Messo in onda da Radio Svizzera Italiana
Avanzando a fatica tra la spessa coltre di fango, detriti e alberi sradicati, le squadre di soccorso sono riuscite a raggiungere quasi tutti i villaggi colpiti dal passaggio del potente ciclone Sidr. E’ emerso un quadro agghiacciante dei danni. Quasi tutte le capanne di bambù e latta sono crollate o scoperchiate. Le onde provocate dal forte vento hanno spazzate strade, ponti e pali della luce. La fascia costiera è raggiungibile solo con traghetti e imbarcazioni private. Circondati dalle carcasse in putrefazione del bestiame e dai campi di riso devastati, rimangono i sopravvissuti, coloro che, quando è scattata l’allerta anti-uragano, non hanno abbandonare i villaggi e che ora rischiano di morire di fame o di malattie. La distribuzione degli aiuti, soprattutto cibo, acqua e tende, sta andando a rilento a causa dell’inagibilità delle strade, Gli elicotteri impiegati sono insufficienti per far fronte ai bisogni dei senza tetto sparpagliati in un’area vastissima e impraticabile .
Secondo le stime, un milione di famiglie sono toccate in diversa misura dalla catastrofe, il che significa sei o sette milioni di persone. Tuttavia, nessuno è in grado ancora di fornire dei dati precisi. Le autorità di Dacca continuano a ricevere informazioni dai distretti della provincia di Barguna, l’epicentro del disastro. Le vittime accertate sono 2300 secondo l’ultimo bilancio, ma come si temeva sarebbero molte di più. Un rappresentante della Mezzaluna Rossa locale parlava di 10 mila morti. Di fronte alla gravità dell’emergenza gli Stati Uniti hanno deciso di inviare due navi portaelicotteri, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha promesso di stanziare alcune somme dello speciale Fondo di emergenza Onu per le operazioni di soccorso e la ricostruzione.
domenica 18 novembre 2007
Pakistan, braccio di ferro con Usa sullo stato di emergenza
Messo in onda dalla Radio Svizzera Italiana
“Lo stato di emergenza non è compatibile con elezioni libere, corrette e credibili”. Sono le parole di John Negroponte che a conclusione della sua missione di due giorni a Islamabad ha richiamato all’ordine Pervez Musharraf chiedendogli di ritornate alla legalità costituzionale e liberare gli oppositori politici. Difficile dire se il generale di Islamabad che ha promesso di lasciare l’uniforme a fine mese si piegherà alle pressioni americane e farà marcia indietro. In un discorso pubblico aveva detto che lo stato di emergenza sarà revocato solo quando non sarà più necessario per salvaguardare l’ordine e la sicurezza del Paese. Ha reiterato questa sua posizione anche al numero due della diplomazia di Washington che non ha mancato di elogiare gli sforzi del governo pachistano nella lotta contro il terrorismo islamico. La Casa Bianca continuerebbe quindi per ora a considerare Musharraf un alleato credibile. Negroponte ha anche parlato per telefono con Benazir Bhutto, la leader del partito Popolare pachistano, per convincerla a riprendere i negoziati per un patto politico pre elettorale con Musharraf. Dopo gli arresti domiciliari e il rilascio dell’ex premier le possibilità di un accordo sarebbero tramontate.
La visita di Negroponte quindi non avrebbe sbloccato lo stallo in cui si trova il Pakistan. Tutto dipenderà a questo punto dalle reazioni di Washington che mostra sempre più insofferenza. Il “New York Times” ha rivelato che da sei anni gli americani aiutano Islamabad a proteggere il suo arsenale atomico con un piano costato finora 100 milioni di dollari, ma alcuni segreti non sarebbero mai stati svelati da Musharraf.
“Lo stato di emergenza non è compatibile con elezioni libere, corrette e credibili”. Sono le parole di John Negroponte che a conclusione della sua missione di due giorni a Islamabad ha richiamato all’ordine Pervez Musharraf chiedendogli di ritornate alla legalità costituzionale e liberare gli oppositori politici. Difficile dire se il generale di Islamabad che ha promesso di lasciare l’uniforme a fine mese si piegherà alle pressioni americane e farà marcia indietro. In un discorso pubblico aveva detto che lo stato di emergenza sarà revocato solo quando non sarà più necessario per salvaguardare l’ordine e la sicurezza del Paese. Ha reiterato questa sua posizione anche al numero due della diplomazia di Washington che non ha mancato di elogiare gli sforzi del governo pachistano nella lotta contro il terrorismo islamico. La Casa Bianca continuerebbe quindi per ora a considerare Musharraf un alleato credibile. Negroponte ha anche parlato per telefono con Benazir Bhutto, la leader del partito Popolare pachistano, per convincerla a riprendere i negoziati per un patto politico pre elettorale con Musharraf. Dopo gli arresti domiciliari e il rilascio dell’ex premier le possibilità di un accordo sarebbero tramontate.
La visita di Negroponte quindi non avrebbe sbloccato lo stallo in cui si trova il Pakistan. Tutto dipenderà a questo punto dalle reazioni di Washington che mostra sempre più insofferenza. Il “New York Times” ha rivelato che da sei anni gli americani aiutano Islamabad a proteggere il suo arsenale atomico con un piano costato finora 100 milioni di dollari, ma alcuni segreti non sarebbero mai stati svelati da Musharraf.
Bangladesh, soccorsi a rilento per sopravissuti del ciclone
Messo in onda dalla Radio Vaticana
Secondo quanto ha confermato il governo, le vittime causate dal passaggio del ciclone Sidr sono salite a 2000, ma il bilancio potrebbe diventare più pesante con il passare delle ore. Il direttore locale della Protezione civile ha detto che deve ancora ricever notizie da alcune aree colpite isolata a causa dell’inagibilità di strade e canali. Le squadre di soccorso temono di ritrovare sotto il fango e detriti migliaia i cadaveri quando potranno raggiungere le zone sinistrate che si trovano a circa 200 chilometri a sud della capitale Dhaka, nella fitta rete di canali del delta che è anche una delle zone più povere del pianeta. Interi villaggi, abitati da pescatori, sarebbero stati spazzati via dal vento, piogge e alte ondate. Dalle prime testimonianze giunte dal distretto di Barguna è emersa la disperazione dei sopravvissuti che da giorni si trovano senza cibo e acqua. In mancanza di teli, i cadaveri recuperati sono avvolti nelle foglie per la sepoltura.
La catastrofe ha colpito circa un milione di persone che si sono ritrovare senza casa, senza animali e senza raccolto. La macchina dei soccorsi si è messa subito in moto. Sono impiegati elicotteri e imbarcazioni militari, ma lo sforzo è insufficiente. Secondo un funzionario locale, gli aiuti finora hanno raggiunto solo l’1 per cento della popolazione colpita. Sia gli Stati Uniti che molti Paesi europei hanno espresso la loro solidarietà al governo e promesso aiuti di emergenza.
Per la Radio Vaticana Maria Grazia Coggiola
Secondo quanto ha confermato il governo, le vittime causate dal passaggio del ciclone Sidr sono salite a 2000, ma il bilancio potrebbe diventare più pesante con il passare delle ore. Il direttore locale della Protezione civile ha detto che deve ancora ricever notizie da alcune aree colpite isolata a causa dell’inagibilità di strade e canali. Le squadre di soccorso temono di ritrovare sotto il fango e detriti migliaia i cadaveri quando potranno raggiungere le zone sinistrate che si trovano a circa 200 chilometri a sud della capitale Dhaka, nella fitta rete di canali del delta che è anche una delle zone più povere del pianeta. Interi villaggi, abitati da pescatori, sarebbero stati spazzati via dal vento, piogge e alte ondate. Dalle prime testimonianze giunte dal distretto di Barguna è emersa la disperazione dei sopravvissuti che da giorni si trovano senza cibo e acqua. In mancanza di teli, i cadaveri recuperati sono avvolti nelle foglie per la sepoltura.
La catastrofe ha colpito circa un milione di persone che si sono ritrovare senza casa, senza animali e senza raccolto. La macchina dei soccorsi si è messa subito in moto. Sono impiegati elicotteri e imbarcazioni militari, ma lo sforzo è insufficiente. Secondo un funzionario locale, gli aiuti finora hanno raggiunto solo l’1 per cento della popolazione colpita. Sia gli Stati Uniti che molti Paesi europei hanno espresso la loro solidarietà al governo e promesso aiuti di emergenza.
Per la Radio Vaticana Maria Grazia Coggiola
sabato 17 novembre 2007
Bangladesh, "alcune migliaia" le vittime del ciclone Sidr
Messo in onda dalla Radio Svizzera Italiana
A due giorni dal passaggio del ciclone Sidr, continua a salire il numero delle vittime. Secondo fonti governative sarebbero oltre 1700 i morti accertati. Come si temeva quando i soccorritori hanno raggiunto oggi le province confinati di Barguna e Pathuakali, epicentro della catastrofe nell’immenso delta fluviale, hanno trovato centinaia di corpi senza vita nel fango e tra le rovine delle case. Un responsabile dell’unita di crisi di Dacca ha detto che nei prossimi giorni il bilancio delle vittime potrebbe salire ulteriormente e che si teme di trovare migliaia di cadaveri. Ma è ancora difficile tracciare una stima del numero dei dispersi nella fascia costiera e nella fitta rete di canali interni ancora isolati a causa dell’inagibilità delle strade e dell’affondamento dei traghetti, in alcuni casi unico mezzo di trasporto. Il governo ha inviato 3000 soldati di rinforzo per accelerare le operazioni di soccorso e la distribuzione degli aiuti di emergenza. Sono impiegati anche elicotteri e navi militari per raggiungere i villaggi dei pescatori sulla costa e su diverse isole. La comunità internazionale si sta mobilitando con la promessa di sostegno economico alle agenzie umanitarie impegnate sul posto come il Programma Alimentare Mondiale e l’Unicef. Preoccupa anche la situazione degli oltre mezzo milione di sfollati che dopo l’allarme di evacuazione erano stati trasferiti negli speciali rifugi anti uragano. Intanto il governo di Dacca, che attualmente è guidato dai militari, ha deciso di stanziare oltre 5 milioni di dollari per l’emergenza e per la ricostruzione.
Per la Radio Svizzera MGC
A due giorni dal passaggio del ciclone Sidr, continua a salire il numero delle vittime. Secondo fonti governative sarebbero oltre 1700 i morti accertati. Come si temeva quando i soccorritori hanno raggiunto oggi le province confinati di Barguna e Pathuakali, epicentro della catastrofe nell’immenso delta fluviale, hanno trovato centinaia di corpi senza vita nel fango e tra le rovine delle case. Un responsabile dell’unita di crisi di Dacca ha detto che nei prossimi giorni il bilancio delle vittime potrebbe salire ulteriormente e che si teme di trovare migliaia di cadaveri. Ma è ancora difficile tracciare una stima del numero dei dispersi nella fascia costiera e nella fitta rete di canali interni ancora isolati a causa dell’inagibilità delle strade e dell’affondamento dei traghetti, in alcuni casi unico mezzo di trasporto. Il governo ha inviato 3000 soldati di rinforzo per accelerare le operazioni di soccorso e la distribuzione degli aiuti di emergenza. Sono impiegati anche elicotteri e navi militari per raggiungere i villaggi dei pescatori sulla costa e su diverse isole. La comunità internazionale si sta mobilitando con la promessa di sostegno economico alle agenzie umanitarie impegnate sul posto come il Programma Alimentare Mondiale e l’Unicef. Preoccupa anche la situazione degli oltre mezzo milione di sfollati che dopo l’allarme di evacuazione erano stati trasferiti negli speciali rifugi anti uragano. Intanto il governo di Dacca, che attualmente è guidato dai militari, ha deciso di stanziare oltre 5 milioni di dollari per l’emergenza e per la ricostruzione.
Per la Radio Svizzera MGC
venerdì 16 novembre 2007
Bangladesh, aumenta il bilancio delle vittime del ciclone
Andato in onda su Radio Svizzera Italiana
Alcune centinaia di persone, tra cui molti pescatori, risultano ancora disperse nella fascia costiera del Bangladesh colpita dal potente ciclone di giovedì notte. Navi militari ed elicotteri sono impegnati nelle operazioni di soccorso e nella distribuzione di razioni alimentari ai sopravvissuti. I distretti più colpiti, Barghuna e Jhalakati nell’immenso e poverissimo delta, sono ancora isolati. E’ difficile quindi stilare un bilancio ufficiale delle vittime che potrebbero essere oltre mille secondo quanto riportato da un‘agenzia di stampa. La maggior parte della popolazione della costa era stata allertata in tempo dalle autorità con megafoni, e si era trasferita nei rifugi anti uragano, ma molti sarebbero rimasti indietro. Almeno tre villaggi sono stati completamente spazzati via dalla furia del vento, dalle forti piogge e dalle alte ondate. Secondo alcune testimonianze, dove è passato il tifone sono andate distrutte l’80 per cento delle case, costruite con bambù e altri materiali di fortuna. Ancora stamattina nella maggior parte delle aree colpite, tra cui in interi quartieri della capitale Dacca, mancava la corrente elettrica. Secondo gli esperti, il ciclone Sidr, che si è originato al largo della Baia del Bengala, è stato simile per la potenza di devastazione a quello che si era abbattuto sul paese asiatico nel 1991 uccidendo 138 mila persone. Ma questa volta il sistema di allerta scattato con un giorno in anticipo avrebbe salvato la vita di migliaia di persone.
Alcune centinaia di persone, tra cui molti pescatori, risultano ancora disperse nella fascia costiera del Bangladesh colpita dal potente ciclone di giovedì notte. Navi militari ed elicotteri sono impegnati nelle operazioni di soccorso e nella distribuzione di razioni alimentari ai sopravvissuti. I distretti più colpiti, Barghuna e Jhalakati nell’immenso e poverissimo delta, sono ancora isolati. E’ difficile quindi stilare un bilancio ufficiale delle vittime che potrebbero essere oltre mille secondo quanto riportato da un‘agenzia di stampa. La maggior parte della popolazione della costa era stata allertata in tempo dalle autorità con megafoni, e si era trasferita nei rifugi anti uragano, ma molti sarebbero rimasti indietro. Almeno tre villaggi sono stati completamente spazzati via dalla furia del vento, dalle forti piogge e dalle alte ondate. Secondo alcune testimonianze, dove è passato il tifone sono andate distrutte l’80 per cento delle case, costruite con bambù e altri materiali di fortuna. Ancora stamattina nella maggior parte delle aree colpite, tra cui in interi quartieri della capitale Dacca, mancava la corrente elettrica. Secondo gli esperti, il ciclone Sidr, che si è originato al largo della Baia del Bengala, è stato simile per la potenza di devastazione a quello che si era abbattuto sul paese asiatico nel 1991 uccidendo 138 mila persone. Ma questa volta il sistema di allerta scattato con un giorno in anticipo avrebbe salvato la vita di migliaia di persone.
Bangladesh, si abbatte la furia del ciclone Sidr
Messo in onda da Radio Svizzera Italiana
Ha rasato al suolo interi villaggi e costretto alla fuga centinaia di migliaia di persone dalla fascia costiera, il potente ciclone tropicale Sidr che si è abbattuto nella notte in Bangladesh. Nelle ultime ore ha rallentato la sua corsa riducendosi a semplice tempesta tropicale risparmiando quindi la capitale Dakka dove è transitato. Ma prima ha spazzato l’intera fascia sud occidentale del paese con venti fino a 240 chilometri orari, forti piogge e alte ondate. Non è ancora chiara l’entità dei danni, mentre il bilancio delle vittime sale di ora in ora. Sono migliaia le case distrutte e 640 mila gli sfollati rimasti senza tetto. Come misura preventiva la popolazione costiera era stata costretta ad abbandonare in anticipo le abitazioni ma molti sarebbero rimasti indietro. Sono stati sospesi anche i voli in partenza e in arrivo dall’aeroporto di Dakka e bloccati i collegamenti fluviali. Alcuni dei distretti colpiti sarebbero ancora isolati, secondo quanto riferito dal ministero degli interni. Molte strade sono impraticabili per il crollo di alberi e linee elettriche. Intanto la macchina degli aiuti internazionale si è già messo in moto con la distribuzione di razioni alimentari di emergenza. Il ciclone Sidr,che si è formato sulla baia del Bengala, è uno dei più violenti ad avere colpito il Bangladesh e anche parte dell’India orientale. I meteorologi lo avevano annunciato 24 ore in anticipo e fatto scattare il piano di evacuazione dalle coste. La popolazione è stata allertata da megafoni e trasferita nei rifugi anti uragano esistenti fin dal 1970 quando un terribile ciclone uccise mezzo milione di persone.
Ha rasato al suolo interi villaggi e costretto alla fuga centinaia di migliaia di persone dalla fascia costiera, il potente ciclone tropicale Sidr che si è abbattuto nella notte in Bangladesh. Nelle ultime ore ha rallentato la sua corsa riducendosi a semplice tempesta tropicale risparmiando quindi la capitale Dakka dove è transitato. Ma prima ha spazzato l’intera fascia sud occidentale del paese con venti fino a 240 chilometri orari, forti piogge e alte ondate. Non è ancora chiara l’entità dei danni, mentre il bilancio delle vittime sale di ora in ora. Sono migliaia le case distrutte e 640 mila gli sfollati rimasti senza tetto. Come misura preventiva la popolazione costiera era stata costretta ad abbandonare in anticipo le abitazioni ma molti sarebbero rimasti indietro. Sono stati sospesi anche i voli in partenza e in arrivo dall’aeroporto di Dakka e bloccati i collegamenti fluviali. Alcuni dei distretti colpiti sarebbero ancora isolati, secondo quanto riferito dal ministero degli interni. Molte strade sono impraticabili per il crollo di alberi e linee elettriche. Intanto la macchina degli aiuti internazionale si è già messo in moto con la distribuzione di razioni alimentari di emergenza. Il ciclone Sidr,che si è formato sulla baia del Bengala, è uno dei più violenti ad avere colpito il Bangladesh e anche parte dell’India orientale. I meteorologi lo avevano annunciato 24 ore in anticipo e fatto scattare il piano di evacuazione dalle coste. La popolazione è stata allertata da megafoni e trasferita nei rifugi anti uragano esistenti fin dal 1970 quando un terribile ciclone uccise mezzo milione di persone.
Pakistan, Benazir Bhutto di nuovo libera
Messo in onda dalla Radio Svizzera Italiana
Sono stati revocati prima del previsto gli arresti domiciliari di Benazir Bhutto. L’ex primo ministro era stata isolata martedì in una casa a Lahore per impedire lo svolgimento della marcia di protesta contro Musharraf. La Bhutto dovrebbe recarsi oggi a Islamabad per incontrare il vicesegretario di stato americano John Negroponte inviato dalla Casa Bianca per trovare una via di uscita allo stallo politico in cui si trova il Pakistan dopo la dichiarazione dello stato di emergenza del 3 novembre. Il diplomatico dovrà convincere il presidente pachistano a ripristinare la legalità costituzionale e ad abbandonare l’uniforme come promesso. E’ probabile che gli Stati Uniti cerchino anche di ricucire il patto di condivisione del potere tra Musharraf e la Bhutto che negli ultimi giorni sembrava definitivamente tramontato. Dopo aver chiesto le dimissioni del presidente, la leader del partito popolare pachistano starebbe ora cercando di creare un fronte comune di opposizione coinvolgendo l’ex rivale ed ex premier Nawaz Sharif che si trova in esilio a Dubai. La forte pressione di Washington sembra aver avuto qualche effetto e dopo un’escalation della tensione a Karachi dove ieri sono morti due dimostranti adolescenti, Musharraf ha nominato un governo ad interim che entrerà in funzione oggi. Sarà guidato dal presidente del Senato, Mohammnedmian Soomro, un suo sostenitore, che prende il posto del primo ministro Shaukat Aziz.
Sono stati revocati prima del previsto gli arresti domiciliari di Benazir Bhutto. L’ex primo ministro era stata isolata martedì in una casa a Lahore per impedire lo svolgimento della marcia di protesta contro Musharraf. La Bhutto dovrebbe recarsi oggi a Islamabad per incontrare il vicesegretario di stato americano John Negroponte inviato dalla Casa Bianca per trovare una via di uscita allo stallo politico in cui si trova il Pakistan dopo la dichiarazione dello stato di emergenza del 3 novembre. Il diplomatico dovrà convincere il presidente pachistano a ripristinare la legalità costituzionale e ad abbandonare l’uniforme come promesso. E’ probabile che gli Stati Uniti cerchino anche di ricucire il patto di condivisione del potere tra Musharraf e la Bhutto che negli ultimi giorni sembrava definitivamente tramontato. Dopo aver chiesto le dimissioni del presidente, la leader del partito popolare pachistano starebbe ora cercando di creare un fronte comune di opposizione coinvolgendo l’ex rivale ed ex premier Nawaz Sharif che si trova in esilio a Dubai. La forte pressione di Washington sembra aver avuto qualche effetto e dopo un’escalation della tensione a Karachi dove ieri sono morti due dimostranti adolescenti, Musharraf ha nominato un governo ad interim che entrerà in funzione oggi. Sarà guidato dal presidente del Senato, Mohammnedmian Soomro, un suo sostenitore, che prende il posto del primo ministro Shaukat Aziz.
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