L'India e la Birmania hanno deciso di rafforzare le relazioni politiche e economiche in occasione di una visita del primo ministro Manmohan Singh che è stata definita storica in quanto giunge dopo 25 anni di assenza di un capo del governo indiano e ad un anno dalla fine della giunta militare. Il premier indiano Singh, giunto domenica con una folta delegazione di uomini d'affari, ha assistito alla firma di 12 accordi durante il suo incontro con il presidente riformista Thein Sein nella nuova capitale di Naypyitaw. Tra questi c'é anche una linea di credito per un totale di 500 milioni di dollari, come riferisce un comunicato ufficiale di New Delhi. L'India ha sempre mantenuto buone relazioni con la Birmania con cui condivide un confine di 1.600 chilometri attraverso quattro stati nord orientali, anche dopo la repressione del 1988 e nei periodi oscuri della dittatura militare. La preoccupazione costante di New Delhi è sempre stata quella di contrastare la forte presenza della Cina e degli investimenti cinesi nel Paese confinante. Tra le relazioni commerciali avviate in questa occasione, c'é anche un quella di Tata Motors che ha firmato un accordo di distribuzione delle sue auto, tra cui la mini car Nano. L'India è inoltre interessata alle vaste risorse energetiche del paese e allo sviluppo delle comunicazioni che permetteranno di aumentare l'interscambio. In quest'ultimo settore, le due delegazioni hanno deciso di introdurre un collegamento di autobus da Imphal (capitale del Manipur) a Mandalay. Domani Singh si recherà a Yangoon per vedere la leader dell'opposizione e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi.
lunedì 28 maggio 2012
mercoledì 23 maggio 2012
PAKISTAN, CONDANNATO 'MEDICO' DI BIN LADEN
Il medico pachistano che, con lo stratagemma di una vaccinazione, aiutò la Cia a identificare Osama Bin Laden nel suo covo di Abbottabad, è stato condannato oggi a 33 anni d carcere per "alto tradimento". La sentenza contro Shakil Afridi, pronunciata da un tribunale del distretto tribale di Khyber in base al severo codice penale in vigore nelle aree pashtun, giunge come un'ennesima doccia fredda per gli Stati Uniti, che avevano chiesto il rilascio del chirurgo, ingaggiato dalla Cia per verificare la sospetta presenza del leader di Al Qaida nella cittadella militare a 100 chilometri da Islamabad, dove un anno fa è scattato il raid dei Navy Seals. Lo scorso gennaio era stato lo stesso segretario americano alla Difesa ed ex capo della Cia, Leon Panetta, ad ammettere che Afridi aveva aiutato l'intelligence americana e contribuito alla causa comune di sconfiggere il terrorismo. Ma per Islamabad, che lo aveva incarcerato subito dopo il blitz e sottoposto a un duro interrogatorio, il medico è un "traditore", e come tale è stato giudicato oggi dai giudici, che gli hanno anche inflitto una multa di 320 mila rupie (circa 3.500 dollari). Lo scorso anno la commissione speciale che indaga sull'uccisione di Bin Laden aveva già raccomandato la condanna di Afridi per spionaggio. Dopo diversi anni di carriera nel servizio sanitario nel distretto di Khyber, è stato esonerato un paio di mesi fa insieme a 17 collaboratori che avevano partecipato alla falsa campagna di vaccinazione. Subito dopo il verdetto, pronunciato in sua assenza, Afridi é stato trasferito nella prigione principale di Peshawar. Oltre all'imputazione di alto tradimento, è stato incriminato per cospirazione contro lo Stato e di attentato alla sovranità nazionale. La condanna potrà essere impugnata presso una corte di grado superiore. Da quanto era emerso da indiscrezioni di stampa, il medico aveva organizzato una falsa campagna di vaccinazione per l'epatite B nell'area dove viveva la famiglia di Bin Laden, composta da tre mogli e oltre una decina di figli di tutte le età. Una infermiera del suo team era entrata nella villa-bunker per somministrare i vaccini a bambini e ad adulti. Ma non è mai stato chiaro se in quella occasione è stato effettivamente prelevato il Dna dello sceicco saudita, utile per il suo riconoscimento. Sembra che la casa Bianca non fosse del tutto sicura che ci fosse il capo di Al Qaida nel complesso quando il presidente Barack Obama decise di condurre il raid, lo scorso 2 maggio. Nel corso di una intervista alla rete tv Cbs, Panetta aveva rivelato che Afridi aveva "aiutato a fornire informazioni che sono state molto utili all'operazione di eliminazione del capo di Al Qaida" e proprio per questo "non ha mai e in nessun caso tradito il Pakistan".
mercoledì 2 maggio 2012
Bin Laden un anno dopo tra misteri e crisi con Usa
La presenza inosservata di Bin Laden nella villa bunker di Abbottadab, vicino a una prestigiosa accademia militare e in altre cinque case dove ha abitato per diverso tempo dopo la fuga dall'Afghanistan, rimangono ancora un mistero. Una commissione speciale, formata dal governo pachistano lo scorso giugno per fare luce sul caso, non e' ancora arrivata ad alcuna conclusione. Dopo aver interrogato diversi leader politici, vertici militari e le stesse vedove del capo di Al Qaida, non c'e' ancora un indicazione chiara su quando sara' pubblicato un rapporto finale.
Il blizt di un anno fa anche aperto una profonda frattura nelle relazioni con gli Stati Uniti che non si e' ancora ricucita, anzi si e' aggravata dopo un raid della Nato lo scorso novembre e l'intenzione di Washington di proseguire con i lanci di droni.
Mentre tra i pachistani c'e' ancora chi crede che Bin Laden sia vivo, la paura di attentati continua a tenere d'assedio il Paese. Oggi e' allerta generale per l'anniversario.
Al Qaida non sembra essersi indebolita , ma semplicemente si e' saldata con i gruppi estremisti che controllano le zone di frontiera. E' di pochi giorni la notizia, filtrata sulla stampa pachistana che al Qaida ha nominato un nuovo leader, Farman Shinwari, un pashtun originario della regione di Khyber.
Intanto di Bin laden non rimangono piu' tracce. La grande casa, dove la famiglia ha vissuto indisturbata per 5 anni , e' stata rasa al suolo e le macerie sono state portate via. Le tre vedove e oltre dieci figli di diversa eta' sono state deportati in Arabia Saudita dopo quasi un anno di reclusione in una localita' segreta.
Il blizt di un anno fa anche aperto una profonda frattura nelle relazioni con gli Stati Uniti che non si e' ancora ricucita, anzi si e' aggravata dopo un raid della Nato lo scorso novembre e l'intenzione di Washington di proseguire con i lanci di droni.
Mentre tra i pachistani c'e' ancora chi crede che Bin Laden sia vivo, la paura di attentati continua a tenere d'assedio il Paese. Oggi e' allerta generale per l'anniversario.
Al Qaida non sembra essersi indebolita , ma semplicemente si e' saldata con i gruppi estremisti che controllano le zone di frontiera. E' di pochi giorni la notizia, filtrata sulla stampa pachistana che al Qaida ha nominato un nuovo leader, Farman Shinwari, un pashtun originario della regione di Khyber.
Intanto di Bin laden non rimangono piu' tracce. La grande casa, dove la famiglia ha vissuto indisturbata per 5 anni , e' stata rasa al suolo e le macerie sono state portate via. Le tre vedove e oltre dieci figli di diversa eta' sono state deportati in Arabia Saudita dopo quasi un anno di reclusione in una localita' segreta.
sabato 28 aprile 2012
Enrica Lexie, chiuse le cause civili dopo conciliazione
Con la ratifica dell'accordo di conciliazione con il proprietario del peschereccio St.Antony all'Alta Corte del Kerala, si chiude l'aspetto civile della vicenda dei marò, dopo il risarcimento dei giorni scorsi alle famiglie dei pescatori uccisi. E già lunedì prossimo l'Enrica Lexie potrebbe ripartire per l'Italia. Si sono infatti ritirate tutte le persone che si erano costituite parte civile nei vari procedimenti in corso contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e contro il rilascio della petroliera. "Le complesse procedure per il deposito degli accordi e la consegna degli assegni agli eredi dei due pescatori uccisi e al proprietario del peschereccio sono state concluse in diverse tappe questa settimana davanti al giudice di pace e all'Alta Corte del Kerala" ha detto una fonte che segue la vicenda. Si chiude quindi un'importante fase per quanto riguarda i processi per cause civili - mentre va avanti il procedimento penale - e soprattutto per il via libera della nave bloccata al largo di Kochi. "Si spera che lunedì prossimo la Corte Suprema a New Delhi dia il suo parere favorevole alla partenza visto che non c'é più un'opposizione da parte delle famiglie delle vittime" ha aggiunto. In base ai tre accordi di conciliazione, i familiari dei due pescatori e il proprietario del peschereccio Freddy hanno accettato delle somme di denaro come "un gesto di buona volontà". Al pescatore le autorità italiane hanno consegnato la somma di 1,7 milioni di rupie (circa 25 mila euro) come risarcimento per i danni subiti alla sua attività di pescatore e all'imbarcazione. Mentre ai familiari dei pescatori uccisi sono andati di 10 milioni di rupie (circa 150 mila euro) ciascuna come "donazione ex gratia". "Il governo italiano - ha proseguito la fonte - ha mantenuto fede alla promessa di mostrare la sua solidarietà a chi ha sofferto così tanto in questa vicenda". Ma ciò non vuol dire che "ci sia stata un'ammissione di responsabilità da parte nostra" oppure "che ci sarà un'influenza positiva sul processo penale che va comunque avanti" ha detto ancora. E' tuttavia importante sottolineare che nel caso di Freddy c'é anche una diretta conseguenza sulla denuncia che lui stesso, come testimone oculare, aveva presentato alla polizia di Neendakara quando è giunto in porto con i cadaveri dei due colleghi a bordo. Davanti al giudice, Freddy ha fornito una versione dei fatti leggermente diversa in cui risulta che non è più un "diretto accusatore", anche se nella denuncia iniziale del 15 febbraio si era soltanto limitato a dire di aver visto una nave "di colore rosso e nero" non specificando se fosse la Enrica Lexie.
India, polemiche per spot su crema schiarente per ''parti intime''
Una pubblicità di una crema schiarente per "parti intime" femminili ha scatenato una vivace polemica in India tra femministe che la considerano "l'ennesimo insulto alle donne" e le giovani della nuova classe emergente che la vedono come una nuova arma di seduzione. Lo spot televisivo di 25 secondi, diventato un successo su YouTube, mostra una bella e giovane donna dalla pelle chiarissima sorseggiare un caffé nero mentre il suo uomo legge il giornale evidentemente disinteressato dalla sua presenza. La scena cambia improvvisamente quando compare in scena un prodotto per l'igiene intima, chiamato "Clear and Dry" e che, come si vede da una grafica, ha l'effetto immediato di schiarire una zona d'ombra sul pube. In seguito, si vedono i due scherzare felici, mentre lui prende in braccio la sua compagna. Una voce in hindi spiega poi che "la speciale formula basata su pH bilanciato garantisce l'igiene e la protezione della parte da trattare e anche schiarisce la pelle. Nel numero in edicola, il settimanale India Today si unisce al coro di indignazione per questa "ultima frontiera" dell'ossessione indiana per la pelle chiara. "Prima era soltanto il tuo viso - si legge - poi si è aggiunto il collo, le gambe e le braccia. E ora, l'industria cosmetica ha deciso che c'é ancora una parte che non è chiara abbastanza per il tuo uomo, la tua vagina". Quasi la metà dei prodotti di bellezza venduti in India sono creme per schiarire la pelle, un requisito essenziale nel concetto di bellezza femminile e anche una condizione per trovare un "buon partito" come dimostrano gli annunci matrimoniali dove immancabilmente si precisa la "pelle chiara" dell'aspirante sposa. Di recente, la mania anche contagiato gli uomini. Diverse star di Bollywood, tra cui alcune icone del "machismo", sono infatti protagonisti di spot commerciali per prodotti schiarenti in cui si inculca il messaggio che "con la pelle bianca la vita è più bella" conclude il settimanale
venerdì 27 aprile 2012
Bin Laden, le tre vedove e i bambini in Arabia Saudita con i loro segreti
A un anno dal raid nella villa bunker di Abbottabad, la numerosa famiglia di Osama Bin Laden ha lasciato il Pakistan dove era sotto la sorveglianza speciale dei servizi segreti portandosi con se' i misteri ancora irrisolti della cattura del leader di Al Qaida e dei lunghi anni di permanenza nel Paese alleato degli Usa nella lotta al terrorismo islamico.
Le tre vedove, due saudite e una yemenica, e una nidiata di figli di ogni eta' sono partiti nella nottata da Islamabad con un aereo speciale saudita e sono gia' arrivati a destinazione. Il governo saudita, che inizialmente si era opposto ad accogliere le mogli, ha mantenuto il piu' stretto riserbo sul trasferimento. Ad accompagnare i familiari c'era solo il fratello della giovane moglie yemenita, la ''favorita'' dello sceicco del terrore, che sara' presto rimpatriata in Yemen, con i suoi cinque figli, di cui quattro nati durante la ''clandestinita'' in Pakistan.
La partenza delle tre donne era stata ritardata da un vero e proprio giallo sulla mancanza di un nulla osta da parte delle autorita' pachistane che avevano ordinato la deportazione al termine di 45 giorni di reclusione per mancanza di permessi di soggiorno. In quell'occasione, la famiglia era stata trasferita dalla localita' segreta dei servizi segreti in un alloggio di Islamabad.
Da un verbale della polizia sull'interrogatorio della yemenita Amal Ahmed Abdul Fateh, avvenuto lo scorso 19 gennaio a Islamabda, emergono nuovi particolari sulla vita della famiglia. La donna di 30 anni racconta di essere arrivata a Karachi nel 2000 con un visto per cure mediche che e' scaduto dopo tre mesi. Si e' quindi recata a Kandahar, attraverso il confine del Baluchistan, dove qui ha sposato Bin Laden (che gia' viveva con due mogli) e ha avuto la prima figlia, Sania. ''Il mio desiderio era di sposare un mujahiddin'' di legge.
Dopo quello che viene definito ''l'incidente'' dell'11 settembre 2001, la famiglia si disperde. Amal e la neonata tornano a Karachi dove cambiano diverse case nel giro di 8 o 9 mesi grazie all'aiuto di una famiglia pachistana e al figlio maggiore dello sceicco, Saad. Ma dopo poco tempo, incontra di nuovo il marito a Peshawar, nel nord ovest, e da qui inizia un periodo di continui spostamenti. Prima nella valle di Swat, a nord di Islamabad, che all'epoca era controllata dai talebani del Mullah Fazlullah, e poi per due anni a Haripur, cittadina ad appena 65 chilometri da Islamabad. In questo tempo, nascono Aasia (2003) e Ibrahim (2004) in un ospedale governativo. ''In entrambe i casi sono stata soltanto due o tre ore per il parto'' racconta la vedova. Nel 2005 quindi traslocano a poca distanza nella grande villa di Abbottabad (ora demolita), con le due famiglie di ''corrieri'' che, anche in precedenza li avevano assistiti. Qui nasce nel 2006 un'altra figlia, Zainab e poi nel 2008 l'ultimo bambino, Hussein. La vedova fa sapere inoltre che durante il raid, gli americani hanno ucciso i due ''corrieri'' Ibrahim e Abrar, la moglie di quest'ultimo Busha e il figlio 20 enne di Bib Laden che si chiamava Khalid.
Le tre vedove, due saudite e una yemenica, e una nidiata di figli di ogni eta' sono partiti nella nottata da Islamabad con un aereo speciale saudita e sono gia' arrivati a destinazione. Il governo saudita, che inizialmente si era opposto ad accogliere le mogli, ha mantenuto il piu' stretto riserbo sul trasferimento. Ad accompagnare i familiari c'era solo il fratello della giovane moglie yemenita, la ''favorita'' dello sceicco del terrore, che sara' presto rimpatriata in Yemen, con i suoi cinque figli, di cui quattro nati durante la ''clandestinita'' in Pakistan.
La partenza delle tre donne era stata ritardata da un vero e proprio giallo sulla mancanza di un nulla osta da parte delle autorita' pachistane che avevano ordinato la deportazione al termine di 45 giorni di reclusione per mancanza di permessi di soggiorno. In quell'occasione, la famiglia era stata trasferita dalla localita' segreta dei servizi segreti in un alloggio di Islamabad.
Da un verbale della polizia sull'interrogatorio della yemenita Amal Ahmed Abdul Fateh, avvenuto lo scorso 19 gennaio a Islamabda, emergono nuovi particolari sulla vita della famiglia. La donna di 30 anni racconta di essere arrivata a Karachi nel 2000 con un visto per cure mediche che e' scaduto dopo tre mesi. Si e' quindi recata a Kandahar, attraverso il confine del Baluchistan, dove qui ha sposato Bin Laden (che gia' viveva con due mogli) e ha avuto la prima figlia, Sania. ''Il mio desiderio era di sposare un mujahiddin'' di legge.
Dopo quello che viene definito ''l'incidente'' dell'11 settembre 2001, la famiglia si disperde. Amal e la neonata tornano a Karachi dove cambiano diverse case nel giro di 8 o 9 mesi grazie all'aiuto di una famiglia pachistana e al figlio maggiore dello sceicco, Saad. Ma dopo poco tempo, incontra di nuovo il marito a Peshawar, nel nord ovest, e da qui inizia un periodo di continui spostamenti. Prima nella valle di Swat, a nord di Islamabad, che all'epoca era controllata dai talebani del Mullah Fazlullah, e poi per due anni a Haripur, cittadina ad appena 65 chilometri da Islamabad. In questo tempo, nascono Aasia (2003) e Ibrahim (2004) in un ospedale governativo. ''In entrambe i casi sono stata soltanto due o tre ore per il parto'' racconta la vedova. Nel 2005 quindi traslocano a poca distanza nella grande villa di Abbottabad (ora demolita), con le due famiglie di ''corrieri'' che, anche in precedenza li avevano assistiti. Qui nasce nel 2006 un'altra figlia, Zainab e poi nel 2008 l'ultimo bambino, Hussein. La vedova fa sapere inoltre che durante il raid, gli americani hanno ucciso i due ''corrieri'' Ibrahim e Abrar, la moglie di quest'ultimo Busha e il figlio 20 enne di Bib Laden che si chiamava Khalid.
giovedì 26 aprile 2012
Pakistan, premier Gilani condannato da Corte Suprema
‘’Non sono necessarie le dimissioni’’. Cosi’ e’ stato deciso nel vertice di maggioranza convocato oggi dal presidente Zardari subito dopo il verdetto della Corte Suprema, una sentenza prevedibile per molti, ma decisamente ammorbidita perche’ non prevede l’esonero automatico dalla carica di primo ministro.
Subito dopo la condanna, l’opposizione aveva chiesto le dimissioni di Gilani e le elezioni anticipato. Il suo rivale politico,l’ex premier Nawaz Shari, ha detto che il verdetto e’ basato un su fatto incontrovertibile, cioe’ il rifiuto del premier di eseguire un ordine dei giudici. Il massimo organo giudiziario aveva chiesto due anni fa a Gilani - come capo del governo di scrivere alle autorita’ elvetiche per la riapertura dei vecchi cassi di corruzione contro il presidente Asif Al Zardari. Ma il premier non ha mai obbedito alla richiesta in quanto – come ha detto lui stesso in aula quando e’ iniziato il processo, - il vedovo di Benazir Bhutto e’ protetto da immunita’ presidenziale e quindi non puo’ essere sottoposto a un inchiesta giudiziaria da parte di Berna.
Da qui l’accusa per oltraggio alla Corte Suprema che pero’ ha avuto un occhio di riguardo per Gilani condannandolo soltanto a una detenzione simbolica, invece che alla pena massima di sei mesi di carcere come prevede la legge in questi casi.
Ovviamente sara’ pero’ difficile per Gilani gestire il grave colpo alal sua imagine e la carica dell’opposizione. Piu’ indebolita appare anche la condizione di Zardari gia’ nella bufera per uno scandalo su un presunto memorandum segreto in cui chiedeva aiuto agli Stati uniti nell’eventualita’ di un golpe militare dopo il raid contro la villa bunker di Osama Bin Laden.
Subito dopo la condanna, l’opposizione aveva chiesto le dimissioni di Gilani e le elezioni anticipato. Il suo rivale politico,l’ex premier Nawaz Shari, ha detto che il verdetto e’ basato un su fatto incontrovertibile, cioe’ il rifiuto del premier di eseguire un ordine dei giudici. Il massimo organo giudiziario aveva chiesto due anni fa a Gilani - come capo del governo di scrivere alle autorita’ elvetiche per la riapertura dei vecchi cassi di corruzione contro il presidente Asif Al Zardari. Ma il premier non ha mai obbedito alla richiesta in quanto – come ha detto lui stesso in aula quando e’ iniziato il processo, - il vedovo di Benazir Bhutto e’ protetto da immunita’ presidenziale e quindi non puo’ essere sottoposto a un inchiesta giudiziaria da parte di Berna.
Da qui l’accusa per oltraggio alla Corte Suprema che pero’ ha avuto un occhio di riguardo per Gilani condannandolo soltanto a una detenzione simbolica, invece che alla pena massima di sei mesi di carcere come prevede la legge in questi casi.
Ovviamente sara’ pero’ difficile per Gilani gestire il grave colpo alal sua imagine e la carica dell’opposizione. Piu’ indebolita appare anche la condizione di Zardari gia’ nella bufera per uno scandalo su un presunto memorandum segreto in cui chiedeva aiuto agli Stati uniti nell’eventualita’ di un golpe militare dopo il raid contro la villa bunker di Osama Bin Laden.
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