giovedì 31 gennaio 2008

Una rottura di due cavi nel Mediterraneo causa black out informatico in India

In onda su Radio Svizzera Italiana

Sembra ci vorranno alcuni giorni perché i collegamenti internet verso India e Medio Oriente ritornino alla normalità dopo la rottura ieri di due cavi sottomarini nel Mar Mediterraneo. L’incidente, pare causato da una nave ancorata nei pressi di Alessandria d’Egitto, ha interrotto le linee telefoniche e dati verso l’Atlantico creando disagi per decine migliaia di utenti dei numerosi call center e servizi informatici. Secondo un portavoce della società che gestisce i cavi di fibre ottiche danneggiati, e che appartiene al colosso indiano Reliance, la capacità di trasmissione dei dati si sarebbe ridotta del 50 o 60 per cento. In Egitto sarebbero saltati il 70% dei collegamenti internet, ma a subire le conseguenze più pesanti sarebbe stata l’industria indiana dell’informatica e dell’outsourcing. Il presidente dell’associazione degli Internet Service Provider, Rajesh Chharia ha detto che sono stati toccati il 50% dei collegamenti a banda larga e che le società di call center e di servizi informatici che lavorano con il Regno Unito e con la costa orientale degli Stati Uniti sono state pesantemente colpite”. Il call center della British Airways sarebbe andato in tilt ieri. Nelle grandi industrie dell’hi tech, dalla Infosys, a Wipro, alle multinazionali americane come Ibm e Intel, che hanno delocalizzato in India gran parte dei loro laboratori, è scattato il campanello di allarme. I collegamenti sono stati reindirizzati sui cavi verso il Pacifico e via satellite creando però dei rallentamenti nella navigazione via internet anche per gli utenti privati.

mercoledì 30 gennaio 2008

INDIA, GOVERNO INDAGA SU "DR.HORROR" E IL BAZAR DEI RENI DI GURGAON

Su Apcom

A cinque giorni dal blitz nella clinica del “Dr, Horror” nel polo informatico di Gurgaon, il governo indiano ha deciso di lanciare un’inchiesta sul vasto traffico di reni che coinvolgerebbe decine di medici compiacenti, ospedali e mediatori in India e anche all’estero. Secondo gli investigatori il “bazar dei trapianti”, gestito dal chirurgo Amit Kumar sfuggito alla cattura, era diventato una lucrosa attività grazie allo sfruttamento di centinaia di lavoratori immigrati. Si stima che negli ultimi dieci anni in India sarebbero stati effettuati oltre 500 trapianti di reni clandestini. In molti casi gli organi sarebbero stati prelevati con la forza dal corpo di inconsapevoli manovali immigrati, come alcuni testimoni hanno raccontato ai giornali. Ma spesso si tratterebbe semplicemente di storie di povertà che costringerebbero molti giovani a cedere un rene per una somma che al mercato nero indiano è valutata in circa 50 mila rupie (1250 dollari circa)
Il racket sarebbe stato scoperto grazie alla soffiata di una delle vittime, ma quando è scattato il raid in un appartamento di Gurgaon, la città dell’hi- tech alle porte di Delhi, trasformato in una sala operatoria, il sedicente chirurgo Amit e il fratello Jeewan si erano già volatilizzati. Sarebbero scappati in Canada. Non è escluso che abbiano goduto la complicità della polizia locale che li avrebbe avvertiti in tempo del blitz.
Il ministro della sanità, Ambumani Ramadoss ha detto che “il racket si estende a diversi stati e città, come Mumbai, Noida e Gurgaon” e che darà incarico al CBI (Central Bureau of Investigation) di “ condurre un’estesa inchiesta e di preparare un rapporto dettagliato della situazione”. Ha confermato anche il coinvolgimento di stranieri. Gli investigatori avrebbero infatti trovato in alcune guesthouses di Gurgaon due malati americani e tre greci in attesa del trapianto. L’operazione sarebbe costata sui 10 mila dollari.
Intanto oggi la polizia di Gurgaon ha arrestato la moglie del latitante Kumar, la quale avrebbe detto che il marito non era un vero chirurgo, ma solo un medico ayurvedico. Tra le 50 persone arrestate e sospettate di appartenere al vasto network nazionale e internazionale, risulta per ora un solo medico, Upender Kumar Aggarwal, che avrebbe cominciato a rivelare le profonde ramificazioni del traffico. Secondo alcune testimonianze il medico gestiva una sorta di nascondiglio nella foresta dove segregava i donatori con la minaccia delle armi.
Il “Dr Horror” come è stato soprannominato dalla stampa locale e il fratello erano già stati arrestati sette anni fa per traffico illegale di reni nel Sud dell’India. Erano usciti dalla prigione sotto cauzione e avevano ricominciato il “business” a Gurgaon. Nella casa del chirurgo, nell’est di Nuova Delhi, è stato trovato un falso passaporto intestato a Amit Kumar (che potrebbe essere uno dei falsi nomi usati) e un’auto-laboratorio dotata di macchinari per esami del sangue, che era già stata sequestrata dalla polizia nel 2001 quando lo scandalo venne alla luce per la prima volta.

Rahul Gandhi si da al parapendio

Su Apcom


Come suo padre Rajiv che aveva studiato da pilota, anche Rahul Gandhi sembra avere una passione per il volo. Il segretario dell’ala giovanile del Congresso è impegnato da ieri in un corso intensivo di parapendio nei pressi di Pune, nello stato del Maharastra. Con l’aiuto di istruttori di un’agenzia di sport d’avventura, la Nirvana Adventure, il trentasettenne Rahul volteggerà sopra colline e campagne di una vasta zona dove “sono stati dispiegati 300 poliziotti” come scrive oggi il “Times of India” precisando che “la polizia rurale di Pune ha organizzato un massiccio cordone di sicurezza nelle foreste e alture del distretto di Wadgaon Maval”. La polizia ha anche chiesto ai residenti locali di non divulgare notizie sul programma. Il figlio di Sonia Gandhi e suo delfino, sarebbe da tempo nel mirino di gruppi integralisti islamici che l’anno scorso avevano anche organizzato un tentativo di sequestro.
Parlamentare dal 2004 e poi, dopo una gavetta politica, entrato a far parte del Comitato generale del Congresso, Rahul è impegnato a infondere nuova linfa allo storico partito che è reduce da alcune sconfitte elettorali a livello regionale e da scarse performance in stati chiave come in Uttar Pradesh (UP), roccaforte della regina degli intoccabili Mayawati e in Gujarat dove al potere c’è il nemico numero uno, l’indù nazionalista Narendra Modi. Il prossimo anno l’India andrà al voto e il giovane Gandhi potrebbe essere il candidato alla carica di primo ministro. Secondo molti però mancherebbe ancora dell’esperienza e carisma di un leader.
Di recente, per “svecchiare” il direttivo dello Youth Congress, Rahul ha esautorato i funzionari ultra trentacinquenni e nel tentativo di conquistare i favori dei “dalit” (gli ex intoccabili, che sono un quarto della popolazione indiana) lo scorso sabato, Republic Day, aveva cenato e pernottato a casa di una donna “fuori casta” incontrata durante una visita al suo collegio elettorale di Amethi, in UP.

martedì 29 gennaio 2008

INDIA, CENERI DEL MAHATMA SPARSE IN MARE A 60 ANNI DALLA MORTE

Esattamente 60 anni dopo la sua morte, le ceneri del Mahatma Gandhi saranno sparse nel Mare d’Arabia. L’urna contenente parte dei resti mortali dell’apostolo della non violenza assassinato a Nuova Delhi il 30 gennaio 1948 si trova ora in un museo di Mumbai esposta al pubblico. Era stata consegnata nel 2006 da un uomo d’affari indiano di Dubai che l’aveva “ereditata” da suo padre. Dopo la cremazione di Gandhi, le ceneri erano state raccolte in diverse urne e gettate nel Gange e negli altri fiumi sacri secondo il rituale induista, ma alcune urne sarebbero state segretamente “sottratte” da conoscenti e simpatizzanti che volevano preservare la memoria del Mahatma.
Sarebbe stata la famiglia di Gandhi a chiedere alla fondazione del Mani Bhavan di non conservare l’urna con le ceneri diventata oggetto di accese controversie. “E’ un affronto all’insegnamento e ai principi di Bapu” aveva detto uno dei nipoti, Tushar Gandhi. “Bapu” è il nomignolo con cui gli indiani affettuosamente chiamano il Mahatma. Le ceneri saranno sparse in mare con una solenne cerimonia domani dalla spiaggia di Girgaum Chowpatty di Mumbai dai discendenti del primogenito Hariral, considerato il “ribelle” dei quattro figli di Gandhi.
A Nuova Delhi le celebrazioni prevedono, come ogni anno, una preghiera interconfessionale nel giardino dove Mohandas Karamchand Gandhi fu assassinato poco prima della preghiera del tramonto per mano dell’estremista hindu Nathuram Godse. Il Mahatma si trovava nella casa dell’industriale Birla, oggi trasformata in un museo. L’anno scorso l’India aveva commemorato i cento anni del Satyagraha, il movimento di resistenza passiva iniziato durante il periodo sudafricano e che ha ispirato molti suoi seguaci, come Martin Luther King, Nelson Mandela, Aung San Suu Kyi, per citare alcuni dei più famosi difensori dei diritti umani.
L’eredita politica di Gandhi è stata raccolta dallo storico partito del Congresso oggi guidato dai discendenti di Jawaharlal Nehru. Il giovane Rahul, figlio di Sonia Gandhi e nipote di Indira Gandhi, è oggi candidato a continuare la dinastia politica che si ispira ai valori di laicità e tolleranza religiosa. Ma alcuni dei principi gandhiani, come quello della semplicità dall’esaltazione del lavoro manuale, simboleggiati nell’arcolaio, non hanno più posto nell’India moderna e globalizzata. E’ un paradosso, per esempio, che in Gujarat, lo stato dove Gandhi è nato e ha fondato il suo ashram, è guidato dal Bjp, il partito indu nazionalista con a capo il controverso Narendra Modi, accusato di aver sobillato i pogrom contro la comunità mussulmana nel 2002 e di aver instaurato un diffuso clima di intolleranza contro le minoranze religiose. Il delfino Rahul Gandhi, diventato l’anno scorso segretario generale del Congresso, aveva ricordato come l’obbligo di non consumare alcol e di vestire tessuto khadi (cotone filato a mano) non era sempre rispettato dai funzionari del partito che si comportavano spesso con ipocrisia.
D’altronde anche il principio di non violenza, il più importante degli insegnamenti del Mahatma – a cui non fu mai assegnato il Premio Nobel per la Pace - è largamente disatteso nel mondo odierno. Un altro nipote, Arun Gandhi, è stato nei giorni scorsi al centro di una vivace polemica per un commento in cui accusava “Israele e gli ebrei” di essere “i maggiori protagonisti” della cultura di violenza “che sta distruggendo l’umanità”. In seguito è stato costretto alle dimissioni dalla presidenza del M.K. Gandhi Institute of Non-Violence, l’istituto che lui stesso ha fondato nel 1991 a New York.

lunedì 28 gennaio 2008

Taslima Nasreen non sta bene, portata in ospedale per controlli

Su Apcom

La scrittrice bangladese in esilio Taslima Nasreen, che si trova sotto scorta in una località segreta vicino a Nuova Delhi, è stata trasportata nel principale ospedale della capitale per controlli medici. Secondo quanto riporta un quotidiano indiano, la Nasreen si era lamentata delle sue precarie condizioni di salute con un’amica scrittrice indiana bengalese, Mahasweta Devi.
Trasferita oltre due mesi fa dalla sua casa di Calcutta dopo i violenti disordini organizzati da un gruppo islamico integralista, l’intellettuale femminista aveva confessato di sentirsi “isolata e abbandonata” nel suo rifugio e più volte aveva espresso il desiderio di poter ritornare in Bengala Occidentale che considera come sua “seconda casa”. Qualche giorno fa aveva anche rifiutato l’invito di recarsi a Parigi per ricevere il premio letterario Simone de Beauvoir per le sue opere in difesa delle donne. L’onorificenza doveva essere consegnata dal presidente francese Nicolas Sarkozy durante la sua visita, ma il governo indiano avrebbe “sconsigliato” una cerimonia pubblica. Le autorità indiane, nel frattempo, hanno esteso di altri sei mesi il suo visto che era in scadenza il 17 febbraio. La Nasreen, che ha un passaporto svedese, aveva dichiarato di preferire l’esilio in un Paese europeo piuttosto che continuare a vivere in incognito nella capitale.

domenica 27 gennaio 2008

Suharto, l'ex dittatore sepolto a Giava con gli onori militari

Su Radio Vaticana

Decine di migliaia di indonesiani hanno reso omaggio stamattina a Giacarta al convoglio funebre dell’ex dittatore Suharto morto ieri all’età di 86 anni dopo un lungo ricovero all’ospedale. Le spoglie dell’ex presidente, che per 32 anni ha guidato il paese con il pugno di ferro, sono state trasportate con un aereo militare nel centro Giava, vicino alla città reale di Solo, dove sorge la tomba della famiglia di Suharto. All’ex dittatore, che godeva ancora di molta popolarità, nonostante ormai da dieci anni fosse lontano dai riflettori, sono stati concessi gli onori di un funerale di stato. Alle esequie hanno partecipato anche il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono e i leader della Malaysia, Timor Est e Singapore. Suharto, soprannominato “Pak Harto”, lascia dietro di se una scia di contraddizioni. Da una parte è visto come l’artefice dello sviluppo e della crescita economica, dall’altra come il capo di un regime sanguinario e corrotto. Secondo alcune accuse, mai provate, avrebbe accumulato negli anni di potere un’immensa fortuna.

venerdì 25 gennaio 2008

SARKO, L'INDIA DEVE ASSUMERSI PIU' RESPONSABILITA'


Su Apcom

L’India ha il “diritto a reclamare un posto nel nuovo ordine mondiale”, ma “non può essere esonerata dai doveri che competono ad una potenza politica ed economica”. Parlando davanti alla Confindustria Indiana Nicolas Sarkozy, giunto oggi in India con una delegazione di 300 uomini d’affari, ha esortato l’India a “prendersi parte della responsabilità della risoluzione dei problemi” a partire dalla sfida del cambiamento climatico. “La Francia non costringe l’India a dover scegliere tra crescita economica e protezione dell’ambiente, ma le propone un modello di sviluppo sostenibile in grado di proteggere la salute pubblica e nello stesso momento togliere dalla miseria i due terzi della popolazione che vive con due dollari al giorno”. Di fronte ad un’affollatissima sala, Sarkozy ha anche chiesto all’India un impegno a “convincere l’Iran” e ad “assicurare ovunque la pace”.
E’ stato un discorso appassionato quello di Sarkozy che, abbandonato il foglio con il testo scritto prima di salire sul palco, ha parlato a braccio. Ribadendo il supporto incondizionato di Parigi ai piani di espansione del nucleare civile - una volta l’intesa di cooperazione atomica Usa-India abbia il via libera da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e del Nuclear Suppliers Group (e anche dei partiti comunisti indiani) - ha anche scherzato sugli interessi dell’industria francese. “Se poi decidete che la tecnologia nucleare francese è migliore, allora saremo davvero contenti…”. Rivolgendosi poi in platea a Lakshmi Mittal, il re dell’acciaio, che è stato “convocato a Parigi” la prossima settimana per discutere dei tagli occupazionali negli impianti di Arcelor, Sarkozy ha corretto il tiro: “Abbiamo bisogno anche degli investimenti indiani e voi siete i benvenuti in Francia”. Non ha però risparmiato una battuta polemica in direzione del ministro al commercio indiano Kamal Nath, tornato apposta da Davos, sul contratto di fornitura di elicotteri vinto dal consorzio europeo Eurocopter e annullato lo scorso dicembre per irregolarità. “Preferiamo che gli appalti non siano annullati una volta assegnati…”. La revoca della fornitura di 600 milioni di euro aveva provocato una vivace reazione del ministro degli esteri Bernard Kouchner, assente dalla maxi delegazione presidenziale. La Francia è attualmente il terzo fornitore della difesa indiana dopo Russia e Israele. Oltre agli elicotteri, gli indiani sarebbero interessati anche ad acquistare nuovi cacciabombardieri Mirage per rimpiazzare quelli esistenti. “La Francia vuole essere amica dell’India. Voi avete tanti amici adesso – ha concluso Sarkozy – ma dovete distinguere quelli veri da quelli falsi. Mi sembra di aver provato con quanto ho detto nel mio intervento che la nostra amicizia è davvero autentica”.