran sarebbe ancora vivo.