In onda su Radio Vaticana
Con un telegramma inviato dal cardinale Tarcisio Bertone al presidente della conferenza episcopale del Myanmar, il Papa ha espresso ieri il suo cordoglio per le vittime e gli sfollati del ciclone Nargis e ha fatto appello alla generosità della comunità internazionale. Il Santo Padre si è detto profondamente addolorato dalle notizie delle tragiche conseguenze del disastro e ha espresso la sua solidarietà e preoccupazione alle autorità civili e a tutta la popolazione birmana.
Gli aerei con i primi aiuti di soccorso sono arrivati a Rangoon, ma mancherebbero i mezzi e il personale per iniziare la distribuzione. A quattro giorni dal disastro che ha causato almeno 22 mila morti secondo il bilancio ufficiale, il regime militare birmano è sotto il fuoco delle critiche per bloccare l’ingresso degli operatori umanitari. Le nazioni Unite hanno detto che i loro funzionari stranieri stanno ancora aspettando il visto. Il presidente americano Bush ha fatto appello alla giunta militare di rompere l’isolamento internazionale e accettare l’aiuto degli Stati Uniti.
Intanto il Pam, il Programma Alimentare Mondiale, ha cominciato ieri la distribuzione di viveri nelle zone colpite di Rangoon, mentre sono partiti i convogli umanitari verso il delta dell’Irrawaddy, dove interi villaggi sono stati spazzati via dalle ondate sollevate dal ciclone.
mercoledì 7 maggio 2008
martedì 6 maggio 2008
Ciclone Nargis ha generato onde devastanti. Rinviato il referendum costituzionale nelle zone colpite
In onda su Radio Vaticana
Secondo quanto ha detto il ministro birmano della protezione sociale Maung Swe, il potente ciclone Nargis avrebbe generato una sorta di tsunami nel delta dell’Irrawaddy che non ha lasciato via di scampo agli abitanti della fascia costiera e delle basse regioni fluviali dove sorgono le grandi risaie del Paese. La furia del vento avrebbe sollevato un’onda di diversi metri di altezza che ha spazzato via tutto quello che trovava sul suo cammino. E’ la prima descrizione del disastro avvenuto tre giorni fa e che sta mettendo a dura prova il regime birmano e la capacità di far fronte ad un’emergenza che con il passare delle ore diventa sempre più allarmante. La giunta militare, che è al potere da 46 anni, ha deciso di accettare l’aiuto internazionale e di permettere l’ingresso delle squadre di soccorso straniere, ma con la limitazione che dovranno ottenere il nulla osta del Ministro degli esteri, come è stato precisato durante una conferenza stampa a Rangoon, l’ex capitale di 5 milioni persone, dove manca ancora la corrente elettrica e i prezzi dei generi alimentari sono schizzati alle stelle.
Di fronte alla gravità della crisi, la giunta ha deciso di rinviare al 24 maggio il controverso referendum sulla nuova costituzione nella maggior parte delle circoscrizioni di Rangoon e nei sette distretti colpiti.
Intanto i Paesi asiatici si stanno mobilitando, il gruppo dell’Asean ha lanciato un appello ai suoi membri per inviare aiuti agli sfollati, mentre la Cina ha promesso un milione di dollari in cibo e in denaro contante.
Secondo quanto ha detto il ministro birmano della protezione sociale Maung Swe, il potente ciclone Nargis avrebbe generato una sorta di tsunami nel delta dell’Irrawaddy che non ha lasciato via di scampo agli abitanti della fascia costiera e delle basse regioni fluviali dove sorgono le grandi risaie del Paese. La furia del vento avrebbe sollevato un’onda di diversi metri di altezza che ha spazzato via tutto quello che trovava sul suo cammino. E’ la prima descrizione del disastro avvenuto tre giorni fa e che sta mettendo a dura prova il regime birmano e la capacità di far fronte ad un’emergenza che con il passare delle ore diventa sempre più allarmante. La giunta militare, che è al potere da 46 anni, ha deciso di accettare l’aiuto internazionale e di permettere l’ingresso delle squadre di soccorso straniere, ma con la limitazione che dovranno ottenere il nulla osta del Ministro degli esteri, come è stato precisato durante una conferenza stampa a Rangoon, l’ex capitale di 5 milioni persone, dove manca ancora la corrente elettrica e i prezzi dei generi alimentari sono schizzati alle stelle.
Di fronte alla gravità della crisi, la giunta ha deciso di rinviare al 24 maggio il controverso referendum sulla nuova costituzione nella maggior parte delle circoscrizioni di Rangoon e nei sette distretti colpiti.
Intanto i Paesi asiatici si stanno mobilitando, il gruppo dell’Asean ha lanciato un appello ai suoi membri per inviare aiuti agli sfollati, mentre la Cina ha promesso un milione di dollari in cibo e in denaro contante.
lunedì 5 maggio 2008
Nargis, bilancio spaventoso. Giunta ammette i soccorritori dell'Onu, ma non gli Usa
In onda su Radio Vaticana
Continua a salire il bilancio delle vittime del ciclone Nargis che tre giorni fa ha devastato la costa meridionale del Myanmar. Come si temeva la situazione che sta emergendo è spaventosa mano a mano che le informazioni giungono dal grande delta dell’Irrawaddy, l’epicentro del disastro. Nella sola città di Bogalay le vittime sarebbero 10 mila secondo quanto ha riportato un ministro della giunta militare al potere che ha deciso ieri di permettere l’accesso all’Onu e alle agenzie umanitarie straniere, ad eccezione di quelle degli Stati Uniti. La first lady Laura Bush ha però promesso ingenti aiuti finanziari, oltre ai 250 mila dollari già stanziati, se il regime autorizzerà l’arrivo di team americani. La macchina dei soccorsi dell’Onu sta per mettersi in moto. Il primo aereo carico di generi di emergenza, medicinali e tende dovrebbe partire da Bangkok già stasera. Anche la vicina India, che in questi anni ha mantenuto buone relazioni con la giunta birmana, ha deciso di inviare due navi di soccorso. Altre organizzazioni non governative straniere, ammesse per la prima volta nel Paese, sono pronte a partire per Rangoon dove continua a mancare elettricità e acqua potabile.
Continua a salire il bilancio delle vittime del ciclone Nargis che tre giorni fa ha devastato la costa meridionale del Myanmar. Come si temeva la situazione che sta emergendo è spaventosa mano a mano che le informazioni giungono dal grande delta dell’Irrawaddy, l’epicentro del disastro. Nella sola città di Bogalay le vittime sarebbero 10 mila secondo quanto ha riportato un ministro della giunta militare al potere che ha deciso ieri di permettere l’accesso all’Onu e alle agenzie umanitarie straniere, ad eccezione di quelle degli Stati Uniti. La first lady Laura Bush ha però promesso ingenti aiuti finanziari, oltre ai 250 mila dollari già stanziati, se il regime autorizzerà l’arrivo di team americani. La macchina dei soccorsi dell’Onu sta per mettersi in moto. Il primo aereo carico di generi di emergenza, medicinali e tende dovrebbe partire da Bangkok già stasera. Anche la vicina India, che in questi anni ha mantenuto buone relazioni con la giunta birmana, ha deciso di inviare due navi di soccorso. Altre organizzazioni non governative straniere, ammesse per la prima volta nel Paese, sono pronte a partire per Rangoon dove continua a mancare elettricità e acqua potabile.
Birmania, forse giunta militare accetta soccorsi internazionali
In onda su Radio Vaticana
Di fronte alla gravità del disastro causato dal passaggio del ciclone Nargis, la giunta birmana potrebbe chiedere l’aiuto internazionale per prestare soccorso a decine di migliaia di senza tetto concentrati soprattutto sulla costa sud occidentale. Il ministro degli esteri birmano ha convocato un vertice con gli ambasciatori stranieri per fare il punto sull’emergenza che potrebbe trasformarsi nei prossimi giorni in una crisi umanitaria. Decine di migliaia di persone si trovano da due giorni senza acqua e cibo nel delta del fiume Irrawaddy e anche nelle baraccopoli dell’ex capitale Yangoon che sono state gravemente danneggiate dal ciclone.
Gruppi di dissidenti birmani all’estero hanno denunciato l’inadeguatezza dei mezzi di soccorso in un Paese impoverito da oltre 4 decenni di dittatura militare salita e dalle sanzioni internazionali. Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha rivolto un appello ai militari birmani perché permettano l’intervento delle agenzie umanitarie straniere. Nel frattempo la Croce Rossa Internazionale ha iniziato la distribuzione di generi di prima necessità attraverso i propri team locali. Nonostante lo stato di emergenza dichiarato in cinque regioni, la giunta militare ha deciso di non rinviare il controverso referendum popolare sulla nuova costituzione. Il voto è previsto per sabato.
Di fronte alla gravità del disastro causato dal passaggio del ciclone Nargis, la giunta birmana potrebbe chiedere l’aiuto internazionale per prestare soccorso a decine di migliaia di senza tetto concentrati soprattutto sulla costa sud occidentale. Il ministro degli esteri birmano ha convocato un vertice con gli ambasciatori stranieri per fare il punto sull’emergenza che potrebbe trasformarsi nei prossimi giorni in una crisi umanitaria. Decine di migliaia di persone si trovano da due giorni senza acqua e cibo nel delta del fiume Irrawaddy e anche nelle baraccopoli dell’ex capitale Yangoon che sono state gravemente danneggiate dal ciclone.
Gruppi di dissidenti birmani all’estero hanno denunciato l’inadeguatezza dei mezzi di soccorso in un Paese impoverito da oltre 4 decenni di dittatura militare salita e dalle sanzioni internazionali. Anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha rivolto un appello ai militari birmani perché permettano l’intervento delle agenzie umanitarie straniere. Nel frattempo la Croce Rossa Internazionale ha iniziato la distribuzione di generi di prima necessità attraverso i propri team locali. Nonostante lo stato di emergenza dichiarato in cinque regioni, la giunta militare ha deciso di non rinviare il controverso referendum popolare sulla nuova costituzione. Il voto è previsto per sabato.
Gli armatori italiani di Confitarma a caccia di affari in India
Su Apcom
“A differenza della Cina, l’India è un Paese che favorisce l’iniziativa privata e in futuro beneficerà della spinta innovativa della sua giovane popolazione. E sicuramente tra i mercati più importanti dove esportare i servizi delle nostre imprese”. A parlare è Giuseppe Mauro Rizzo, presidente dei giovani armatori di Confitarma, l’associazione di categoria che raggruppa 250 imprese del settore e che oggi conclude una missione esplorativa in India.
Gli armatori italiani hanno incontrato nei giorni scorsi i colleghi indiani dell’Insa (Indian Shiponwers’ Association), rappresentanti di cantieri navali a Mumbai e in Gujarat, noleggiatori, diversi utilizzatori del trasporto marittimo, istituti di credito e altri attori dell’”indotto” marittimo. “L’anno scorso abbiamo condotto una simile missione in Cina – aggiunge – e ora tocca all’India dove pensiamo che il trasporto marittimo avrà un ritmo di crescita molto simile. Vogliamo favorire la penetrazione delle nostre imprese anche su questo promettente mercato”. In particolare, la missione, a cui prendono parte una decina di armatori, ha visitato il terminal contenitori di Nhava Sheva a Mumbai e, nello stato nord occidentale del Gujarat, il cantiere Modest Infrastructure di Bhavnagar dove è iniziata la costruzione di alcune navi ordinate dalla società Calisa Spa, primo contratto siglato con un armatore italiano.
Il presidente di Confitarma, che da domani si sposta negli Emirati Arabi Uniti per la seconda tappa della missione, ha sottolineato anche la potenzialità per il settore del trasporto marittimo dei nuovi poli di raffinazione come quello in costruzione del colosso dell’energia Reliance. Gli armatori italiani hanno anche visitato il sito di demolizione di Alang, sempre sulla costa del Gujarat, considerato il più grande “cimitero delle navi” del mondo.
“A differenza della Cina, l’India è un Paese che favorisce l’iniziativa privata e in futuro beneficerà della spinta innovativa della sua giovane popolazione. E sicuramente tra i mercati più importanti dove esportare i servizi delle nostre imprese”. A parlare è Giuseppe Mauro Rizzo, presidente dei giovani armatori di Confitarma, l’associazione di categoria che raggruppa 250 imprese del settore e che oggi conclude una missione esplorativa in India.
Gli armatori italiani hanno incontrato nei giorni scorsi i colleghi indiani dell’Insa (Indian Shiponwers’ Association), rappresentanti di cantieri navali a Mumbai e in Gujarat, noleggiatori, diversi utilizzatori del trasporto marittimo, istituti di credito e altri attori dell’”indotto” marittimo. “L’anno scorso abbiamo condotto una simile missione in Cina – aggiunge – e ora tocca all’India dove pensiamo che il trasporto marittimo avrà un ritmo di crescita molto simile. Vogliamo favorire la penetrazione delle nostre imprese anche su questo promettente mercato”. In particolare, la missione, a cui prendono parte una decina di armatori, ha visitato il terminal contenitori di Nhava Sheva a Mumbai e, nello stato nord occidentale del Gujarat, il cantiere Modest Infrastructure di Bhavnagar dove è iniziata la costruzione di alcune navi ordinate dalla società Calisa Spa, primo contratto siglato con un armatore italiano.
Il presidente di Confitarma, che da domani si sposta negli Emirati Arabi Uniti per la seconda tappa della missione, ha sottolineato anche la potenzialità per il settore del trasporto marittimo dei nuovi poli di raffinazione come quello in costruzione del colosso dell’energia Reliance. Gli armatori italiani hanno anche visitato il sito di demolizione di Alang, sempre sulla costa del Gujarat, considerato il più grande “cimitero delle navi” del mondo.
domenica 4 maggio 2008
Birmania, soccorsi difficili ai senzatetto del ciclone Nargis
In onda su Radio Vaticana
A 48 ore dal passaggio del devastante ciclone Nargis che si è abbattuto sulla costa sud occidentale del Myanmar, è ancora difficile fare una stima precisa dei danni. Secondo fonti di stampa del regime militare in un’isola del delta dell’Irrawaddy, la zona più colpita, 90 mila persone avrebbero perso la casa. Il numero dei senzatetto supererebbe i 100 mila, ma non si ha ancora notizia della situazione di moltissimi villaggi costieri ancora isolati. Nella stessa Yangoon, l’ex capitale manca ancora la corrente elettrica e comincia a scarseggiare l’acqua potabile. I danni maggiori sarebbero nelle baraccopoli della periferia. L’ufficio per gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, dalla sede regionale di Bangkok, sta cercando di valutare l’entità dei danni e dei bisogni per assistere i sopravissuti, un compito difficile dato che l’accesso alle aree colpite è ristretto dai militari. La giunta birmana non ha ancora risposto alle offerte di soccorso della comunità internazionale. Fonti governative hanno però precisato che nonostante il ciclone il cruciale referendum sulla nuova costituzione si terrà il 10 maggio, come previsto.
A 48 ore dal passaggio del devastante ciclone Nargis che si è abbattuto sulla costa sud occidentale del Myanmar, è ancora difficile fare una stima precisa dei danni. Secondo fonti di stampa del regime militare in un’isola del delta dell’Irrawaddy, la zona più colpita, 90 mila persone avrebbero perso la casa. Il numero dei senzatetto supererebbe i 100 mila, ma non si ha ancora notizia della situazione di moltissimi villaggi costieri ancora isolati. Nella stessa Yangoon, l’ex capitale manca ancora la corrente elettrica e comincia a scarseggiare l’acqua potabile. I danni maggiori sarebbero nelle baraccopoli della periferia. L’ufficio per gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, dalla sede regionale di Bangkok, sta cercando di valutare l’entità dei danni e dei bisogni per assistere i sopravissuti, un compito difficile dato che l’accesso alle aree colpite è ristretto dai militari. La giunta birmana non ha ancora risposto alle offerte di soccorso della comunità internazionale. Fonti governative hanno però precisato che nonostante il ciclone il cruciale referendum sulla nuova costituzione si terrà il 10 maggio, come previsto.
Birmania, morte e distruzione dopo il passaggio del ciclone Nargis
In onda su Radio Vaticana
Cinque regioni del Myanmar, l’ex Birmania, hanno dichiarato lo stato di emergenza dopo il passaggio del potente ciclone tropicale Nargis. Secondo la tv di Stato, il numero delle vittime sarebbe salito almeno 350. Il ciclone proveniente dal Golfo del Bengala, si è abbattuto venerdì sera sulla costa sud occidentale con venti che spiravano a oltre 200 km orari. E’ proseguito poi verso est seminando terrore e distruzione nell’ex capitale Yangoon. Secondo una prima stima i senza tetto sarebbero almeno 100 mila. Molti di loro si trovano isolati senza corrente elettrica e telefoni. Bloccata anche la distribuzione dell’acqua. L’aeroporto internazionale di Yangoon è stato chiuso e i voli reindirizzati verso Mandalay, la seconda città del Paese. Ma la zona maggiormente colpita sarebbe la regione fluviale di Irrawaddy e alcune isole dove migliaia di case sono state spazzate via e decine di migliaia di persone sono sfollate.
Cinque regioni del Myanmar, l’ex Birmania, hanno dichiarato lo stato di emergenza dopo il passaggio del potente ciclone tropicale Nargis. Secondo la tv di Stato, il numero delle vittime sarebbe salito almeno 350. Il ciclone proveniente dal Golfo del Bengala, si è abbattuto venerdì sera sulla costa sud occidentale con venti che spiravano a oltre 200 km orari. E’ proseguito poi verso est seminando terrore e distruzione nell’ex capitale Yangoon. Secondo una prima stima i senza tetto sarebbero almeno 100 mila. Molti di loro si trovano isolati senza corrente elettrica e telefoni. Bloccata anche la distribuzione dell’acqua. L’aeroporto internazionale di Yangoon è stato chiuso e i voli reindirizzati verso Mandalay, la seconda città del Paese. Ma la zona maggiormente colpita sarebbe la regione fluviale di Irrawaddy e alcune isole dove migliaia di case sono state spazzate via e decine di migliaia di persone sono sfollate.
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