venerdì 15 maggio 2009

ELEZIONI 2009, domani lo spoglio. Congresso in cerca di 160 seggi per governare

Tutto è pronto per lo spoglio di domani che metterà fine alla suspense elettorale su chi sarà a governare l’India nei prossimi cinque anni. Circa 60 mila scrutatori in oltre mille città cominceranno alle 8 ora locale a contare 405 milioni di schede elettroniche. La partecipazione al voto nelle cinque tornate elettorali durate un mese è stata del 57% ed è la stessa registrata nel 2004.
Grazie alla computerizzazione dello scrutinio i risultati definitivi si conosceranno già nel pomeriggio. A rendere noti i dati sarà la Commissione Elettorale Indiana, un organismo costituzionale autonomo, che ha gestito finora con successo “il più vasto esercizio democratico del mondo” come è definito in un video documentario del Ministero degli Esteri che è stato presentato l’altro ieri alla stampa e ai diplomatici di Nuova Delhi e che traccia un excursus storico delle 14 elezioni parlamentari finora condotte in India.
Da quando si sono chiuse le urne mercoledì scorso e sono stati pubblicati i primi exit poll che danno alla pari il Congresso e l’opposizione indu nazionalista del Bjp, si è scatenata una frenetica corsa tra i partiti a cercare i numeri per presentarsi “al colle” dalla Presidente della Repubblica, Prathiba Patil, con un accordo di maggioranza e con il nome di un primo ministro. Televisioni e giornali hanno presentato diverse opzioni di governo lasciando aperte praticamente ogni possibilità. Dopo la “figuraccia” del 2004 in cui nessuno ha previsto il ritorno al potere del Congresso di Sonia Gandhi e la netta sconfitta della destra ultra liberalista di Atal Bihari Vajpayee, i sondaggisti sono molto cauti prima di sbilanciarsi troppo. A differenza di quattro anni fa, lo scenario politico indiano appare anche molto più frammentato a causa della presenza del “Terzo Fronte” formato dai comunisti e da influenti partiti regionali come quello della regina degli intoccabili Kumari Mayawati. Ci sono almeno 3 o 4 aspiranti premier che potrebbero affossare le candidature rivali di Lal Krishna Advani, il leader ultraottantenne del Bjp e dell’economista dal turbante azzurro Manmohan Singh, il “tecnico” che Sonia Gandhi vorrebbe di nuovo vedere sulla poltrona di primo ministro in attesa della “maturazione” politica del figlio Rahul.
Il numero “magico” per assicurare al Congresso una maggioranza stabile è 160 seggi, più di quelli ottenuti nel 2004, che permetterebbe la formazione della stessa coalizione con alleati “fedeli” e poco “esigenti”. Se il partito dei Gandhi dovesse andare sotto questa soglia sarebbe costretto a sottostare a troppi ricatti dei “partitini” regionali. Sarebbe poi esclusa anche un’alleanza con il partito dell’elefante del Bsp guidato da Mayawati (che vale 25-30 seggi secondo i sondaggi) perché il Congresso si è già schierato con il suo nemico numero uno, il socialista e pro mussulmano Mulayam Singh Yadav, l’altro potente signore dell’Uttar Pradesh. Sia Mayawati che Yadav avrebbero chiesto in cambio del loro supporto la cancellazione dei processi a loro carico per corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici nelle varie “tangentopoli” locali.
Rimane invece un’incognita il ruolo che giocheranno i partiti comunisti che secondo i sondaggi potrebbero prendere una “batosta” in Bengala Occidentale, ma che rimangono sempre la terza forza in Parlamento con 35 o 36 seggi previsti sul totale dei 543.
In caso in cui Congresso e Bjp siano alla pari, “si apre lo scenario che i partiti regionali e indipendenti hanno sempre sognato – scrive Vinod Sharma, vicedirettore dell’Hindustan Times, sul suo blog – Alcune televisioni hanno rivelato anche quanto costa assicurarsi un seggio, 100 milioni di rupie (che al cambio attuale sono più o meno 2 milioni di dollari). Prevedo che ci sarà da divertirsi quando avremo i risultati soprattutto se Congresso e Bjp avranno la stessa fetta di consensi. Mi aspetto anche che la Presidente della Repubblica a quel punto giocherà la sua parte visto che è stata scelta da Sonia Gandhi”.

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