giovedì 7 maggio 2009

ELEZIONI 2009 - New Delhi va al voto, ma senza troppo entusiasmo


Davanti alla moschea di Jama Majid, nel cuore storico di Nuova Delhi, i volontari del Congresso sonnecchiano dietro i tavoli ingombri di fogli con le liste dei votanti. Mancano due ore alla chiusura dei seggi, ma la giornata elettorale sembra già terminata. La maggior parte della gente ha già votato nelle prime ore del mattino per evitare la calura estiva che in questa stagione tocca i 40 gradi. “Abbiamo vinto” proclama trionfante Nitish, attivista del Congresso mentre mostra un calendario con l’immagine di Kapil Sibal, ex ministro della scienza e candidato nel collegio di Chandni Chowk, il grande bazar che sorge davanti al Forte Rosso, dove 61 anni fa il presidente Jawaharlal Nehru proclamò l’indipendenza dell’India.
Nelle ultime elezioni parlamentari del 2004, il partito della dinastia Nehru- Gandhi ha fatto incetta di voti a Nuova Delhi conquistando sei seggi sui sette della circoscrizione che conta 11 milioni di aventi diritto al voto. La popolarità del Congresso è ancora intatta tra i mussulmani che sono prevalenti in questa parte della città, ma nella “nuova Delhi”, quella del ceto borghese, si prevede il testa a testa con il partito dell’opposizione indu-nazionalista del Bjp che cerca una rivincita dopo la bruciante sconfitta di quattro anni fa.
Come a Mumbai, l’altra metropoli che è andata al voto la scorsa settimana nella terza fase della maratona elettorale indiana, una delle preoccupazioni principale è il terrorismo. L’anno scorso i mercati di Nuova Delhi e la popolare Connaught Place sono stati nel mirino di attentati a catena attribuiti a gruppi estremisti islamici. Ma la gente chiede anche più sicurezza e protezione soprattutto dalla criminalità comune che sarebbe in aumento. Di recente hanno suscitato molto scalpore due casi di omicidio di giovani donne rapinate e uccise mentre rincasavano in auto di notte. Anche le “colonie”, i quartieri residenziali, dove vive il ceto medio, non sono più sicure come in passato. “Vogliamo più sicurezza nelle strade - dice una signora che abita a Safdarjung Enclave, un quartiere di professionisti nel sud della capitale- ma anche più servizi pubblici e elettricità costante”. Nonostante le promesse, anche nella capitale, come nel resto dell’India, sono molto frequenti le interruzioni di corrente in particolare nella stagione estiva quando la domanda è più alta per via dei condizionatori.
Nonostante gli appelli sui giornali e televisioni, l’affluenza al voto sarebbe sempre bassa a Delhi, una tendenza costante in queste elezioni iniziate lo scorso 16 aprile e che si concluderanno con lo spoglio del 16 maggio. Secondo conteggio ancora parziale nella circoscrizione della capitale la percentuale di votanti sarebbe stata circa del 50%. Tra i primi a recarsi alle urne sono stati i Gandhi, la leader Sonia e i figli Rahul e Priyanka.
Allargando lo sguardo al resto dell’India, questa quarta e penultima fase ha interessato sette Stati settentrionali, per un totale di 85 seggi nella Camera Bassa (Lok Sabha) che conta 543 rappresentanti. L’affluenza al voto sarebbe stata del 57%.
Al voto è andato parte del Bengala Occidentale, compresa la metropoli di Calcutta dove si è registrata la partecipazione più alta, il 75 per cento. Si tratta di un test importante per verificare la tenuta dei partiti comunisti, al potere in Bengala e terza forza in Parlamento. La sinistra e “corteggiata” dal Congresso che è alla ricerca di alleati per formare una coalizione di governo. L’anno scorso i comunisti avevano ritirato l’appoggio al governo di Manmohan Singh dopo la firma dell’accordo con gli Stati Uniti sul nucleare pacifico che da il via all’importazione di centrali atomiche. Diversi scontri tra manifestanti comunisti e quelli del Congresso hanno disturbato il voto in alcuni seggi alla periferia di Calcutta. Disordini si sono registrati anche a Nandigram, teatro insieme a Singur delle sanguinose proteste dei contadini contro l’esproprio delle terre agricole da parte del governo bengalese. Giornata violenta anche in Kashmir, lo stato mussulmano, dove si è votato a Srinagar, il capoluogo che nei giorni scorsi è stato paralizzato da uno sciopero generale dei separatisti mussulmani che hanno invitato la popolazione a boicottare il voto.

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